 |
PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN
FRANCIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALL'ISTITUTO DEL PRADO ALLA GUILLOTIÈRE
Lione (Francia), 7 ottobre
1986
Cari amici.
1. Dopo la celebrazione
solenne della beatificazione, e prima di lasciare Lione, ho la gioia di venire
in pellegrinaggio alla tomba di padre Antoine Chevrier e di condividere con
semplicità la letizia della famiglia spirituale del Prado: sacerdoti, suore,
fratelli, laici dell’Istituto femminile.
Il
chicco di grano seminato da padre Chevrier ha richiesto un certo tempo per
germogliare. Quando morì, la famiglia pradosiana era molto modesta, come lo era
stata la sua vita caratterizzata dall’umiltà: quattro giovani sacerdoti,
alcune donne; numerosi tuttavia furono quelli rimasti toccati dal suo esempio.
Trattandosi di un’intuizione autenticamente apostolica, profonda, rispondente
alle necessità della Chiesa, scaturita dal cuore di un santo appassionato di
Gesù Cristo e dell’amore per i poveri, non poteva rimanere nascosta. Ha
impiegato tuttavia un certo tempo per incarnarsi in una forma canonica precisa
- si tratta oggi per i sacerdoti e i fratelli, di un istituto secolare di
diritto pontificio - perché volevate rimanere radicati nelle Chiese
particolari, come sacerdoti secolari.
La
piccola pianta è diventata un albero, specialmente negli ultimi quarant’anni,
in Francia, dove si è assistito a una presa di coscienza dell’immensa
missione da svolgere tra coloro che sono lontani dalla Chiesa; poi in Italia, in
Spagna, in America Latina, in Africa, in Asia. Ha ricevuto un nuovo slancio
dall’indimenticabile mons. Alfred Ancel, che ho conosciuto bene, con i suoi
successori, particolarmente i padri Berthelon, Arnold e Bravo, che sono qui
presenti. L’influenza di padre Chevrier si è largamente estesa nella Chiesa,
ben oltre i membri del Prado, presentando un carisma nuovo che ispira i
cristiani e i loro pastori in mezzo alle altre correnti spirituali e
apostoliche. La Chiesa è felice di poter contare sull’appoggio dei discepoli
di padre Chevrier. Possano il suo esempio e la sua intercessione rafforzare e
accrescere ancor più la vostra famiglia, e specialmente conservarla
nell’amore di Gesù Cristo, della Chiesa e dei poveri, come aveva voluto
lui!
2. La semplicità di questa
cappella, una vecchia sala da ballo, è come un simbolo che ci invita a
ringraziare per questo sacerdote che ha cercato una cosa sola: vivere come un
vero discepolo di Gesù. La sua vita è stata la conferma della sua parola: “È
la virtù, è la carità che ispirano realmente la fiducia e l’amore del
popolo . . . Mettete un sacerdote povero in una chiesa di legno aperta a tutti i
venti; egli attirerà e convertirà più persone . . . che un altro sacerdote in
una chiesa d’oro” (Le veritable disciple, pp. 296-297). Il
sacerdote povero è quello che vive secondo le beatitudini che abbiamo
ascoltate.
Antoine
Chevrier ha percorso spesso queste vie di La Guillotière. Conosceva la miseria
della gente di questi quartieri che costituivano allora il sobborgo industriale
della città di Lione. Soffriva alla vista del fossato che si andava scavando
tra gli operai e la Chiesa. Sarebbe forse inutile ripercorrere davanti a voi i
tempi forti della sua esperienza spirituale e apostolica: accanto al trauma per
l’angoscia dei poveri, la commozione davanti all’annientamento di Gesù, la
meditazione quotidiana delle sue parole, prese alla lettera, la condivisione
dell’ardore apostolico di san Paolo.
Ha
avuto una sola passione: Gesù Cristo contemplato nel presepio, la croce e
l’Eucaristia. Uno scopo solo: evangelizzare i poveri. La sua ricerca
permanente era di camminare secondo lo Spirito di Dio. Il suo desiderio ardente:
dare alla Chiesa e al mondo sacerdoti poveri e catechisti validi, disposti ad
andare dovunque per mostrare Gesù Cristo. Pervaso dell’amore di Cristo, che si è
donato come pane di vita agli uomini nell’Eucaristia, egli vede che l’efficacia
del pastore è quella di farsi buon pane per gli uomini: “Il sacerdote è un uomo
spogliato, un uomo crocifisso, un uomo mangiato” (come illustrato nel quadro
impressionante di Saint-Fons).
In
padre Chevrier voglio rendere omaggio a tutti gli apostoli che si fanno buon
pane per il loro popolo: operai, disoccupati, immigrati, popolazioni delle
bidonvilles e delle favelas, contadini dei paesi del Terzo mondo . . . Questi
uomini e queste donne hanno bisogno di sacerdoti e di cristiani totalmente
consacrati al Vangelo, che si sforzano di rispondere alla loro fame di pane, di
dignità e soprattutto di Dio.
Facendomi
eco della grazia che fu accordata a padre Chevrier e della fame dei poveri che
ho vista nel mondo intero voglio dare a voi, che siete la sua famiglia, quattro
orientamenti.
