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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA RAPPRESENTANZA DELLA SOCIETÀ INTERNAZIONALE
DEGLI ARTISTI CRISTIANI

Martedì, 14 ottobre 1986

 

Cari artisti e amici.

1. Sono onorato dalla vostra visita, e la vostra presenza qui oggi mi commuove. Vi ho chiamati amici perché mi sento molto affine a voi e ho una grande stima per gli artisti. Sono profondamente grato alla Società Internazionale degli artisti cristiani che ha lavorato così diligentemente per organizzare questo Congresso che ha invitato a Roma architetti, pittori, scultori, poeti, scrittori, musicisti e coloro che sono impegnati nel teatro o qualsiasi altra attività artistica.

Desidero anche esprimere la mia gratitudine al Pontificio Consiglio per la cultura per il suo concreto sostegno a questo sforzo. È quindi con immensa gioia che vi do il benvenuto, cari amici provenienti dal mondo intero, che state tenendo il vostro incontro nella bella chiesa di Santo Stefano Rotondo a Roma. Ho appreso con piacere che nello stesso luogo avete allestito una mostra dei vostri lavori d’arte per questa occasione.

2. Sono felice di incontrarvi perché vedo in voi dei veri benefattori dell’umanità. Voi portate al mondo una pienezza e una elevazione spirituale attraverso la contemplazione del bello. La vostra visita alla Sede di san Pietro ha valore di testimonianza alla Chiesa, che ha sempre favorito le arti, formato generazioni di artisti e ispirato opere d’arte che hanno arricchito la cultura mondiale. Sono profondamente convinto, sulle linee date da papa Paolo VI agli artisti nella Cappella Sistina nel 1964, che è necessario far rinascere l’amicizia tra la Chiesa e gli artisti che, per varie ragioni, si è raffreddata nei tempi moderni. Perché allora non desideriamo consolidare quell’amicizia? E questa è la fondamentale ragione: tra l’arte che voi esprimete con la vostra attività e la fede, alla quale noi diamo testimonianza per mezzo del nostro ministero, esiste una naturale relazione, una profonda affinità, una meravigliosa possibilità di collaborazione. Sia l’arte che la fede esaltano la grandezza dell’uomo e la sua sete di infinito. Gli artisti e la chiesa trovano che essi possono condividere la stessa idea di uomo, la stessa speranza, al di là dei gravi pericoli che pesano sul suo futuro.

Sì, l’uomo moderno è seriamente spaventato, non solo dalle armi nucleari e dai disastri ecologici, ma persino dal materialismo pratico e dall’indifferenza religiosa. Come dissi durante la mia visita alla Scala di Milano (21 maggio 1983), “È necessario praticare un’ecologia dello spirito che sia al servizio dell’uomo”. Gli artisti cristiani possono aiutare la Chiesa a far amare Dio nella sua bellezza e bontà infinita. Infatti è questa mancanza di amore che rende la Chiesa e i cristiani instancabili nel loro servizio alla verità e alla bellezza. L’uomo ha bisogno di Dio perché è stato creato da Dio e fatto per Dio. L’uomo non può fare a meno di Dio, in Dio solo è la sua salvezza. La missione dei cristiani è precisamente questa: aiutare l’umanità a riscoprire Dio.

3. Cari artisti e amici, voi siete chiamati a un servizio che eleva, arricchisce, consola lo spirito umano, aiutando l’uomo a raggiungere Dio. Questa è la sublime missione dell’arte, che non è senza analogia con la missione della Chiesa. Inoltre il tema del vostro Congresso mi sembra molto opportuno: “La Chiesa ha bisogno di artisti”. Sono sicuro che come artisti cristiani conoscete chiaramente la mutua assistenza che la Chiesa e gli artisti, la fede e l’arte sono chiamati a darsi a vicenda. Più che mai il mondo nel quale viviamo ha bisogno di valori spirituali, valori che il vostro lavoro aiuta a comunicare. Come affermava il Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965) nel suo messaggio agli artisti, “il nostro mondo ha bisogno del bello per non sprofondare nella disperazione”.

4. Sta sviluppandosi tra la Chiesa e gli artisti un’amicizia nuova, dopo un periodo di una certa incomprensione. Ne è chiara testimonianza l’opera e il magistero dei miei predecessori e del Concilio Vaticano II, che con la costituzione sulla sacra liturgia pose le fondamenta per un più fecondo rapporto con gli artisti. Altro segno eloquente dell’inizio di un’epoca nuova di collaborazione è la collezione di arte religiosa moderna dei Musei Vaticani.

