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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN LUIGI
GRIGNION DE MONTFORT
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 20 dicembre 1987
Agli abitanti del quartiere
Saluto cordialmente tutta la vostra comunità parrocchiale che ha come celeste
patrono san Luigi Grignion de Montfort, e i suoi figli spirituali, ministri
sacri di questa vostra comunità. Saluto tutte le famiglie. Durante questo
periodo di Avvento e poi, nel tempo del Natale, dobbiamo ricordarci che Dio si è
fatto uomo nascendo come Figlio nel seno di una famiglia. Vi auguro di
riscoprire il santo Natale. È certamente un costume anche sociale con una
caratteristica specifica di ogni popolo, celebrare il Natale, Ma, dentro tutto
ciò che appartiene al costume e alla tradizione popolare, dobbiamo sempre
riscoprire di nuovo il mistero. Mistero stupendo, attraente e nello stesso, si
può dire, anche mistero tremendo. Dio vero, Dio consostanziale al Padre, Dio si
fa uomo. Il Verbo si fa carne. Riscoprire questa grandezza nelle dimensioni
dell’umiltà, della povertà, perché il suo Natale era esemplarmente povero, fuori
casa, senza tetto. Oggi dobbiamo riscoprire tutto questo. Dobbiamo chiederci:
perché Dio si è fatto uomo? Cosa vuol dire questa verità per ogni uomo? Per
l’uomo di ieri, di oggi e di domani? È una verità fondamentale che attraversa
tutta la storia dagli inizi alla fine e tocca ciascuno di noi, perché Cristo si
è fatto uomo per ciascuno di noi che è un uomo, una persona umana. Lui, il
Cristo, persona divina si è fatto uomo assumendo la natura umana da sua Madre. È
questo l’augurio che rivolgo a ciascuno di voi, carissimi parrocchiani, alle
vostre famiglie e a tutta la vostra comunità. Buon Natale”.
Ai ragazzi e alle ragazze che frequentano il
catechismo
Saluto tutti voi, bambini, bambine, ragazzi e ragazze che frequentate i vari
corsi di catechesi per prepararvi alla prima comunione e alla cresima. Saluto
tutti e ciascuno e ringrazio per le parole introduttive che la vostra coetanea
mi ha rivolto a nome vostro. Vedo tra voi un gruppo cospicuo di scouts che sono
sempre la forza di ogni popolo, di ogni città, e anche di ogni parrocchia.
Insieme a tutti voi voglio salutare i vostri genitori qui presenti che compiono
insieme a voi lo stesso cammino catechistico-sacramentale. È questo lo stesso
cammino di salvezza, perché nella nostra vita, nella vita di ciascuno di noi,
sempre si riflette quell’Avvento che ha anticipato, preparato la venuta di Gesù.
Quando ci prepariamo per incontrare Gesù sacramentalmente, soprattutto
nell’Eucaristia, viviamo il nostro personale Avvento come cristiani. Poi, ogni
anno, nel tempo, ci prepariamo sempre di nuovo, sempre più profondamente. Così
dura e si sviluppa questo Avvento nella nostra vita, perché tutta la nostra vita
è l’Avvento che noi attendiamo: l’ultima venuta di Gesù. Questi vostri desideri,
desideri propri del vostro mondo di bambini, sono molto simili a quel grande
desiderio che era nel cuore di Gesù, dal momento della sua nascita fino al
giorno della sua morte e della sua risurrezione gloriosa. Cosa voleva infatti
Gesù? Voleva il bene di tutti gli uomini. Ciascuno di voi vuole il bene di tutti
gli uomini. Vuole che il mondo sia un mondo fraterno, amichevole, pacifico.
Voglio augurare a tutti voi che questi desideri che sono propri della vostra età
rimangano desideri di tutta la vostra vita, da tradurre in compiti e in
realizzazioni. Siate simili a Cristo. Incarnate nella vita questi desideri nuovi
insieme a Cristo. È questo il mio augurio di buon Natale.
Alle religiose della parrocchia
In questo momento, in questa ultima domenica dell’Avvento, penso che dovete
essere vigilanti perché, fra poco in questi giorni, verrà un angelo, che farà
chiasso, che porterà una luce e vi dirà: Alzatevi e andate via a cercare questo
bambino che è nato, che è nato in una grotta. Gesù è uno di quelli senza tetto
di cui ci parla, in questo anno, anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite,
l’anno dei senza tetto. Allora Gesù era il primo fra loro, non solamente al
momento della sua nascita, ma anche in seguito, quando non aveva dove posare il
capo. Ecco, così ci ha arricchito - lo confessa l’Apostolo - immensamente
arricchito con la sua povertà.
E questa è appunto la luce, la parola, il messaggio del Natale, per tutti noi,
ma specialmente per voi, per le religiose, per le persone consacrate che
vogliono vivere, oggi, i consigli evangelici: castità, povertà, obbedienza.
