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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL TERMINE DELLA «VIA CRUCIS»

Colosseo - Venerdì Santo, 17 aprile 1987

 

1. “Davvero costui era Figlio di Dio!” (Mt 27, 54).

Quando Gesù morì sulla croce, il centurione romano pronunciò queste parole: “Egli era Figlio di Dio”. Prima, alcuni dei presenti ai piedi della croce avevano gridato:

Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!” (cf. Mt 27, 42-43).

Gesù non discese dalla croce. Non accolse questa sfida degli uomini. Non adeguò la sua testimonianza alle misure con cui lo avevano voluto misurare gli uomini. Unica misura per lui era la volontà del Padre. In quest’ultima ora si è affidato alla testimonianza che gli avrebbe dato il Padre. Agli occhi dei nemici, la morte di Gesù sulla croce confermava che egli non era chi aveva affermato di essere: non era Figlio di Dio.

2. Ed ecco, mentre sembrava loro di avere da quella morte una prova definitiva che confermava che Gesù non era Figlio di Dio,

proprio in quel momento,

uno straniero, il centurione romano, testimone oculare degli ultimi momenti del Crocifisso, vedendo il terremoto e tutto ciò che succedeva, diventa il primo portavoce della “testimonianza” che Cristo attendeva esclusivamente dal Padre:

“Davvero costui era Figlio di Dio”.

Una testimonianza e un’anti-testimonianza.

3. Come fu possibile un simile fatto?

Non era forse questo il primo segno della venuta dello Spirito Santo, di cui Gesù parlava ancora il giorno prima agli apostoli?

“Quando me ne sarò andato, ve lo manderò” (Gv 16, 7). “Quando verrà . . . Io Spirito di verità . . . egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza” (Gv 15, 26-27).

Voi, gli apostoli.

Ma ecco qui, un uomo estraneo al loro gruppo, il centurione romano, diventa voce di questa testimonianza resa dallo Spirito di verità.

Infatti egli dice: “Davvero costui era Figlio di Dio”.

Ma Cristo non ha forse detto anche: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce” (Gv 3, 8)?

La testimonianza dello Spirito di verità molte volte e in diversi modi si farà strada tra le varie forme dell’anti-testimonianza.

4. Qui, sotto la croce, il centurione. Ed anche “quelli che con lui facevano la guardia a Gesù” (Mt 27, 54).

Non appartengono forse essi a coloro che “verranno dall’oriente e dall’occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli” (Mt 8, 11)?

5. All’ultimo respiro Cristo, “gridando a gran voce, disse: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo, spirò” (Lc 23, 46).

Il Padre non ha forse accolto lo spirito del suo Figlio, di colui che si è fatto obbediente fino alla morte (cf. Fil 2, 8) perché, come aveva promesso, lo Spirito Santo fosse finalmente dato agli uomini? E fosse perciò dato anche a questo uomo ai piedi della croce?

La voce del centurione diventa, infatti, la testimonianza che, nel momento della morte infamante, viene resa a Cristo dallo Spirito di verità:

“Davvero costui era Figlio di Dio!”

È Figlio di Dio - e proprio per questo non è sceso dalla croce. Proprio per questo si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Perché ama il Padre e fa quello che il Padre gli ha comandato (cf. Gv 14, 31).

6. Ai piedi della croce si trova la Madre di Cristo.

Sente ella ciò che dice il centurione?

E, se sente, deve in questo grido ritrovare la stessa testimonianza che lei, la Vergine di Nazaret, aveva accolto fin dal giorno dell’annunciazione.

“Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato figlio di Dio” (Lc 1, 35).

Ed ecco, è “chiamato”!

È chiamato nel momento in cui cresce, per così dire, fino in fondo, la potenza dell’anti-testimonianza, la quale pensa: non scende dalla croce - dunque non è Figlio di Dio.

E invece, ecco che cosa dice la vera testimonianza:

“Davvero costui è figlio di Dio!”

“È beata colei che ha creduto” (Lc 1, 45).

7. Ai piedi della croce vi è oggi tutta la Chiesa; con Maria, con Giovanni, con Maddalena, con le donne che verranno più tardi ad imbalsamare il corpo di Cristo, deposto nella tomba.

L’intera Chiesa, riunita oggi ai piedi della croce, medita sul più grande mistero di Dio. Il mistero del Figlio unigenito che il Padre “ha dato” (cf. Gv 3, 16) e che “trattò da peccato in nostro favore” (2 Cor 5, 21), perché l’uomo, nella potenza di quest’amore che supera ogni cosa, che è Dio stesso, “non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).

La Chiesa è oggi riunita intorno al mistero della croce. Non celebra neppure l’Eucaristia, il sacrificio incruento, per lasciarsi compenetrare totalmente dalla realtà del sacrificio cruento che il Figlio dell’uomo ha offerto al Padre sul Calvario.

8. Quando dunque il celebrante, durante la liturgia deI Venerdì Santo, alza la croce dicendo:

Ecco il legno della croce”, tutti i presenti si mettono in ginocchio, meditando l’invocazione:

“Ecco il legno della croce, / a cui fu appeso il Cristo, / Salvatore del mondo”.

Venite adoremus”.

E in queste parole, in questo silenzio di tutta l’assemblea inginocchiata - in questo silenzio del Venerdì Santo nella Chiesa - si può ancora udire un’eco lontana delle parole pronunciate sul Calvario ai piedi della croce:

“Davvero costui era Figlio di Dio!”.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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