Venerati confratelli nell’episcopato, carissimi fratelli e sorelle della
Calabria!
1. Sono sinceramente lieto di
potermi incontrare oggi con voi, che siete diretti ad Assisi per offrire, a nome
di tutta la Regione Calabra, l’olio per la lampada che arde perennemente
presso la tomba di san Francesco. È questo un significativo gesto, che ogni
anno viene compiuto a turno da una Regione per manifestare la devozione di tutto
il popolo italiano al suo grande santo patrono, così profondamente legato alla
storia dell’Italia e a quella della Chiesa e dell’umanità. Saluto
cordialmente tutti i presenti, con particolare pensiero ai vescovi, ai
presidenti della Giunta e del Consiglio regionali, ai sindaci e ai presidenti
delle amministrazioni provinciali di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria.
I
vostri vescovi, nel loro recente messaggio per la preparazione di tale
pellegrinaggio francescano, hanno spiegato il simbolismo di questa offerta
annuale: “L’olio è frutto della terra e del nostro lavoro, come preghiamo
nell’offertorio della santa Messa. L’olio condisce, può servire come
unguento, alimenta la fiamma che illumina e riscalda. Anche la figura di san
Francesco di Assisi dà sapore cristiano alla nostra avventura umana. Portando
la beatitudine evangelica della pace, egli riconcilia gli animi divisi nella
Chiesa e nella società”.
La
vita e la personalità del Poverello di Assisi sono straordinariamente ricche di
molteplici aspetti della santità cristiana; ma indubbiamente uno dei messaggi,
ispirati al Vangelo, che san Francesco ha vissuto in profondità e che continua
a far risonare nelle coscienze dei contemporanei è quello dell’urgenza,
dell’anelito alla pace. Quando, dopo la scelta totale e definitiva della
vocazione a cui Dio l’aveva chiamato, egli con i suoi primi seguaci passava
per le città e i villaggi, o sostava nelle piazze e nei casolari, ripeteva le
parole, semplici e sublimi: “Pace e bene”, che volevano essere non solo un
augurio ma un impegno, che coinvolgesse gli ascoltatori, spesso dilaniati dalle
divisioni e dalle lotte vicendevoli: regioni contro regioni, città contro città,
villaggi contro villaggi, famiglie contro famiglie; nell’Italia medievale si
innalzava e risonava la parola umile e dimessa, ma forte della potenza del
Vangelo, di questo uomo di Dio, innamorato di Madonna Povertà, il quale viveva
intensamente e originalmente la propria fraternità con tutti.
Quest’umile
frate fu visto e giudicato dai suoi contemporanei come “l’uomo nuovo, donato
dal cielo al mondo” (Fonti Francescane [F. F. 1] 1212). E nello spirito
di Cristo, egli volle financo rendersi disponibile mediatore fra la cristianità
e l’islamismo, giungendo a far visita al sultano d’Egitto, Melek-el Kamel,
per presentargli - autentico profeta disarmato - il messaggio del Figlio di
Dio incarnato.
2. Veramente
possiamo dire che san Francesco fu non solo messaggero ma, ancor più,
costruttore e operatore di riconciliazione e di pace: “ll Signore mi rivelò
- egli dice - il saluto che dovevamo rivolgere dicendo: il Signore ti dia
pace” (FF 121). Il suo biografo, fra Tommaso da Celano, così presenta il
comportamento del Poverello: “In ogni suo sermone prima di comunicare la
parola di Dio al popolo, augurava la pace dicendo: il Signore ti dia pace!
Questa pace annunziava sempre sinceramente a uomini e donne, a tutti quanti
incontrava o venivano a lui. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del
Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza a diventare
essi stessi figli della pace e desiderosi di salvezza eterna” (F. F.
359).
Le
cronache del tempo ci dicono che san Francesco riportò la concordia nella città
di Arezzo, dilaniata da contese interne; ed è noto che, proprio nell’ultimo
anno della sua vita, egli riuscì a riappacificare il vescovo Guido II e il
podestà di Assisi Oportulo.
A
questa straordinaria figura di cristiano e di santo, operatore instancabile di
pace e di bene, ho inteso riferirmi quando ho invitato i rappresentanti delle
varie Confessioni cristiane e di altre Religioni del mondo ad una “Giornata di
preghiera per la pace”, che si svolgerà il 27 ottobre ad Assisi, “luogo che
la serafica figura di san Francesco ha trasformato in un centro di fraternità
universale”.
