PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI ANZIANI
Perth (Australia), 30 novembre 1986
“Non ci perdiamo d’animo. Sebbene il nostro uomo esteriore deperisca, il
nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor 4, 16).
Cari fratelli e sorelle in Cristo.
1. Venendo
a visitare gli anziani a “Glendalough”, sono felice di trovare una vera casa
per persone anziane affidata alla cura delle Piccole sorelle dei Poveri. E oggi,
da questa casa voglio esprimere il mio profondo affetto a tutti i membri più
anziani della società australiana in ogni parte di questa nazione: quelli che
vivono in case come questa; i molti che vivono con parenti e amici; quelli che
vivono da soli, in special modo se malati, invalidi o infermi. A ognuno di voi
offro i miei calorosi auguri di benessere e felicità ed esprimo la speranza
che, diminuendo con l’età le vostre energie fisiche - come deve essere nel
nostro pellegrinaggio terreno - le vostre risorse spirituali interiori possano
aumentare e rinnovarsi giorno per giorno. Voi sapete che dovunque vado, amo
stare con i giovani che mi ispirano con il loro entusiasmo. Ma voglio anche che
sappiate che provo grande felicità incontrandomi con gli anziani. Voi mi
rendete partecipe della vostra pace e della saggezza accumulata nella vostra
vita.
2. Viviamo
questo momento insieme con spirito di ringraziamento a Dio per la vita che ci ha
donato. Voi potete attingere al vostro passato ricco di ricordi. Molti di voi
hanno figli e nipoti di cui essere orgogliosi. Forse alcuni di voi ricordano
periodi segnati dal dolore e da speranze mai realizzate. Ma tutti noi, usando le
parole della prima lettera di san Giovanni, “conosciamo l’amore che Dio ha
per noi e vi abbiamo creduto” (1 Gv 4, 16). Sì, Dio ha amato e continua
ad amare ognuno di voi profondamente e in modo personale. Se pensate al vostro
passato, vedete che la vostra vita intera è la storia dell’amore di Dio che
scende su di voi in fasi successive. La vita in se stessa è un dono
dell’amore del Padre, come lo è stato il vostro Battesimo, la vostra fede
cristiana e la presenza dello Spirito Santo nel corso degli anni. Per tutti
questi doni cantiamo un inno di gratitudine a Dio: Benedetto il Signore che in
me compì meraviglie d’amore” (Sal 31, 21).
3. Miei fratelli e sorelle:
molti di voi sono esempi di pazienza nell’attendere la venuta del Signore e
per la fiducia che egli vi condurrà a lui. Voi ricordate la sua promessa e
siete convinti che si realizzerà anche per voi: “Nella casa del mio Padre ci
sono molte dimore . . . Io vado a preparare il posto per voi: affinché dove sono
io siate voi” (Gv 14, 2-3).
Tutti
noi che abbiamo fede nel nostro Signore Gesù Cristo sappiamo che la nostra
morte non sarà completamente diversa dal resto del nostro viaggio terreno.
Anch’essa sarà venuta dell’amore di Dio su di noi, ma amore di Dio nella
sua pienezza che trasforma.
4. Tuttavia,
qualunque sia la nostra età, tutti noi dobbiamo cercare di usare in pieno il
tempo che ancora ci rimane da vivere. Ci sono persone che credono che dopo una
certa età non esistano ulteriori prove da affrontare, che non sia più
possibile crescere. Ognuno di voi sa che ciò non è vero. Imparare a
invecchiare richiede saggezza e coraggio. L’esperienza della vecchiaia è uno
dei capitoli più difficili della grande arte del vivere. Eppure è
un’esperienza che tocca sempre più persone nella nostra epoca. Si calcola che
in Australia, durante i prossimi trent’anni, il numero delle persone oltre i
65 anni raddoppierà. La società mette in rilievo le implicazioni economiche e
politiche che questo incremento della popolazione anziana comporterà. Ma spetta
a noi, in quanto cristiani, il compito di ricordare al mondo la preziosa
esperienza e la saggezza, il modo di pensare e le energie spirituali degli
anziani.
5. La spiritualità della
vecchiaia ha le sue personali e particolari sfide e i suoi inviti. Fra i più
importanti c’è l’appello alla riconciliazione che gli anziani affrontano al
tramonto della loro vita. Ricordando la vostra vita passata potrete trovare
sofferenze e insuccessi personali. È importante meditare su queste esperienze
per vederle alla luce dell’intero viaggio della vita. Capirete che alcuni
fatti che vi hanno causato dolore vi hanno reso anche molti benefici. Forse vi
hanno dato la possibilità di fare del bene, che altrimenti non avrebbe fatto
parte del disegno della vostra vita.
