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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL «WILLSON TRAINING CENTRE»

Hobart (Australia), 27 novembre 1986

 

Cari, amici, cari abitanti della Tasmania.

1. La mia visita in Australia è una costante scoperta e riscoperta di un Paese unico e affascinante. E oggi ho il piacere di essere in Tasmania, una parte particolarmente bella e storica della nazione.

A tutti gli abitanti di questo Stato porgo il mio cordiale saluto. E rendo grazie al nostro Padre celeste che ha dato la possibilità a me, ultimo nella linea dei successori di Pietro, di fare questa visita al popolo di Dio dell’arcidiocesi di Hobart. Sono molto felice di essere con voi, giovani del Centro di Addestramento di Willson. Voi siete qui per migliorare le vostre capacità, in modo da essere meglio preparati nella ricerca di un lavoro. Vi incoraggio con tutto il cuore. Saluto il personale del Centacare, che da oltre un quarto di secolo offre servizi per bisogni familiari e sociali e particolarmente, negli ultimi anni, in relazione al problema della disoccupazione. Sono consapevole dell’importante assistenza data dal Governo e da tutta la comunità per il funzionamento di questo Centro. Spero sinceramente che i vostri sforzi siano ricompensati e le vostre speranze realizzate.

2. La natura di questo Centro mi porta direttamente al tema del nostro incontro odierno: il gravissimo problema della disoccupazione, o piuttosto la situazione degli uomini e delle donne che subiscono gli effetti della disoccupazione.

La Chiesa affronta il problema della disoccupazione come un problema umano, un problema che influisce sulla vita e sulla dignità dell’uomo, un problema con un carattere decisamente etico e morale. La Chiesa ha una missione di servizio verso tutta la famiglia umana. È prima di tutto una missione religiosa e morale, legata alla redenzione della razza umana attraverso la croce e la risurrezione di Gesù Cristo. La Chiesa sa che la chiamata alla redenzione giunge agli uomini attraverso le reali circostanze della vita di tutti i giorni. E il destino eterno dell’uomo è strettamente connesso a tutti gli elementi che influiscono sulla libertà umana, sui diritti umani e sul progresso umano. Il lavoro - o la mancanza di lavoro - è uno di questi elementi, un elemento molto importante.

3. La disoccupazione è la privazione di tutti i valori che il lavoro rappresenta poiché esso contribuisce al sostentamento degli individui, delle famiglie e della società. Il lavoro è un diritto e un dovere. Altrove ho detto che “l’uomo deve lavorare sia per il fatto che il Creatore glielo ha ordinato, sia per il fatto della sua stessa umanità, il cui mantenimento e sviluppo esigono il lavoro. L’uomo deve lavorare per riguardo al prossimo, specialmente per riguardo alla propria famiglia, ma anche alla società, alla quale appartiene, alla nazione, della quale è figlio o figlia, all’intera famiglia umana, di cui è membro, essendo erede del lavoro di generazioni e insieme coartefice del futuro di coloro che verranno dopo di lui nel succedersi della storia. Tutto ciò costituisce l’obbligo morale del lavoro” (Laborem Exercens, 16).

Quando si parla di obbligo morale del lavoro si intende che tutti hanno il diritto di contribuire in modo reale al grande compito di “umanizzare” l’universo, di far cioè del mondo un luogo più ospitale e uno strumento migliore di sviluppo personale e sociale. È anche vero che “il lavoro è un bene dell’uomo - è un bene della sua unità -, perché mediante il lavoro l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma realizza anche se stesso come uomo e anzi, in un certo senso, "diventa più uomo"” (Laborem Exercens, 9).

Il sudore e la fatica, che il lavoro necessariamente comporta nell’attuale situazione della razza umana, significano che il cristiano può partecipare all’opera che Cristo venne a realizzare. Cristo ha salvato il mondo soffrendo e morendo sulla croce. Sopportando la fatica del lavoro in unione con Cristo, Figlio di Dio, l’uomo collabora con lui alla redenzione dell’umanità. Mostra di essere un vero discepolo di Cristo portando la croce del lavoro ogni giorno nell’attività che è chiamato ad esercitare (cf. Laborem Exercens, 27).

4. Il lavoro ha altre implicazioni. Esso è una condizione importante della vita familiare, poiché la famiglia ha bisogno di mezzi di sussistenza, di denaro che viene di solito guadagnato attraverso il lavoro di uno o più membri della famiglia stessa. Infatti la famiglia è una comunità resa possibile dal lavoro, e allo stesso tempo è la prima scuola di lavoro, all’interno della casa, per ogni persona (cf. Laborem Exercens, 10).

