The Holy See
back up
Search
riga

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ PARROCCHIALE DI SAN LEONE

Melbourne (Australia), 28 novembre 1986

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo.

1. Vi porgo il mio saluto cordiale nella grazia e nella pace del nostro Signore Gesù Cristo. È una gioia essere con voi nella Parrocchia di san Leone. Salutando voi desidero anche salutare ogni comunità parrocchiale in Australia e dirvi quanto siete importanti per Cristo e la sua Chiesa.

San Leone Magno, come sapete, fu uno dei miei predecessori in quanto Vescovo di Roma e successore di san Pietro. Oltre alle sue numerose doti, egli era un ottimo predicatore della parola di Dio. Una delle verità che egli proclamava con forza era l’onnipresente realtà di Gesù Cristo. La vita di Cristo non ebbe fine con la sua morte sulla croce, e la Chiesa non vive con lo sguardo fisso solo sul passato. Come san Leone disse in uno dei suoi sermoni: “Non dobbiamo conoscere queste cose solo dalla storia, ma in virtù delle azioni di oggi” (Sermone 63, 6).

Gesù è vivo oggi nella Chiesa! Gesù è vivo oggi nella parrocchia di san Leone! Gesù vive in ognuno di voi battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!

2. Durante la sua vita terrena, Gesù passò trent’anni nel piccolo villaggio di Nazaret. Egli era conosciuto come figlio di un falegname. Non era conosciuto come il Figlio di Dio. Infatti, quando rivelò se stesso come il Messia, il suo popolo non lo accettò. Essi non lo riconobbero come il Salvatore del mondo.

E lo stesso fece la città di Gerusalemme. San Luca ci racconta che una volta, quando Gesù vide la città, pianse per essa, dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi . . . perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Lc 19, 42-44).

Nazaret e Gerusalemme ci insegnano l’importanza di ricordare che Cristo è presente in mezzo a noi. Le sue parole di commiato ai suoi discepoli furono: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Il Cristo risorto è con noi. È presente nella famiglia cristiana. È presente nella comunità parrocchiale. È presente là dove “due o tre sono riuniti nel mio nome” (cf. Mt 18, 20).

3. Ogni comunità cristiana, quindi, deve diventare sempre più cosciente del fatto che Cristo vive al suo interno. Questo perché la preghiera e la lode sono al centro della vita parrocchiale. Come ha sottolineato il Concilio Vaticano II, “la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa, e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (Sacrosanctum Concilium, 10).

La celebrazione eucaristica della domenica riunisce insieme tutti i membri della parrocchia. Alla mensa del Signore essi condividono le proprie speranze e aspirazioni, le loro paure e le angosce, i loro sforzi per vivere la fede nella pratica, e il loro desiderio per la misericordia del Signore. Per mezzo del pane e del calice, essi sono uniti con Cristo salvatore e rinnovati nel suo amore salvifico. Nello stesso tempo i legami tra di essi sono rinforzati in modo che, nonostante la grande diversità umana, essi divengano più strettamente uniti nella comunione della Chiesa.

4. Ciò che noi celebriamo nell’Eucaristia è la morte e la risurrezione di nostro Signore, la redenzione ch’egli ha ottenuto per noi e per l’intera razza umana. Con la liturgia, quindi, siamo invitati ad avanzare per servire il Signore risorto che è presente nel nostro prossimo.

Il primo servizio che la Chiesa offre al mondo è il servizio della verità, il servizio di condividere la buona novella della salvezza. Questo viene fatto attraverso l’evangelizzazione, la catechesi e l’educazione; quindi attraverso la scuola cattolica e i numerosi programmi di istruzione catechetica. Viene fatto usando, in modo creativo, i mass-media. Portare la nostra fede cattolica ai giovani significa dare loro una solida base per la costruzione di un futuro migliore. La necessità di istruzione non è limitata solo ai giovani. A ogni stadio della nostra vita, la fede cerca comprensione e ha bisogno della luce di Cristo.

C’è anche il servizio della testimonianza evangelica. Operai uomini e donne servono Cristo nella vita quotidiana: nel mercato, in ufficio, nella fabbrica o dovunque essi vivano o lavorino. Quando lavoriamo onestamente e scrupolosamente e in uno spirito di carità verso gli altri, noi aiutiamo la santificazione del mondo.

La famiglia cristiana gioca un ruolo vitale nel piano di Dio per la salvezza eterna. La fedeltà tra marito e moglie riflette l’amore fedele di Cristo per la Chiesa. E la famiglia manifesta in un modo unico il valore inestimabile di ogni vita umana, dal bambino nel grembo fino al più anziano.

5. La parrocchia deve sempre cercare di allargare i propri orizzonti e compiere uno sforzo continuo per essere una comunità aperta a tutti. Deve guardare al di là dei propri confini verso la comunità più vasta della diocesi e della Chiesa universale. Poiché apparteniamo alla Chiesa cattolica, una Chiesa veramente universale. Le persone non sposate e i giovani possono dare un contributo molto importante in questo sforzo di guardare al di là della propria parrocchia.

Le persone non sposate, che amano Cristo con cuore casto e generoso, hanno i loro doni da portare nella vita della parrocchia. Poiché essi non hanno i doveri quotidiani di un marito, di una moglie o dei figli, hanno più possibilità di aiutare sia la Chiesa che la società in generale. La loro esperienza di celibato può renderli particolarmente attenti a coloro che spesso sono dimenticati e trascurati dalla società.

I giovani si sentono naturalmente attratti dalle persone di ambienti e culture diverse. Essi sono desiderosi di avere nuovi amici e scoprire nuovi mondi. Essi sono pronti a prendere l’iniziativa di superare i pregiudizi e le divisioni del passato e collaborare per la costruzione di un mondo di vera pace.

A voi giovani di questa parrocchia e a tutti i giovani dell’Australia ripeto ciò che ho detto nella mia lettera apostolica ai giovani del mondo: “Vi auguro di sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con amore! . . . Auguro a ciascuno e a ciascuna di voi di scoprire questo sguardo di Cristo e di sperimentarlo fino in fondo. Non so in quale momento della vita. Penso che ciò avverrà quando ce ne sarà più bisogno: forse nella sofferenza, forse insieme con la testimonianza di una coscienza pura, come nel caso di quel giovane del Vangelo, o forse proprio in una situazione opposta: insieme con il senso di colpa, con il rimorso di coscienza. Cristo, infatti, guardò anche Pietro nell’ora della sua caduta, quando egli ebbe rinnegato tre volte il suo Maestro” (IOANNIS PAULI PP. II Epistula Apostolica ad iuvenes Internationali vertente Anno Iuventuti dicato, 7, die 31 mar. 1985: Insegnamenti di Giovanni Paolo 11, VIII, 1 [1985] 771 s.).

6. Abbiamo tutti bisogno dello sguardo di amore di Cristo: ogni individuo, ogni famiglia, ogni parrocchia. Il mondo intero ha bisogno dell’amore di Cristo nostro Redentore. E noi riceviamo questo amore attraverso la Chiesa. Cristo comunica il suo amore attraverso la parola di Dio e i sacramenti che vi sono offerti ogni giorno nella parrocchia di san Leone.

Cristo ci ha fatto questa solenne promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20).

Cari fedeli della parrocchia di san Leone: Cristo è con voi oggi e sempre. Egli vive nei vostri cuori!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

top