Sabato, 20 settembre 1986
Venerato fratello nell’Episcopato,
Cari sacerdoti religiosi e fedeli
di Vittorio Veneto!
1. Sono vivamente lieto di questo incontro, col quale intendete restituirmi
la visita che ho fatto alla vostra diocesi il 15 giugno dello scorso anno. Nel
ringraziare per questo gesto di cortesia e di affetto, rivolgo a tutti ed a
ciascuno il mio saluto cordiale. In particolare sono grato a Monsignor Vescovo
per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti, assicurandomi il sostegno della
vostra preghiera; e ringrazio pure il Pro-Sindaco di Vittorio Veneto, che è qui
in rappresentanza del Sindaco trattenuto da improrogabili impegni.
La vostra presenza suscita in me un’onda di sentimenti e di ricordi: la
memoria, anzitutto, della vostra città, dei bei monti che la circondano e dei
monumenti che la ornano, ma soprattutto della vostra religiosità. Alla vostra
terra s’accompagna il richiamo della dolce figura del vescovo Albino Luciani, il
quale fu per lungo tempo vostro pastore e che, dopo la solerte missione di
Patriarca a Venezia, fu elevato alla sede di Pietro col nome di Giovanni Paolo
I. Il suo breve ma significativo pontificato si concluse lasciando a tutto il
mondo quasi un attonito rimpianto per la sua bontà, la chiara semplicità delle
sue parole, la immediatezza del suo dialogo con ogni categoria di persone.
Motivo di commozione è pure il dono che voi mi recate: le nuove campane per la
chiesa della cittadina dove sono nato, Wadowice.
Per tutto questo vi sono particolarmente riconoscente. Siano ringraziati i
promotori di questo incontro, le autorità religiose e civili che l’hanno
sollecitato, i dirigenti ed i membri delle associazioni cattoliche e civili,
tutti voi cittadini e fedeli della diocesi.
2. La calorosa accoglienza che mi fu tributata in occasione della mia visita,
lo scorso anno, mi consentì di rendermi conto personalmente dei buoni sentimenti
che animano le popolazioni della vostra terra. La fede cristiana vi è
profondamente radicata e continua ad alimentare il costume della gente,
contribuendo a plasmare un ambiente sociale, nel quale i valori cristiani sono
in genere ancora vivamente sentiti. Tale ambiente diventa preziosa scuola di
vita per le giovani generazioni, che non solo vi apprendono i primi elementi
della fede, ma vi sono poi aiutate a sviluppare man mano la comprensione delle
ricchezze della Rivelazione e a tradurne in atto le norme di vita.
Occorre che questo ambiente cristiano, questo “clima di fede” sia conservato
ed alimentato. Che cosa può giovare di più a questo scopo che un intelligente e
costante impegno di catechesi sia da parte dei sacerdoti nell’ambito delle
parrocchie sia da parte dei genitori nei confronti dei figli? È nella catechesi
infatti che la mente è sollecitata ad aprirsi al gioioso accoglimento del
disegno amorevole di Dio e la volontà è stimolata ad orientarsi, con decisione
generosa, sulle strade difficili ma esaltanti di un trascendente destino, com’è
quello che Dio nella sua bontà ci ha riservato.
Catechesi, dunque! So che nella diocesi di Vittorio Veneto si annette molta
importanza a questo dovere pastorale e mi è caro, in una circostanza come
questa, elogiare i sacerdoti, i catechisti, i genitori cristiani solleciti di
trasmettere la loro fede ai figli. Perseverate in questo impegno, di cui
Monsignor Albino Luciani tracciò la fondamentale prospettiva in un suo sapiente
libro: “Catechetica in briciole”. La catechesi - egli diceva - “non è istruzione
della sola mente, ma educazione di tutta la vita; non mira solo a mettere in
testa alcune nozioni, ma trasmette valide convinzioni, così vive e forti da
portare alle opere buone, all’esercizio delle virtù” (Albino Luciani,
Catechetica in briciole, cap. I, n. 1, § 2).
Continuate in questa tradizione, sulla quale si fonda il vostro avvenire di
cristiani. Vogliate sempre condurre le menti dei giovani, con una frequente ed
ampia catechesi, a conoscere di più Dio per amarlo di più, sapendo, altresì, che
“amarlo di più può voler dire conoscerlo di più” (Eiusdem, Piccolo Sillabo,
II, 2).
3. Il vicino anniversario della morte di Giovanni Paolo I ci invita a sostare
ancora nel ricordo della sua figura di Pontefice e del suo singolare ministero.