Oggi, la presenza di donne e madri in quasi tutti i settori del mondo del lavoro è un fatto da prendere in considerazione. Esse dovrebbero essere in grado di esercitare le loro doti e le loro capacità in varie forme di attività, ma si dovrebbero al tempo stesso rispettare i loro obblighi e le loro aspirazioni. Il lavoro dovrebbe essere strutturato in modo che le donne non debbano mercanteggiare il loro avanzamento a spese della propria dignità o a spese del loro ruolo vitale all’interno della famiglia.

È necessario che il ruolo della madre sia socialmente rivalutato. I compiti della madre in casa richiedono grande impegno, richiedono molto tempo e amore. I bambini hanno bisogno di cure, di amore, di affetto. Sono attenzioni da dare se i bambini devono diventare persone sicure e responsabili, dotate di maturità morale, religiosa e psicologica. Se la responsabilità dello sviluppo della famiglia appartiene sia alla madre che al padre, moltissimo ancora dipende dalla relazione particolare madre-figlio (cf. Laborem Exercens, 19: Familiaris Consortio, 23).

Una società può ben vantarsi se permette alle madri di dedicare tempo ai figli e se permette loro di crescerli secondo le loro necessità. La libertà della donna come madre deve essere chiaramente protetta, perché la donna sia libera da ogni discriminazione psicologica o da ogni altra forma di discriminazione, specialmente rispetto alle donne senza obblighi familiari. Le madri non devono essere penalizzate finanziariamente dalla stessa società che esse servono in un modo molto utile ed elevato.

5. Un altro punto che desidero toccare riguarda gli invalidi. Essi sono cittadini con pieni diritti e dovrebbero essere aiutati a partecipare in modo concreto alla vita della società. Sarebbe profondamente indegno dell’uomo, e sarebbe una negazione della vostra comune umanità, negare alle persone invalide l’accesso alla piena vita della comunità, secondo le loro possibilità e capacità. Con un tale comportamento si praticherebbe una grave forma di discriminazione. Si tratta qui di un chiaro caso in cui il lavoro, in senso oggettivo, dovrebbe essere subordinato alla dignità dell’uomo, alla persona che lavora e non al vantaggio economico (cf. Laborem Exercens, 22).

6. Già dalla seconda guerra mondiale l’Australia ha dimostrato grande generosità nell’aprire le porte agli immigranti provenienti da altri paesi e ai rifugiati in cerca di una nuova patria. In cambio, questi nuovi australiani hanno dato la propria cultura e le proprie capacità di lavoro per lo sviluppo e l’arricchimento del loro nuovo Paese. È importante che, in materia di diritti di lavoro, coloro che hanno iniziato la loro vita lavorativa in altri paesi, non si trovino svantaggiati nei confronti degli altri lavoratori. Anche questa questione richiede generosità da parte della società australiana. Il valore del lavoro non deve essere misurato in base a differenze di nazionalità, di sesso, di religione o di razza.

7. In un certo senso la disoccupazione è un fenomeno moderno. Mutamenti demografici e tecnologici sono causa di una situazione in cui non c’è lavoro sufficiente per tutti coloro che sono in grado di lavorare. È un fenomeno di portata mondiale. È particolarmente grave nei Paesi del Terzo Mondo, che non hanno ancora raggiunto un adeguato livello di sviluppo economico e dove esiste un gran numero di giovani in cerca di lavoro. Ma la situazione è quasi altrettanto grave in molte nazioni industrializzate, per ragioni molto complesse che non è possibile analizzare qui.

Anche in Australia molti di voi e di vostri concittadini soffrono delle conseguenze dolorose della disoccupazione, e non solo i giovani, ma anche uomini e donne che sono il sostegno delle loro famiglie. Anche quando i servizi sociali contribuiscono a provvedere alle necessità elementari della vita, l’essere disoccupato incide sulla dignità della persona e riduce seriamente le possibilità e le occasioni della vita.

La disoccupazione arreca molti danni alla comunità e alla nazione. Essa provoca disuguaglianza economica e sociale. Può causare una tale tensione nella famiglia e nella società, che porta a un vero e proprio collasso di quelle istituzioni che dovrebbero assicurare il progresso umano. Coloro che hanno un lavoro, potrebbero dimenticarsi di quelli che non lo hanno.

