VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI
SANTA MARIA MADRE
DELLA PROVVIDENZA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI
FEDELI DELLA PARROCCHIA
Domenica, 1° febbraio 1987
Sono molto lieto di essere oggi, nella prima domenica del mese di febbraio, tra
voi, in questa vostra parrocchia, specialmente in una ricorrenza così importante
come quella ricordata dal vostro carissimo parroco: cinquanta anni di esistenza,
di vita, di missione di questa parrocchia.
Mi congratulo con voi, con tutti, con tutte le generazioni che hanno visto
l’inizio di questa comunità e di questa chiesa e quelle che sono venute dopo,
che sono cresciute qui, nate qui, battezzate qui. Le generazioni infatti si
susseguono e ne vengono sempre di nuove: così corre la vita e nella vita umana
corre anche un’altra vita, nascosta, misteriosa, soprannaturale, divina, che ci
viene dallo Spirito Santo, che ci viene tramite la Chiesa e i sacramenti, che si
intensifica mediante la preghiera e le buone opere. In tutta la nostra vita,
tutto questo costituisce l’insieme della nostra vita cristiana, della nostra
vita in Cristo, perché cristiano vuol dire “in Cristo”. Noi tutti viviamo in
Cristo. Questa parrocchia ci ha reso possibile la vita in Cristo, vivere in
Cristo, cominciando dal momento del battesimo e incorporandoci in Cristo, per
gli altri canali, soprattutto mediante l’Eucaristia con la quale Cristo ci
alimenta, ci porta il nutrimento del suo corpo e del suo sangue, della sua
passione, croce, morte e risurrezione: tutto il suo mistero umano e divino.
Mistero di salvezza, mistero di vita eterna. In Cristo noi camminiamo verso
questa realtà soprannaturale, trascendente che si chiama vita eterna in Dio,
perché la vita inaugurata in Dio con il mistero di Cristo, porta a Dio.
Mi congratulo con voi a causa di tutta questa ricchezza che si esprime con la
data di cinquant’anni di esistenza, di vita, di missione della vostra parrocchia
dedicata alla Madre della divina Provvidenza. Vorrei affidarvi alla Madre della
divina Provvidenza, ciascuno e tutti quelli che sono qui presenti e anche coloro
che si trovano nelle case, i vicini e i lontani, tutti, senza eccezione, perché
la parrocchia è una comunità umana dove entrano tutti, tutti i battezzati e in
un certo senso anche i non battezzati che vivono in questo ambiente. Vi auguro
tutto il bene, a tutti e a ciascuno, alle vostre famiglie e ai vostri
sofferenti, ai vostri neonati, ai vostri bambini, ai vostri giovani, a tutti
senza eccezione alcuna, e vi affido a questa Madre della divina Provvidenza
perché, come ha camminato con voi durante cinquant’anni, così cammini anche in
futuro, di generazione in generazione. E la Madre della divina Provvidenza,
Madre benevola, sia sempre vicina a voi.
In una saletta attigua alla chiesa, il Santo Padre incontra una quarantina di
suore che vivono nel territorio della parrocchia dove svolgono il loro
apostolato in vari settori, specialmente nella catechesi dei giovani. Sono le
Suore Francescane Angeline, le Suore di Nostra Signora della Compassione, le
Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, le Domenicane della Carità
e le Francescane dell’Immacolata Concezione. Così il Santo Padre si rivolge loro.
Vi saluto tutte, vi ringrazio per la testimonianza della vostra vita. È una
testimonianza la vostra nella quale si riconosce il regno dei cieli. Siete con
la vostra vita tra gli uomini affinché divengano più consapevoli del destino
soprannaturale, splendido destino, che viene da Dio stesso, che Gesù ci ha
annunziato nel suo Vangelo, che ci ha augurato con la sua morte e risurrezione,
con tutta la sua venuta, e che poi ci ha lasciato nella Chiesa, nei suoi
sacramenti, nei suoi ministeri, nei diversi carismi. Questi carismi sono i
carismi propri delle vostre famiglie religiose. Ecco, io vi auguro di vivere
sempre con coerenza questi carismi, questa splendida vocazione che è la vostra e
poi di portare aiuto alla vita spirituale di questa parrocchia che è sotto la
protezione della Madre della divina Provvidenza. Sono i miei voti per voi; vi
ringrazio e mi raccomando alle vostre preghiere.
Ai laici e alle famiglie
In questo incontro si esprime la consapevolezza di essere parrocchia, di essere
Chiesa in parrocchia, la Chiesa di Cristo. Questa consapevolezza è tanto
preziosa perché proviene da un legame profondo fra il vostro parroco e voi che
siete i suoi collaboratori. Dal battesimo, carissimi fratelli e sorelle, portate
nella vostra personalità cristiana il sacerdozio universale dei credenti. Questo
legame mutuo, reciproco, tra sacerdote e laici, tra laici e sacerdote, diventa
un apostolato della Chiesa, della parrocchia: vuol dire l’opera di Cristo
portata avanti dalla vostra comunità. Per questo la comunità deve essere anche
ben strutturata, deve distribuire i diversi carismi o piuttosto, secondo i
diversi carismi, i vari compiti.
Ho potuto sentire come i compiti principali vengono distribuiti: la catechesi,
la liturgia, l’opera caritativa e tutto è in un certo senso coordinato da questo
organismo previsto dal Concilio Vaticano II che si chiama consiglio pastorale.
Dai vostri rapporti ho potuto conoscere come cammina spiritualmente la
parrocchia e vi sono molto grato per queste relazioni ma soprattutto vi sono
grato per il vostro impegno, per questo apostolato così bene concepito,
organizzato e portato avanti da ogni persona, da ogni gruppo, in ogni ambiente
per il bene di tutti. Vorrei ringraziare ancora per le preghiere con cui seguite
il ministero petrino, come Vescovo di Roma e anche come responsabile della
Chiesa universale, da qui da Roma e dalle diverse Chiese particolari nei diversi
paesi del mondo. Mi raccomando anche alla preghiera vostra, come vorrei
raccomandare voi tutti, la vostra comunità, i vostri sacerdoti, le religiose e
tutte le vostre famiglie e le vostre opere alla Madre della divina Provvidenza.