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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN FRANCIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II CON I RELIGIOSI
NELLA BASILICA DI «NOTRE-DAME DI FOURVIÈRE»

Fourvière (Francia), 5 ottobre 1986

 

1. “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9).

Le parole di Gesù alla vigilia della passione, si rivolgono in modo particolare a voi, cari fratelli e sorelle religiosi e membri degli Istituti secolari. Infatti, tra i battezzati, voi avete sentito con forza l’appello di Cristo a rimanere nel suo amore; avete risposto dal più profondo di voi stessi che ormai appartenete a lui, ringraziando per l’amore infinito del Padre reso presente nella sua persona.

Il santuario nel quale ci troviamo ci invita a rivolgerci a Nostra Signora che ha ispirato qui la fondazione di numerosi vostri istituti. Madre del Salvatore, presente all’opera della redenzione, che essa vi accompagni nella vita religiosa, che sia il vostro modello e il vostro sostegno nella fede e nell’amore!

Vi ringrazio dell’accoglienza che mi riservate, della vostra preghiera per il mio ministero di successore di Pietro. Avete ricordato che Lione è uno dei grandi focolai dai quali la vita religiosa si è diffusa attraverso i continenti; ed esprimete le vostre preoccupazioni per la vitalità e la missione dei vostri Istituti nelle attuali condizioni. Come avete suggerito, ricevo attraverso queste parole, la testimonianza di tutti i religiosi e di tutte le religiose di Francia. A tutti e a tutte rivolgo il mio saluto molto cordiale e i miei affettuosi incoraggiamenti.

2. Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci pone al centro della vocazione battesimale, nonché della vocazione religiosa che la esprime in modo radicale, con pienezza. “Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate . . .” (Gv 15, 16). “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). “Vi ho chiamato amici” (Gv 15,15).

Il vostro impegno di religiosi è il risultato di una scelta compiuta innanzitutto dal Signore. La vostra vita, voi l’offrite come una libera risposta a questa scelta, e la donate. Un tale passo sorprende il mondo. Di fatto, sarebbe solo una follia se non fosse compiuto nell’amicizia stessa di Cristo che dà la propria vita, il Figlio di Dio che vive nell’amore del Padre e custodisce fedelmente i comandamenti. Per mezzo di lui, con lui, potete andare e dare frutto. Giorno per giorno, con il vostro essere e il vostro agire, siete in mezzo ai vostri fratelli e sorelle i segni dell’umanità rigenerata nel cuore aperto del Signore.

3. È in funzione di questa prima fonte evangelica della vita religiosa che vorrei capire le vostre preoccupazioni. Certamente non vi aspettate dal Papa una risposta dettagliata a ciascuna delle vostre domande. So che esse sono il risultato delle riflessioni del vostro consiglio diocesano che ha il merito di condurre un’analisi lucida ed esigente delle attuali condizioni nelle quali vi trovate.

Oggi nella società sono intervenute delle trasformazioni, dei cambiamenti notevoli hanno avuto luogo nel modo di vivere e di agire dei religiosi. Pensando all’estrema diversità delle missioni affidate a coloro che sono nella vita apostolica, vedo la necessità di un attento discernimento, illuminato da una chiara percezione di ciò che costituisce la vita religiosa.

I discepoli di Cristo sono mandati nel mondo senza essere del mondo (cf. Gv 17, 16-18). È importante che il vostro incontro col mondo manifesti l’amore col quale siete amati. Vicini ai vostri fratelli, voi vedete le loro angosce, le loro aspettative, la fame del corpo e quella dello spirito, i valori positivi che vengono alla luce e anche gli smarrimenti che disumanizzano.

Discepoli di Cristo che vi ha fatto conoscere ciò che ha udito dal Padre (cf. Gv 15, 15), voi siete portatori del messaggio della salvezza. La vostra vita, la vostra preghiera, il vostro servizio, la vostra azione hanno come primo obiettivo quello di far risplendere la luce del Salvatore nel mondo. Le vostre comunità e le vostre persone consacrate costituiscono dei segni che, tramite la grazia di Dio, possono essere trasparenti e riportare le persone che avvicinate a Colui che vi ha chiamati. Non abbiate timore di essere riconosciuti e individuati come religiosi e religiose.