Tutti questi consigli si intrecciano, si completano tra loro. Vi auguro di far
parte di quell’arricchimento che ci ha portato Cristo facendosi povero con la
sua povertà, con la sua castità, con la sua obbedienza tremenda, tremenda
obbedienza. Vi auguro di arricchire il mondo intorno a voi. Naturalmente il suo
arricchimento, quello che viene dal suo mistero, è immenso; il nostro sarà
sempre più o meno misurato, ma deve rimanere nella stessa prospettiva.
Questo vi auguro per le feste natalizie e non solo per questo giorno, per questa
ottava, ma per tutta la vostra vita. E se è vero per gli altri, voi più di tutti
gli altri dovete vivere per gli altri; ma, direi, soprattutto, che
ciascuna di voi deve sentirsi ricca; ricca della vostra povertà, della
vostra obbedienza, della vostra castità. Questi sono gli auguri che vi faccio, e
vorrei farli a tutte le religiose, a tutte le persone consacrate del mondo
intero in quest’Anno mariano.
Ai membri del Consiglio Pastorale
Vi ringrazio per questo incontro molto importante della visita pastorale nella
parrocchia perché ci lascia dare almeno un’occhiata su quella realtà del popolo
di Dio, del popolo cristiano che - anche a motivo dello stesso Battesimo, tanto
più della Confermazione, della Cresima - è chiamato all’apostolato.
Gesù ha ben distribuito la sua missione, lasciandola ai Dodici. Questi Dodici,
come ci insegna anche il Concilio Vaticano II, erano una prefigurazione del
nuovo Israele, che vuol dire della Chiesa, del nuovo popolo di Dio. Una
prefigurazione e una radice nel senso della missione, nel senso dell’apostolato.
Oggi, specialmente in questo periodo dopo il Vaticano II, forse ancora di più
dopo questo ultimo Sinodo, noi vediamo sempre meglio quel pluralismo che si
trova dentro la missione apostolica della Chiesa che viene dalla missione del
Cristo, Cristo unico, vera grazia in sé.
Tutta la ricchezza della missione della Chiesa o piuttosto delle missioni della
Chiesa abbraccia in sé tutti i carismi che poi vengono distribuiti come
all’inizio erano distribuiti fra i Dodici, scelti come apostoli, e poi sono
stati distribuiti tra tante e tante persone battezzate, persone confermate nella
Cresima, persone che vivono l’Eucaristia: in una parola i cristiani.
Tutti hanno una loro missione e un loro carisma specifico. Non solamente i
pastori, i vescovi, i sacerdoti, ma tutti i laici. Allora per me è una grande
gioia incontrare questa realtà dentro la vostra parrocchia, la realtà apostolica
laicale. Il vostro parroco ha citato i diversi gruppi che fanno quel lavoro di
approfondimento della fede, di trasferimento della fede agli altri, la
catechesi. Poi, a conclusione di questa grande opera educativa, opera
caritativa, opera di testimonianza c’è anche un consiglio pastorale che cerca di
mettere insieme tutte le esperienze, tutte le osservazioni, tutte le missioni,
tutte le necessità che si incontrano in quella realtà viva che si chiama
parrocchia.
Così volevo ringraziarvi, con queste poche parole, per la vostra presenza. Oggi,
ma non solamente oggi, la vostra presenza continua. Siete sempre presenti, siete
intorno a Gesù, come una volta lo erano gli apostoli, i discepoli e gli altri.
Così noi siamo intorno a Gesù, per ascoltare la sua parola, per ascoltare il suo
Spirito, per seguire il suo Spirito, dovunque ci porti. E sempre ci porta nel
mondo, come ha portato gli apostoli: andate in tutto il mondo. Qui si potrebbe
dire: andate in tutto questo ambiente, perché Roma non si vive in una sola
parrocchia ma si vive in tutta la città, nei diversi uffici, nei diversi campi
di lavoro, nelle diverse professioni, nei diversi compiti, nelle diverse
responsabilità. Qui vicino c’è il policlinico “Gemelli” ma certamente ci sono
ancora altri istituti importanti.
Se voglio oggi augurarvi un buon Natale, lo faccio nel contesto di quella realtà
di cui abbiamo brevemente parlato. Buon Natale vuol dire che Cristo è di nuovo
nato per ciascuno di noi; e vuol dire nello stesso tempo che questa nascita di
Cristo - nascita nel senso mistico, nel senso liturgico, sacramentale - faccia
nascere in noi quello che emana da Cristo, che viene da Cristo e che Cristo
vuole che sia trasferito agli altri attraverso ciascuno di noi.
Così Cristo sempre nasce, sempre vive, sempre muore, sempre risorge, ritorna in
cielo e si prepara il suo secondo avvento. E noi abbiamo una parte in questa
preparazione, come avevo detto anche durante la celebrazione nella chiesa.
Allora buon Natale, alle vostre famiglie, ai vostri cari, a tutti, a tutta la
parrocchia.
