PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI ABORIGENI E AGLI ISOLANI
DELLO STRETTO DI TORRES NEL «BLATHERSKITE PARK»
Alice Springs (Australia), 29 novembre 1986
Fratelli e sorelle carissimi.
È
una grande gioia per me trovarmi oggi ad Alice Springs e incontrarvi così
numerosi, aborigeni e isolani dello Stretto di Torres d’Australia. Voglio
dirvi subito quanta considerazione e quanto amore la chiesa ha per voi, e quanto
desidera aiutarvi nelle vostre necessità spirituali e materiali.
1. In principio, quando lo
Spirito di Dio aleggiava sulle acque, esso cominciò a comunicare qualche cosa
della sua bontà e bellezza a tutto il creato. Quando Dio creò poi l’uomo e
la donna, diede loro le buone cose della terra per loro uso e beneficio; e mise
nei loro cuori capacità e poteri, che erano suoi doni. E a ogni essere umano in
tutti i secoli Dio ha dato il desiderio di lui, desiderio che differenti culture
hanno cercato di esprimere nella loro propria maniera.
2. Man mano che la famiglia
umana si diffondeva sulla faccia della terra, il vostro popolo s’insediò e
visse in questo grande paese, distante e separato da tutti gli altri. Altri
popoli ignoravano addirittura che questa terra esistesse; sapevano solo che in
qualche parte dei mari del sud esisteva “la grande terra australe dello
Spirito Santo”.
Ma
voi siete vissuti per migliaia di anni in questa terra e avete dato vita a una
cultura che continua ancora oggi. E durante tutto questo tempo lo Spirito di Dio
è stato con voi. Il vostro “sognare”, che influenza la vostra vita a tal
punto che, qualunque cosa avvenga, rimanete per sempre popolo della vostra
cultura, è il vostro modo di toccare il mistero dello Spirito di Dio in voi e
nel creato. Dovete continuare a sforzarvi di raggiungere Dio, e persistere in
questo atteggiamento nella vostra vita.
3. Le pitture rupestri e i
recenti reperti dei vostri antichi strumenti e utensili indicano la presenza
della vostra antichissima cultura e sono dimostrazione del fatto che occupavate
sin da quei tempi questo paese. La vostra cultura, che manifesta la genialità e
la dignità imperiture della vostra razza, non dev’essere lasciata scomparire.
Non crediate che i vostri doni valgano così poco da non dovervi più
preoccuparvi di conservarli. Condivideteli tra di voi e insegnateli ai vostri
figli. I vostri canti, le vostre storie, le vostre pitture, le vostre danze, le
vostre lingue, non devono mai andare perdute. Ricorderete forse le parole che
Paolo VI rivolse agli aborigeni in occasione della sua visita nel 1970, quando
disse: “Sappiamo che avete uno stile di vita conforme al vostro genio etnico e
alla vostra cultura: una cultura che la chiesa rispetta e alla quale non vi
chiede affatto di rinunciare . . . La società stessa viene arricchita dalla
presenza di differenti elementi culturali ed etnici. Per noi, voi e i valori che
rappresentate sono preziosi. Nutriamo il più profondo rispetto per la vostra
dignità e rinnoviamo il nostro profondo affetto per voi” (PAULI VI
Allocutio ad autochthones in urbe “Sydney” habita, die 2 dec. 1970: Insegnamenti
di Paolo VI, VIII [1970] 1352 S).
4. Questa vostra cultura fu
lasciata per migliaia di anni libera di svilupparsi senza interferenze da parte
di gente venuta da fuori. Conducevate una vita in contatto spirituale con la
terra, con i suoi animali, uccelli, pesci, polle d’acqua, fiumi, colline e
montagne. Attraverso la vostra vicinanza alla terra toccavate la sacralità del
rapporto dell’uomo con Dio, perché la terra era la prova di un potere nella
vita che è superiore a voi stessi. Non avete rovinato la terra, non l’avete
sfruttata, non l’avete esaurita per poi abbandonarla. Vi siete resi conto che
la vostra terra era legata alla sorgente della vita.
