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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI INDUSTRIALI FRANCESI

Sala del Trono - Venerdì, 18 dicembre 1987

 

Signor presidente, signore, signori.

1. Sono felice di accogliere in questa casa voi che siete venuti per una serie di contatti con la Santa Sede nell’ambito delle riflessioni che avete condotto in comune sul tema generale del rapporto tra le decisioni dei dirigenti e il pensiero fondamentale. Riunendo le diverse competenze dei dirigenti economici degli alti funzionari e universitari, intendete stabilire una diagnosi sfumata sul mondo nel quale dovete operare. Infatti, come è possibile prendere delle decisioni che hanno delle reali ripercussioni umane, senza tentare di distinguere le correnti che seguono la nostra epoca? So che in questi giorni avete avuto dei colloqui con alcuni dei miei principali collaboratori. Durante questo incontro, necessariamente breve, vorrei semplicemente invitarvi a continuare le vostre ricerche.

2. Oggi si è naturalmente sensibili a tutto un insieme di novità che intaccano la vita della società e molto direttamente l’attività economica. Le possibilità aperte dallo sviluppo scientifico e tecnico possono esaltare, è necessario controllare la nuova fragilità degli equilibri e ripartire con giustizia le ricchezze prodotte. Si mettono molte nazioni disparate sotto il termine di “modernità”: non bisognerebbe che l’individualismo trionfante, che questa nazione ricopre spesso, diventi una causa di rinuncia alle solidarietà naturali delle persone le une nei confronti delle altre o in un isolamento disumanizzante. Che l’uomo utilizzi pienamente la sua intelligenza, la sua energia, ma non le sprechi, non rischi di perdere la sua dignità! Uno sguardo oggettivo sui comportamenti troppo correnti permette di scegliere l’urgenza di una lucida riflessione di ordine etico e ancor più esigente dal momento che è ispirata dall’amore dell’uomo.

3. Il carattere internazionale delle vostre esperienze mi dispensa dall’insistere sulla necessità di lavorare senza sosta per migliorare le relazioni tra le nazioni e i popoli. Le grandi divisioni portano in sé delle minacce che voi conoscete. Non sarebbe necessario che tutti sapessero passare da un’analisi dei dati numerici a uno sguardo sugli uomini che ne sono interessati? Non bisognerebbe dire ad alta voce che gli squilibri degli scambi sono il riflesso delle terribili disparità dei mezzi per vivere o per sopravvivere, da un continente all’altro, da un gruppo sociale all’altro?

4. Se la Chiesa pone simili domande, è perché essa riceve la missione, attraverso la rivelazione di Dio, di illuminare l’uomo sulla sua vocazione, sui valori insostituibili che costituiscono la sua dignità; è perché essa ha la certezza che l’essere umano non può compiersi senza un libero incontro con Dio, suo creatore e suo salvatore. Il fatto religioso non si riduce a un fattore osservabile tra gli altri; la fede religiosa unifica tutta l’esistenza attorno a dei valori essenziali. Solo in una simile prospettiva è possibile accedere a un pensiero giustamente chiamato “fondamentale”.

5. Signore, signori, gli orientamenti che vi ho appena suggerito brevemente si congiungono, ne sono sicuro, con le vostre preoccupazioni: la vostra visita lo testimonia. Vi ringrazio d’essere venuti presso il successore di Pietro. Con fiducia, formulo voto che i dirigenti di oggi abbiano la capacità di integrare sempre più chiaramente nelle loro motivazioni i fattori umani più importanti e le esigenze della solidarietà fraterna, sia nei campi economici e istituzionali che dal punto di vista culturale, etico e spirituale.

Che Dio vi aiuti e benedica voi e tutti coloro che vi circondano!

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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