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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI PRESENTI ALLA CANONIZZAZIONE
DEL CARDINALE GIUSEPPE MARIA TOMASI

Lunedì, 13 ottobre 1986

 

Fratelli e sorelle carissimi,
Religiosi e religiose dell’Ordine Teatino.

1. Mentre perdura nel nostro animo l’eco profonda della solenne Liturgia di ieri, con fa quale ho proclamato santo il card. Giuseppe Maria Tomasi, ho la gioia di incontrarmi in modo speciale con voi, che più da vicino - sia spiritualmente che fisicamente - avete voluto partecipare all’esultanza di tutta la Chiesa per l’elevazione all’onore degli altari di questo glorioso figlio della terra siciliana. Il card. Tomasi è stato un grande servitore della Chiesa universale, ma nello stesso tempo non si dimenticò mai della sua Sicilia, del suo popolo, delle sue necessità, dei suoi problemi. Al contrario, più egli si sentiva figlio della Chiesa, più si sentiva figlio della terra siciliana e dei suoi poveri, che egli, anche quando fu rivestito di alte cariche e della stessa dignità cardinalizia, continuò sempre a servire, dedicandosi anche ai più umili e nascosti servizi della carità verso i più piccoli, verso gli indotti, verso i malati, verso i bisognosi.

Ecco perché il card. Tomasi è modello di pastore e di religioso non soltanto per tutta la Chiesa, ma anche, più concretamente, per la Chiesa siciliana in particolare. Da vero sacerdote e religioso egli seppe sempre sentire, nel suo animo, gli interessi universali della Chiesa, e avvertire, nel contempo, bisogni particolari e concreti delle numerose anime che avvicinava o che gli stavano appresso. Sapeva elevare lo sguardo alle grandi imprese della sapienza e della carità e piegarsi nello stesso tempo - secondo l’insegnamento dell’Apostolo (Rm 12, 16) - “alle cose umili”. In ciò sta il segno della vera grandezza e il presagio di una gloria immortale.

2. Cari fratelli e sorelle, vi saluto con profonda effusione d’animo. Siete giunti numerosi dall’Italia, e in special modo - si comprende - dalla bella Sicilia: e rilevo la presenza del gruppo proveniente da Torretta, in provincia di Palermo, dove è molto sentita la devozione al nuovo santo e dove ebbe luogo il miracolo approvato per la canonizzazione.

Ben volentieri al termine di questo incontro, procederò - secondo quanto mi è stato chiesto dalla comunità cristiana di Torretta - a ornare con le corone d’oro offerte dai fedeli l’immagine della Madonna di Valverde, patrona della città. Sia questo mio gesto di buon auspicio per una sempre più tenera e feconda devozione nel popolo torrettano alla santissima Madre di Dio.

Desidero poi salutare anche i gruppi provenienti da altri Paesi: la figura, infatti, di san Giuseppe Maria non appartiene più ormai soltanto alla Sicilia, ma all’intera Chiesa e all’umanità.  

3. Amati pellegrini: l’obiettivo della vostra visita è estremamente significativo. Chi fra di voi viene dai luoghi più lontani, ha dovuto sopportare le inevitabili molestie del lungo viaggio. In questo gesto, vedo una testimonianza di fede viva e sincera da parte di tutti voi: fede nel valore delle intercessioni dei santi, nostri fratelli che ci hanno preceduto e ci indicano il cammino del Vangelo e della salvezza; fede nella saggezza materna della Chiesa, che con la sua autorità apostolica ci mostra gli esempi da imitare e il sentiero sicuro da seguire; fede nella comunione con il successore di Pietro, che oggi vi accoglie con profondo affetto e vi dà il suo più cordiale benvenuto.

4. Ogni beatificazione e canonizzazione porta con sé il significato di un aiuto alla comprensione di come l’universalità del messaggio cristiano si diffonde nel mondo partendo sempre dalle persone, dai luoghi, dalle culture, dalle realtà concrete e particolari. San Giuseppe Maria Tomasi per nascita, famiglia e cultura è un autentico figlio della Sicilia; ma allo stesso tempo è un autentico figlio della Chiesa. I suoi dati personali, l’educazione ricevuta, le ricchezze della sua terra, ogni cosa contribuì a metterlo al servizio dei fratelli, a impegnarsi per il bene della Chiesa e dell’umanità intera. La sua fede nacque nel seno di una nobile famiglia siciliana, ma egli visse per l’edificazione della Chiesa e per la salvezza delle anime.

Nella formazione della personalità di san Giuseppe Maria Tomasi, così ricca tanto dal punto di vista umano come da quello cristiano, mi compiaccio nel pensare al ruolo svolto dei suoi premurosi genitori, che - cosa normale per quei tempi e per le famiglie del suo rango - lo avevano predestinato in un primo momento al servizio del re di Spagna; tuttavia, più tardi, avendo intuito che il figlio era chiamato dal Signore alla vita religiosa, diedero il loro consenso, accondiscesero a offrirlo a colui che ci chiede tutto perché ci vuole dare tutto. I genitori di Giuseppe Maria seppero intuire e accettare che il proprio figlio fosse chiamato al servizio totale e, potremmo dire, persino al sacrificio, nella vita religiosa, su ideali molto più elevati e universali, come quello della Chiesa e del regno di Dio, e in particolare - guardando all’inclinazione personale che volle seguire - della promozione e del perfezionamento della Sacra Scrittura.

5. Cari fratelli e sorelle! Come abbiamo fatto ieri, poniamo questo incontro sotto il patrocinio di san Giuseppe Maria Tomasi. Ora che la Chiesa ha ufficialmente riconosciuto la sua santità, invochiamo la sua intercessione con maggiore fiducia, rivolgiamoci a lui con la certezza che ora egli intercederà ancor di più per l’intera Chiesa, e in particolare per la sua cara famiglia religiosa, l’Ordine dei Padri e delle Suore Teatine. La Chiesa ha un altro protettore in paradiso. Questo dovrebbe essere per noi una fonte di più grande energia e consolazione a continuare fiduciosamente lungo il sentiero del Vangelo nonostante le prove e gli impedimenti sulla strada. È un invito a non spaventarci di fronte alle difficoltà dei problemi, anche se essi sembrano insolubili a livello umano.

L’intercessione dei santi serve proprio a riportare la nostra povera umanità ferita dal peccato a quella dignità che il Creatore desiderò e che il Redentore ha restituito al prezzo del suo sangue.

Vi benedico affettuosamente.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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