4. L’autenticità della vostra esistenza religiosa e della vostra missione è fondata sulla vostra appartenenza a un Istituto, sui vostri legami comunitari. Non si tratta solo di essere unito a molti altri, il che tuttavia già rappresenta un segno specifico. Ancor più, le vostre costituzioni, traducendo i carismi propri dell’Istituto, esprimono in modo particolare il fatto fondamentale che è il Signore che vi ha “scelti e costituiti”. Attraverso le regole di vita, ognuno è certo di non preferire la propria scelta al fatto di essere mandato da Cristo (cf. Gv 15, 16).

Così, affinché la vostra vita di religiosi risponda pienamente alla sua ragion d’essere, nell’ambito della comunità strutturata devono aver luogo: comunità di preghiera, fraterna, che favorisce gli scambi, i consigli, l’attingere alle risorse, la riconciliazione, garanzia e sostegno della fedeltà ai voti. Aiutati dal servizio dei superiori e dall’obbedienza liberamente data, i religiosi possono rendersi disponibili, nella povertà, il cuore casto e libero, agli appelli pressanti della missione, rimanendo insieme convincenti testimoni dell’amore salvifico di Cristo per il mondo.

E come dimostra l’esistenza stessa dei consigli diocesani di religiosi, la Chiesa locale, guidata dai suoi pastori, conta su di voi. Essa riunisce e coordina le iniziative pastorali, rafforza le missioni, permette le collaborazioni necessarie all’apostolato e che arricchiscono tutti. In questo contesto, voi trovate forza per i vostri impegni quali l’educazione religiosa e scolastica, l’assistenza ai giovani, le numerose forme di assistenza agli ammalati, ai più poveri e a quanti sono disorientati, nei compiti di riflessione dottrinale. E qui si stabilisce la complementarietà tra le diversissime membra del grande corpo ecclesiale, sacerdoti, persone consacrate, laici, ognuno adempiendo al ruolo che gli è proprio. Con gli apporti di tutti, esso è segno di unità per riflettere agli occhi degli uomini il volto di Cristo.

5. Le comunità contemplative hanno ricordato il contributo specifico che danno, alla vita ecclesiale. A Lisieux ho avuto occasione di dire loro quanto è importante la loro semplice presenza, poiché esse rispondono in modo molto visibile all’invito di Gesù: “Rimanete nel mio amore”. Esse manifestano il primato di Dio accordando alla sua lode la priorità su ogni altra attività. Nella comunione con tutto il corpo di Cristo, donando la loro vita per amore, esse hanno una segreta ma reale fecondità spirituale; partecipano all’opera della redenzione.

L’irradiamento che viene dai diversi monasteri contemplativi si manifesta anche attraverso la purezza, l’intensità e la bellezza della preghiera liturgica, punto di riferimento prezioso per le altre comunità cristiane. La tradizionale ospitalità monastica aiuta profondamente molti uomini e donne che cercano in Dio il senso della propria vita e la forza di sperare, che desiderano scoprire le vie della preghiera e approfondire la loro adesione di fede, che rinnovano nel silenzio il loro dialogo col Signore. I poveri bussano alla porta e ricevono quella calorosa accoglienza che senza dubbio solo coloro che vivono essi stessi in povertà possono offrire.

Sì, che le vostre comunità contemplative siano luoghi di intensa comunione nell’amore di Dio, nell’amore fraterno, grazie alla vostra unione senza riserva con Colui che ci ha amati per primo!

6. Cari fratelli e sorelle è nella preghiera che vorrei terminare queste riflessioni suggerite dal Vangelo e dalle vostre testimonianze.

Signore Dio nostro, concedi alla presenza visibile e coraggiosa dei religiosi nel mondo di essere segno eloquente del tuo amore. Permetti che, nei discepoli che hai scelto e costituiti nella vita religiosa, la chiarezza del loro messaggio, il dono senza ritorno, delle loro persone, il disinteresse dei loro servizi, la loro fedeltà nella preghiera siano visti dai giovani come appelli della tua grazia. Concedi agli Istituti che tanto hanno dato alla tua Chiesa di vedere il rifiorire di numerose vocazioni, affinché venga proseguita la loro insostituibile missione.

Signore Gesù Cristo, concedi a coloro che hai voluto chiamare tuoi amici di conoscere in pienezza la gioia che hai promesso: la gioia di lodarti, la gioia di servire i loro fratelli, la gioia di rimanere nel tuo amore. A tutti i tuoi figli religiosi, chierici e fratelli laici, alle tue figlie religiose, ai membri degli Istituti secolari, concedi, Signore, il sostegno della tua grazia e l’abbondanza delle tue benedizioni.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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