1. “Come il Padre ha amato
me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9).
Le
parole di Gesù alla vigilia della passione, si rivolgono in modo particolare a
voi, cari fratelli e sorelle religiosi e membri degli Istituti secolari.
Infatti, tra i battezzati, voi avete sentito con forza l’appello di Cristo a
rimanere nel suo amore; avete risposto dal più profondo di voi stessi che ormai
appartenete a lui, ringraziando per l’amore infinito del Padre reso presente
nella sua persona.
Il
santuario nel quale ci troviamo ci invita a rivolgerci a Nostra Signora che ha
ispirato qui la fondazione di numerosi vostri istituti. Madre del Salvatore,
presente all’opera della redenzione, che essa vi accompagni nella vita
religiosa, che sia il vostro modello e il vostro sostegno nella fede e
nell’amore!
Vi
ringrazio dell’accoglienza che mi riservate, della vostra preghiera per il mio
ministero di successore di Pietro. Avete ricordato che Lione è uno dei grandi
focolai dai quali la vita religiosa si è diffusa attraverso i continenti; ed
esprimete le vostre preoccupazioni per la vitalità e la missione dei vostri
Istituti nelle attuali condizioni. Come avete suggerito, ricevo attraverso
queste parole, la testimonianza di tutti i religiosi e di tutte le religiose di
Francia. A tutti e a tutte rivolgo il mio saluto molto cordiale e i miei
affettuosi incoraggiamenti.
2. Il Vangelo che abbiamo
ascoltato ci pone al centro della vocazione battesimale, nonché della vocazione
religiosa che la esprime in modo radicale, con pienezza. “Io ho scelto voi e
vi ho costituiti perché andiate . . .” (Gv 15, 16). “Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). “Vi ho
chiamato amici” (Gv 15,15).
Il
vostro impegno di religiosi è il risultato di una scelta compiuta innanzitutto
dal Signore. La vostra vita, voi l’offrite come una libera risposta a questa
scelta, e la donate. Un tale passo sorprende il mondo. Di fatto, sarebbe solo
una follia se non fosse compiuto nell’amicizia stessa di Cristo che dà la
propria vita, il Figlio di Dio che vive nell’amore del Padre e custodisce
fedelmente i comandamenti. Per mezzo di lui, con lui, potete andare e dare
frutto. Giorno per giorno, con il vostro essere e il vostro agire, siete in
mezzo ai vostri fratelli e sorelle i segni dell’umanità rigenerata nel cuore
aperto del Signore.
3. È in funzione di questa
prima fonte evangelica della vita religiosa che vorrei capire le vostre
preoccupazioni. Certamente non vi aspettate dal Papa una risposta dettagliata a
ciascuna delle vostre domande. So che esse sono il risultato delle riflessioni
del vostro consiglio diocesano che ha il merito di condurre un’analisi lucida
ed esigente delle attuali condizioni nelle quali vi trovate.
Oggi
nella società sono intervenute delle trasformazioni, dei cambiamenti notevoli
hanno avuto luogo nel modo di vivere e di agire dei religiosi. Pensando
all’estrema diversità delle missioni affidate a coloro che sono nella vita
apostolica, vedo la necessità di un attento discernimento, illuminato da una
chiara percezione di ciò che costituisce la vita religiosa.
I
discepoli di Cristo sono mandati nel mondo senza essere del mondo (cf. Gv 17, 16-18).
È importante che il vostro incontro col mondo manifesti l’amore col quale
siete amati. Vicini ai vostri fratelli, voi vedete le loro angosce, le loro
aspettative, la fame del corpo e quella dello spirito, i valori positivi che
vengono alla luce e anche gli smarrimenti che disumanizzano.
Discepoli
di Cristo che vi ha fatto conoscere ciò che ha udito dal Padre (cf. Gv 15, 15),
voi siete portatori del messaggio della salvezza. La vostra vita, la vostra
preghiera, il vostro servizio, la vostra azione hanno come primo obiettivo
quello di far risplendere la luce del Salvatore nel mondo. Le vostre comunità e
le vostre persone consacrate costituiscono dei segni che, tramite la grazia di
Dio, possono essere trasparenti e riportare le persone che avvicinate a Colui
che vi ha chiamati. Non abbiate timore di essere riconosciuti e individuati come
religiosi e religiose.
4. L’autenticità
della vostra esistenza religiosa e della vostra missione è fondata sulla vostra
appartenenza a un Istituto, sui vostri legami comunitari. Non si tratta solo di
essere unito a molti altri, il che tuttavia già rappresenta un segno specifico.
