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VISITA PASTORALE IN VALLE D’AOSTA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA POPOLAZIONE VALDOSTANA

Piazza Chanoux (Aosta) - Sabato, 6 settembre 1986

 

Signor Ministro, Signor Sindaco, fratelli e sorelle di Aosta,

1. A tutti ed a ciascuno il mio saluto cordiale. A voi cari abitanti della città, ed a quanti sono qui convenuti dalle loro varie località della Valle, voglio dire la mia gioia per questo incontro che mi consente di prendere contatto con una popolazione dalle antiche e nobili tradizioni.

Vi sono grato per la vostra accoglienza, assicurandovi che vi sento tutti vicini al mio cuore ed alla mia sollecitudine pastorale.

Ringrazio per la loro gentilezza anzitutto le Autorità che sono venute a ricevermi: il Signor Ministro, che ha parlato a nome del Governo; il Presidente della Regione, che mi ha presentato il saluto della Valle; il Signor Sindaco, che mi ha rivolto parole così vibranti a nome dell’intera cittadinanza.

Sono lieto di trovarmi qui, oggi, tra voi, in questi luoghi stupendi cantati dai poeti, in mezzo a una popolazione forte e coraggiosa che, con l’influsso dell’ambiente, si è costruita un carattere dalla spiccata personalità fatta di amore alla bellezza della natura, di rispetto e di spontanea solidarietà per l’uomo e soprattutto di attaccamento alla fede del Vangelo.

2. Nel metter piede in questi luoghi, colpisce subito la constatazione di trovarsi in un posto privilegiato, che in breve spazio di terra raccoglie scenari di così grande bellezza: catene di monti, nevi, ghiacciai, fiumi, prati, fondovalli. Dal punto di vista delle dimensioni geografiche, la Val d’Aosta risulta la più piccola Regione d’Italia, ma in essa si affacciano le cime più alte d’Europa.

È un palcoscenico naturale, il più adatto ad elevare irresistibilmente l’anima in alto, per portarla alla contemplazione dell’Invisibile, che è lo stesso Autore delle bellezze della natura.

Si comprende come i vostri antenati, il popolo che sta alla origine della vostra antica storia, e sul loro esempio anche voi abbiate difeso la vostra autonomia tenacemente, e a lungo, nel timore che venisse intaccata nella sua integrale autenticità. Ed oggi, quando si avverte in maniera più acuta il problema ecologico, per salvare la natura dai pericoli crescenti dell’inquinamento, questo lembo di terra costituisce insieme un modello a cui guardare e un’oasi in cui ritemprare lo spirito. Gli uomini del mondo contemporaneo, minacciati dall’invasione del rumore, dello smog, dalle distrazioni della società industrializzata e secolarizzante, corrono qui a rigenerare le loro forze fisiche, a cimentarsi in un modo o nell’altro con la montagna per salire ancora più in alto con le aspirazioni dell’anima.

3. Ma la vostra Valle, lanciata in verticale per la realtà della natura alpestre, non ha dimenticato la dimensione orizzontale delle relazioni umane. Se sotto il profilo geografico appare una conca chiusa, per volontà degli uomini essa è divenuta socialmente aperta, anzi luogo di raccordo e passaggio obbligato di paesi che si trovano nel cuore del continente. Così l’autonomia non è stata occasione di cedimenti alla tentazione dell’isolamento.

Già gli antichi romani avevano costruito qui non solo un fortilizio di difesa, ma anche una strada di grande collegamento. Ed i Valdostani del profondo Medio Evo, avendo capito l’importanza dei valichi alpini, li hanno protetti, per garantire il libero passaggio dei pellegrini e difenderli dalle minacce della montagna, degli animali e degli uomini.

La tecnica moderna, infine, ha potuto realizzare di più, ed ecco le autostrade, i viadotti ed i trafori.  

4. Oggi voi formate una sola comunità nella quale vivono in armonia popolazioni di lingua francese e di lingua italiana; lo statuto speciale della Regione favorisce la loro intesa. La valle divenuta una zona di turismo molto attiva nella quale uomini e donne di tutte le età si trovano a proprio agio. Persone molto differenti per educazione, lingua, storia e costumi vivono insieme per un certo tempo, avvicinati gli uni gli altri dal sentimento che i beni della natura appartengono a tutti. Il fatto di goderne liberamente in un clima disteso favorisce l’espansione interiore dell’individuo e nello stesso tempo la comprensione ed il rispetto reciproci. Così le vostre valli, piacevoli luoghi di soggiorno, costituiscono un crogiolo in cui uomini venuti da orizzonti lontani imparano a sentirsi vicini gli uni agli altri. Cari fratelli e sorelle i valori che ho appena menzionato non sono solo valori umani, sociali, civili; sono anche profondamente religiosi: possiamo anche dire che sono specificatamente cristiani, poiché l’azione costante della Chiesa ha confermato loro un carattere evangelico.

Nella circostanza nella quale ci troviamo, non posso dimenticare la figura di un santo canonico ed arcidiacono d’Aosta, San Bernardo di Mentone: verso l’anno mille, ha fondato le chiese e gli ospizi che portano ora il suo nome e che sono conosciuti nel mondo intero. Non diciamo nel linguaggio corrente un vero “san Bernardo” quando vogliamo parlare di qualcuno che porta soccorso con coraggio a dei fratelli in pericolo? E noi sappiamo che l’opera di questo santo fondatore è continuata dai canonici regolari della Congregazione del Gran San Bernardo. Sono felice di poterli salutare in questo luogo.

San Bernardo di Mentone è stato anche proclamato nel 1923 santo patrono degli alpinisti e degli abitanti della montagna, dal mio predecessore Papa Pio XI, anch’egli familiare con la montagna e con l’alpinismo. Mi è gradito salutare qui coloro che si dedicano a questo sport accettando le esigenze che esso richiede, qualità molto apprezzabili come tenacia, padronanza di sè, solidarietà nelle cordate e gusto della scoperta delle cime.

5. La vostra identità umana e sociale non si può scindere dall’adesione alla fede rivelata da Dio, offerta agli uomini come il dono più grande. A voi, in questa Valle, il Vangelo è giunto fin dalle prime generazioni cristiane, facilitato dalla grande strada di scorrimento, che collegava i centri di vive comunità cattoliche, come Milano e Lione. Quando Aosta fu eretta diocesi, vi troviamo già grandi figure di Santi e di uomini della Chiesa, nati tra voi, espressione della vostra cultura, che vi hanno aiutato a crescere in umanità. Da san Eustasio, vostro primo Vescovo, a san Grato, patrono della Diocesi, di cui ricorre domani la festa, fino al più illustre dei personaggi Valdostani, sant’Anselmo, uno dei luminari della teologia, al cui nome resta legato quello di Aosta, sua città natale, anche se fu Arcivescovo di Canterbury, centro religioso d’Inghilterra. Ma le personalità insigni sono molte altre ancora. Sono uomini che voi avete donato alla Chiesa, ma che anche la Chiesa ha donato a voi, perché non sia mai dimenticato il principio che quanto si dona con generosità a Dio non lo si perde ma lo si ritrova centuplicato.

6. Il pensiero del passato, delle sue ricchezze spirituali e culturali, delle sue vicende storiche non mi fa certo dimenticare i problemi del presente. In particolare, so che un certo numero di lavoratori della Regione stanno vivendo momenti di ansia per la precarietà della loro occupazione. Cari lavoratori, mentre vi esorto a confidare nella divina Provvidenza, confido che i responsabili sappiano trovare le soluzioni adatte per ovviare ad una situazione che tanto vi preoccupa. Sappiate che vi sono vicino con l’affetto e con la preghiera, come segno della presenza consolatrice di Cristo e dell’attenzione della Chiesa, la quale è sempre accanto a chi è nell’angustia, per incoraggiare nel presente e sostenere la speranza in un futuro sereno.

7. So che la vostra Valle, è rimasta sempre legata alla Chiesa cattolica. Nel 1536, in un momento di grande turbamento religioso, l’Assemblea generale della Valle prese all’unanimità la decisione di rimanere fedele alla religione dei padri.

Ebbene questo è il mio augurio per voi. Rimanere voi stessi, crescendo nella verità di Dio. Come nel passato, la vostra fede è stata uno stimolo ad aprirvi alla dimensione sociale, così oggi fate in modo che la dimensione orizzontale non sia per voi una tentazione per chiudervi alla dimensione dello spirito. Guardando le cime dei vostri monti, spingetevi con cuore ancor più su.

Vi benedico tutti di cuore.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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