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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA BENEDIZIONE DELLA STATUA RESTAURATA
DI SAN MICHELE ARCANGELO A CASTEL SANT’ANGELO

Lunedì, 29 settembre 1986

 

Onorevole signor ministro, signor sindaco, illustri signori e gentili signore!

1. Nell’esprimere grato apprezzamento per le nobili parole con cui l’onorevole ministro per i Beni culturali e il signor sindaco hanno interpretato i comuni sentimenti, rivolgo un deferente, cordiale saluto a loro e a tutti i presenti. È con viva gioia che mi trovo qui, nel giorno della festa dei santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, per questa significativa celebrazione del ritorno della celebre statua di san Michele arcangelo sulla sommità di questo Castello, che da essa prende nome. La presenza di tale effigie appartiene infatti al paesaggio e al volto di Roma ormai da molti secoli e ha acquistato una sua imponenza particolarmente maestosa e solenne da quando il mio predecessore Benedetto XIV inaugurò, sul fastigio di questo edificio, l’attuale statua bronzea che raffigura l’Arcangelo nell’atto di riporre la spada nel fodero.

Le testimonianze storiche di un culto reso in questo luogo all’arcangelo Michele portano molto indietro nel tempo. Notizie attendibili attestano l’esistenza, già dall’epoca di Papa Bonifacio IV, di una cappella dedicata al suo culto e situata nella parte alta di questo edificio. L’intenzione era, ovviamente, di affidare la Città alla protezione di questo arcangelo, nel quale già il popolo di Israele vedeva una sua guida sicura (cf. Dn 12, 1) e che la Chiesa di Cristo, nuova famiglia di Dio, poteva perciò continuare a invocare come celeste tutore.

2. Seguendo l’esempio dei miei predecessori, e in sintonia con la tradizione profondamente radicata nella pietà del popolo romano, anch’io desidero invocare san Michele arcangelo quale protettore di questa Città, le cui sorti affido alla sua intercessione e alla sua tutela. Protegga il santo arcangelo l’attività di tutti i romani, ne favorisca la prosperità spirituale e materiale; aiuti ciascuno a orientare la propria condotta secondo i dettami della norma morale; ravvivi negli amministratori della cosa pubblica la volontà di dedizione al bene comune nel rispetto delle leggi e del vero interesse dei cittadini; conforti l’impegno degli onesti nella promozione dei fondamentali valori della giustizia, della solidarietà e della pace; storni da questa città le calamità che ne insidiano il concorde impegno sulla via dell’autentico progresso: in particolare le calamità caratteristiche di questo nostro tempo che sono la dissacrazione della famiglia, la violenza e la droga.

Con le parole di Dante, il vostro grande poeta, rivolgo anch’io al Signore la preghiera che tutte le riassume: “Come del suo voler li angeli tuoi / fan sacrificio a te, cantando osanna, / così facciano li uomini de’ suoi” (Purgatorio, XI, 10-12).

Con questi voti rivolgo il mio pensiero benedicente all’intera popolazione romana, e specialmente agli infermi e ai bambini. E ora imparto alla restaurata statua dell’arcangelo san Michele, la mia benedizione, estendendola al complesso monumentale del san Michele che, dopo i lavori di restauro, viene destinato a funzioni di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

 

© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana

 

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