Il
silenzio della boscaglia vi ha insegnato una quiete dell’anima che vi ha messi
in contatto con un altro mondo, il mondo dello Spirito di Dio. La vostra
attenzione per i legami di parentela testimoniava il vostro rispetto per la
nascita, la vita e le future generazioni. Sapevate che i bambini hanno bisogno
di essere amati, di essere colmati di gioia, che hanno bisogno di un tempo per
crescere nella spensieratezza, per giocare, rassicurati dal sapere di
appartenere al proprio popolo. Avete avuto un profondo rispetto per quella
esigenza che ha ogni popolo di avere una legge che sia guida per poter vivere
nella giustizia con gli altri. Avete così creato un sistema giuridico molto
rigido - dobbiamo ammetterlo -, ma adatto perfettamente al paese in cui
siete vissuti. Questo sistema ha dato ordine alla vostra società. È una delle
ragioni per cui siete sopravvissuti in questo paese.
La
crescita dei vostri giovani è stata cadenzata da cerimonie di disciplina che
hanno insegnato loro quali erano le loro responsabilità man mano che giungevano
alla maturità. Queste realizzazioni sono segni di un umano impegno. E in questo
impegno avete manifestato una dignità aperta al messaggio della sapienza
rivelata di Dio a tutti gli uomini e a tutte le donne ed è questa la grande
verità del Vangelo di Cristo.
5. Alcune storie delle vostre
leggende del “tempo dei sogni” parlano eloquentemente dei grandi misteri
della vita umana, della sua fragilità, del suo disegno di aiuto, della sua
vicinanza alle potenze dello spirito e del valore della persona umana. Non sono
dissimili da alcune delle grandi lezioni ispirate tramandateci da coloro tra cui
Gesù stesso nacque. È una cosa meravigliosa vedere come la gente,
nell’accettare il Vangelo di Gesù, trova punti di accordo tra le proprie
tradizioni e quelle di Gesù e del suo popolo.
6. La cultura che si è
formata attraverso questa lunga e attenta crescita non era preparata
all’improvviso incontro con un altro popolo con usanze e tradizioni
differenti, giunto nel vostro paese quasi 200 anni fa. Esso era differente dagli
aborigeni. Le sue tradizioni, la sua organizzazione di vita, i suoi
atteggiamenti nei riguardi del paese vi erano completamente estranei. Le loro
leggi erano anch’esse differenti. Aveva cognizioni, denaro e potere; portava
inoltre con sé alcuni modelli di comportamento dai quali gli aborigeni erano
incapaci di difendersi.
7. Gli effetti di alcune di
queste forze sono ancora in atto tra di voi oggi. Molti di voi sono stati
espropriati delle loro terre tradizionali e allontanati dalle loro usanze
tribali, anche se alcuni di voi conservano ancora la loro cultura tradizionale.
Alcuni di voi stanno fondando comunità aborigene nelle città e nei villaggi.
Per altri non esiste un posto per fuochi di bivacco e cerimonie tra
consanguinei, tranne che ai margini dei centri rurali. È difficile trovare
lavoro qui, e l’istruzione in un ambiente culturale differente è difficile.
Le discriminazioni provocate dal razzismo fanno parte dell’esperienza
quotidiana.
Avete
imparato a sopravvivere sia sulle vostre terre sia disseminati nelle città e
nei villaggi. Anche se le vostre difficoltà non sono ancora scomparse, dovete
imparare ad attingere a quella sopportazione che vi è stata insegnata dalle
vostre antiche cerimonie. La sopportazione genera pazienza; la pazienza a sua
volta vi aiuta a trovare la vostra strada e vi dà coraggio per avanzare lungo
il vostro cammino.
8. Prendete
coraggio dal fatto che molte delle vostre lingue sono ancora parlate e che
possedete ancora la vostra antica cultura. Avete conservato il vostro senso di
fratellanza. Purché restiate strettamente uniti, sarete come un albero dritto
nel mezzo di un incendio nella boscaglia che brucia e consuma il legno. Le
foglie vengono inaridite e la robusta scorza viene scalfita e bruciata; ma
all’interno dell’albero la linfa continua a scorrere, e sotto la terra le
radici sono ancora robuste. Come quell’albero voi avete sopportato le fiamme,
e avete ancora il potere di rinascere. È giunto adesso il momento di
rinascere!
