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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI PARTECIPANTI AL XXIII CONGRESSO INTERNAZIONALE DEL GRUPPO «AMPÈRE»
Castel Gandolfo - Sabato, 20
settembre 1986
Signor presidente, signori professori, signore e signori.
1. Eccovi riuniti qui a Roma per il vostro 23° Congresso Ampère che tratta i
principali aspetti della risonanza magnetica, e avete desiderato rendermi visita
in questa occasione. Vi ricevo con piacere perché siete dei ricercatori
qualificati, che mettete in comune il frutto del vostro lavoro, ricercatori
delle cui scoperte non beneficia solo la Comunità internazionale, ma per mezzo
delle loro applicazioni tutta la Comunità umana.
Il vostro Gruppo riunisce la quasi totalità degli istituti di ricerca situati
in Europa e i principali laboratori non europei, in particolare americani e
giapponesi, che studiano la spettroscopia delle radio-frequenze e più
specificatamente le risonanze magnetiche. Da più di trent’anni tenete congressi
e colloqui specializzati nella quasi totalità dei paesi d’Europa. Ho notato che
a questo incontro di Roma partecipano ventidue paesi europei e dodici non
europei. Ciò dimostra la qualità e la diffusione del vostro Gruppo Ampère,
poiché la maggior parte delle scoperte importanti fatte nel vostro campo di
competenza nel corso dell’ultimo quarto di secolo è stata presentata o discussa
in questi incontri. È a giusto titolo che voi vi chiamate un “Gruppo
d’informazioni reciproche” in particolare attraverso il vostro bollettino
specializzato che mantiene un legame permanente tra i collaboratori interessati.
Mi congratulo per questo alto livello scientifico, a carattere di aiuto
reciproco nei vostri rapporti, e del beneficio che le vostre scoperte
scientifiche portano, per mezzo della loro applicazione, alla medicina
biologica. Lo sviluppo della risonanza magnetica di alta risoluzione ha permesso
così di delucidare i problemi delle strutture concernenti le molecole organiche,
le macromolecole degli ambienti biologici, e infine le applicazioni di queste
tecniche alla diagnostica medica, aprendo anche la possibilità a metodi nuovi
d’applicazione, facili per i pazienti, sicuri nell’identificazione delle
patologie. Voi siete un esempio vivente di ciò che gli scienziati possono fare,
utilizzando il loro talento, congiungendo le loro energie per il benessere degli
uomini.
2. Mi congratulo, dicevo, perché una delle mie più profonde preoccupazioni è
che il potere enorme della scienza nel nostro tempo non sia più utilizzato
contro l’uomo, ma in favore dell’uomo e di tutti gli uomini. Mi ricordo di aver
sottolineato questa finalità essenziale nel mio incontro con gli uomini di
scienza e di cultura riuniti a Parigi il 2 giugno 1980 alla sede dell’Unesco.
Desidero dirvelo di nuovo. Gli uomini di oggi hanno bisogno di ritrovare fiducia
nel progresso delle conoscenze scientifiche, che si giudica nel servizio reso
all’uomo e all’umanità.
L’occasione mi fu data dall’incontro degli intellettuali incontrati a Colonia
il 15 novembre 1980. Il nostro secolo infatti si era aperto sulle più belle
prodezze della scienza. Ma ecco che al suo declino questa assicurazione si è
oscurata al punto d’angosciare osservatori esperti. Tuttavia non possiamo
tornare indietro, prima di Copernico e Galileo, prima di Einstein e dei suoi
discepoli.
Dopo Hiroshima, la paura atomica incombe sull’umanità, tanto più che i capi
dei popoli hanno continuato ad aumentare il loro arsenale terrificante. In
seguito alla recente catastrofe di Chernobyl abbiamo dovuto riconoscere che
l’uso pacifico dell’atomo non è senza rischi di gravi pericoli. Bisogna che le
più belle conquiste dell’uomo si rivoltino contro di lui e che il suo genio
scopritore si ritorca in potere distruttore?
Signore e Signori, voi siete uomini di scienza e ricercatori pacifici, le cui
scoperte sono originate verso usi benefici, e i cui incontri regolari a livello
internazionale sono anche contributi alla costituzione di una comunità umana più
unita, più responsabile, più solidale, più efficiente.
3. Tanto è vero che la libertà e la scienza disinteressata vanno di pari
passo, come lo metteva in evidenza un recente incontro di uomini di fede e di
scienza a Lubiana (Scienza e Fede, Accademia slovena delle scienze e
delle arti e Segretariato per i non-credenti Lubiana-Roma, 1984) e che le
scienze naturali, come la fisica che voi praticate, sono per essenza
internazionali e non possono conoscere altri limiti teorici che quelli dello
Spirito. Le loro applicazioni pratiche, con i benefici che ne seguono, sono il
campo aperto alla cooperazione di tutti gli uomini di buona volontà. I problemi
etici suscitati dal prodigioso sviluppo delle scienze e le loro applicazioni
tecniche chiamano con urgenza a una maggiore lucidità e a un sussulto di
coscienza, come ricordavo ai partecipanti dell’incontro “Scienza e fede” del
Segretariato per i non-credenti (Scienza e Fede, Piemme Marietti 1986) al
quale appartiene il vostro devoto segretario il professor Georges Bené, di
Ginevra. Ho il piacere di salutarlo specialmente oggi, ringraziandolo per la sua
collaborazione al gruppo di lavoro che ho suscitato su Galileo.
Ciò per dirvi, signor presidente, signore e signori, quanto la Chiesa
apprezzi il vostro lavoro, incoraggi le vostre ricerche, gioisca dei vostri
incontri scientifici internazionali. Voi apportate un contributo insostituibile
a questa civiltà della verità e dell’amore. Desidero chiamare tutti gli uomini
di buona volontà a costruirla. Nel rispetto delle vostre opinioni religiose,
invoco sui vostri lavori presenti e futuri la saggezza divina.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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