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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AD UN
GRUPPO DI STUDENTI BELGI
Venerdì Santo, 17 aprile 1987
È per me davvero una grande gioia poter salutare anche quest’anno i partecipanti
al tradizionale pellegrinaggio pasquale del collegio sant’Uberto di Neerpelt,
con i professori e gli studenti di istituti scolastici del Belgio fiammingo.
Adesso che io vedo voi, giovani, qui davanti a me, i miei pensieri ritornano
spontaneamente alla Domenica delle Palme, alla Giornata Mondiale della Gioventù
nella Chiesa, che ho potuto celebrare con innumerevoli giovani a Buenos Aires.
Abbiamo commemorato insieme che Gesù è stato accolto come Re e Signore in
Gerusalemme dai “pueri Hebraeorum”, dai giovani del popolo ebraico, pieni di
entusiasmo. Con fervore voglio esortare anche voi ad accogliere con grande
entusiasmo Cristo, come Re e Signore, nel vostro cuore, in tutta la vostra vita.
Ma chi è questo Re e Signore, Cristo, che è entrato a Gerusalemme seduto su un
puledro d’asina? Possiamo trovare, nella Lettera di san Paolo ai Filippesi, una
risposta a questa domanda, che è come un riassunto di tutto ciò che la Chiesa
ricorda e celebra in questa Settimana Santa e a Pasqua: colui, “il quale, pur
essendo di natura divina... spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini... facendosi obbediente fino alla morte e alla
morte di croce” (Fil 2, 6-8). Il Cristo è il Figlio di Dio, della stessa
sostanza del Padre. Per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo e fu
crocifisso per noi. “Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi” (1
Gv 4, 16). Il motivo dell’incarnazione del Figlio di Dio, della sua
umiliazione fino alla morte di croce, è l’amore, l’amore di Dio per tutti gli
uomini, per ogni uomo. Se noi crediamo a questo, allora l’amore diventa il senso
più profondo e lo scopo più alto della nostra vita. L’amore costa lotta,
umiliazione, sofferenza, croce. La vita di Gesù l’ha dimostrato. L’ultima
parola, però, non tocca alla lotta, alla croce, ma all’esaltazione, alla gloria.
La Lettera ai Filippesi continua: “Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il
nome che è al di sopra di ogni altro nome . . . perché ogni lingua proclami che
Gesù Cristo è il Signore” (Fil 2, 9-11). Alla Settimana Santa segue la
Pasqua, all’umiliazione l’esaltazione, alla morte la risurrezione.
Giovani amici e amiche, accogliete Cristo nel vostro cuore e nella vostra vita
come Re e Signore e siate uomini che irradiano l’amore, a casa, nella scuola, in
tutti gli ambienti, dove state e vivete. Collaborate alla costruzione di una
società fondata sull’amore. Anche se questo costa fatica e sofferenza sentirete
nel vostro cuore pace e gioia la pace e la gioia di Pasqua, che sono una
pregustazione della pace e della gioia imperiture nella gloria del Signore
risorto. Ve lo auguro di tutto cuore e per questo vi imparto volentieri la
benedizione apostolica.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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