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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE AUTORITÀ CIVILI

Lione (Francia), 4 ottobre 1986

 

Signor ministro.

1. È stata per me una grande gioia poter salutare al mio arrivo il signor presidente della Repubblica e, per mezzo di lui, tutta la nazione francese. E ora ricevo la stessa calorosa accoglienza dal rappresentante del Governo francese, che ringrazio di cuore per le sue amabili parole. La vostra carica di ministro di Stato mi spinge a formulare i migliori auguri perché la Francia contribuisca a far progredire nel mondo la comprensione tra i popoli, la giustizia, la pace, la solidarietà.

Vorrei salutare anche tutte le personalità qui presenti, i ministri e gli ex ministri, le autorità prefettizie delle regioni Rhone-Alpes e Bourgogne e dei relativi dipartimenti, i deputati e i senatori, i consiglieri regionali e generali, i sindaci e i loro collaboratori, in special modo quelli della città di Lione e tutti coloro che, a diverso titolo, sono al servizio della nazione, della città e della regione, nonché le famiglie e gli amici che li accompagnano.

2. Signore e signori, sono lieto che le varie autorità francesi abbiano voluto incontrare il Papa nel pieno rispetto della sua missione religiosa e umana. Possiamo ringraziare Dio di vivere in un’epoca in cui la distinzione delle competenze spirituali e temporali è più agevole e pacifica che nei secoli passati, per esempio ai tempi di Papa Bonifacio VIII e di Filippo il Bello! Il carattere propriamente universale della missione del successore di Pietro risalta meglio agli occhi di tutti, e il Papa è molto più libero di accogliere tutte le vostre umane preoccupazioni quali responsabili del bene comune e di sostenere i vostri nobili sforzi, nello spirito della costituzione conciliare Gaudium et Spes su “La Chiesa nel mondo contemporaneo”.

3. Dopo la mia visita ufficiale a Parigi, la capitale, i lionesi si aspettavano che mi fermassi anche nella loro città, attualmente la seconda della Francia per popolazione urbana. Ma ci sono dei precedenti: nove Papi vi sono passati, vi hanno soggiornato o sono originari di questa città. L’occasione mi è stata offerta oggi dalle celebrazioni in onore di due umili sacerdoti, Jean-Marie Vianney e Antoine Chevrier. Ma comunque, come l’apostolo Paolo, ritengo importante portare il Vangelo e raggiungere il popolo cristiano nel cuore delle grandi città.

La posizione privilegiata di Lione, situata alla confluenza di tre province della Francia, non era sfuggita al legato romano Munazio Planco fin dal 43 a.C. e l’Impero Romano teneva questa colonia in così alta considerazione che aveva permesso ai suoi figli di sedere in Senato, prima di cadere in disgrazia ai tempi di Settimio Severo. I secoli successivi hanno permesso alla città di riprendere nella libertà il suo sviluppo, di dare impulso alla cultura e alle arti, di estendere la sua influenza, di manifestare la sua vitalità in tutti i settori dell’economia e degli scambi.

Anche la Chiesa ha considerato Lione come luogo privilegiato da quando i primi martiri vi testimoniarono la loro fede e il primo vescovo della Francia vi ha esercitato il suo ministero. Vi si sono tenuti due grandi Concili ecumenici: latini e greci vi hanno cercato l’unità. E lo spirito d’iniziativa, che contraddistingue i cittadini nella vita civile, si incontra anche nei ministri della Chiesa, fra cui molti furono pionieri. Ma altri incontri mi offriranno l’occasione di tornare su questa storia della Chiesa.

4. Ora, prima di salutare ad una ad una le personalità presenti, voglio subito rassicurarle della mia stima e dei miei auguri per le funzioni che essi svolgono al servizio della società, qualunque siano le loro convinzioni religiose e le loro opinioni politiche, dal momento che si tratta di cercare sinceramente il bene comune dei loro concittadini. Poiché se ho lodato la vitalità di Lione, non posso dimenticare i complessi problemi che affrontate ogni giorno: quelli della ristrutturazione economica, dell’occupazione, di una urbanizzazione a misura d’uomo, della sicurezza, della convivenza pacifica, della qualità dei costumi, dell’educazione delle nuove generazioni: tutto ciò, insomma, che fa il vanto di una città, il benessere dei suoi membri, la garanzia del suo progresso. Le istanze ecclesiali hanno un ruolo, di ordine spirituale e morale, che contribuisce a educare al senso della giustizia e dell’amore, con una speciale attenzione a coloro che il progresso rischia di emarginare. Credo che, su molti punti, l’attenzione della Chiesa coincida con la vostra, per promuovere condizioni di vita sempre più umane.

Prego Dio che orienti le vostre coscienze a ricercare il maggiore bene dei vostri concittadini nella concordia e nella fraternità. È questo il significato della mia benedizione. Grazie per la vostra accoglienza.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

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