 |
VISITA PASTORALE A PERUGIA ED ASSISI
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI
AMMALATI RIUNITI NELLA CHIESA DEI FRATI CAPPUCCINI
Chiesa dell'Oasi di
Sant'Antonio Domenica, 26 ottobre
1986
Cari malati della città e della diocesi di Perugia, e voi, cari sacerdoti,
religiose e laici che li assistete con la vostra amicizia e con il vostro
servizio!
1. Con grande affetto porgo a tutti il mio cordiale
saluto. Durante la visita pastorale a questa suggestiva città di Perugia,
l’incontro con i sofferenti ha per me un’importanza fondamentale, perché
sottolinea che, nella compagine della vita ecclesiale e civile, voi tenete un
posto di immenso valore e compite una missione di profondo significato. Sono qui
con voi e per voi proprio per dirvi - in nome di Cristo - queste parole di
verità e di conforto, per esprimervi tutto l’amore che la Chiesa ha sempre
sentito e portato verso chi soffre, e per partecipare anche personalmente alle
vostre ansie e alle vostre aspirazioni.
La vostra presenza in questa chiesa moderna e accogliente è anche una
manifestazione di fede, perché siete venuti per incontrare e per sentire il
Vescovo di Roma, il successore di Pietro. Vi ringrazio di cuore per questo
vostro gesto di affetto e per le preghiere e le sofferenze che offrite al
Signore per me e per la mia missione. Anch’io ricordo tutti voi, malati, che
continuamente incontro lungo il cammino del mio lavoro apostolico e per tutti
invoco il conforto di Cristo, il Redentore, che conobbe la sofferenza, e la
tenerezza di Maria santissima, nostra madre celeste, nella luce e nell’amore
dello Spirito Santo. Possa questo incontro portare tanta pace e serenità ai
vostri animi, nella certezza delle verità eterne, nelle quali crediamo e che ci
sostengono nel pellegrinaggio terreno.
2. Vorrei lasciarvi come ricordo particolare - cari
malati e cari amici che li assistete - l’esortazione di Gesù, il divin
Maestro, sulla necessità di sempre pregare e mai stancarsi. È naturale, anzi
è necessario pregare prima di tutto per ottenere la guarigione, perché la
salute è un grande dono di Dio, un bene meraviglioso, che deve essere stimato e
curato; e molti episodi del Vangelo ci fanno vedere come Gesù si piegava sui
malati e li guariva. Pregate perciò per guarire; pregate per il ristabilimento
o almeno per il sollievo dei malati.
Tuttavia vi sono malattie che non hanno più soluzioni; vi sono sofferenze che
si trascinano per lunghi anni e talvolta opprimono senza speranza tutta la vita,
di fronte alle quali la biologia, la medicina, la chirurgia, pur con le loro
mirabili scoperte e terapie, rimangono impotenti e quasi sconfitte. È in questi
momenti e in queste situazioni che bisogna pregare con più intenso fervore, per
mantenere l’intimità con Dio, che appare così misterioso e silenzioso, per
invocare la forza della rassegnazione, il coraggio della perseveranza fiduciosa,
la pazienza nello strazio della solitudine. La preghiera diventa così sostegno,
consolazione, conforto. Per quanto una creatura umana sia limitata, sofferente,
dimenticata, la preghiera mantiene vivo e reale il legame con l’Altissimo, che
ama come un Padre ogni persona creata “a sua immagine e somiglianza” e
continua a estendere su tutti la sua bontà e la sua misericordia. “Pregate
incessantemente” (1 Ts 5, 16), raccomandava san Paolo: “Fate presenti a Dio le
vostre necessità” (Fil 4, 6).
Pregate poi anche per i tanti bisogni spirituali e temporali delle vostre
famiglie, delle vostre comunità, della Chiesa intera e di tutta l’umanità:
infatti la preghiera è anche la prima e più grande carità che dobbiamo fare
ai nostri fratelli. Specialmente oggi, in questa vigilia della “Giornata
mondiale di preghiera per la pace”, vi esorto a pregare fervorosamente per i
supremi ideali della Verità e della salvezza e per la pace nel mondo.
3. Cari malati e cari amici! Siamo tuttora nel mese di
ottobre: voi ben sapete che proprio Leone XIII - per 32 anni vescovo di questa
città - fu devotissimo di Maria santissima e dedicò nove encicliche e sette
scritti apostolici alla preghiera del Rosario, e volle che ogni santa Messa si
concludesse con l’invocazione alla Madonna, per la vittoria contro il male e
“pro libertate et exaltatione Sanctae Matris Ecclesiae”.
A conclusione di questo incontro vi esorto perciò a pregare con filiale
devozione Maria santissima: stringete pure voi tra le vostre mani la corona del
Rosario e invocate Maria, sempre, ma specialmente nei momenti più dolorosi
della malattia e della tristezza.
E vi sia di conforto anche la mia benedizione, che ora di gran cuore vi imparto,
ed estendo a tutte le persone care.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
|