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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PADRI CAPITOLARI DEI MISSIONARI OBLATI
DI MARIA IMMACOLATA

Giovedì, 2 ottobre 1986

 

Cari figli del beato Eugenio di Mazenod, membri del XXXI capitolo generale.

Provo un grande conforto ecclesiale nell’accogliervi poiché so che voi rappresentate quasi seimila religiosi consacrati alla evangelizzazione, specialmente tra le popolazioni diseredate. Che il Signore presieda egli stesso il nostro incontro così favorevole alla comunione degli spiriti e dei cuori!

1. Mi rivolgo innanzitutto a colui che avete appena eletto nuovo superiore generale, padre Marcello Zago, del quale ho apprezzato il buon lavoro al Segretariato per i credenti non cristiani. Gli presento i miei auguri di fruttuoso servizio ai Missionari oblati di Maria Immacolata. A nome della Chiesa devo anche ringraziare calorosamente padre Fernand Jetté. Tutti sanno che non ha risparmiato alcuna fatica per comunicare un nuovo soffio evangelico alla grande famiglia oblata. Possa egli aver più cura della sua salute così da poter servire ancora per lungo tempo la sua cara Congregazione perché gli sembra, in un certo senso, “di iniziare la sua opera poiché il cantiere che le apre davanti è ancora più vasto e più difficile dei tempi del fondatore”.

2. Il capitolo del 1980 chiamava tutti gli oblati di Maria ad interiorizzare le Costituzioni e le Regole che aveva appena aggiornato e quindi a impegnarsi su una via di nuova conversione. Dopo due decenni, che hanno visto parecchi Istituti religiosi interrogarsi a moltiplicare le esperienze, talvolta al di là della soglia della saggezza, si è a poco a poco ritornati alle fonti primarie, a una rilettura serena e profonda del carisma dei fondatori. Voi stessi cari figli di mons. di Mazenod, provate la gioia di un’identità oblata meglio percepita e meglio vissuta, anche se resta del cammino da percorrere. Il capitolo del 1986 il cui tema è “La missione dell’oblato nel mondo di oggi”, mi sembra nella stessa direzione del precedente e mi fa pensare all’adagio scolastico “operatio sequitur esse”. Mi è stato gradito gettare uno sguardo sui lavori preparatori di questo capitolo. Ho colto una convergenza notoria delle diverse regioni della Congregazione in direzione di un lavoro missionario comunitario più nettamente consacrato alle popolazioni sfavorite, a costo di sacrificare gli impegni più personali. Questa prima convergenza ne fa apparire un’altra: l’accentuazione o anche la ripresa di una vera vita comunitaria, trasparente, fraterna, gioiosa, aperta, e quindi generatrice di fervore per la vostra vita religiosa e apostolica. Da 160 anni gli oblati di Maria Immacolata hanno scritto un meraviglioso capitolo di storia missionaria della Chiesa contemporanea, dal Grande Nord all’Equatore. Mi permetterete di citare la grande figura di mons. Vital Grandin per il passato, e il coraggiosissimo presidente della Conferenza episcopale d’Africa del Sud, mons. Hurley, per il presente. Rendo grazie a Dio per sentire che oggi un grande numero di oblati desiderano trascinare tutti i loro fratelli, vogliono cogliere a piene mani l’ideale portato dal loro beato fondatore in un’avventura evangelica missionaria della quale egli non osava immaginare il sorprendente sviluppo, visti i mille ostacoli incontrati sulla sua strada.

3. Questa “missione oblata” si svolge ora in luoghi e in un contesto culturale che non sono più quelli della Provenza e delle prime missioni ad gentes al tempo di mons. di Mazenod. Ahimè, il mondo moderno genera nuove miserie e nuovi poveri. Chi ci darà le statistiche esatte delle persone isolate, delle famiglie, delle popolazioni vittime di incessanti mutamenti socio-economici e culturali, sommerse da problemi che le sorpassano, scoraggiate da ingiustizie insopportabili, al punto di perdere il senso e il gusto della vita? Figli di Eugenio di Mazenod, il cui zelo per l’annuncio del Vangelo è stato paragonato al vento del mistrale, ereditari di una linea quasi due volte secolare di oblati appassionati a Gesù Cristo, lasciatevi più che mai attirare dalle folle immense e povere delle regioni del Terzo mondo occidentale stagnante nella miseria e spesso nell’ignoranza di Dio!