3. Ma questo odierno incontro
porta alla memoria il mio viaggio apostolico, che ho compiuto nella vostra
Regione dal 5 al 7 ottobre 1984: ricordo le tappe del mio pellegrinaggio
calabrese: Lamezia Terme, Serra san Bruno, Paola, Catanzaro, Cosenza, Crotone,
Reggio Calabria; questi nomi fanno riecheggiare nel mio animo le magnifiche
manifestazioni di fede e di entusiasmo, che mi sono state testimoniate nel corso
del mio intenso itinerario. Vorrei, in questo momento, nominare tutti coloro che
prepararono quelle splendide giornate: i vostri vescovi, che nei prossimi giorni
avrò la gioia di incontrare singolarmente e in gruppo per la visita “ad
limina”; i sacerdoti, i religiosi, le religiose; le autorità civili,
politiche e militari; i rappresentanti dei giovani e del laicato cattolico e
tutti i fedeli, che mi hanno circondato con il loro affetto e con la loro
attenzione.
In
questa occasione desidero ribadire e confermare quanto in quei tre giorni ho
potuto dire a tutte le componenti della Chiesa di Dio che e in Calabria.
Anzitutto il mio affettuoso rispetto per la vostra Regione, nella quale il
cristianesimo ha subito affondato le sue radici, rendendola feconda di alta
spiritualità, nella fioritura di centri eremitici e monastici e altresì di
eccezionali figure di santi: san Nilo, san Bonaventura di Rossano, san Francesco
di Paola, il santo dell’umiltà e della carità. Questa ricca tradizione deve
essere stimolo e sprone perché la Calabria di oggi - nei suoi sacerdoti,
religiosi, religiose, uomini e donne - sappia dare una testimonianza di fede e
di vita cristiana per la propria rinascita spirituale e anche economica e
sociale.
Permangono
- è vero - i problemi che concernono certe difficili condizioni di vita
delle popolazioni; la disoccupazione giovanile, ma, soprattutto, alcuni aspetti
relativi alla vita morale e religiosa e ai comportamenti etici, sia privati che
pubblici. La vostra Regione è ancora - come vi dicevo - terra di contrasti
e di contraddizioni: alla ricchezza di alcuni fa riscontro la ristrettezza, se
non addirittura la povertà, di non pochi. In tale contesto socio-economico
“hanno potuto manifestarsi e crescere fenomeni di segno negativo quali
l’abbandono della campagna, l’emigrazione, la disoccupazione; e altresì, a
fianco di queste tensioni, il permanere inquietante del fenomeno tristissimo
della delinquenza organizzata”. (Insegnamenti di Giovanni Paolo II,
VIII, 2 [1984] 757)
4. Dinanzi a tali fenomeni
aberranti i cristiani della Calabria debbono impegnarsi - tutti e a tutti i
livelli - per formare una coscienza morale e sociale che coinvolga e spinga
ciascuno a dare il proprio contributo per iniziative concrete e per assumere un
atteggiamento di autentico servizio nei confronti della comunità civile.
Riflettendo al loro glorioso passato le Chiese di Calabria hanno uno specifico
compito da svolgere nella società regionale e nazionale: sarà necessario
procedere anzitutto a una vera e propria nuova evangelizzazione e catechesi, per
presentare tutto il patrimonio di valori cristiani, che possono orientare quel
vero rinnovamento morale, che sta alla base del rinnovamento sociale ed
economico: “Non perdete il senso autentico del bene e del male. La Legge
Divina - vi dicevo - costituisce il fondamento di ogni vera giustizia, e
solo tenendo conto di essa è possibile dare origine a modelli sociali conformi
alla dignità umana. Quando si offusca la luce della norma morale, all’uomo
viene a mancare la stella polare su cui orientare il proprio comportamento di
vita ed egli finisce con l’organizzare la terra contro se stesso”. (Insegnamenti
di Giovanni Paolo II, VIII, 2 [1984] 759)
Affido
questi miei voti all’intercessione della Vergine santissima, dei vostri santi
e delle vostre sante e di san Francesco d’Assisi, sulla cui tomba voi state
portando l’olio degli ulivi di Calabria, simbolo della pace e della vostra
ardente fede cristiana.
La
mia benedizione apostolica vi accompagni nel vostro pellegrinaggio ad Assisi e
in tutta la vostra vita.