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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN AUSTRALIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE INDUSTRIE RURALI
NEL «FESTIVAL CENTRE»

Adelaide (Australia), 30 novembre 1986

 

Carissimi amici.

1. È una grande gioia per me incontrarmi nella preghiera con rappresentanti dell’Australia rurale. Le persone occupate nell’agricoltura e nella pastorizia, nella pesca, nella silvicoltura e in tutte le forme di coltivazione costituiscono una parte importante della vita australiana. Si può ben dire infatti che tutti i vostri connazionali dipendono da voi per il loro cibo e per molti altri prodotti dell’acqua, del sole e della terra. Anzi, molti popoli che non fanno parte di questo continente fanno affidamento sui vostri sforzi generosi per le necessità primordiali della vita. È per questo motivo che la mia visita al vostro paese non sarebbe stata completa senza un incontro con voi, uomini e donne che con la vostra fatica quotidiana rendete fertile e produttiva questa terra. Il mio cordiale saluto va a voi che siete presenti e a tutti i vostri amici e vicini nell’Australia rurale.

È buona cosa che ci riuniamo nella preghiera. La vita rurale vi mette in contatto con la natura, che è creazione di Dio. Nella vostra quotidiana fatica voi toccate le opere del Creatore. Sperimentate la sua provvidenza. Ammirate la sua grandezza. E col trascorrere delle stagioni e degli anni vi rendete sempre più conto che la creazione è un mistero che va ben oltre l’umana comprensione.

Per voi che vivete vicino alla terra e al mare, appare quindi così naturale e così giusto pregare Dio, chiedere il suo aiuto nei tempi di necessità, lodarlo e ringraziarlo. La vostra speciale vocazione vi aiuta ad accogliere con gratitudine la parola di Dio e la sua provvidenza che ci guida.

Appare chiaro dal Vangelo che anche Gesù visse a stretto contatto con la natura. Il suo insegnamento è pieno di riferimenti alla natura e alla vita umana. Ha parlato del pastore e del suo gregge, della rete gettata in mare, del seme di senape, dei gigli dei campi, e così via. Ha perfino descritto la sua missione nel mondo come quella del “buon pastore” (Gv 10, 14), e ha paragonato il suo insegnamento al lavoro del seminatore che andò a seminare. (cf. Lc 8, 5)

La Chiesa tiene quindi in alta considerazione la vita rurale per molte ragioni. Ecco perché ho atteso con impazienza d’incontrarvi e pregare con voi. La mia preoccupazione pastorale include tutta la popolazione d’Australia, e ho già visitato alcuni dei vostri maggiori centri industriali e residenziali. Sono lieto di essere con voi oggi.

2. L’Australia è diventata negli ultimi decenni una grande nazione commerciale. Al centro di questo sviluppo si colloca l’agricoltura. Quella che quasi duecento anni fa non era altro che una modesta impresa che forniva cibo e vestiario a forzati, a soldati, ad amministratori e altri, si è sviluppata fino a diventare una grande industria. Negli ultimi due secoli avete non solo soddisfatto le vostre necessità di base, ma avete anche vestito e nutrito milioni di persone in tutto il mondo. La vostra industria agricola è bene diversificata oggi. Benché siate meglio conosciuti per le vostre produzioni di cereali, lana e carne, potete a buon diritto vantare la silvicoltura e la pesca, oltre all’orticoltura e alle primizie.

Ma so che vi incontro oggi in un momento di gravi, serie difficoltà. Infatti queste difficoltà hanno già cominciato a ripercuotersi su di voi e sulle vostre famiglie. Come molti coltivatori di altri paesi e continenti, voi che siete occupati nel settore dell’agricoltura dovete spesso affrontare gravi difficoltà finanziarie e problemi sociali, che talvolta sfuggono interamente al vostro controllo. Vi è il problema dell’inflazione; vi sono i problemi ancora più complessi creati dalle politiche di altre nazioni, dalle tariffe imposte dai governi, dai contingenti d’impostazione e dalle sovvenzioni alle produzioni agricole. Tutti questi problemi, avvertiti a livello mondiale, esigono il ricorso paziente e costante a trattative multilaterali e ad accordi internazionali. In tutte queste iniziative voglio assicurarvi del profondo interesse e coinvolgimento della Chiesa.

3. Questi problemi e queste incertezze nei mercati mondiali non sono i primi che i coltivatori australiani hanno dovuto affrontare. Gran parte del vostro paese è soggetta a un clima spesso duro e imprevedibile. Avete dovuto adattarvi, sperimentare sin dall’inizio; avete spesso conosciuto difficoltà e sostenuto sacrifici; ma con la perseveranza e la preghiera siete andati avanti. Gli ostacoli e le sfide non vi hanno scoraggiati. Al contrario, tra tanti altri successi, questi hanno condotto alla messa a punto di nuove tecnologie agricole da cui traggono benefici popolazioni di paesi molto lontani dalle vostre sponde. Oggi siete tra i più efficienti coltivatori di terra nel mondo.

Cosa ancora più importante, avete imparato il valore essenziale di una vita familiare stabile e della solidarietà tra vicini. La vostra letteratura e la vostra poesia parlano dello spirito di fraterna cooperazione e di creatività che regna in voi. È stato giustamente detto che nessuna avversità o siccità o inondazione ha mai messo a lungo un “Aussie” al tappeto!

Nelle piccole città e nei villaggi sperimentate la vita comunitaria in una maniera raramente riscontrabile nei grandi centri metropolitani. Il vostro solido senso della vita in comune rende consapevoli voi e i vostri figli del vostro valore unico e irripetibile come persone, e questo vi coinvolge nello stesso tempo a traguardi e a scopi comuni. Le vostre preziose tradizioni rurali meritano di essere conservate e protette. Sono motivo di gratitudine a Dio e di generosa apertura verso gli altri.

4. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato stamattina, gli apostoli propongono a Gesù di congedare la folla perché possa trovare cibo e alloggio. Ma Gesù non segue il loro consiglio; e dice invece: “Dategli voi stessi da mangiare” (Lc 9, 13). Questa risposta sorprende gli apostoli, i quali si sentono nell’assoluta impossibilità di nutrire tante persone. Ma ascoltano le sue parole ed eseguono immediatamente le sue istruzioni.

Nel nostro mondo di oggi dove la fame resta ancora una realtà di ogni giorno per milioni di persone, queste parole del Signore conservano il loro impatto. Sappiamo infatti per fede che egli ripete oggi l’incarico che diede agli apostoli: “Dategli voi stessi da mangiare”. Come popolo chiamato a svolgere un ruolo così importante nella produzione di cibo, sono sicuro che siete commossi da queste parole. Ma è anche chiaro che il problema di nutrire il mondo oggi non può quasi mai essere affidato ai soli coltivatori. Anzi, questi producono già abbastanza cibo per soddisfare alle necessità di tutta la popolazione del mondo. E si sa anche che è possibile produrre molto di più. Eppure milioni di fratelli e di sorelle nel mondo intero soffrono ancora la fame. Perché? È un problema complesso da risolvere.

Nel racconto evangelico Gesù prese i pani e i pesci, li benedisse e “li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla” (Lc 9, 16). Il compito dei discepoli era di distribuirli. Al giorno d’oggi i coltivatori che collaborano con il Creatore possono produrre abbastanza cibo per tutti gli uomini su questa terra. Il fatto che il cibo già disponibile non arrivi ancora ai milioni di affamati è uno dei più grandi scandali della nostra epoca. Uno squilibrio come questo esige serie revisioni dell’ordine economico internazionale e una maggior cooperazione a livello mondiale nella produzione e nella distribuzione del cibo.

Come dicevo nel mio messaggio alla Terza Giornata della Nutrizione nel Terzo Mondo (IOANNIS PAULI PP. II Nuntius Exc. mo Viro Moderatori generali organismi comprendiariis litteris FAO cognominati, occasione oblata III Giornata Mondiale dell’Alimentazione”, missus, die 12 oct. 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI, 2 [1983] 757): “L’urgenza di questa solidarietà internazionale riguarda innanzitutto tutti i paesi più progrediti nel loro sviluppo e i loro governi. Il popolo cristiano, da parte sua, sarebbe infedele all’esempio e all’insegnamento del suo fondatore se non adempisse ai suoi compiti di solidarietà con coloro che soffrono per denutrizione”.

I problemi relativi alla fame nel mondo di oggi sono di tale statura da dover essere affrontati insieme. Riaffermiamo nello stesso tempo il ruolo essenziale dell’agricoltura oggi. Come ebbi a dire nella mia enciclica sul lavoro dell’uomo: “Il mondo agricolo, che offre alla società i beni necessari per il suo quotidiano sostentamento, riveste un’importanza fondamentale” (Laborem Exercens, 21). È per questo motivo che voglio che sappiate che il Papa vi è vicino nel vostro lavoro, come nelle vostre preoccupazioni e speranze. Voglio darvi assicurazione della considerazione in cui tengo la vita rurale e i valori che avete cari. La Chiesa intera si rivolge infatti al mondo agricolo con preoccupazione pastorale e con incoraggiamento nella preghiera, ed è suo speciale desiderio aiutarvi a conservare le sane tradizioni familiari che sono sempre state la grande benedizione della vita rurale.

Fratelli e sorelle carissimi: la Chiesa rende grazie a Dio per voi, per quello che offrite al resto della società, per la priorità che date alla famiglia e alla vita comunitaria, per la testimonianza che date alla sacralità della vita, per la fiducia che manifestate nella provvidenza amorosa di Dio, nostro Creatore e nostro Padre.

Australia rurale! Dovete restare sempre saldi in questi valori fondamentali. Facendo questo le vostre stesse vite echeggeranno il messaggio dell’inno di questa mattina: “Benedicano il Creatore tutte le cose, / lo adorino in umiltà, / gli rendano lode, alleluia”!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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