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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AGLI ALUNNI ED EX-ALUNNI DELL’ISTITUTO VILLA NAZARETH NEL 40°
DELLA SUA FONDAZIONE
Sabato, 25 ottobre 1986
Carissimi alunni ed ex alunni, cari membri della comunità Domenico Tardini!
1. Sono lieto di incontrarvi oggi, nella festa del 40° di Villa Nazareth.
Sono lieto di rinnovare a voi il saluto e la benevolenza del Papa, così come
fecero altre volte i miei predecessori: Pio XII che vi accoglieva ogni anno,
Giovanni XXIII che volle erigere in Fondazione l’opera creata dal suo carissimo
segretario di Stato, e Paolo VI che era legato al card. Tardini da antica
amicizia. Paolo VI inoltre ebbe tra i suoi più stretti collaboratori il card.
Samoré, che fu generoso continuatore del card. Tardini a Villa Nazareth, e al
quale anch’io sono legato da un sentimento di particolare gratitudine per aver
condotto, con sapienza e tenacia, il negoziato di mediazione tra Cile e
Argentina.
Tramite questi due insigni cardinali, che tutti ricordate con commossa
riconoscenza, vi è stata data la possibilità, alquanto rara, di sentirvi sempre
molto vicini al Papa e di vivere dell’atmosfera di respiro apostolico da cui
quei due infaticabili servitori della Santa Sede erano così profondamente
animati. Essi vi diedero testimonianza di come sia possibile un’attività di
ministero diretto delle anime, anche in mezzo al pesante lavoro quotidiano
richiesto dai loro altissimi incarichi.
Sono lieto che oggi mons. Silvestrini, che fa la stessa esperienza di
servizio, continui tra voi con generosità il medesimo ministero.
Villa Nazareth nacque dal cuore sacerdotale di mons. Domenico Tardini, dal
suo amore per i giovani, dalla sua esperienza di docente, di assistente
dell’Azione Cattolica, di prelato partecipe delle più elette sollecitudini di
Pio XII per la Chiesa universale. Ai giovani egli volle offrire un ideale di
vita, un progetto che valorizzi i loro talenti di intelligenza e di sensibilità,
per formarli cristianamente come uomini di cultura, solleciti del bene della
Chiesa e della società, soprattutto generosi nel servizio fraterno.
Da allora Villa Nazareth ha accolto più di quattrocento giovani, dei quali
vorrei salutare gli ex alunni, con le loro famiglie, e gli universitari e
universitarie di oggi con i loro genitori, nonché i ragazzi e ragazze del
ginnasio–liceo. Saluto le autorità scolastiche, le personalità della cultura, i
docenti e professionisti, e tutti gli amici che con la loro presenza confermano
solidarietà e incoraggiamento a Villa Nazareth. Ma particolarmente vorrei dire
un pensiero affettuoso ai vostri bambini, rappresentati qui dai più grandicelli,
perché a loro, che sono la vostra compiacenza, va la predilezione di Gesù, come
il card. Tardini tante volte vi ha ricordato.
2. L’esperienza di quarant’anni di Villa Nazareth mi dà occasione di mettere
in risalto tre aspetti dell’esistenza cristiana, che meritano di essere lodati e
incoraggiati.
Il primo è il rapporto tra la maturazione culturale e la maturazione della
fede. Il pieno sviluppo culturale non si raggiunge senza una presa di posizione
religiosa. La cultura non può consistere in un agglomerato di nozioni e di
schemi operativi, ma implica una loro strutturazione organica, grazie alla quale
l’uomo scopre la coerenza delle varie verità e la gerarchia dei valori. Ora, una
tale strutturazione in senso pieno è possibile solamente nella luce della fonte
della verità e della bontà, cioè dell’Assoluto, che la fede chiama Dio. “Alla
tua luce vediamo la luce” (Sal 35, 9).
Nello stesso tempo, anche la proposta di fede normalmente si incarna in una
cultura. È vero che Dio si rivela con particolare tenerezza ai semplici e ai
piccoli. Ma le persone che vivono in un ambiente culturalmente sviluppato, e che
hanno ricevuto da Dio la capacità e l’esigenza di una maturazione culturale,
giungono per lo più alla pienezza della fede, che è totale e libera donazione di
sé a Dio, man mano che la loro sete di comprendere la realtà è soddisfatta, e
progressivamente si svela a loro il senso profondo dell’esistenza. È il cammino
faticoso che sant’Agostino ha descritto in modo mirabile nelle sue
“Confessioni”, grazie al quale l’anima arriva ad attingere alla fonte della
Sapienza, fino al punto di ritornare talora semplice e piccola per il regno di
Dio.
Cultura e fede progrediscono dunque insieme, si influenzano reciprocamente,
finché la persona raggiunge lo sviluppo pieno che risponde alla sua vocazione, e
diviene conforme all’idea che il Creatore ha concepito di lei fin dall’eternità.
