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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI FRANCESI DEL SUD-OVEST
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 6 febbraio 1987

 

Cari fratelli nell’episcopato,

1. Sono sensibile alla fiducia con la quale venite a condividere con me le vostre preoccupazioni di pastori e le vostre speranze. Avete rilevato nel vostro rapporto regionale e nel messaggio del vostro presidente, gli elementi costanti attraverso le diversità delle vostre dieci diocesi che si distendono lungo l’Atlantico, dal centro della Francia al sud, da Poiters a Bayonne. Parlate di sfide difficili da superare e di nuovi dinamismi, degli sforzi compiuti per testimoniare la fede nel cuore del mondo come per animare le comunità cristiane. Faccio mia l’attenzione speciale che voi avete per i problemi della fede dei giovani, del ministero dei sacerdoti, delle vocazioni. Vi incoraggio a formare i vostri cristiani alle responsabilità, a promuovere con essi una nuova evangelizzazione, ad unire le forze vive della diocesi nelle istanze come i Sinodi, esercitando il vostro ruolo d’accoglienza, di discernimento in vista della fedeltà e della comunione. Mi congratulo per la collaborazione fraterna che avete stabilito tra voi: provate, dite voi, un sentimento di povertà; voglio credere con voi che si tratti di una povertà evangelica, rivolta verso la crescita che Dio darà alle vostre semine, e invito anche voi a seminare nella speranza.

Non posso riprendere con voi tutti gli argomenti che sono spesso comuni a quelli di altre regioni. Ho notato, tra l’altro, ciò che voi constatate a proposito delle realtà familiari. “I problemi che si pongono a livello della famiglia e del matrimonio appaiono tra i più urgenti e i più gravi per l’importanza che essi hanno sul piano della società e della Chiesa” (Relazione dei vescovi della regione “sud-ovest” della Gallia in occasione della visita “ad limina”, 7). Vorrei oggi fermarmi un po’ sulla pastorale familiare. Ma prima di tutto penso sia bene riflettere sulla missione della Chiesa che riguarda l’insegnamento e la formazione delle coscienze in materia di morale fondamentale e speciale. È proprio un campo chiave nel quale si verificano le sfide che voi evocate: quella della secolarizzazione della cultura, quella dello scarto tra il Vangelo e il mondo.

2. Come molti paesi d’Occidente il vostro conosce, a livello della morale, serie difficoltà. Da un lato la libertà dei consumi e delle idee ha provocato smarrimento e attitudini di permissività. Dall’altro la critica acerba delle istituzioni e di tutte le autorità morali ha gravato l’impatto dei vostri mezzi di espressione nell’opinione pubblica. Nel 1982 con i vostri confratelli dell’est avevo parlato di questo calo di valori morali, che non è nuovo, ma che assume una reale gravità in seguito alla mancanza di convinzioni, vedere la crisi del senso profondo dell’esistenza.

Oggi degli osservatori parlano di un certo “ritorno della morale” motivato dalla necessità di regole stabili, di un codice comune, davanti a una scomposizione sociale che preoccupa o è suscitata da questioni temibili che alcuni “progressi” della scienza pongono. È senza dubbio una possibilità da cogliere. Ma il fenomeno in se stesso non basta a fondare una vera etica. Alcuni dei nostri giovani contemporanei esitano tra un richiamo e degli slanci di generosità ammirevoli. È importante offrire la possibilità di una riflessione approfondita per togliere l’ambiguità delle morali di situazione che non sono che la giustificazione del vissuto e per eludere le insidie delle intenzioni generose che confondono i buoni sentimenti e il bene reale degli uomini.

3. Questo compito fa parte della nostra responsabilità di predicatori della parola di Dio, degli educatori delle coscienze, dei pastori. Con i vostri sacerdoti avete spesso l’occasione di esortazioni amletiche e di interventi in alcuni campi sociali, o di appelli ai diritti dell’uomo. Ma ciò non basta senza dubbio a una formazione strutturata delle coscienze, che toccano tutte le implicazioni precise della morale speciale e la loro integrazione in una visione globale che illustri i fondamenti dell’etica.

