Signor primo ministro, signore, signori, carissimi fratelli e
sorelle.
1. Sono felice di esprimere in
vostra presenza la mia gratitudine e la mia soddisfazione. La ringrazio, signor
primo ministro, di essere venuto personalmente a salutarmi dal momento in cui si
conclude questo terzo viaggio pastorale in Francia. Ringrazio il Governo
francese di tutto ciò che ha fatto per il felice svolgimento di queste
giornate. Mi rendo ben conto dello sforzo e dell’impegno che è stato chiesto
alle autorità civili e militari, a tutto il personale preposto alla sicurezza,
perché le trasferte e le adunanze si svolgessero con ordine e nella pace,
prevenendo i rischi temuti da alcuni per la persona del Papa e per le grandi
folle riunite. Alle numerosissime persone che hanno partecipato a questi
servizi, con discrezione, voglio esprimere a nome di tutti un caloroso
ringraziamento, scusandomi del maggior lavoro e della maggior fatica che sono
stati imposti loro. Così è stato raggiunto lo scopo spirituale di questa
visita pastorale, con grande gioia dei cattolici di Francia che desideravano
ardentemente celebrare la loro fede, insieme a me, in questo paese che ha la
fortuna di conoscere la libertà religiosa e il rispetto delle convinzioni, e
anche, ritengo, con soddisfazione dei loro concittadini di buona volontà,
aperti a ogni messaggio che eleva l’uomo, che dà un senso alla vita, che
fortifica la speranza e stimola la fraternità.
La
mia gratitudine va naturalmente ai miei confratelli nell’episcopato, in
particolare a quelli delle quattro diocesi visitate, a tutti i cristiani che
intorno ad essi hanno attivamente preparato questi incontri e si sono fatti
carico di tutto quello che era necessario.
Voglio
includere nel mio ringraziamento gli operatori delle comunicazioni sociali,
della radio, della televisione e della stampa, che si sono sforzati di dare un
resoconto di questi avvenimenti spirituali per metterli alla portata del
pubblico
2. Signor primo ministro, a
lei che ricopre un’altissima carica al servizio dei francesi, assicuro i miei
più fervidi auguri per questo amato Paese. Desidero innanzitutto che la Francia
conosca la pace alla quale ha diritto, al sicuro dalle aggressioni di un
terrorismo internazionale al quale deve andare la riprovazione dell’umanità
intera, degli Stati e delle organizzazioni internazionali. Auspico con lei un
impegno comune di tutti i cittadini perché non vengano emarginati nuovi poveri.
Possa il rispetto degli altri, pur nelle loro differenze, rinforzare un clima di
tolleranza e di cooperazione, dove ciascuno accetti i doveri che gli incombono e
al tempo stesso rivendichi i propri diritti! Incoraggio anche lo sforzo - che
i francesi hanno realizzato così bene nella loro storia - per inventare gesti
di solidarietà verso i Paesi meno favoriti di loro, anche quando si sentono più
limitati nelle loro possibilità. Mi auguro che la Francia continui a fare onore
al genio dello spirito e al genio del cuore.
3. Per ciò che concerne la
fede, cari fratelli e sorelle cristiani, credo di essere riuscito a entrare in
sintonia con l’anima profonda della Francia i cui figli e le cui figlie non
hanno dimenticato la loro storia cristiana, la loro vocazione di battezzati, per
quanto circondati dalle nebbie dell’indifferenza religiosa, del dubbio e di un
rispetto umano che troppo spesso tende a far ripiegare su se stessi. I giovani
hanno manifestato una bella fiducia. Molti sacerdoti, religiosi, laici,
riaffermano con forza la loro volontà di rispondere totalmente alla loro
vocazione. È possibile un nuovo slancio spirituale e apostolico per la Chiesa
in Francia.
“Quando
i santi passano, Dio passa con essi . . .”. Avete la fortuna, cari amici, di
avere in Francia dei grandi centri di santità. Non vedete che i pellegrini di
altri paesi, che il Papa stesso, vengono a ritemprarsi in essi? I santi ci
mostrano la via del rinnovamento autentico. Abbiate un cuore di povero, ci dice
il beato padre Chevrier. Apritevi alla misericordia e al perdono di Dio, insiste
il curato d’Ars. Avvicinatevi al cuore di Cristo, ci suggerisce Marguerite-Marie,
per cambiare il vostro cuore di pietra in un cuore di carne. Fate l’esperienza
della gioia che ci viene dall’amore di Dio e dalla dolcezza dell’amore
fraterno, ci ricorda san Francesco di Sales.
Sono
solo alcune sorgenti di santità, accanto a quelle che esistono nelle altre
vostre regioni. Esse sono sempre alla vostra portata per la vita di ogni giorno.
Possiate aver compreso in queste giornate che la santità non è privilegio di
pochi, che la dolcezza evangelica non è debolezza, che parlare del “cuore”
secondo Dio non è un effimero sentimentalismo! È un amore forte, della forza
di Dio, che cambia il corso di una vita, che solleva il torpore della società.
“Se tu conoscessi il dono di Dio!” (Gv 4, 10). Questa è la via che conduce
alla vita. Su questa via Cristo vi benedice. E io, con l’affetto e la
preghiera, resto vicino a voi. Grazie.
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