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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI AD UN CONVEGNO DI STUDI SU «IL
DIRITTO ALLA VITA E L’EUROPA»
Sala Clementina - Venerdì, 18
dicembre 1987
Illustri signori, carissimi giovani.
1. Sono lieto di questo incontro che si
svolge in occasione del Convegno di studi su “Il diritto alla vita e l’Europa”.
A tutti il mio cordiale saluto.
Il tema su cui avete incentrato le vostre
riflessioni è di importanza decisiva per il futuro dell’Europa, anzi, di ogni
popolo e nazione. Il rispetto incondizionato del diritto alla vita della persona
umana già concepita e non ancora nata, è uno dei pilastri su cui si regge ogni
società civile. Quando uno Stato mette a disposizione le sue istituzioni, perché
qualcuno possa tradurre in atto la volontà di sopprimere il concepito, rinuncia
a uno dei suoi doveri primari, e alla sua stessa dignità di Stato. San Tommaso
d’Aquino, uno dei più grandi maestri della coscienza europea, insegna che la
legge civile “ha forza di legge nella misura della sua giustizia” (S. Thomae, Summa theologiae,
I-II, q. 95, a. 2). Questa giustizia - come spiega subito l’Angelico
Dottore - si fonda sulla stessa legge naturale, così che una legge non conforme
ad essa, egli conclude, “non è una legge, ma la corruzione della legge” (Ivi).
Non è necessario rifarsi alla luce della fede cristiana per capire queste verità
di fondo. Quando la Chiesa le richiama, non vuole introdurre uno Stato
cristiano: essa vuole semplicemente promuovere uno Stato umano. Uno Stato che
riconosca come suo primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della
persona umana, specialmente di quella più debole. E chi è più debole della
persona concepita e non ancora nata?
2. Ma voi avete voluto riflettere in
particolare sul diritto alla vita del concepito e il destino dell’Europa. È
facile notare la stridente contraddizione che v’è fra la legalizzazione
dell’aborto, ormai in atto, purtroppo, in quasi tutta la Europa, e ciò che
costituisce la grandezza della cultura europea. Questa, che ha le sue fonti
maggiori nell’eredità greca e latina, ha trovato nel cristianesimo l’illuminante
apporto che le ha consentito di spingersi verso traguardi di superiore grandezza
col cristianesimo, l’Europa ha scoperto la dignità di ogni singola persona umana
come tale: una scoperta che ha fatto della cultura europea una cultura
eminentemente umanistica. Radicata nella latinità, essa è stata la scuola del
diritto, inteso come razionale organizzazione del vivere sociale sul fondamento
della giustizia. Erede della cultura greca, la cultura europea ha visto nel
retto uso della ragione - concepita come facoltà di cogliere la realtà non
lasciandosi dominare dai propri interessi particolari - uno dei segni più chiari
della grandezza dell’uomo.
Orbene, in questo incomparabile patrimonio culturale la legalizzazione
dell’aborto si è inserita come elemento estraneo, recante in sé il germe della
corruzione. Come è possibile parlare ancora di dignità di ogni persona
umana, quando si permette che si uccida la più debole e la più innocente? In
nome di quale giustizia si opera fra le persone la più ingiusta delle
discriminazioni dichiarandone alcune degne di essere difese, mentre ad altre
questa dignità è negata? Quale ragione è qui messa in atto, se anche per motivi
utilitaristici o edonistici si permette l’eliminazione di un innocente? In
verità, su questo punto l’Europa sta giocando il suo destino futuro, poiché sta
dando segni di decadenza morale e anche di impoverimento demografico, e sta
rischiando così di dilapidare un patrimonio culturale trasmessole da insigni
pensatori, grandi giuristi e mirabili santi.
3. La vostra presenza, l’impegno con cui avete seguito queste giornate di studio
dimostra però quanto seria e profonda sia la vostra volontà di operare un cambio
di rotta in questo cammino. Non vi spaventi la difficoltà del compito. Non vi
freni la constatazione di essere minoranza. La storia dell’Europa dimostra che
non di rado i grandi salti qualitativi della sua cultura sono stati propiziati
dalla testimonianza, spesso pagata col sacrificio personale, di solitari. La
forza è nella verità stessa e non nel numero. L’Europa di domani è nelle
vostre mani. Siate degni di questo compito. Voi lavorate per restituire
all’Europa la sua vera dignità: quella di essere luogo dove la persona, ogni
persona, è affermata nella sua incomparabile dignità
Nell’invocare sul vostro impegno il conforto della divina assistenza, di cuore
vi benedico.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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