|
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI
UFFICIALI E AI SOTTOUFFICIALI DOPO LA RECITA DELL'ANGELUS
Sala del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo Domenica,
30 agosto 1987
Signor comandante, signori ufficiali e sottufficiali.
1. Ben volentieri vi rivolgo la mia parola, lieto di poter così rinnovare le
espressioni del mio apprezzamento per l’impegno e la perizia con cui, anche in
questo recente periodo, avete agevolato il mio servizio pastorale. La vostra
collaborazione mi ha, infatti, consentito di raggiungere in modo rapido e sicuro
quelle località italiane, dove ero chiamato dalle necessità del mio ministero,
per rendere testimonianza alla fedeltà di Dio, servendo la sua parola di
sapienza e di giustizia; e per confortare nella fede, che la carità rende
operosa. Ho potuto così svolgere quel dialogo di salvezza, che favorisce un
adulto atteggiamento religioso e un rapporto maturo con Cristo e con quanto egli
ha insegnato.
Mi è anche gradito manifestarvi la mia riconoscenza, conferendo ad alcuni di voi
delle onorificenze. Questo vuole essere un ulteriore, concreto segno della mia
stima e del mio compiacimento per il lavoro che svolgete con dedizione egregia.
2. La vostra presenza, carissimi, mi suggerisce un pensiero, che desidero
comunicarvi affinché il nostro incontro non sia solamente una gioiosa
circostanza da ricordare, ma un momento di riflessione, che alimenti
un’esistenza ispirata dai principi evangelici.
La vostra vita implica un vasto patrimonio di virtù, quali la lealtà, il senso
del dovere, la fedeltà e lo spirito di abnegazione nel servizio del bene comune.
Custodite genuina questa ricchezza mediante una fede, che altro non esige se non
di essere vissuta con forte adesione, con sincera pietà, con salda dirittura
morale.
Considerate come il Redentore è stato veramente e pienamente uomo, con quale
autenticità ha agito come uomo, svelando la Misericordia senza confini del Padre
e rendendo noto il suo amore, che genera e sorregge una socialità libera e vera.
Pertanto, cari fratelli, crescete nella conoscenza e nell’imitazione di Gesù,
per testimoniare che non vi è separazione tra l’esistenza umana e la realtà
trascendente di Cristo.
Perché il mio augurio di progresso nella fede e di cristiana prosperità possa
felicemente compiersi, affido alla Beata Vergine di Loreto, vostra patrona, le
persone e le aspirazioni al bene di ciascuno di voi e dei vostri familiari,
mentre invoco su tutti l’abbondanza dei favori divini.
Con questi voti di vero cuore vi imparto la benedizione apostolica.
© Copyright 1987 -
Libreria Editrice Vaticana
|