Essendo
cristiani, dobbiamo offrire i nostri ricordi al Signore. Pensare al passato non
cambia la realtà delle vostre sofferenze o delusioni, ma può cambiare il modo
di valutarle. I giovani non riescono a comprendere completamente l’abitudine
degli anziani di ricordare cose di un tempo ormai lontane, ma tale riflessione
ha il suo compito. E quando è fatta in preghiera può considerarsi fonte di
risanamento.
6. Parlo dell’importante
risanamento spirituale che rafforza la libertà interiore delle persone anziane.
Questo tipo di risanamento si ottiene attraverso una consapevolezza e una giusta
valutazione dei modi in cui Dio opera sia nelle debolezze che nelle virtù
umane. Anche il ricordo dei nostri peccati non ci scoraggia più, perché noi
sappiamo che la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati e che il
perdono di Dio è una prova del suo fedele amore per noi. Gesù - la via, la
verità e la vita - prende su di sé le nostre debolezze umane e i nostri
errori e ci offre in cambio salvezza, perdono e pace. La promessa della
risurrezione rende capaci gli anziani di vedere tutta la loro vita in modo
totalmente diverso.
In
qualsiasi modo voi siate stati chiamati a soffrire, io vi esorto a trovare
coraggio nelle parole di san Paolo: “Stimo che le sofferenze del tempo
presente non possano essere paragonate alla gloria futura che si rivelerà in
noi . . . la creazione tutta geme e soffre le doglie del parto; anzi, non solo
essa, ma anche noi . . . gemiamo in noi stessi, in attesa . . . del riscatto del
nostro corpo. In speranza, infatti, noi siamo stati salvati” (Rm 8, 18. 22-24).
Nel
processo di risanamento che dovrebbe accompagnare la vecchiaia, occupa un
importante ruolo il sacramento della Penitenza. In questo sacramento la
riconciliazione con Dio, con la Chiesa e con il prossimo diventano una profonda
esperienza spirituale. È un’esperienza che può e dovrebbe essere rinnovata a
intervalli regolari. Con questo sacramento si viene in diretto contatto con la
misericordia di Cristo e con il suo amorevole perdono. E qui esorto i sacerdoti
a ricordare quanto questo ministero sia importante per le persone malate e
anziane.
C’è
anche il sacramento degli Infermi che giova sia all’anima che al corpo. La
Chiesa chiede che, attraverso l’unzione con l’olio e la preghiera devota, i
nostri peccati siano perdonati, che i peccati rimanenti vengano cancellati e che
l’aumento della grazia sia accompagnato da un miglioramento di salute, secondo
la volontà di Dio per il nostro bene. Spero che voi vi accosterete a questo
sacramento con fiducia. La Chiesa rende accessibile agli anziani questo
sacramento non solo in caso di grave malattia ma anche quando la debolezza
dell’età li opprime. Io stesso ne ho tratto molto conforto quando mi trovavo
in ospedale cinque anni fa.
7. L’esperienza
della vecchiaia porta con se un nuovo atteggiamento nei confronti del tempo. Ora
voi avete l’opportunità di apprezzare ogni momento della vita. Avete la
possibilità di fermarvi per ammirare ed essere grati per le ordinarie cose
della vita, cose che forse avevate trascurato precedentemente: le piccole realtà
come l’amicizia e la solidarietà umana, e la bellezza del mondo che ci parla
della bellezza infinitamente più grande del Creatore. Tutto ciò offre nuove
possibilità per la preghiera contemplativa, una preghiera fatta non solo di
parole ma anche e soprattutto di fiducioso abbandono nelle mani di Dio. Potete
giungere a capire che, sebbene la vita stessa è un dono, la vostra in
particolar modo è lo speciale dono di Dio per voi e il vostro dono per
ricambiare Dio. L’immensità e il mistero di Dio si diffondono nella vostra
vita in modi inattesi e voi siete invitati a una più stretta unione con Dio.
Voi avete molte possibilità di innalzare a Dio le vostre menti e i vostri cuori
nella preghiera e di ciò dovete ringraziarlo.
La
vecchiaia, pur portando con sé il richiamo al passato, è anche un tempo di
responsabilità per il futuro. È un invito a un nuovo interesse nella vita, a
instaurare un nuovo rapporto con il mondo. Di solito gli anziani non prendono
parte all’attività sociale e politica, ma voi potete contribuire ancora in
molti modi a rendere migliore il mondo. Voi avete esperienza da dividere,
saggezza da comunicare, tolleranza da insegnare, sebbene tutto ciò non sia
sempre evidente alle giovani generazioni. Nella società odierna c’è molto
bisogno delle vostre parole di amore e di pace. Soprattutto è attraverso la
vostra vita di preghiera - accompagnata a volte dalla sofferenza - che voi
aiuterete a portare al mondo l’amore redentore di Cristo.