4. Le sintesi dei lavori preparatori di questo capitolo mettono anche in rilievo una condizione “sine qua non” di vitalità della Congregazione, cioè che gli oblati siano come avvinti, abitati dalla spiritualità del fondatore. Avete tutti in mente la grazia, senza dubbio di ordine mistico, accordata a Mazenod il venerdì santo dell’anno 1807. La sua contemplazione della passione sanguinante di Cristo fu determinante. Lo spinse irresistibilmente verso i poveri della Provenza e più tardi indirettamente dal suo episcopato a Marsiglia verso i poveri del mondo intero. La domanda fondamentale che egli pone oggi a tutti i suoi figli attraverso la voce del successore di Pietro è breve e sconvolgente: “Gesù Cristo è al centro della vostra vita? . . .”.

5. Questo fervore di ogni oblato e di ogni comunità è la chiave del problema delle vocazioni. Come potrebbero dei giovani bussare alla porta di comunità mediocri, smarrite nel secolarismo? Da cinque anni sono stati dati notevoli incoraggiamenti attraverso gli insediamenti della Polonia, dell’Italia, del Lesotho, dello Zaire. Avete raddoppiato il numero dei vostri studenti novizi tra il 1981 e il 1986. Vogliate richiamare la vita missionaria oblata nel ministero presbiterale, ma anche nel servizio ben preparato e molto prezioso del fratello oblato. Continuate ad associare ampiamente il laicato cristiano ai vostri compiti di evangelizzazione dei poveri. Sappiate ascoltare la voce della giovane generazione oblata. Certamente i giovani non possono possedere la saggezza degli anziani. Tuttavia le loro aspirazioni, quando sono generose e sostenute giudiziosamente, costituiscono una grazia di rinnovamento per gli Istituti religiosi. Non posso mancare d incoraggiare molto vivamente il Consiglio generale e i provinciali di dare a tutti questi giovani una formazione filosofica e teologica, spirituale e pastorale di grande qualità in totale armonia con il magistero della Chiesa. Dicendo ciò, penso infatti che la vostra Congregazione come molte altre è chiamata a raccogliere una grande sfida: quella di annunciare Gesù Cristo all’uomo di oggi così facilmente abbagliato dalla scienza e dalla tecnologia e vittima di un materialismo ingannevole e annientante. Ovunque voi siete, in Europa, in America del Nord e del Sud, in Africa e in Asia, unitevi più che mai e cooperate al massimo tra regioni e province per annunciare Cristo e il suo Vangelo consolatore liberatore.

Vorrei finire questa conversazione familiare invitandovi a guardare di nuovo al luogo della Vergine Immacolata nella vostra vita personale, nelle vostre comunità e nel vostro lavoro missionario, vi ricordo che il beato Eugenio, avendo inizialmente deciso sul nome di “Oblati di san Carlo”, ebbe a Roma una differente intuizione “Oblati di Maria”. Il 22 dicembre 1825, egli scrisse al padre Tempier: “Oblati di Maria! Questo nome soddisfa il cuore e l’udito!”. Sapete anche che il 15 agosto 1822 dopo aver meravigliosamente esaltato la Madre di Dio nella Chiesa della Missione, situata in Corso Mirabeau ad Aix e dopo aver benedetto una statua di Maria Immacolata, il vostro fondatore attribuì a questa Madre di Dio una grazia singolare una sicurezza interiore del merito della sua società e del bene che avrebbe fatto in futuro. Cari figli del beato Eugenio di Mazenod, sempre e dovunque siate i missionari oblati di Maria Immacolata! Sotto la sua protezione siete sicuri di non perdere mai coraggio, fiducia, pace e gioia.

Sono felice di darvi la mia benedizione apostolica e di estenderla a tutti gli oblati che rappresentate.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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