Anche al giorno d’oggi la fede può ispirare gli artisti e aprire orizzonti sconfinati alle loro intuizioni. Da parte sua la Chiesa, che ha sempre favorito le arti e il loro nobile servizio, incoraggia in particolar modo l’arte sacra, la quale è autentica quando si ispira e in modo degno esprime “una nobile bellezza piuttosto che una mera sontuosità”. In una società segnata da una tecnologia a volte disumanizzante e da un edonismo consumistico, voi, cari amici artisti, siete chiamati a testimoniare un amore profondo per la verità del mondo e dell’umanità. Creando opere che svelino l’alta vocazione dell’uomo, fatevi interpreti magistrali e sinceri della trascendenza.

L’arte vera aiuta a cogliere il mistero della realtà spirituale, facilitandone la comprensione, che arricchisce ed eleva l’uomo conducendolo a un gaudio intenso. L’artista, pertanto, non solo è in grado di soccorrere l’uomo contemporaneo, non di rado ferito e privato della sua dignità, ma anche di fornire l’antidoto al materialismo e al culto dei moderni idoli, producendo opere artistiche, le quali riverberano con chiarità e armonia la fonte sorgiva dell’essere.

5. In una realtà sociale che muta vertiginosamente, sappiate così svelare l’uomo a se stesso e ricordargli le fondamenta della sua grandezza, la sua capacità di conoscere la verità assoluta e di elevarsi alla contemplazione del Creatore ammirando la bellezza della natura. Auspico, poi, che la vostra arte contribuisca a celebrare la fraternità che unisce gli uomini e li raccolga in una sorta di “ecumenismo culturale”, il quale superi tutte le frontiere, le differenze e le divisioni. Vi esorto, altresì, a comunicare all’uomo contemporaneo la speranza che non muore, i valori che non declinano, tenendo desta un’inquietudine salutare, una domanda di significato.

In tale prospettiva la vostra arte è una diaconia ai fratelli e una preziosa alleata della fede, perché fa comprendere agli uomini e alle donne del giorno d’oggi che il non aver fiducia nella Chiesa significa giungere, in tempi più o meno rapidi, a non riporre speranza alcuna nell’uomo. Da parte sua la Chiesa non esita affatto nel riconoscervi la libertà creativa necessaria per la realizzazione di opere, che esprimano contenuti originali e significati inediti, mediante una grande molteplicità di tecniche e una ricca varietà di forme espressive. La fedeltà nel servire la vocazione spirituale dell’uomo favorisce un’immensa libertà, che unisce il coraggio alla saggezza.

Auguro poi che la vostra arte conduca a una nuova epifania della fede e divenga scuola di umanità, perché quando essa è autentica “contribuisce - come dissi agli artisti in Belgio - a risvegliare la fede assopita. Apre il cuore al mistero dell’altro. Eleva l’anima di chi è troppo deluso o abbattuto per sperare ancora” (20 maggio 1985).

6. Cari artisti e amici, alla luce dell’esperienza artistica e spirituale del Beato Angelico, che ho voluto proclamare vostro patrono, sappiate perciò sviluppare alla luce della fede un’arte vera, rendendola anche un valido strumento di promozione umana e di evangelizzazione. I nostri contemporanei non di rado hanno bisogno di questa luce e di questo calore. Fate vibrare nell’animo loro non solamente l’emozione di una intuizione estetica, ma anche i giudizi e le convinzioni religiose che vi animano. Diverrete in tal modo testimoni dell’Assoluto, messaggeri della verità e dell’amore, benefattori dell’umanità, che potrà conoscere Cristo, il quale - come insegna san Tommaso - è bellezza suprema per splendore di divinità, per luce di giustizia, nitore di verità e forza di comunicazione.

Vi accompagni e sostenga sempre la mia apostolica benedizione, che di vero cuore imparto a voi e a quanti vi sono vicini negli affetti e nel lavoro.


Saluto molto cordialmente nella loro lingua tutti i partecipanti di lingua tedesca presenti oggi. Mi ricordo con particolare gioia dell’incontro avuto con gli artisti nella Herkulessaal a Monaco nel novembre 1980, occasione per una migliore comprensione delle Chiesa e dell’arte al servizio dell’uomo.

Questo spirito di coscienza e responsabile partecipazione possa essere nuovamente rafforzato e ulteriormente approfondito dall’incontro odierno.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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