Voi
siete in grado di insegnare ai giovani quanto sia importante saper valutare la
vita in se stessa e per se stessa. Voi invitate gruppi di altre età a capire
che l’attività febbrile non è la giusta dimensione per una vita utile. La
vostra capacità di amare la vita per se stessa, nonostante la vostra energia e
la vostra mobilità diminuiscano, sfida gli altri a riflettere non solo sul
valore dell’agire ma anche sul valore dell’essere. La vostra vita è diretta
verso il regno dei cieli e ciò provoca quelle persone i cui interessi sono
strettamente legati al mondo terreno.
Poiché
vi separate gradualmente da alcuni beni, voi aiutate gli altri a riflettere sui
loro rapporti con le cose materiali. In questo modo la vostra vita è
un’eloquente testimonianza dei valori fondamentali predicati da Cristo.
8. Diventando
vecchi si diventa più dipendenti. Siamo veramente fortunati se, negli ultimi
anni della nostra vita, troviamo persone che si interessano a noi e ci aiutano.
Questo è il meraviglioso e meritevole lavoro compiuto da molti, all’interno
della famiglia o per un amico anziano, in ospedali o in luoghi come questo. È
l’opera svolta da molti religiosi a cui si uniscono anche devoti lavoratori
laici. Tutti coloro che si prendono cura dei fratelli e delle sorelle più
anziane servono Cristo. La loro è una meravigliosa vocazione e una grande
testimonianza di carità cristiana.
Voglio
rivolgere un’ultima raccomandazione e una parola di incoraggiamento a tutti
voi che vi prendete cura degli anziani. Il vostro non è un lavoro limitato alle
cose fisiche e materiali. Voi avete il prezioso compito di aiutare i membri
anziani della comunità e fare dei loro ultimi anni un periodo di realizzazione
e completamento. È un periodo in cui essi devono integrare le gioie e i dolori,
le speranze e le preoccupazioni della vita - che le persone anziane sentono
con particolare sensibilità - in una visione della vita che riconosca la
Provvidenza di Dio e poggi totalmente sulla sua misericordia e sul suo amore.
Per questo motivo dovete sempre accostarvi a questo compito con amore e
rispetto, che dovete rinnovare giornalmente nella certezza che Cristo ripete a
voi le parole del Vangelo: “l’avete fatto a me” (Mt 24, 40).
Servendo gli anziani, rendete una chiara testimonianza di ciò in cui credete:
fede nella dignità della persona umana; fede che la vita in Cristo è la più
importante di tutte le realtà; fede nella vita che si protrae al di là del
tempo nell’eterna felicità insieme al nostro amato Dio.
Il
vostro compito dunque è un’iniziativa di solidarietà umana e di amore
evangelico. La vostra amorevole cura è un prezioso aiuto per le persone
anziane. La vostra chiara testimonianza è un aiuto e un incoraggiamento per
tutti noi.
9. Io chiedo a chiunque in
Australia si prende cura di un genitore o di un parente anziano, e ai religiosi
e ai laici che servono gli anziani in ospedali o in luoghi come questo, di
continuare la propria opera con rinnovata fede e dedizione, nel nome del più
grande dei comandamenti: l’amore.
Prego
affinché il popolo australiano rispetti sempre gli anziani e dimostri loro uno
speciale affetto: prego affinché la condotta sociale sia sempre basata sul
rispetto assoluto della loro dignità e dei loro inalienabili diritti. E ai
giovani australiani dico: guardate al tesoro di umanità e saggezza che trovate
negli anziani del vostro Paese e che è vostro! Amateli e siate loro
riconoscenti!
Gesù
disse ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace; vi do la mia pace” (Gv 14, 27).
Non posso augurarvi migliore benedizione, miei fratelli e sorelle maggiori,
della pace di Cristo. Possa la pace essere l’atmosfera in cui trascorrete i
vostri giorni e possa essa rimanere costantemente nelle vostre anime. Possiate
essere capaci di dividere la vostra pace con coloro che vi sono vicini.
Ricordate sempre che Gesù ci ha donato sua madre Maria affinché fosse anche
nostra Madre. Lei ci è vicina ogni giorno del nostro pellegrinaggio verso il
cielo. Troverete forza e gioia chiedendo l’aiuto di Maria, specialmente
rivolgendovi a lei con quella bellissima preghiera che è il Rosario.
Lei
è la Regina del cielo e ci attende tutti insieme a suo Figlio. Nel tempo deciso
dal Signore lei ci accoglierà nella nostra dimora eterna, dove insieme agli
angeli e ai santi loderemo per sempre la santissima Trinità: il Padre, il
Figlio e lo Spirito Santo.
E
ora, in pegno della nostra unione spirituale in Cristo e nella sua Chiesa,
impartisco con gioia a voi tutti la mia speciale benedizione apostolica.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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