Insegnando la morale, la Chiesa vuole servire la dignità della persona umana, svegliare la coscienza, mostrare all’uomo le vie del suo sviluppo nel bene verso il quale è sostanzialmente orientato e che ha la sua fonte e la sua pienezza in Dio. Gesù riassume la morale nel comandamento dell’amore di Dio, legato all’amore del prossimo. Esso rivela così il carattere teologale dell’amore del prossimo. Poiché nel prossimo, Dio stesso appare con la sua esigenza assoluta di rispetto e di giustizia, con la sua chiamata all’amicizia data e ricevuta. Agli occhi del cristiano è a questo livello che si situano i diritti dell’uomo, inseparabili dai suoi doveri. Un sistema etico senza un riferimento a un Principio trascendente e incapace di creare valori morali assoluti, resta debole nella pratica e precario nella durata. E la rivelazione cristiana, da parte sua, conferisce alle norme etiche un’intensità, un senso e una speranza di compimento che animano tutta l’esistenza.

4. L’amore cristiano, che è alla base della morale, non è un sentimento vago. Ha un contenuto preciso tradotto attraverso i comandamenti (cf. Gv 4, 15; 15, 10).

È necessario che i fedeli comprendano bene l’articolazione tra la “Legge” e la “grazia”: esse sono due forme di soccorso che Dio accorda all’uomo per giungere al suo fine, per amare e vivere l’alleanza. La Legge centrata sul Decalogo, forma la coscienza dell’uomo, l’umanizza, accorda al suo fine felice e lo apre alla sua grazia, dono dello Spirito Santo. La Legge dello Spirito ci diventa interiore: dalla grazia l’uomo è liberato, può conoscere il vero bene, sul cammino paradossale delle beatitudini.

5. I pastori devono formare le coscienze chiamando bene ciò che è bene e male ciò che è male. Essi predicano la “Legge” annunciando anche la grazia e la misericordia, i sacramenti della Chiesa.

Lo Spirito di verità non è stato dato ai credenti indipendentemente dalla Chiesa. È perché l’insegnamento morale deve essere aperto e docile al magistero, proposto nella comunione della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha richiamato la competenza dei vescovi, uniti al successore di Pietro, in materia di fede ma anche in materia di costumi (cf. Lumen Gentium, 25). È compito del magistero dei vescovi vegliare sull’integrità della fede e sulla rettitudine dell’insegnamento e dell’agire in materia morale.

È dunque in comunione con i vescovi e con il successore di Pietro che il prete o il professore di morale integrerà con le sue prediche e il suo insegnamento il Decalogo, le prescrizioni evangeliche e le applicazioni sviluppate dalla tradizione della Chiesa. Richiamerà tra l’altro il rispetto della vita dal primo istante del concepimento fino alla morte. Testimonierà la dignità dell’unione coniugale e della procreazione umana, che comporta la fedeltà degli sposi e il loro impegno a non diventare solo padre e madre dell’uno per l’altro. Farà vedere la bellezza della verginità cristiana. Illuminerà su molteplici compiti legati alla giustizia e alla pace, al bene comune di tutte le società. Metterà in luce tutti i diritti dell’uomo, mostrerà che una società non può essere veramente umana senza un amore di preferenza per i piccoli e i poveri.

Come il maestro della parabola (cf. Mt 13, 52), saprà far tesoro delle cose antiche e dei problemi d’oggi. L’acquisizione delle riflessioni antiche resta e può risparmiare delle svolte onerose offrendo strumenti concettuali e di analisi. D’altronde, i problemi d’oggi gli interrogativi della filosofia moderna stimolano i cristiani ad approfondire la loro riflessione etica, poiché il passo filosofico è pure necessario, oltre la luce della fede, per illuminare al suo livello i fondamenti dell’agire pratico.