Il problema richiede la collaborazione di tutti gli organismi per un’azione efficace di programmazione. Dipartimenti governativi, grandi società e piccole aziende, federazioni di impiegati, sindacati e simili, tutti hanno un ruolo cruciale da svolgere nella ricerca di soluzioni. Anche i mezzi di comunicazione possono offrire informazioni e aiuti validi, promuovendo programmi per i disoccupati. La giustizia richiede uno sforzo comune da parte di tutti. Il comandamento di amore di Cristo esorta tutti i cristiani a un’azione comune a favore dei disoccupati.

8. In questo Paese sono già in corso programmi di riaddestramento. Ne va dato merito ai governi e alle organizzazioni private che li promuovono. Questi programmi sono di particolare importanza, poiché riconoscono le necessità dei giovani dai quali dipenderà la vita futura, sociale, economica e familiare della nazione. Ma non devono essere trascurate le necessità delle persone disoccupate più anziane. Ci sono dati che indicano che negli ultimi anni sono aumentati sia il numero dei disoccupati, che la durata media della disoccupazione. Questo significa che molte persone possono essere escluse dal mercato del lavoro per quasi tutta la durata della vita lavorativa, con poche speranze di riavere un impiego fisso.

Alcune statistiche presentano un triste quadro di migliaia di persone che sarebbero ben felici di poter lavorare. Sono necessari grandi sforzi al fine di trovare nuovi mezzi per risolvere questa situazione, così che i lavoratori anziani vengano riutilizzati o riqualificati. Essi hanno soprattutto bisogno dell’aiuto concreto che riaccenda in loro l’entusiasmo e che restituisca loro motivi di speranza per un impegno nel lavoro creativo.

Nei programmi di addestramento e di riaddestramento è importante seguire il principio dell’impegno personale. In questo modo si salvaguarda la dignità dell’individuo. Ognuno è incoraggiato a utilizzare al massimo le proprie doti e a rendersi conto che la condizione di disoccupato non è un problema di incapacità personale.

9. Innanzitutto è necessario sforzarsi di creare nuovi posti di lavoro. Si tratta di un punto molto difficile. Tutti riconosciamo che la creazione di nuovo lavoro nella società moderna è diventato un problema molto complesso. Molto spesso non si tratta più semplicemente di una questione di volontà e di capacità locale o anche nazionale. È necessario riorganizzare e modificare le strutture e le priorità economiche a livello globale.

La Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire, né mezzi per risolvere questi problemi. Ma nel suo servizio all’umanità la Chiesa ha un compito importante: ricordare a tutti coloro che sono impegnati a ogni livello dell’attività economica, che la disoccupazione non può essere trattata unicamente come un’istanza di ordine economico. La disoccupazione è un problema umano di vaste dimensioni. La Chiesa può offrire e offre un insegnamento sociale. Esso è basato sulla dignità inviolabile di ogni persona umana. Il lavoro è visto come collaborazione col Creatore e come condizione per lo sviluppo personale, diritto di ogni individuo. La Chiesa cerca di spiegare e di educare in modo che cristiani qualificati e ispirati alla fede, contribuiscano a trovare soluzioni per questo urgente problema della disoccupazione.

Talvolta le chiese locali sono in grado di avviare o di collaborare a concreti programmi di servizio per i disoccupati. Centacare, l’associazione della chiesa cattolica per la famiglia dell’arcidiocesi di Hobart, che ha fondato e amministra il Willson Training Centre, è un lodevole esempio in questo campo. Anche altre degne forme di servizio in altri posti meritano il massimo appoggio.

10. Giovani di questo Centro, amici della Tasmania e di tutta l’Australia: nei vostri sforzi per combattere la disoccupazione e per trovare lavoro, sappiate che la Chiesa è con voi. Essa comprende le vostre aspirazioni e per conto vostro e di tutte le persone disoccupate si appella alla coscienza del mondo. La Chiesa esorta a una nuova visione del lavoro centrata sul valore e sulla dignità della persona umana. Fa appello per una riorganizzazione dell’ordinamento economico che serva veramente al bene integrale della famiglia umana.

A voi tutti - personale del Centacare e del Willson Training Centre, e a voi giovani che vi state preparando per il lavoro -, ai disoccupati, a tutti quelli che cercano soluzioni al problema della disoccupazione in Australia, a tutti coloro che provvedono alle necessità degli individui e delle famiglie che soffrono a causa della disoccupazione - a tutti voi offro il mio incoraggiamento. Non perdetevi d’animo! La Chiesa lavorerà con voi e per voi. E continuerà a chiedere la solidarietà di tutti in questo problema che vi tocca così da vicino. Potete esser certi delle mie preghiere e del mio appoggio.

Nel nome di Gesù Cristo invoco su di voi forza e coraggio.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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