Ancor più, le vostre costituzioni, traducendo i carismi propri dell’Istituto,
esprimono in modo particolare il fatto fondamentale che è il Signore che vi ha
“scelti e costituiti”. Attraverso le regole di vita, ognuno è certo di non
preferire la propria scelta al fatto di essere mandato da Cristo (cf. Gv 15, 16).
Così,
affinché la vostra vita di religiosi risponda pienamente alla sua ragion
d’essere, nell’ambito della comunità strutturata devono aver luogo: comunità
di preghiera, fraterna, che favorisce gli scambi, i consigli, l’attingere alle
risorse, la riconciliazione, garanzia e sostegno della fedeltà ai voti. Aiutati
dal servizio dei superiori e dall’obbedienza liberamente data, i religiosi
possono rendersi disponibili, nella povertà, il cuore casto e libero, agli
appelli pressanti della missione, rimanendo insieme convincenti testimoni
dell’amore salvifico di Cristo per il mondo.
E
come dimostra l’esistenza stessa dei consigli diocesani di religiosi, la
Chiesa locale, guidata dai suoi pastori, conta su di voi. Essa riunisce e
coordina le iniziative pastorali, rafforza le missioni, permette le
collaborazioni necessarie all’apostolato e che arricchiscono tutti. In questo
contesto, voi trovate forza per i vostri impegni quali l’educazione religiosa
e scolastica, l’assistenza ai giovani, le numerose forme di assistenza agli
ammalati, ai più poveri e a quanti sono disorientati, nei compiti di
riflessione dottrinale. E qui si stabilisce la complementarietà tra le
diversissime membra del grande corpo ecclesiale, sacerdoti, persone consacrate,
laici, ognuno adempiendo al ruolo che gli è proprio. Con gli apporti di tutti,
esso è segno di unità per riflettere agli occhi degli uomini il volto di
Cristo.
5. Le comunità contemplative
hanno ricordato il contributo specifico che danno, alla vita ecclesiale. A
Lisieux ho avuto occasione di dire loro quanto è importante la loro semplice
presenza, poiché esse rispondono in modo molto visibile all’invito di Gesù:
“Rimanete nel mio amore”. Esse manifestano il primato di Dio accordando alla
sua lode la priorità su ogni altra attività. Nella comunione con tutto il
corpo di Cristo, donando la loro vita per amore, esse hanno una segreta ma reale
fecondità spirituale; partecipano all’opera della redenzione.
L’irradiamento
che viene dai diversi monasteri contemplativi si manifesta anche attraverso la
purezza, l’intensità e la bellezza della preghiera liturgica, punto di
riferimento prezioso per le altre comunità cristiane. La tradizionale ospitalità
monastica aiuta profondamente molti uomini e donne che cercano in Dio il senso
della propria vita e la forza di sperare, che desiderano scoprire le vie della
preghiera e approfondire la loro adesione di fede, che rinnovano nel silenzio il
loro dialogo col Signore. I poveri bussano alla porta e ricevono quella calorosa
accoglienza che senza dubbio solo coloro che vivono essi stessi in povertà
possono offrire.
Sì,
che le vostre comunità contemplative siano luoghi di intensa comunione
nell’amore di Dio, nell’amore fraterno, grazie alla vostra unione senza
riserva con Colui che ci ha amati per primo!
6. Cari fratelli e sorelle è
nella preghiera che vorrei terminare queste riflessioni suggerite dal Vangelo e
dalle vostre testimonianze.
Signore
Dio nostro, concedi alla presenza visibile e coraggiosa dei religiosi nel mondo
di essere segno eloquente del tuo amore. Permetti che, nei discepoli che hai
scelto e costituiti nella vita religiosa, la chiarezza del loro messaggio, il
dono senza ritorno, delle loro persone, il disinteresse dei loro servizi, la
loro fedeltà nella preghiera siano visti dai giovani come appelli della tua
grazia. Concedi agli Istituti che tanto hanno dato alla tua Chiesa di vedere il
rifiorire di numerose vocazioni, affinché venga proseguita la loro
insostituibile missione.
Signore
Gesù Cristo, concedi a coloro che hai voluto chiamare tuoi amici di conoscere
in pienezza la gioia che hai promesso: la gioia di lodarti, la gioia di servire
i loro fratelli, la gioia di rimanere nel tuo amore. A tutti i tuoi figli
religiosi, chierici e fratelli laici, alle tue figlie religiose, ai membri degli
Istituti secolari, concedi, Signore, il sostegno della tua grazia e
l’abbondanza delle tue benedizioni.