6. Sì, una morale fondamentale cristiana precisa e sviluppa il contenuto obiettivo del disegno di Dio sull’uomo; attraverso l’analisi delle norme etiche, si può dire che essa non cessa di onorare la richiesta soggettiva dell’uomo. Si fa carico della sua intenzione. Aiuta l’uomo a progredire, non senza ascesi, sui cammini di un’autentica libertà. Lungi dal scaricarlo dalla sua responsabilità o dalla sua iniziativa di apprezzamento, essa lo rafforza. Sì, la morale è in verità un appello alla libertà. Predicarla è un atto profetico che disegna la salvezza dell’uomo e le felicità in Dio. Essa è, per tutte le coscienze, la speranza di una risurrezione, un messaggio di qualità della vita. Davanti ai nostri contemporanei, soprattutto davanti a quelli che non ammettono di primo acchito l’autorità della Chiesa, è importante non solo esporre la morale, ma cercare di convincere senza demagogia che essa serve al loro bene profondo e a quello della società, salvaguarda la loro libertà e promuove la loro dignità in un’apertura alla trascendenza dell’amore di Dio.

7. Resta il problema pratico, pastorale, di assicurare oggi questa formazione morale. Spetta a voi cercare le modalità: nella catechesi dei bambini e dei giovani, nella formazione degli adulti, le riunioni o le sessioni dei movimenti, negli interventi degli educatori e nella pedagogia delle scuole cattoliche. I seminaristi e i preti devono studiare specialmente i fondamenti della morale cristiana. E le università sono chiamate a dare un insegnamento approfondito della morale. Infine, sappiamo sufficientemente utilizzare le immense possibilità dei media per far conoscere e comprendere la dottrina morale della Chiesa? Facendo ciò non dimentichiamo che l’influenza decisiva sarà generalmente quella della testimonianza da uomo a uomo, da parte dei cristiani che incarnano la buona novella come una chiamata a vivere meglio.

Non si tratta di riportare la fede e la teologia al ruolo di garanzia di una morale, come ci inviterebbe facilmente un mondo meno credente. La morale è importante al suo livello come conseguenza logica della fede. Ma è la via teologale che è fondamentale.

8. Questa riflessione sulla morale fondamentale e speciale trova un’applicazione particolare nel campo familiare. La famiglia è il crogiolo nel quale si forma la personalità degli adulti del domani. In essa si gioca l’avvenire della società.

I limiti del nostro incontro non mi permettono di sviluppare questo argomento. La Chiesa ha riproposto l’essenziale del suo fondamento nell’esortazione Familiaris Consortio e in molti interventi recenti del magistero. Sono stato felice di parlarne a Paray-le-Monial, meditando sull’amore del cuore di Cristo, davanti a numerose famiglie cristiane. Voi stessi avete trattato la pastorale familiare nel caso di numerose assemblee (a Lourdes nel 1981). Vi incoraggio a proseguire quotidianamente la vostra azione per il sostegno della famiglia, appoggiandovi alle testimonianze positive della vita familiare.

In reazione forse al carattere anonimo della società e al peso dei grandi insiemi la famiglia, appare sempre più come il luogo più importante di felicità e l’amore è valorizzato come fondamento della coppia. In questo c’è una possibilità per la promozione della famiglia ma anche delle ambiguità. Come dicevate a Lourdes nel 1981: “La privazione dell’amore rischia fortemente di essere illusione e morte dell’amore”. C’è troppo spesso il rifiuto della componente sociale e istituzionale della sessualità. Soprattutto si misconoscono le esigenze della morale familiare, si limita il ruolo della famiglia nella società e nella Chiesa.

Sì, la famiglia è ferita nel vostro e in numerosi paesi detti “sviluppati”. I matrimoni sono sciolti dai divorzi sempre più numerosi. La convivenza giovanile progredisce pericolosamente. Ci si prepara male al matrimonio. Il numero dei bambini diminuisce al punto di non assicurare più il rinnovamento delle generazioni nelle coppie il cui amore è senza vita e la vita senza amore. L’aborto è legalizzato e banalizzato, la sterilità demografica minaccia.

