Cari fratelli e sorelle carcerati,
Attraverso Radio-Fourvière mi è dato rivolgervi una parola di amicizia e di speranza.
La rivolgo a voi, che scontate una pena nelle carceri di Lione mentre penso
anche a tutti gli altri, uomini e donne detenuti in Francia. La mia missione non
è quella di esercitare la giustizia umana, sostituendomi alle istanze legali
che vi hanno giudicato nel vostro paese. Ignoro peraltro le cause diversissime
della vostra detenzione, e non spetta a me neppure valutare quella che è stata
la vostra responsabilità né i danni che avete potuto causare ad altri e che
forse sono per voi motivo di un segreto tormento.
La
mia missione è evangelica, come quella dei cappellani che sono al vostro
servizio e di tutti coloro che vi accompagnano fedelmente nella vostra prova,
per offrirvi il loro sostegno umano e spirituale. Voglio innanzitutto invitarvi
a riacquistare fiducia in voi stessi. Vi è nel più profondo di ciascuno di
voi, credenti e non-credenti, una dignità umana che non è andata distrutta,
un bisogno di essere amati e un desiderio di amare, una coscienza ancora capace
del bene e del vero. Coloro che hanno fede in Dio, coloro che credono in Gesù
Cristo Salvatore - e la prova della prigione può essere un momento propizio
per rivolgersi a lui, per una conversione - sanno che Dio è ricco di
misericordia. Non ha mai cessato di guardarvi con amore, come al figlio prodigo,
e di avere fiducia in voi. E chiede a noi, a noi cristiani, di visitarvi come se
visitassimo Cristo. Egli ci giudicherà lassù: “Ero prigioniero e siete
venuti a farmi visita”.
Io
che medito spesso sull’apostolo Pietro, il primo Papa che dopo averlo
rinnegato è tornato al Signore per confermare i suoi fratelli, dico a tutti i
carcerati che vogliono liberamente ascoltare il messaggio della fede: guardate
il Crocifisso che è stato condannato per la nostra salvezza benché non avesse
commesso alcun male. Guardate al suo amore e alla sua pazienza che sono stati
trasfigurati nella sua risurrezione. Offrite a lui la vostra prova, che sarebbe
troppo pesante per voi soli. Offritela per voi e per gli altri: voi siete
associati alla redenzione. Apritevi a lui e all’amore del prossimo.
La
peggiore delle prigioni sarebbe il cuore chiuso e indurito, e il peggior dei
mali la disperazione. Io vi auguro la speranza. Vi auguro innanzitutto la gioia
di trovare fin d’ora la pace del cuore nel pentimento, il perdono di Dio,
l’accoglienza della sua grazia. Vi auguro la soddisfazione di beneficiare qui
di migliori condizioni di vita, nella misura della fiducia che vi sarete
meritati. Vi auguro di riprendere al più presto il vostro normale posto nella
società, nella vostra famiglia. E vi auguro di vivere fin da ora degnamente,
nella pace, sforzandovi di instaurare tra di voi un maggior spirito fraterno e
sostegno amichevole.
Non
potendovi visitare ad uno ad uno, come ho fatto nella mia diocesi di Roma, vi
assicuro che vi porto tutti nel mio cuore e nella mia preghiera e penso anche
alle vostre famiglie. Vi benedico, nel nome di Cristo Salvatore, insieme ai
vostri vescovi e ai vostri sacerdoti.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana