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VISITA PASTORALE IN VALLE D’AOSTA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA CITTADINANZA DI COURMAYEUR

Domenica, 7 settembre 1986

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1. Nel ringraziare il signor sindaco per le sue cortesi parole, rivolgo il mio cordiale saluto a tutti i presenti a questo nostro incontro a Courmayeur: alle autorità e ai cittadini di questo centro alpinistico e turistico di fama internazionale per il suo diretto rapporto con il Monte Bianco, che ne è il simbolo; per gli splendidi villaggi che l’attorniano; per le straordinarie bellezze naturali che attirano folle di appassionati della montagna.

Il mio pensiero si rivolge pertanto agli abitanti di questa città, come pure a quanti qui convengono per praticare gli sport alpini. Com’è noto, queste attività non solo accrescono le capacità fisiche, ma contribuiscono alla formazione integrale dell’uomo, aprendolo alle bellezze del Creato e ai valori dell’amicizia, e sviluppando un forte spirito di collaborazione, come è richiesto specialmente nelle ascese in cordata. Saluto, in particolare, le forti e famose guide alpine del Monte Bianco. Mi rivolgo poi a tutti i turisti chi trovano in questi luoghi un ambiente che rinvigorisce il corpo e ristora l’anima, favorendo la crescita della dimensione spirituale dell’uomo.

Courmayeur rappresenta ormai indubbiamente uno dei centri più importanti e più celebrati del turismo internazionale, di questo fenomeno che negli ultimi anni ha assunto un crescendo impressionante.

2. Tale fenomeno, che coinvolge l’uomo nelle sue varie dimensioni, ha trovato nella Chiesa una particolare considerazione per i suoi risvolti spirituali, morali e culturali; esso è collegato con la grande trasformazione sociale portata dalla moltiplicazione, dalla diffusione e dalla rapidità dei mezzi di trasporto: “Sono folle che si muovono, oltre che per interessi economici e motivi di necessità, a scopo di svago o per il desiderio di vedere luoghi e uomini di paesi diversi. Da qui derivano grandi vantaggi per la cultura, per i rapporti tra i popoli e, di conseguenza, per la pace, per la promozione della civiltà e per la diffusione di un più ampio benessere. Tutto questo non può lasciare indifferente la Chiesa, la quale è attenta a tutto ciò che è autenticamente umano” (Discorso ai Rappresentanti di Enti del Turismo, 7 maggio 1983, n. 2).

La Chiesa si sente realmente solidale con l’uomo e con la sua storia e vuole servire l’uomo quale oggi di fatto si presenta nel contesto delle realtà che sono proprie della civiltà odierna (cf. Gaudium et Spes, 2-3). Il turismo è, sì, un fenomeno generale, che è anche portatore e ricercatore di valori: l’industrializzazione, l’automazione, il progresso possono e debbono dare agli uomini una maggiore disponibilità di tempo per il riposo, la ricreazione, la cultura, il dialogo, lo svago, la meditazione, la preghiera. Si avverte e si scopre l’importanza del tempo libero come valore, capace di far crescere interiormente; esso infatti rappresenta una delle più concrete ed efficaci affermazioni di libertà dell’individuo, perché gli consente di staccarsi dal ritmo di lavoro, talvolta oppressivo, e di realizzare meglio la propria personalità mediante attività e iniziative autonomamente scelte e programmate.

Si nota inoltre una crescente esigenza di turismo “culturale” specie tra le giovani generazioni. La Chiesa sente e segue queste nuove esigenze dello spirito e invita tutti ad esprimere nuove forme di turismo, capaci di soddisfare esigenze interiori - al di là delle semplici fruizioni consumistiche - al contatto con la natura nella sua primigenia bellezza o con culture diverse.

3. Il fine ultimo dello sviluppo turistico non può pertanto consistere in un vantaggio puramente ed esclusivamente economico, bensì nel servizio proteso al bene della persona integralmente considerata: “Se è giusto infatti che l’«homo faber» abbia la possibilità di divenire - in determinati momenti - «homo ludens», non va dimenticato che l’uno e l’altro si completano nell’"homo sapiens". Solo mediante una valida formazione personale, che metterà in guardia da manipolazioni deteriori, il turismo si tradurrà in un «otium» veramente creativo e non conoscerà il pericolo di dissipare il tempo, né di tradurre lo svago in intemperanza, il desiderio culturale in curiosità malsana, il bisogno di socialità in incontri privi di idealità; il tutto in un’assenza squallida, talora ostentata, di preoccupazione religiosa e morale” (Discorso ai Rappresentanti di Enti del Turismo, 7 maggio 1983, n. 4).

Ho appreso con viva soddisfazione che l’8 giugno scorso è stata celebrata con particolare impegno in questa diocesi la “Giornata di pastorale del turismo” e si è insistito, in modo speciale, sul compito e le responsabilità dei laici in tale nuovo tipo di pastorale. Mentre esprimo il mio apprezzamento per i temi dibattuti e per le conclusioni operative che ne avete tratto, desidero incoraggiarvi a lavorare con entusiasmo e alacrità in questo ambito ormai tanto importante e delicato della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo.

È necessaria anzitutto una concezione del turismo alla luce dei valori cristiani. Occorre perciò una vera e propria educazione all’accoglienza, alla gentilezza, alla reciproca comprensione, alla bontà, al rispetto del prossimo; occorre anche un’educazione ecologica, per il sano e sobrio godimento delle bellezze naturali; ma occorre soprattutto “un’educazione religiosa affinché il turismo non turbi mai le coscienze e non abbassi mai lo spirito, ma anzi lo elevi, lo purifichi, lo innalzi al dialogo con l’Assoluto e alla contemplazione del mistero immenso che ci avvolge e ci attira” (Omelia a Nettuno, 1 settembre 1979).

4. A livello diocesano bisognerà pertanto impegnarsi alla formazione e alla qualificazione degli operatori del turismo, proprio sul piano degli ideali cristiani, perché sono costoro i promotori e i produttori del fenomeno turistico: “La comunità locale . . . deve farsi carico della loro evangelizzazione se vuole che lo spirito cristiano entri nei gangli vitali delle decisioni che programmano lo sviluppo e la tipologia del turismo stesso” “Orientamenti per la pastorale del tempo libero e del turismo in Italia”, 21).

Bisognerà impegnarsi a preparare laici che sappiano andare fraternamente verso gli ospiti delle vacanze per introdurli nella vita della comunità ecclesiale, per farli sentire membra vive di una Chiesa particolare che li accoglie con premura, con affetto, cercando di facilitarli in tutti gli aspetti, da quelli sacramentali e culturali, a quelli ricreativi.

Occorrerà studiare e predisporre con lucidità la preparazione di sacerdoti e di religiosi capaci di infondere nei turisti il senso religioso ed etico della vita. Per tal fine sarà necessario orientare tale formazione e preparazione alla programmazione attenta e responsabile delle varie attività organizzative, assistenziali, culturali connesse con il turismo e alla qualificazione di adeguate iniziative per soddisfare le esigenze spirituali dei singoli e dei gruppi. Sarà quanto mai opportuno impostare e svolgere una continua e articolata catechesi secondo le prospettive e le esigenze delle persone che vengono nei luoghi turistici; predisporre attentamente una sufficiente e adeguata presenza di sacerdoti e di religiosi che si dedichino all’assistenza spirituale, al colloquio individuale, alla predicazione e specialmente all’amministrazione del sacramento della Riconciliazione.

Occorrerà che anche gli ospiti turisti si sentano coinvolti nella collaborazione all’attività pastorale della comunità di accoglienza, con piena apertura di spirito, diventando apostoli fra gli amici e i conoscenti, partecipando con impegno ed entusiasmo alle varie iniziative religiose della comunità ospitante. Mi piace qui riportare le parole che il Concilio Vaticano II rivolge ai fedeli che viaggiano per ragioni di affari o di sollievo: “si ricordino che essi sono dappertutto anche degli araldi itineranti di Cristo e come tali si comportino” (Apostolicam Actuositatem, 14). È veramente una magnifica descrizione del turista cristiano!

5. Ho voluto ribadire queste idee e questi inviti circa i problemi pastorali del turismo mentre compio oggi il mio pellegrinaggio alla Chiesa di Dio che è in Aosta, qui a Courmayeur, dove l’Amore creativo di Dio ha lasciato per la nostra gioia e per la nostra elevazione un’orma stupenda della sua onnipotenza nella solenne maestà di queste montagne, che testimoniano la sua gloria e la sua bellezza infinita!

Non deve recare meraviglia, carissimi fratelli e sorelle, il grande interesse che la Chiesa ripone nel fenomeno del turismo. Essa infatti - come ho detto a Madrid nel mio incontro con i membri dell’Organizzazione mondiale del turismo - “non è una società chiusa . . . si muove giorno dopo giorno verso la parusia, nel «regime nuovo dello Spirito» (Rm 7, 6). Per questo essa cerca di servire l’uomo quale si presenta nel contesto delle realtà della civiltà attuale. Per accompagnarlo nei suoi rapidi mutamenti; con amore e speranza in un domani migliore, nel quale i popoli si riconoscano sempre più fratelli, grazie alla pace, che presuppone e favorisce un turismo ben vissuto” (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V, 3 [1982] 1063).

È questo l’augurio cordiale e affettuoso, che rivolgo a tutti voi, e che accompagno con la mia benedizione apostolica.


Avendo parlato di sport alpino e della pastorale del turismo internazionale, voglio salutare anche in francese tutti gi abitanti di questa Valle d’Aosta che sono familiari con questa lingua e si dedicano ad accogliere gli stranieri. Estendo i miei cordiali saluti ai rappresentanti delle altre nazionalità, in particolare ai francesi, che hanno più facile accesso a questo luogo attraverso le audaci teleferiche della Valle Bianca, e soprattutto attraverso il traforo stradale del Monte Bianco, progettato dal genio umano per stabilire la comunicazione sotto il più alto massiccio montuoso d’Europa. Auguro parallelamente il benvenuto agli svizzeri che possono approfittare del passo o traforo del Gran San Bernardo per venire qui. Che il Signore vi aiuti a vivere sempre di più la fraternità al di sopra delle frontiere e colmi voi e i vostri cari delle sue benedizioni!

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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