L’incontro con i giovani nella sala-teatro
Questa parrocchia è dedicata a un grande santo, san Luigi Maria Grignion di
Montfort, e anche i vostri sacerdoti sono discendenti spirituali di questo santo
e portano in sé e portano anche a voi la sua grande spiritualità mariana. Ma io
penso che in questa parrocchia ha anche una sua parte direi abbastanza
importante un’altra persona; non un santo dichiarato dalla Chiesa, ma un uomo
molto conosciuto nella Chiesa e molto stimato. Quest’uomo si chiama Baden Powell.
Non vorrei restringere l’importanza degli altri educatori che operano tra i
giovani della vostra parrocchia, ma vedo soprattutto queste uniformi che subito
ci dicono qual è l’educatore principale di questi giovani e di queste giovani.
Io ho una grande stima per questo educatore perché ci ha insegnato, a tutti i
giovani e anche a quelli meno giovani di età che vogliono sentirsi ancora
giovani, come vivere, come prendere la vita, per far sì che sia un’opera
positiva, costruttiva, efficace, ha insegnato come comprendere la vita umana,
giovanile, nelle sue dimensioni più importanti, come la vita nel contatto con la
natura. Vi vedo qui in questa sala ma vi vedo nello stesso tempo tra i vostri
monti, tra i vostri boschi, i luoghi prediletti da tutti i giovani e
specialmente dai giovani scout: i vostri campeggi, le vostre escursioni, i
vostri raggruppamenti. Lo scorso anno ho avuto anche il privilegio di fare una
visita a un grande raggruppamento nella regione dell’Abruzzo.
Ma naturalmente questo vivere con la natura ci provoca, ci invita a vivere più
profondamente, più seriamente la nostra propria umanità. L’uomo fa parte della
natura, ma nello stesso tempo l’uomo la trascende con la sua umanità, con la sua
personalità, con il suo intelletto. Conoscere il vero con la sua libera volontà
è una grande originalità dell’uomo e ciascuno di noi allora deve saper bene
prendere nelle mani questa realtà che si chiama uomo, che si chiama uomo o
donna, che si chiama io; prenderla bene in mano e farla crescere autenticamente
nell’umanità è una grande opera. E ci voleva un grande educatore, un grande
conoscitore della natura umana per preparare questo programma che sempre porta
frutti.
L’uomo non ha solamente una dimensione personale ma ha nello stesso tempo una
dimensione sociale, comunitaria. Allora un grande compito è quello di imparare a
vivere con gli altri, a vivere per gli altri; e anche questo entra profondamente
nella vostra programmazione, ma nello stesso tempo sappiamo bene che ciò entra
profondamente nel programma del Vangelo. Si dice che Cristo era per eminenza un
uomo per gli altri: è una buona definizione, non è completa, ma è buona; e
veramente era così. Era per gli altri. Allora imparare, secondo il vostro
programma, a essere per gli altri vuol dire imparare anche una parte notevole,
una parte sostanziale, essenziale del Vangelo, del cristianesimo.
Le due cose crescono insieme, il nostro umano e il nostro cristiano, il nostro
umano e il nostro divino, perché la grandezza dell’umano consiste finalmente nel
fatto che nell’uomo c’è qualche cosa di Dio, qualche cosa divina. E lo leggiamo
nelle prime parole della sacra Scrittura quando si parla della creazione. Nel
Libro della Genesi subito è detto che li creò maschio e femmina a sua immagine e
somiglianza, a sua immagine divina. Allora l’uomo ha in sé qualche cosa di Dio,
qualche cosa divina. Così si comprende poi tutto il resto, che è la liberazione:
la venuta di Cristo, Dio-uomo, il suo Avvento, il perché della attualizzazione
di quanto già si trovava nella creazione. L’uomo creato a somiglianza, a
immagine di Dio, diviene quello che è l’immagine più perfetta del Padre: il suo
Figlio unigenito consostanziale viene a farsi uomo per mostrarci, per insegnarci
come vivere da uomini, divinamente, nello stesso tempo.
Allora questa piccola introduzione sia introduzione agli auguri che vi faccio.
Vi auguro buon Natale.
Vi rinnovo gli auguri ringraziandovi per la parte che avete nella comunità
specialmente nella comunità giovanile di questa parrocchia e nello stesso tempo
anche augurando la stessa cosa a tutti i giovani e, attraverso voi, agli altri
raggruppamenti, alle altre comunità e associazioni specialmente nella comunità
di questa vostra parrocchia.
Ringrazio infine la vostra coetanea che ha toccato veramente i temi che mi sono
molto vicini, che mi stanno a cuore e che certamente appartengono anche al
programma della scoutismo educativo, perché senza questi valori, senza questo
programma non si può pensare a un’educazione autentica dell’uomo, della persona
umana, e anche della comunità umana, dei popoli, delle nazioni, dei continenti.
© Copyright 1987 - Libreria
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