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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMUNI ITALIANI

Sabato, 25 ottobre 1986

 

Signor presidente,
egregi signori delegati dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI).

1. La vostra presenza qui alla vigilia della mia partenza per l’Umbria, ha un significato ben preciso, che è per me motivo di grande conforto: essa esprime la partecipazione di tutta la popolazione italiana, di cui voi siete autorevoli rappresentanti, alla giornata di preghiera, che avrà luogo lunedì prossimo ad Assisi, per implorare da Dio, datore di ogni bene, il fondamentale dono della pace.

Lieto per questa vostra visita, vi saluto di cuore e ringrazio sentitamente il presidente nazionale dell’Associazione per le nobili parole con cui ha interpretato i vostri sentimenti riaffermando la volontà di pace dei Comuni italiani e dei loro amministratori. Ringrazio voi per la vostra venuta e ringrazio pure coloro che vi hanno inviato per manifestare con questo gesto la loro adesione all’iniziativa.

Voi siete rappresentanti di un popolo che, avendo sperimentato nel vivo della propria carne le prove drammatiche dell’ultimo conflitto mondiale, vuole sinceramente la fine degli atti di guerra in ogni parte del mondo, perché considera la pace una scelta permanente di civiltà e la condizione indispensabile per lo sviluppo personale, sociale e internazionale.

Del resto, come potrebbe non volere la pace nell’accezione più ampia del termine un popolo di antica e splendida civiltà, imbevuta profondamente di uno spirito che è nel mondo portatore di fraternità umana universale, quale è lo spirito cristiano? Non insegna forse il Vangelo a riconoscere in Dio il Padre comune di tutti e nel suo Figlio il Salvatore dell’uomo?

2. In questo 1986, proclamato dalle Nazioni Unite “Anno internazionale della pace”, il 27 ottobre prossimo vuole porsi come un avvenimento specificamente religioso. I rappresentanti delle Chiese cristiane e delle religioni del mondo saranno impegnati a invocare il grande dono della pace come bene prezioso che scende dall’Alto e si ottiene con l’incessante preghiera, tanto più necessaria quanto più devastanti appaiono gli strumenti bellici della distruzione.

Il Vangelo, chiamando figli di Dio gli operatori di pace (cf. Mt 5, 9), invita tutti gli uomini a unire i loro sforzi nel servizio di questa grande causa, operando attivamente perché sempre nuovi semi di pace siano gettati nei cuori e sempre nuovi passi siano compiuti sulla strada che conduce verso la costruzione di quella che papa Paolo VI ha qualificato come “civiltà dell’amore”.

3. Egregi signori, voi siete qui quali rappresentanti delle vostre popolazioni amanti della pace, e sono certo che, tornando nelle vostre sedi, non mancherete di portare ad esse, insieme col mio augurio di pace, l’incoraggiamento a operare in modo che questa aspirazione, presente nel cuore di tutti, diventi sempre più esperienza condivisa in questa e in ogni altra Nazione del mondo.

Benedico questo vostro impegno, invocando su di esso l’aiuto di Colui che già l’antico profeta salutava come il “Principe della pace” (Is 9, 5).

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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