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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
VESCOVI DELLA COSTA D'AVORIO IN VISITA «AD
LIMINA APOSTOLORUM»
Venerdì, 20 febbraio 1987
Cari fratelli nell’episcopato,
1. Il ministero che esercitate come pastori della Chiesa in Costa d’Avorio è
in continua unione con il successore di Pietro. Lo testimonia spesso, e
l’avete appena espresso attraverso il vostro presidente, il caro card. Bernard
Yago. La vostra visita “ad limina” rappresenta un tempo forte di questa
comunione nella fede apostolica, portata a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo e
vissuta di secolo in secolo dalla Chiesa che essi hanno fondato qui; essa
concretizza i legami e gli scambi con la Santa Sede in ciò che concerne la vita
della vostra Chiesa. Siete i benvenuti in questa casa!
Volete incominciare con il rendere grazie a Dio per tutto ciò che ha
realizzato nel vostro paese? Tra otto anni sarà il centenario dell’arrivo dei
primi missionari della Società delle Missioni Africane. Ed ecco che, in meno di
un secolo, la Chiesa si è solidamente impiantata con le sue strutture
essenziali, con dei pastori della Costa d’Avorio. Essa si prepara, come la nuova
Cattedrale di Abidjan, che ho avuto la gioia di consacrare, ad affrontare
l’avvenire. Essa ha un ruolo importante nella nazione, a fianco degli altri
gruppi di religione musulmana o tradizionale. Lo Spirito Santo ha segnato le
anime e i costumi di molti dei vostri compatrioti, e il cristianesimo fa ormai
parte del tessuto culturale degli Ivoriani.
E voi benedite anche il Signore per aver permesso al vostro paese di vivere il
periodo di accesso all’indipendenza nazionale in condizioni di pace, di
tolleranza, di prosperità, in armonia con la cultura ancestrale e nell’apertura
alle necessità moderne di unità e di progresso economico.
2. Prego lo Spirito Santo di darvi costantemente la sua luce e la sua forza
nell’esercizio della vostra responsabilità pastorale. Come vi è stato
detto nel momento della vostra ordinazione episcopale, siete responsabili
dell’annuncio della parola di Dio in tutta la regione che vi è stata affidata;
responsabili della celebrazione della liturgia, della formazione alla preghiera
e della preparazione ai sacramenti in modo che essi siano conferiti al popolo
cristiano; responsabili ancora dell’unità organica della diocesi, delle sue
istanze di sostegno, di formazione e di apostolato. Avete ricevuto per questo
l’autorità di pastore; secondo il Vangelo tale autorità è legata, alla
disponibilità del servitore che dona la sua vita, il suo tempo le sue
forze e il suo cuore per le sue pecore; ed è rafforzata dell’esempio che
offrite loro per trascinarli nella santità di vita, mostrandovi, come dice san
Paolo “i modelli del gregge, forma gregis ex animo” (1 Pt 5, 3).
Questo compito esige evidentemente una presenza il più possibile frequente alle
comunità disperse nelle vostre diocesi, e un’attenzione paterna alle loro
condizioni di vita umane e religiose. I vostri preti hanno particolarmente
bisogno di essere visitati o ricevuti, ascoltati, orientati, incoraggiati, loro
che portano nella città o nella savana il peso della fatica quotidiana.
3. Con loro, avete un compito immenso da compiere, in cooperazione con lo
Spirito Santo che opera nei vostri cuori.
Se l’albero della vostra Chiesa deve piantare le sue radici più in profondità,
deve anche estendere i suoi rami per portare frutti più abbondanti. Parlo qui
dell’evangelizzazione da proseguire. In alcune diocesi essa sembra aver
meno progredito. Più della metà degli Ivoriani non ha ancora conosciuto né
ricevuto veramente la prima evangelizzazione. So che gli ostacoli sono
complessi, che l’accoglienza e la germinazione sfuggono al nostro potere poiché
ciò dipende dalla libertà delle persone e dalla grazia. Almeno l’annuncio
missionario deve conservare la priorità, e quelli che hanno la grazia di essere
cristiani sanno che devono preoccuparsi di parteciparvi.
Al tempo stesso è importante approfondire la fede dei catecumeni e dei
battezzati per tutti i mezzi di cui potete disporre: catechesi dei giovani e
degli adulti, liturgia; riunioni, movimenti, con l’inculturazione che si impone.
