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VISITA PASTORALE A PERUGIA ED ASSISI
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI RAPPRESENTANTI DELLE CONFESSIONI E DELLE COMUNITÀ CRISTIANE CONVENUTI IN ASSISI
Cattedrale di
San Rufino Domenica, 27 ottobre 1986
Cari fratelli e sorelle in Cristo.
Gesù Cristo “è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo,
abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia” (Ef
2, 14).
Desidero ringraziare i capi e i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e
comunità ecclesiali, che hanno contribuito a preparare questa Giornata e che
sono presenti qui sia personalmente, sia attraverso loro delegati. È
significativo che, all’approssimarsi del terzo millennio cristiano, noi popolo
cristiano ci siamo riuniti qui nel nome di Gesù Cristo per invocare lo Spirito
Santo, e per chiedergli di colmare il nostro universo d’amore e di pace.
La nostra fede ci insegna che la pace è un dono di Dio in Gesù Cristo, un dono
che deve esprimersi in una preghiera a lui, che tiene nelle sue mani i destini
di tutti i popoli. È per questo che la preghiera è una parte essenziale nello
sforzo per la pace. Ciò che facciamo oggi è un altro anello nella catena di
preghiere per la pace annodata da singoli cristiani, nonché da Chiese cristiane
e comunità ecclesiali, un movimento che negli ultimi anni è andato sempre più
rafforzandosi in molte parti del mondo. La nostra comune preghiera esprime e
manifesta la pace che regna nei nostri cuori, dal momento che come discepoli di
Cristo siamo stati mandati nel mondo per proclamare e per portare la pace, quel
dono che “viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha
affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5, 18). Come discepoli
di Cristo abbiamo un obbligo speciale a lavorare per portare la sua pace nel
mondo.
Come cristiani, siamo in grado di riunirci in questa occasione nella potenza
dello Spirito Santo, il quale introduce i seguaci di Gesù Cristo sempre più
pienamente in quella partecipazione alla vita del Padre e del Figlio, che è la
comunione della Chiesa. La Chiesa stessa è chiamata a essere il segno efficace
e lo strumento di riconciliazione e di pace per la famiglia umana. Malgrado le
serie questioni che ancora ci dividono, il nostro presente grado di unità in
Cristo è nondimeno un segno per il mondo che Gesù Cristo è veramente il
principe della pace. Attraverso le iniziative ecumeniche Dio ci sta aprendo
nuove possibilità di comprensione e di riconciliazione, così che noi possiamo
essere migliori strumenti della sua pace. Ciò che facciamo qui oggi non sarebbe
completo, se noi ce ne andassimo senza una più profonda risoluzione di
impegnarci a continuare la ricerca di una piena unità, e a superare le serie
divisioni che ancora permangono. Questa risoluzione ci coinvolge sia come
individui che come comunità.
La nostra preghiera qui ad Assisi deve comportare il pentimento per le nostre
mancanze di cristiani nel portare avanti la missione di pace e di
riconciliazione che abbiamo ricevuto da Cristo, e che non abbiamo ancora
pienamente compiuta. Preghiamo per la conversione del nostro cuore e il
rinnovamento del nostro spirito, affinché possiamo essere dei veri promotori di
pace, offrendo una testimonianza comune a favore di Colui il cui regno è “un
regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, d’amore e
di pace”.
Sì, Gesù Cristo è la nostra pace, ed egli deve sempre rimanere davanti ai
nostri occhi. Egli è il crocifisso e il risorto, colui che ha salutato i suoi
discepoli con quello che è divenuto il nostro comune saluto cristiano: “La
pace sia con voi”. E “detto questo, mostrò loro le mani e il costato” (Gv
20, 19-20). Non dobbiamo dimenticare questo gesto significativo del Cristo
risorto. Ci aiuta a comprendere il modo col quale possiamo essere costruttori di
pace. Infatti il Signore risorto apparve ai suoi discepoli nel suo stato
glorioso, ma portando ancora i segni della sua crocifissione.
Nel mondo di oggi, tragicamente segnato dalle ferite della guerra e della
divisione, e perciò in un certo senso crocifisso, questa azione di Cristo ci dà
forza e speranza. Non possiamo sfuggire alle dure realtà che caratterizzano la
nostra esistenza segnata dal peccato. Ma la presenza tra noi del Cristo risorto
con i segni della crocifissione sul suo corpo glorificato ci assicura che,
attraverso di lui e in lui, questo mondo dilaniato dalla guerra può essere
trasformato. Dobbiamo seguire lo Spirito di Cristo, che ci sostiene e ci guida a
sanare le ferite del mondo con l’amore di Cristo che abita nei nostri cuori.
È questo stesso Spirito di Cristo, lo Spirito di Verità, che noi oggi
imploriamo di renderci capaci di discernere le vie della comprensione e del
perdono reciproci. Poiché la preghiera per la pace dev’essere seguita da
un’appropriata azione per la pace. Essa deve rendere il nostro spirito più
profondamente cosciente, per esempio, di quelle esigenze di giustizia che sono
inseparabili dal raggiungimento della pace e che ci interpellano per un nostro
attivo coinvolgimento. Essa deve disporci a pensare e ad agire con l’umiltà e
l’amore che favoriscono la pace. Essa deve farci crescere nel rispetto degli
uni verso gli altri come esseri umani, come Chiese e comunità ecclesiali,
capaci di vivere in questo mondo insieme con persone di altre religioni, insieme
con tutte le persone di buona volontà.
La via della pace passa, in ultima analisi, attraverso l’amore. Imploriamo lo
Spirito Santo, che è l’amore del Padre e del Figlio, di impossessarsi di noi
con tutta la sua potenza, di illuminare le nostre menti e riempire i nostri
cuori col suo amore.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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