9. Sappiamo
che in questi ultimi duecento anni alcuni hanno cercato di comprendervi, di
conoscervi meglio, di rispettare le vostre usanze, di onorarvi come persone.
Questi uomini e queste donne, come vi rendeste presto conto, erano differenti da
altri della loro stessa razza. Amavano gli indigeni e si prendevano cura di
loro. Cominciarono a condividere con voi le loro storie su Dio, vi aiutarono ad
affrontare le malattie, cercarono di proteggervi dai maltrattamenti. Furono
onesti con voi e vi dimostrarono con la loro stessa vita in che modo cercavano
di evitare ciò che vi era di male nella loro cultura. Queste persone non ebbero
sempre successo, e a volte non vi compresero interamente. Ma vi manifestarono
buona volontà e amicizia. Provenivano da differenti condizioni sociali: alcuni
erano insegnanti o medici o svolgevano altre professioni; altri erano persone
semplici. La storia ricorderà il buon esempio della loro carità e della loro
fraterna solidarietà.
Tra
coloro che hanno amato e avuto cura dei popoli indigeni vogliamo ricordare con
profonda gratitudine tutti i missionari della fede cristiana. Con immensa
generosità diedero la vita al nostro servizio e a quello dei nostri
predecessori. Contribuirono a dare un’istruzione agli aborigeni e offrirono
servizi sanitari e sociali. Qualunque fosse la loro umana fragilità, per quanto
numerosi gli errori che commisero, nulla potrà sminuire la profondità della
loro carità. Nulla potrà mai cancellare il loro contributo più grande, quello
di avervi annunciato Gesù Cristo e aver fondato la sua chiesa tra di voi.
10. Fin dall’inizio, uomini come
l’arcivescovo Polding di Sydney si opposero alla finzione giuridica adottata
dai colonizzatori europei per cui questa terra sarebbe stata “terra nullius”
terra di nessuno. Perorò energicamente la causa del diritto degli aborigeni di
conservare le loro terre tradizionali, sulle quali si fondava la loro intera
società. La chiesa vi sostiene ancora oggi. Non si dica che il giusto ed equo
riconoscimento del diritto degli aborigeni alla terra sia discriminazione.
L’appello a riconoscere i diritti alla terra di un popolo che non vi ha mai
rinunciato non è discriminazione. È indiscutibile che ciò che è stato fatto
non può essere disfatto. Ma quello che può essere fatto adesso per rimediare a
ciò che è stato fatto in passato non deve essere rimandato a domani.
I
cristiani di buona volontà sono rattristati nel constatare - e molti lo hanno
constatato solo poco tempo fa - per quanto tempo gli aborigeni sono stati
deportati dalla loro patria per essere trasferiti in piccole aree o riserve dove
le famiglie erano frantumate, le tribù erano spaccate, i bambini diventavano
orfani e la gente era costretta a vivere da esule in un paese straniero.
Le
riserve esistono ancora oggi, ed esigono un insediamento giusto e adeguato che
non è stato ancora realizzato. I problemi urbani creati dalla deportazione e
dalla separazione delle persone devono ancora essere affrontati affinché queste
persone possano ricominciare la vita insieme.
11. La creazione di una nuova società di
aborigeni non può essere portata avanti senza accordi giusti e reciprocamente
riconosciuti riguardo a questi problemi umani, anche se le loro cause risalgono
al passato. Il massimo valore che potrà essere conseguito da questi accordi, i
quali devono essere messi in atto senza creare nuove ingiustizie, è il rispetto
per la dignità e lo sviluppo della persona umana. Voi, aborigeni di questo
paese e delle sue città, dovete dimostrare che state operando attivamente per
la vostra dignità di vita. Da parte vostra, dovete mostrare che potete anche
voi camminare a testa alta e imporre il rispetto che ogni uomo si aspetta di
ricevere dal resto della famiglia umana. Diventate cristiani aborigeni
12. Il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo
parla tutte le lingue. Apprezza e abbraccia tutte le culture. Le sostiene in
tutte le cose umane e, se necessario, le purifica. Il Vangelo esalta e
arricchisce sempre e ovunque le culture con il messaggio rivelato di un Dio
amoroso e misericordioso. Questo stesso Vangelo vi esorta ora a diventare
cristiani aborigeni nel profondo dell’anima. Risponde ai vostri desideri più
profondi. Non dovete essere un popolo diviso in due, come se un aborigeno
dovesse prendere in prestito la fede e la vita cristiana, come un cappello o un
paio di scarpe da un altro che le possiede. Gesù vi esorta ad accogliere le sue
parole e i suoi valori nella vostra cultura. Svilupparvi in questa maniera vi
renderà più che mai autenticamente aborigeni.
Le
vecchie mentalità e tradizioni possono attingere nuova vita e nuove forze dal
Vangelo. Il messaggio di Gesù Cristo può elevare la vostra vita ad altezze
nuove, può rinforzare tutti i vostri valori positivi e aggiungerne molti altri
che solo il Vangelo propone nella sua originalità. Introducete questo Vangelo
nella vostra lingua e nel vostro modo di parlare; lasciate che il suo spirito
penetri nelle vostre comunità e determini il vostro comportamento gli uni verso
gli altri, lasciate che porti nuova forza alle vostre storie e alle vostre
cerimonie. Lasciate che il Vangelo entri nei vostri cuori e rinnovi la vostra
vita personale. La chiesa vi invita a esprimere la parola viva di Gesù nei modi
che parlano alla vostra mente e al vostro cuore di aborigeni. In tutto il mondo
la gente adora Dio e legge la sua parola nella propria lingua, e colora i grandi
segni e simboli della religione con toni che appartengono alle sue tradizioni.
Perché dovreste essere diversi da loro sotto questo aspetto? Perché dovrebbe
esservi negata la felicità di essere con Dio e tra di voi alla maniera degli
aborigeni?
13. Ascoltando
il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, ricercate le cose migliori delle
vostre usanze tradizionali. Diventerete così sempre più consapevoli della
vostra grande dignità di uomini e di cristiani. Lasciate che la vostra mente e
il vostro cuore siano rafforzati per incominciare ora una vita nuova. Le
sofferenze passate non possono essere eliminate con i risentimenti. La vostra
fede cristiana vi esorta a eccellere come aborigeni; e questo è possibile solo
se la riconciliazione e il perdono fanno parte della vostra vita. Solo così
troverete la felicità. Solo così porterete il vostro miglior contributo a
tutti i fratelli e a tutte le sorelle in questa grande nazione. Voi siete parte
dell’Australia e l’Australia è parte di voi. La chiesa stessa in Australia
non sarà pienamente la chiesa voluta da Gesù finché non avrete portato il
vostro contributo alla sua vita e finché questo contributo non sarà stato
accolto con gioia dagli altri.
Nel
mondo nuovo che sta nascendo per voi, siete chiamati a vivere una vita
pienamente umana e cristiana, non a morire di vergogna e di dolore. Sapete però
che per svolgere questo compito avete bisogno di un cuore nuovo. Vi sentirete già
pieni di coraggio ascoltando Dio che vi parla con queste parole dei profeti:
“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi
appartieni. Non temere, perché io sono con te” (Is 43, 1. 5). E ancora: “Vi
prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro
suolo . . . vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo . . .
Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio” (Ez 36, 24. 26. 28).
14. Gioisco con voi nella speranza del dono
della salvezza che ci viene dato da Dio, che ha inizio qui e adesso, e che
dipende anche da come ci comportiamo gli uni verso gli altri, da cosa
sopportiamo, da ciò che facciamo, da come onoriamo Dio e amiamo tutti.
Carissimi
aborigeni: è venuto per voi il momento di prendere nuovo coraggio e nuova
speranza. Siete chiamati a ricordare il passato, a essere fedeli alle vostre
degne tradizioni, e ad adattare la vostra cultura viva quando sia necessario per
rispondere alle vostre esigenze e a quelle del vostro popolo. Ma soprattutto
siete chiamati ad aprire sempre più i vostri cuori al messaggio consolatore,
purificatore ed esaltante di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morto perché tutti
abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10, 10).
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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