Senza questa formazione in profondità, la fede e la pratica religiosa
resterebbero superficiali e fragili, l’assorbimento cristiano dei costumi
ancestrali non potrebbe realizzarsi, gli spiriti sarebbero sbattuti al vento di
ogni dottrina, i gruppi settari attirerebbero i fedeli distogliendoli dalla
Chiesa, il dialogo rispettoso con le altre religioni sarebbe seminato di insidie
e di rischi. Soprattutto i battezzati non saprebbero resistere all’indifferenza
religiosa, al materialismo e al neopaganesimo che alcune mentalità moderne
trascinano con loro, in particolare nelle società di consumo che nascono anche
da voi.
Una fede profonda impegnata non cesserà di cercare di rinnovare il comportamento
delle persone nella vita professionale e sociale, e anche il tessuto della
società. I cristiani portano il loro contributo per combattere le
ingiustizie, elevare il livello di vita delle persone o dei gruppi svantaggiati,
educare all’onestà, al disinteresse, alla pace, alla tolleranza, alla carità,
alla rettitudine dei costumi. Si tratta di un’opera etica di primaria
importanza, che corrisponde al bene della patria. Come pastori dovete ispirarla
e sostenerla, conservando sempre la vostra libertà che è quella della
Chiesa nel suo ruolo profetico, mantenendo bene la distinzione tra questo ruolo
pastorale e la mira dei programmi e dei poteri politici.
4. Tutta l’opera di cui abbiamo parlato dipende dal numero e dalla qualità degli
operatori apostolici che collaborano con voi, preti, religiosi e religiose,
catechisti e altri laici.
Per quanto riguarda il clero, numerose iniziative sono state l’occasione
per stimolarvi a una revisione della vita che mirasse a una sua qualifica e a un
rinnovamento spirituale: giubileo d’oro dell’ordinazione del primo sacerdote
ivoriano, René Kouassi; venticinquesimo anniversario del grande seminario di
Anyama; e tredicesimo congresso annuale del clero ivoriano, seguito dalla vostra
lettera pastorale. Vi incoraggio vivamente a favorire la formazione permanente e
l’aggiornamento teologico e pastorale dei vostri preti, e anche una ripresa
spirituale regolare. Ne va del loro dinamismo apostolico nell’evangelizzazione
da proseguire, della loro attitudine ad affrontare problemi complessi, e della
santità del loro ministero.
Soprattutto è fondamentale preparare bene i futuri sacerdoti. So che
molti di voi hanno a cuore il miglioramento della formazione teologica e
spirituale nei seminari. È spesso il tema dei lavori della vostra conferenza
episcopale e di quella dei superiori maggiori pronti a portarvi la loro
collaborazione. Poiché la posta è molto alta, vi esorto a consacrare a questa
formazione i migliori dei vostri preti, a vegliare che i direttori spirituali
che animeranno i seminari siano dovutamente preparati.
Contemporaneamente, vedete la necessità di sviluppare la pastorale delle
vocazioni sacerdotali e religiose, di dare ad essa un nuovo impulso e un
nuovo coordinamento a livello diocesano e nazionale. Ciò presuppone una
riflessione ecclesiale sul ruolo del sacerdozio che riguarda tutti i membri
della Chiesa, ivi compresi i laici, i padri e le madri di famiglia, i giovani.
5. Una simile presa di coscienza meriterebbe d’essere approfondita ed estesa a
ciò che concerne la vita consacrata nelle congregazioni religiose o negli
istituti secolari. Forse il popolo cristiano e i candidati, hanno percepito
negli istituti religiosi l’aiuto che essi portano all’apostolato e alla
promozione umana, senza scoprire sufficientemente il valore intrinseco e la
bellezza senza pari di una consacrazione totale a Dio, al seguito di Cristo, al
quale la vita religiosa unisce come allo Sposo divino? È superfluo ridire che
questa testimonianza gioverebbe a tutta la Chiesa e la trascinerebbe
specialmente verso la santità, nella messa in pratica delle beatitudini. Non si
può fare economia di una formazione di base esigente per gli aspiranti alla vita
religiosa, secondo una spiritualità specifica. Non dubito che le istanze di
accordo dei religiosi e delle religiose, così come sono state rinnovate,
contribuiscano ad affrontare, con voi questa richiesta.
