PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL «MERCY MATERNITY HOSPITAL»
Melbourne (Australia), 28
novembre 1986
Cari amici.
1. Vi saluto nell’amore di
nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Sono felice di avere questa occasione
di incontrare al “Mercy Maternity Hospital” gli ammalati e chi è impegnato
nell’assistenza sanitaria. In voi abbraccio tutti gli ammalati e coloro che li
aiutano in ogni parte dell’Australia. Quale sacerdote e vescovo, e ora quale
Papa, mi sono sempre sentito particolarmente vicino agli ammalati. A Roma cerco
di stare con gli ammalati il più spesso possibile. Nei miei viaggi nelle Chiese
locali in tutto il mondo attendo con impazienza il momento di incontrare gli
ammalati e chi si prende cura di loro; è un momento molto speciale. Oggi, nel
nome di Cristo e della Chiesa, saluto i pazienti e ringrazio e incoraggio tutti
coloro che lavorano per loro. Possa Dio essere con voi in tutto ciò che
fate.
2. Sono stato informato
dell’opera delle Mercy Sisters, iniziata in Irlanda nel 1831 da Catherine
McAuley e portata avanti con grande successo in questo paese. Voi siete un
gruppo di donne di talento impegnate a seguire Cristo nella vita religiosa,
nella cura degli ammalati e in tutte le altre sfere del vostro servizio, e prego
per il continuo successo del vostro Istituto.
Né
posso dimenticare che vi sono molte altre Congregazioni di sorelle e fratelli
che lavorano per gli ammalati e i bisognosi in tutta l’Australia. Gli ospedali
cattolici sono infatti un elemento molto importante e visibile della vita della
Chiesa in questo paese. Se non posso chiamarvi tutti per nome, siate non di meno
certi che vi tengo tutti nel mio cuore. Avete la mia profonda gratitudine e il
mio sostegno di preghiera.
Voi,
cari religiose e religiosi, vi siete dedicati a portare speranza e guarigione,
nel nome di Cristo, agli ammalati e ai poveri, agli anziani e ai non istruiti,
cioè a ogni membro sofferente della società, senza distinzioni di razza, credo
o posizione sociale. Attraverso di voi la Chiesa prosegue l’opera di
guarigione di Cristo. Prego affinché molti giovani, uomini e donne, si uniscano
alle vostre file e mantengano inalterato nelle generazioni a venire il carisma
di servizio agli ammalati. Il vostro posto speciale è nel Cuore di Gesù e nel
cuore della Chiesa.
3. Noi tutti riconosciamo che
i pazienti sono le persone più importanti in ogni ospedale. Pertanto parlo in
particolare a loro e a tutti gli ammalati e infermi in Australia. Gli ammalati
sanno per esperienza che l’infermità è uno dei problemi fondamentali
dell’esistenza umana. Talvolta essa ci colpisce quando meno ce lo aspettiamo e
quando, in termini umani, meno ce lo meritiamo. Quando Gesù viaggiava da un
luogo all’altro durante la sua vita terrena, gli ammalati accorrevano a lui.
In lui riconoscevano un amico che li capiva. Avvertiamo che la loro sofferenza
toccava profondamente il suo cuore compassionevole e amorevole. Era un costante
appello al suo amore redentore. Gesù guarì certamente i corpi di molti
ammalati, ma, cosa più importante, guarì anche le loro anime. Purificò i loro
cuori, e trasformò il loro autocompiacimento in una tensione verso Dio e verso
il prossimo.
4. Cari pazienti: spero che le
cure mediche saranno in grado di restituirvi la salute fisica. Ma spero e prego
anche che la vostra malattia, malgrado le sue sofferenze, e con l’aiuto che
ricevete, vi porti una profonda pace nell’anima.
Per
le persone di fede, il cammino della sofferenza porta diritto alla passione,
morte e risurrezione redentrici di Cristo: al mistero pasquale. Il dolore non è
solo un enigma e una prova. Per alcune persone è una misteriosa vocazione che
esse vivono in stretta unione con le sofferenze di Gesù. L’accettazione del
dolore in questo modo assume una straordinaria fecondità spirituale. San Paolo
spiegava che era pronto a sopportare molto per la sua gente, e in realtà si
rallegrava di ciò scrivendo: “Completo nella mia carne quello che manca ai
patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24).
Quale
Pastore della Chiesa sono vicino a voi nelle vostre sofferenze. Specialmente se
la vostra malattia è cronica, o addirittura incurabile, vi esorto a pensare al
profondo e nascosto valore del vostro dolore e della vostra impotenza. Voi
dovete liberamente unire le vostre sofferenze alla croce di Gesù Cristo, ed
essere uno con lui nella sua missione redentrice. Da quella unione verrà una
nuova comprensione, una nuova speranza e pace. Cari ammalati: voi siete i miei
amici particolari. Vi affido a Gesù e a Maria. E vi chiedo di pregare per me e
di offrire le vostre sofferenze per la salvezza delle anime e la pace del
mondo.
5. Gesù ci dice che chi si
prende cura degli ammalati si prende cura di lui. Cari membri del personale
medico e amministrativo qui e in altri centri: la vostra opera è una forma
privilegiata di solidarietà umana e di testimonianza cristiana. Il vostro
servizio si basa sul rispetto per la vita, per ogni vita umana dal momento del
concepimento fino al momento della morte. Attraverso la vostra esperta e
amorevole cura di ciascun paziente, attraverso il vostro impiego e sviluppo
delle migliori tecniche disponibili, attraverso la vostra ricerca e programmi di
educazione, siete testimoni della dignità particolare dell’ammalato. Qui al
“Mercy Maternity Hospital” è particolarmente opportuno parlare della cura
dei neonati e sottolineare il posto speciale che i bambini devono avere in ogni
comunità civilizzata. Il vostro lavoro rafforza la famiglia e sostiene le madri
in una società in cui le madri e i bambini non sempre hanno il rispetto che
meritano. Che Dio vi benedica in questa opera.
6. Il lavoro negli ospedali
oggi è più difficile e complesso di quanto sia mai stato. Gli straordinari
progressi nella scienza e nella tecnologia mediche, una situazione industriale e
amministrativa più complessa, vincoli finanziari e un pubblico più esigente:
tutto questo richiede un sempre maggior livello di competenza e dedizione. La
scienza medica ha portato benefici indicibili al genere umano. Per questo
dobbiamo essere sommamente grati. Vediamo le guarigioni che operate e il bene
che portate come segni dell’amore di Dio che continua tra noi.
Ma la
scienza medica è una scienza di servizio, non è fine a se stessa. Mira a
servire il benessere totale di ciascuno. È il lavoro di persone al servizio di
altre persone. I suoi metodi e fini devono sempre essere giudicati in termini di
valori umani, di diritti e responsabilità umani. Come tutte le grandi forze,
essa può divenire distruttiva se impiegata per scopi sbagliati. Parlare
dell’autonomia della scienza medica come se essa fosse indipendente da
considerazioni morali ed etiche significa scatenare una forza che non può che
causare gravi danni all’uomo stesso.
I
portavoce dei medici cattolici devono continuare a sottolineare che medici e
scienziati sono esseri umani, soggetti alla stessa legge morale degli altri, in
particolare quando trattano pazienti, embrioni o tessuti umani. Voi portate nel
vostro lavoro uno spirito di fede. Questo non compromette in alcun modo la
vostra collaborazione con coloro che - forse in una diversa prospettiva
religiosa, o senza alcuna opinione certa sulle questioni religiose -
riconoscono la dignità e l’eccellenza della persona umana quale criterio
della loro attività. Nel delicato campo della medicina e della biotecnologia la
Chiesa cattolica non si oppone in alcun modo al progresso. Al contrario, si
rallegra a ogni vittoria sulla malattia e l’infermità. La sua preoccupazione
è che nulla sia fatto contro la vita nella realtà di un’esistenza concreta e
individuale, per quanto debole o priva di difese, per quanto non sviluppata o
poco avanzata. La Chiesa pertanto non cessa mai di proclamare la sacralità di
ogni vita umana, una sacralità che nessuno ha il diritto di subordinare ad
alcun altro fine, per quanto apparentemente elevato o benefico.
Faccio
appello a tutti voi nel mondo della medicina e dell’assistenza sanitaria perché
vi accostiate alla vostra scienza e alla vostra arte con un rispetto all’amore
e alla vita quale prima e sublime condizione di tutti i diritti e i valori
umani.
7. Che Dio onnipotente conceda
le sue benedizioni di forza e coraggio a voi tutti: a coloro tra voi che sono
ammalati, perché il Signore vede nei vostri cuori e conosce i vostri bisogni; a
coloro tra voi che servono gli ammalati, perché le parole del Signore sono
rivolte a voi: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25, 36).
La
pace di Cristo sia con voi ora e sempre!
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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