Quest’unità tra fede e cultura, da promuoversi specialmente nei giovani
particolarmente dotati, costituisce l’ideale che mosse il card. Tardini a dare
origine a Villa Nazareth. Voglia Dio che possa guidarvi e realizzarsi sempre più
nella vostra vita.
3. Un secondo aspetto di Villa Nazareth consiste nel perseguire un tipo di
vita che porti alla conquista di quest’ideale. Dio vuole condurre gli uomini
alla perfezione della loro natura e della grazia, non isolatamente, ma nella
relazione viva di un comunità. Anche la vita materiale esige un ambiente umano:
un bambino abbandonato a se stesso sarebbe condannato a tutte le privazioni e
alla morte. Più ancora si sente l’esigenza di una comunità per uno sviluppo
culturale. La lingua, i concetti, la scoperta delle evidenze fondamentali fanno
parte di un patrimonio che riceviamo da altri, perché è ricchezza elaborata
dalle relazioni di uomini e generazioni. Anche la sequela di Cristo, in cui
consiste la nostra vita soprannaturale, si realizza per volontà di Dio in un
popolo che riconosce il Maestro divino e lo serve. Questo popolo di Dio, che
cammina nelle vie della storia, aiuta la persona a inserirsi nell’unione viva
del corpo di Cristo, con la preghiera, con la testimonianza, con la trasmissione
della Parola, con la comunicazione dei sacramenti.
Parimenti, uno sviluppo pieno della cultura e della fede si può raggiungere
in una relazione comunitaria particolarmente viva, che non può essere supplita
dai libri o dal solo insegnamento, ma si nutre di un rapporto personale tra
amici, i quali, animati dalle stesse aspirazioni, comunicano tra loro e si
aiutano reciprocamente a progredire verso la perfezione umana e cristiana. Non è
questo rapporto comunitario che la comunità Domenico Tardini ha cercato di
realizzare tra varie vicende, in forme originali, con insistenza intelligente e
tenace, animata dalla carità del Signore?
4. Il terzo aspetto è la tensione, propria di Villa Nazareth, a preparare
persone che siano protese a impegnarsi nell’elevazione umana e cristiana dei
propri fratelli. Lo sviluppo di ogni persona infatti non è una crescita chiusa
nell’ambito del soggetto, quasi fine a se stessa, poiché la perfezione
dell’essere implica sempre che la sua pienezza si diffonda nella collaborazione
con la volontà del Creatore.
Dio, proprio perché è la pienezza dell’essere e dei valori, vive in una
continua, eterna e necessaria comunicazione della sua natura, che si realizza
nella generazione del Figlio e nello spirare dello Spirito Santo. Ma è
sommamente conveniente con la pienezza divina anche la libera comunicazione di
Dio per mezzo della creazione, della conservazione e della promozione del mondo.
Cristo il Signore, proprio perché partecipe in modo sovrano della gloria di Dio,
trasmette questa gloria agli uomini in ordine alla salvezza. Coloro che sono
inseriti nella viva unione del corpo mistico, s’immergono in questa diffusione e
comunicazione dei doni ricevuti, e la loro azione costruttiva non è un’aggiunta
estranea al loro divenire personale, ma ne è parte organica, anzi l’apice,
secondo la parola del Signore: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (At
20, 35). Infatti la persona diventa pienamente adulta quando la sua principale
preoccupazione non è più quella di essere servita, ma di servire, donarsi,
crescere facendo crescere gli altri. Voi capite che proprio qui è il senso pieno
della parabola dei talenti (Mt 25, 14-30) che ispirò il card. Tardini a
creare Villa Nazareth, e che l’evangelista Matteo lega così bene col brano,
immediatamente successivo, del giudizio finale: trafficare i talenti per
restituire il lucro al “Dominus” che ce li aveva donati, nelle persone, “i
fratelli più piccoli” che nella loro debolezza e sofferenza più lo
rappresentano.
Questo impegno di restituzione evangelica ha dato vita ora alla comunità
Domenico Tardini, che, tramite i suoi membri più consapevoli e disponibili,
vuole sviluppare l’azione educativa di Villa Nazareth, e tramite tutti gli altri
assicurarle sostegno e continuità. Auguro che questo impegno si allarghi e
coinvolga un sempre più largo numero di docenti e di uomini di cultura,
oblativamente dediti a una donazione di carità intellettuale di cui la Chiesa e
la società sentono particolarmente bisogno.
E a voi giovani, che siete tesi a sviluppare il frutto desiderato dei vostri
talenti per impegnarli un giorno a vantaggio di altri fratelli, raccomando di
fare esperienza già ora di questa chiamata di servizio all’interno di Villa
Nazareth che vi accoglie e vi cresce.
A tutti, con effusione di cuore, do l’apostolica benedizione.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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