3. Andate ai poveri per fare
di essi veri discepoli di Gesù Cristo. Andate fino ai diseredati per dare
testimonianza della bontà di Dio. Siate i testimoni dell’amore di
predilezione di Gesù e della sua Chiesa per i poveri: “La buona novella è
annunciata ai poveri”. Naturalmente senza fare esclusivismi, senza alcun
disprezzo per gli altri, perché l’amore evangelico abbraccia tutti gli uomini
per salvarli, ed esistono molte specie di povertà, perfino in mezzo ai ricchi.
Ma voi andate specialmente ai poveri, a coloro che troppo spesso sono
abbandonati. E affinché il vostro amore sia più autentico, la vostra
testimonianza più credibile, continuate a condividere da vicino la vita degli
uomini, mantenendovi liberi riguardo alle loro scelte temporali e politiche.
Possano tutti “vedere” in voi la presenza di Cristo, possano ascoltare nelle
vostre parole il Signore risuscitato e possano accedere alla fede!
Non
abbiate paura. Non lasciatevi fermare dai ragionamenti che, secondo le parole di
padre Chevrier, “uccidono il Vangelo”. Parlate, interpellate coloro che si
abituano all’ingiustizia, che s’installano nell’indifferenza e
nell’incredulità. Il mondo ha bisogno di conoscere da voi l’assoluto del
Vangelo. Senza abbandonare la dolcezza e l’umiltà del beato Antoine Chevrier,
senza ignorare le condizioni complesse dell’evangelizzazione, o la pedagogia,
mostrate Gesù Cristo. Che egli esca in qualche modo dalla vostra bocca e dalla
vostra intera esistenza. Sì, andate ai poveri, affinché Gesù Cristo possa
essere riconosciuto e accolto.
4. Il vostro carattere
distintivo sia sempre la semplicità e la povertà. In seno alla Chiesa abbiamo
bisogno di uomini e di donne che ci ricordino la forza e la libertà dataci
dalla povertà apostolica. Siate poveri e semplici nel vostro stile di vita, in
modo che gli uomini colgano la bellezza della povertà evangelica. Siate
disinteressati. “Date gratuitamente ciò che avete ricevuto
gratuitamente”.
5. Parlate di Gesù Cristo con
la stessa intensità di fede di padre Chevrier. Colui che conosce Gesù Cristo
- di quella conoscenza nel senso giovanneo che include l’amore - non vive
più per se stesso, ma per Gesù Cristo e per farlo conoscere agli altri. I
poveri hanno il diritto che si parli loro di Gesù Cristo. Hanno diritto al
Vangelo e alla totalità del Vangelo. Ricordate la consegna di padre Chevrier:
“Catechizzate gli uomini, ecco la grande missione del sacerdote oggi” (Lettere,
p. 70). Dobbiamo annunziare esplicitamente il Vangelo con fedeltà, semplicità,
autorità e fermezza. “Che i misteri di Nostro Signore vi siano così
familiari da poterne parlare come di una cosa che vi è propria, come la gente
sa parlare del proprio stato, dei propri affari” (Lettere, p. 47). Che
la vostra predicazione, alla portata dei semplici, rischiari l’intelligenza,
tocchi i cuori e faccia vivere la novità del Vangelo in mezzo agli
uomini.
6. Appoggiatevi
sempre a Gesù Cristo e alla Chiesa. Dovete prendere iniziative e andare
incontro a quelli che sono lontani. Ma non dobbiamo dimenticare che andiamo in
nome di Cristo e della Chiesa. L’ubbidienza di chi è inviato è premessa
indispensabile della sua fecondità apostolica. Una vita dedicata ai poveri non
è sempre facile. Per lasciarsi condurre dallo Spirito di Dio in mezzo alle
tensioni e alle ambiguità dell’esistenza è necessario frequentare con
assiduità la parola di Dio e rimanere in comunione con i vostri vescovi e con
il Papa.
Padre
Chevrier ha voluto che i suoi primi seminaristi concludano a Roma la loro
formazione, e qui li ha raggiunti. Era profondamente consapevole della necessità
di lavorare nella Chiesa. Diceva che lo Spirito di Dio è nella Chiesa, nel
Papa, nei santi, in una buona regola tratta dal Vangelo e approvata dalla
Chiesa.
Cari
amici, come lui amate la Chiesa, lavorate con essa, per essa. Non vi sono
discepoli o testimoni fuori della Chiesa. Del resto, pur conservando il vostro
carisma e restando disponibili ai poveri nella Chiesa universale, tenete molto a
restare legati alle Chiese diocesane delle quali condividete e stimolate lo
slancio missionario. La missione è opera di tutta la Chiesa.
“Benedictio
pauperibus”, diceva Pio IX nell’accogliere i quattro primi diaconi del Prado
a Roma, nel novembre del 1876. Il suo successore è oggi felice
d’incoraggiare, nel luogo stesso del suo primo insediamento, l’intera
famiglia del Prado.
A voi
tutti, sacerdoti, fratelli, suore e laici del Prado, e a tutti quelli ai quali
siete inviati; a tutti coloro che vivono oggi intorno al quartiere di La
Guillotière, impartisco la mia affettuosa benedizione apostolica.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana |