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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA DI SAN CARLO DA SEZZE IN ACILIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 13 dicembre 1987

 

Ai bambini

Vorrei porvi una domanda. Nel vostro canto voi avete parlato dell’umanità. Cosa vuol dire umanità?

Tutti noi siamo l’umanità, ha risposto un bambino.

Sì, va bene, tutti noi che siamo uomini. Si dice umanità per dire tutti gli uomini. Ma si dice anche che il Figlio di Dio ha preso la nostra umanità. Allora ha preso tutti noi? È una domanda difficile, filosofica, ma i bambini sono sempre dei grandi filosofi, pongono domande fondamentali. Allora, quando si dice che Gesù, il Figlio di Dio, ha preso la nostra umanità, vuol dire che ha accettato di essere un uomo. Essendo Figlio di Dio, vero Dio, ha accettato di essere un uomo. Tutti siamo parte dell’umanità, tutti insieme. Nessuno di noi è escluso da questa parola. Nello stesso tempo l’umanità è ciò per cui ciascuno di noi, individualmente, è uomo, ha una umanità. In un certo senso ciascuno di noi, essendo un uomo, rappresenta tutti gli uomini, tutta l’umanità. E Gesù, facendosi uomo, perché era prima perennemente essenza senza inizio e senza fine, era ed è Figlio di Dio, si è fatto uomo, un uomo concreto. Così anche lui, come ciascuno di noi, rappresenta tutta l’umanità, tutti gli uomini. E li rappresenta davanti a Dio, suo Padre, davanti alla amatissima Trinità, per portare tutti verso il Padre, per portare tutti a diventare figli di Dio. Allora, essendo ciascuno di noi e tutti noi solamente dei membri dell’umanità, dobbiamo in Gesù Cristo diventare figli di Dio e avere una parte nella divinità della vita di Dio. Questa è la nostra chiamata.

Questo Papa non è buono perché ha affrontato un tema così difficile, così filosofico con i più piccoli della parrocchia. Ma il Papa sa che i bambini sono i più grandi filosofi. E lo sanno molto bene anche le vostre mamme, perché tante volte mi dicevano in passato e mi dicono oggi che le domande che fanno i bambini quando cominciano a ragionare sono filosofiche tanto che si deve riflettere molto bene per dare una giusta risposta.

Sono tanto grato a tutti i presenti, alle vostre mamme, ai vostri papà. Sono molto grato a tutti voi per questa bella accoglienza. Si dice nel Vangelo che gli ultimi saranno i primi. Questo è un grande problema, ma io lo vedo in ogni parrocchia. Se si considera l’ordine delle generazioni, i bambini sono sempre gli ultimi, ma nelle visite pastorali sono i primi. Sono i primi fra tutti i parrocchiani a rappresentare la comunità cristiana. Come si spiega questo? Forse si spiega anche per il fatto che i bambini sono un po’ impazienti e sarebbe difficile per loro aspettare a lungo. Ma sono anche i primi perché sono veramente privilegiati da Gesù. Quante cose Gesù ha detto sui bambini, come li amava, come li abbracciava. Ha anche rimproverato gli apostoli, anzi Pietro, che non permetteva ai bambini di andare vicino a lui. I privilegiati da Gesù. Anzi egli ha detto a tutti noi che per entrare nel regno dei cieli bisogna diventare come i piccoli. Questo privilegio vi viene da Cristo, Figlio di Dio, che si è fatto uomo e si è fatto uomo nascendo, poi crescendo lentamente, poi imparando. Leggiamo nel Vangelo che Gesù è cresciuto nel corpo, come i vostri corpi crescono, ma anche nella sapienza e nella grazia di Dio. Allora questa è la parola più importante, la parola chiave. Vi auguro di crescere, di crescere fisicamente - ma questo esige già un lavoro, uno sforzo, l’impegno dello studio - e di crescere nella grazia. Questa viene da Dio, ma richiede collaborazione da parte vostra. Non possiamo essere solamente passivi. Dobbiamo essere anche attivi per crescere nella grazia. Sono questi gli auguri che vi rivolgo. Vi esprimo questi auguri mentre ci avviciniamo al Santo Natale, mentre ci prepariamo ad accogliere Gesù a Betlemme, nelle nostre case, nelle nostre parrocchie, nella Chiesa e nel mondo. Vi auguro di essere sempre vicini a Gesù e di formare la vostra vita secondo il suo esempio.

Ai fedeli e agli abitanti della parrocchia

Sia lodato Gesù Cristo.

Ringrazio per le parole del vostro parroco e saluto tutti i presenti e tutti gli abitanti di questa zona, di questa parrocchia, di questo ambiente molto bello. Direi che dal punto di vista naturale è una zona forse privilegiata rispetto agli altri ambienti di Roma. Voglio ringraziare per l’invito fattomi e per aver avuto la possibilità di visitarvi oggi. Ringrazio il card. vicario e mons. Riva, come anche il vostro parroco e il suo collaboratore.

A voi tutti esprimo i miei auguri, auguri umani e cristiani, perché il tempo dell’Avvento ci dà questa duplice ispirazione. Nasce un uomo, questo uomo è il Figlio di Dio, vero Dio, consustanziale al Padre. È venuto per guidarci verso i nostri ultimi destini, destini eterni. È venuto per darci una testimonianza, un’attestazione che anche noi siamo chiamati nella sua divina figliolanza a diventare figli di Dio e a vivere non solamente in questa terra un periodo più o meno breve, ma a vivere l’eternità in Dio.

Vi auguro di avvicinarvi a questo mistero, di cercare in questo mistero la luce per la vostra vita quotidiana e così vivere la solennità natalizia che si avvicina e tutto l’anno che deve iniziare.

Al Consiglio Pastorale

Carissimi fratelli,

in questo anno la Chiesa ripete sempre a se stessa le parole indicateci dal Concilio Vaticano II su Maria: Colei che precede nel cammino della fede, della speranza e dell’unione con Cristo e con tutto il popolo di Dio. E sentendo la vostra testimonianza, ho pensato che Maria precede tutti e ciascuno, e che precede con grande pazienza.

Qualche volta, forse, deve rivolgersi a qualcuno per esortarlo ad andare più in fretta. Ma io ho sentito, ho appreso come è sorta la vostra parrocchia, l’ho appreso da due protagonisti come il card. vicario e come il vostro parroco don Mario. E adesso, ascoltando la testimonianza del presidente del Consiglio pastorale, ho pensato che la Vergine, guardando a voi, impegnati in questo cammino di fede, di speranza e di unione con Cristo, non dirà: andate più svelti. È importante questa crescita della vostra parrocchia come comunità, del quartiere. Tutto ci dice che state andando a un buon ritmo come singole persone, come cittadini italiani, come abitanti del vostro quartiere, e come cristiani. Questa è per me una grande gioia.

Con grandissimo interesse ho ascoltato la presentazione che mi avete appena fatto di questo cammino. Sì, è una grande gioia per me. Vorrei congratularmi con voi tutti per queste realizzazioni, e per la gioia che provate nel compimento dei vostri sforzi, come cittadini e come cristiani.

Naturalmente, con questa bella chiesa, con questo ambiente umano e cristiano, si deve guardare anche al futuro. La parrocchia è sempre un centro di comunione. E comunione vuol dire anche accoglienza. Accoglienza di ogni nuovo cittadino, di ogni cristiano. Spetta a voi accogliere i nuovi parrocchiani. E per questo avete già predisposto una casa. Non saranno senza tetto come lo sono tanti nel mondo, in diversi continenti e paesi. Ma, soprattutto, vi preparate ad accoglierli con ciò che rappresenta il nucleo stesso della Chiesa.

Infatti, con questa meditazione del Vangelo voi cercate di leggere e di pregare meditando, di vivere il Vangelo e poi di dare testimonianza agli altri, a quelli che abitano già qui con voi e a quelli che verranno dopo. Questi due aspetti, che direi complementari, queste due funzioni della comunità, rappresentate soprattutto dal Consiglio pastorale e in un senso più specifico dai gruppi del Vangelo, ci lasciano sperare bene per il futuro di questa comunità cristiana.

E di nuovo lo ripeto a tutti voi: al card. vicario, a mons. Riva, al parroco, al viceparroco, ai consiglio pastorale e ai gruppi del Vangelo, e a tutti i vostri parrocchiani, tutti insieme uniti con il vostro patrono san Carlo da Sezze, che ha trovato qui una comunità così buona. E questa comunità ha trovato Lui. Con questi sentimenti auguro a tutti buon Natale e un buon anno nuovo: nei vostri cuori, nelle vostre famiglie, nella vostra parrocchia, in questo quartiere di Roma che cresce e che guarda verso il futuro.

Il saluto ai giovani riuniti nella chiesa parrocchiale

Carissimi,

c’è una grande somma di energie in questa vostra parrocchia. Io già ne ero a conoscenza da quando è venuto a trovarmi il vostro parroco insieme con il card. vicario e il vescovo ausiliare mons. Riva, ma in questa visita ne ho la conferma con i miei occhi. Mi domando da dove vengano queste energie. Certo, sono energie umane, così come lo sono lo zelo del vostro parroco e del suo giovane collaboratore. E sono umane le vostre energie, frutto della vostra buona volontà.

Ma io credo che tutto riconduca alla fede, alla speranza e alla carità. Sono le energie racchiuse nel cuore umano. Le virtù teologali, e sono soprattutto realtà vissute dalle persone, dalla comunità.

E quando cerchiamo un punto di partenza, una sorgente di queste virtù, lo troviamo in una persona, in Gesù Cristo. Oggi io ho assolto l’impegno di benedire la prima pietra del vostro Centro giovanile. È una conseguenza delle vostre realizzazioni, come lo è questa bella chiesa.

Ecco, un Centro per giovani . . . Questa pietra, questa pietra angolare, come ha detto san Pietro, rappresenta Cristo. E se noi, costruendo una chiesa, una casa destinata alle finalità cristiane, cerchiamo di cominciare un edificio con questa pietra, vogliamo indicare, con questo simbolo, colui che è il vero centro dell’edificio. Ma è soprattutto il centro spirituale di ciò che si costruisce con le pietre vive, le pietre vive che siamo noi. Possiamo dire che insieme con il centro principale, Gesù Cristo, ci sono molti altri centri perché attorno al centro che è Cristo ci siete voi con la vostra personalità e identità umana, col vostro cuore umano.

Un centro, Cristo; un centro, il cuore umano. Occorre che questi due centri si incontrino e che così si costruisca una comunità di vita, che non è solamente umana: una comunità di vita umana e divina, perché Cristo è una realtà umana e divina. Qualcuno chiederà: perché non solamente umana? La risposta è in Cristo. L’uomo nella sua natura terrena non è ancora un’opera perfetta. Per completare quest’opera, per completare l’umanità della persona, ci vuole il divino. Ci vuole la presenza attiva delle forze divine, le virtù divine che si chiamano appunto, fede, speranza e carità. E occorre la grazia.

E io, osservando l’insieme di questa vostra parrocchia e le sue realizzazioni, guardando questa comunità così vivace, così piena di energie, mi auguro che camminiate insieme nella dimensione cristocentrica, che tutti ci ispira e che ci fa realizzare.

A questo vi esorto in vista del prossimo Natale, memoria liturgica attuale, molto cara e familiare, ma anche realtà continua. Dio è nato per farci nascere sempre, sempre di più. Dio si è fatto uomo per farci uomini. Soprattutto, è diventato la realtà di tante persone e di tante comunità, nella storia della Chiesa, come di questa vostra comunità che si chiama San Carlo da Sezze, un fratello francescano.

Vi auguro, nel nome del Natale, di poter realizzare i vostri programmi, compreso il progetto del Centro giovanile inserito nella vostra parrocchia. Voi giovani dovete essere il lievito che fa crescere una massa sempre più grande. Crescere con la stessa energia, con la stessa identità cristiana. È questo il senso della mia benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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