Il fenomeno nuovo, è la pretesa di giustificare questa evoluzione in teoria: si tratterebbe di inventare un altro tipo di famiglia nel nome di un relativismo socio-culturale veramente “suicida” (cf. La documentazione cattolica, 1982, p. 1059).

9. Non basta deplorare i malesseri del tempo. Ne siete coscienti. E fate appello ai cristiani, “sale della terra” per annunciare la buona novella concernente il matrimonio e la famiglia e dare agli uomini, alle donne, ai giovani del nostro tempo il gusto di vivere, la gioia dell’amore inseparabile dalla vita (cf. Lettera dei vescovi della Francia: La documentazione cattolica, 1980, pp. 1050-1051). Questo annuncio deve essere fatto senza lasciarsi intimidire dalla paura di essere catalogati. Sfortunatamente la gente intende solo i “no” della Chiesa. Ma la risposta di Dio all’amore umano è un “sì” entusiasta. Egli ne è la sorgente e il termine vero. Dio benedica l’amore umano autentico. Il Creatore l’ha voluto. Cristo il Salvatore lo trasfigura al punto di farne il riflesso e il sacramento della sua alleanza indissolubile con la sua Chiesa. I “no” che la Chiesa dice chiaramente sono semplicemente la controparte di questo “sì” entusiasta, il rifiuto delle contraffazioni dell’amore. Poiché più l’amore è grande e più le sue contraffazioni sono temibili.

10. In questa prospettiva positiva, dovete proseguire la vostra pedagogia secondo due assi.

È necessario che sosteniate dapprima gli sforzi di molti cristiani convinti che fanno delle loro famiglie come una Chiesa domestica, in cui la preghiera, l’educazione alla fede e la carità vissuta hanno un posto primordiale e che porta testimonianza. Incoraggiate tutti coloro che lavorano alla pastorale della famiglia anche nei diversi movimenti, familiari, spirituali, di educazione o di sostegno, in stretta comunione con voi che coordinate nelle vostre istanze diocesane e nazionali, convinti dell’influenza benefica di questi movimenti. Cercate al tempo stesso di aiutare i giovani la cui fedeltà al senso cristiano dell’amore umano rivela quasi una testimonianza eroica davanti a molte contraddizioni e opposizioni. Sostenete quelli che insegnano loro il senso di una parola data e tenuta.

11. Ma la buona novella non può essere riservata ai soli praticanti, e nemmeno ai soli battezzati. Conosco la vostra preoccupazione di farne intendere l’eco all’insieme degli adulti e dei giovani. Alcuni sarebbero pronti a tacere le esigenze essenziali del vero amore umano e cristiano col pretesto di essere meglio intesi. Altri al contrario farebbero buon uso delle tappe della pedagogia per fedeltà. Avete la legittima preoccupazione di parlare per tutti rispettando una certa progressività nel cammino, che non è la gradualità della fede e che non può essere staccato dalla volontà sincera di osservare la legge divina della trasmissione della vita (cf. Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 9, 34; Eiusdem, Discorso per la chiusura del Sinodo, 8, die 25 oct. 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/2 [1980] 969).

12. Il vostro compito è immenso come è immenso il divario tra gli ideali evangelici e le pratiche tanto estranee al Vangelo rilanciate da mezzi di comunicazione sociale potenti e a volte persino renitenti.

L’eccesso stesso degli abbandoni può favorire tra i migliori una sorta di ripensamento, di conversione; essi sentono il bisogno di rispettare maggiormente la dignità dell’uomo, della donna e del bambino. È allora che il segno di un amore trasfigurato, vissuto umilmente da cristiani di ogni età e di ogni condizione si innalzerà come un appello e un punto di coesione, rivolto agli uomini di oggi affinché siano migliori e si mettano in cammino secondo la pienezza dell’amore e del disegno di Dio.

Prego lo Spirito Santo di accompagnare con la sua luce e la sua forza tutta la vostra opera dottrinale, etica e pastorale. Mandato dal Signore a confermare i miei fratelli nella fede e nella speranza, vi imparto la mia benedizione apostolica, che estendo a tutti i vostri cari diocesani.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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