Dobbiamo ringraziare la Provvidenza divina che, servendosi delle particolari
doti di umanità di Albino Luciani “avvicinò il pontificato romano all’uomo di
ogni giorno, coniugando il rigore dottrinale con l’amorevole semplicità del
linguaggio e stabilendo immediatezza di rapporto” (Insegnamenti di Giovanni
Paolo II, VIII, 1 [1985] 1800).
Il suo ricordo, sempre vivo e presente, nonostante il passare degli anni,
nella memoria di molti cristiani, è legato in particolare all’insegnamento
dettato, nelle quattro udienze generali che egli concesse in quest’Aula. Egli
parlò, oltre che dell’umiltà, delle tre virtù teologali, fede, speranza e
carità: tre virtù cristiane che egli chiamò servendosi di un detto di Giovanni
XXIII, “Le lampade della santificazione” (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo
I, p. 64.
È singolare il fatto che egli abbia lasciato al mondo - quasi per uno
speciale carisma del suo breve pontificato - questo peculiare messaggio sulle
tre virtù fondamentali della vita cristiana introducendosi ad esse attraverso il
vestibolo dell’umiltà. Queste virtù egli presentò nella loro essenza come
limpide, robuste ed operose qualità donate al credente; egli si soffermò a
descriverne l’aspetto esistenziale e dinamico, la capacità ed esigenza di
tradursi in forme di vita vissuta come risposta alla grazia di Dio. La fede,
della quale Dio è “il grande regista” (Insegnamenti di Giovanni Paolo I,
p. 64), trasforma l’esistenza mettendola tutta a disposizione del Signore che la
guida: “Ecco che cosa è la fede: arrendersi a Dio, ma trasformando la propria
vita” (Ivi, p. 65). La speranza, mediante la quale “ci si attacca a tre
verità: Dio è onnipotente, Dio mi ama immensamente, Dio è fedele alle promesse.
Ed è lui, il Dio della misericordia, che accende in me la fiducia” (Ivi, p.
72). La speranza è la virtù che ci consente di proiettarci verso l’avvenire
e rinnovare, con l’aiuto di Dio, la nostra vita. E infine la carità: “Amare Dio
non poco, ma tanto, non fermarsi al punto in cui si è arrivati, ma col suo
aiuto, progredire nell’amore” (Ivi, p. 99).
Sono queste virtù che generano un impegno non soltanto per i singoli, ma per
tutta la comunità ecclesiale e che possono realizzare la vera animazione
cristiana del mondo contemporaneo. In esse si compiono e si armonizzano verità,
amore, attesa.
4. Desidero ora rivolgere un ringraziamento vivissimo a quanti si sono fatti
promotori del prezioso dono delle campane alla mia parrocchia natale. Le campane
di una chiesa segnano il ritmo della vita di tutta la comunità religiosa,
coinvolgendo nella gioia o nel pianto coloro che si sentono parte viva della
famiglia di Dio. Sono voci squillanti che chiamano il popolo alla preghiera,
invitano alla partecipazione della liturgia di lode, fondono gli animi
nell’esultanza annunciando gli eventi lieti della Chiesa, della nazione, delle
famiglie. Segnano il ritmo della vita dalla nascita al passaggio nell’eternità,
richiamano a tutti il pensiero del Cielo.
Grazie perciò a tutti coloro che si sono prodigati per questa realizzazione,
ed agli artisti che hanno compiuto la pregevole opera della fusione seguendo
l’apprezzata tradizione antica del loro artigianato.
5. L’incontro odierno sia per tutti, ma specialmente per i giovani, invito a
conservare e sviluppare le tradizioni cristiane della vostra terra e della
vostra cultura. Come raccomandavo durante la mia visita nella vostra diocesi,
esorto ancora: vi sia sempre in voi chiarezza per distinguere il bene dal male;
dilatate le vostre aspirazioni generose ed imparate a viverle seguendo Cristo.
Siate, cioè, onesti, moralmente forti, capaci di abnegazione, di generosità, di
responsabile impegno. Rispondete ai problemi del prossimo, partecipando alla
vita ecclesiale e civile con intelligenza e responsabilità, ed ispirandovi alla
sapienza del Vangelo. Animate la società vostra con generoso spirito cristiano,
operando secondo quanto suggeriva, con sapiente ed efficace semplicità, Giovanni
Paolo I: “Ciascuno di noi cerchi lui di essere buono e di incidere sugli altri
con una bontà tutta intrisa dalla mansuetudine e dall’amore insegnato da Cristo”
(Insegnamenti di Giovanni Paolo I, p. 93).
Con questi sentimenti innalzo a Dio la mia preghiera per tutti voi, per le
vostre famiglie, per i malati ed i sofferenti, per le istituzioni che sorreggono
le vostre attività civili e diocesane, mentre ben volentieri imparto a tutti la
mia Benedizione.
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