6. In quest’anno del Sinodo dei vescovi sul laicato, come non sottolineare
l’apporto dei vostri laici all’evangelizzazione e nel sostegno delle comunità
cristiane? Già da lungo tempo i diversi settori dell’Azione Cattolica si
dedicano nelle vostre diocesi a una attività lodevole, i cui frutti dipendono
anche dalla formazione dei suoi membri e del loro accompagnamento da parte di
assistenti ecclesiastici ben preparati. Altre associazioni più recenti, meno
legate alle strutture della parrocchia ma che offrono un dinamismo nuovo e un
impatto ben adatto ad alcune sensibilità e a certi bisogni, potranno senza
dubbio apportare un felice contributo al rinnovamento spirituale dei fedeli, a
condizione che essi accettino il ruolo di discernimento e di coordinazione che
spetta ai pastori.
Da voi, come in molti paesi africani, i catechisti hanno certamente un grande
ruolo, per la formazione dei catecumeni come per l’animazione degli incontri di
preghiera e l’accompagnamento della vita cristiana in molte delle piccole
comunità dove il prete spesso non può essere presente. La loro devozione
generosa e disinteressata di credenti è grande e meritoria; essi hanno
sicuramente bisogno di una formazione profonda e di un sostegno particolare per
affrontare la loro responsabilità di testimoni della fede davanti all’evoluzione
culturale dei loro fratelli e sorelle, e per attirarli con l’esempio limpido
della loro vita.
L’avvenire religioso dipende in gran parte dal modo con cui i giovani,
che costituiscono da voi una massa impressionante, potranno acquisire delle
convinzioni di fede, viverle in un ambiente che non offre più loro gli
orientamenti etici e il sostegno dei quadri di un tempo, e di integrarsi con
fiducia nelle comunità ecclesiali. È un campo immenso quello dei bambini, degli
adolescenti, e soprattutto degli studenti fronteggiato da ogni tipo di corrente
e di questioni nuove. Non avete mancato di prendere delle iniziative generali,
come la vostra lettera pastorale sull’educazione e, più recentemente, la vostra
lettera ai giovani.
Vi incoraggio anche negli sforzi che mirano a ottenere per tutti i giovani
cristiani la possibilità di un insegnamento religioso solido e di un’azione
cristiana a loro misura.
7. L’evangelizzazione e la vita cristiana, la diffusione delle vocazioni, sono
tributarie della costituzione di famiglie autenticamente cristiane, che
accettano il modello, le esigenze e la grazia del matrimonio cristiano. So che
le difficoltà non mancano a causa dei limiti di alcuni costumi antichi, in
seguito anche alla destabilizzazione delle famiglie messe a dura prova dalla
società moderna, centrate sul piacere e l’individualismo. Si risolverà la crisi
con una pastorale familiare dinamica, ben motivata, appoggiandosi su delle
associazioni familiari coordinate dal piano diocesano e nazionale. Il “Direttivo
di pastorale familiare” che avete pubblicato nel 1984 risponde in modo adeguato
a questo bisogno. Mi auguro con voi che trovi ora un’applicazione concreta ed
efficace.
8. Non ignoro gli altri settori nei quali siete chiamati a sviluppare un’azione
pastorale, tra l’altro il sostegno dei poveri, dei sofferenti, degli emarginati,
anche tra gli emigrati, i rapporti delicati con l’Islam, l’atteggiamento da
adottare di fronte al pullulare di sette, lo sviluppo dei media.
I punti che abbiamo sottolineato rappresentano già una somma che impone sforzi
difficili, e si vedono forze apostoliche limitate a vostra disposizione, anche
facendo appello ai preti e ai religiosi di altri paesi che spero si mostrino
generosi. Sono sicuro che queste sfide possono essere raccolte grazie alla fede
e alla determinazione che vi animano, grazie alla solidarietà e allo spirito di
unità che avrete a cuore di rafforzare, grazie allo Spirito Santo che non
rifiuta mai il suo aiuto a quelli che pregano e cercano la volontà di Dio. Sì,
la Chiesa in Costa d’Avorio ha la possibilità e il dovere di essere fermento e
luce per tutti i vostri compatrioti.
Che la Vergine Maria alla quale avete appena dedicato una chiesa ad Abidjan,
interceda per voi! Che Dio vi doni la sua pace e la sua forza. Sono vicino a voi
che mi avete dato due volte l’occasione di visitare il vostro paese. A voi, cari
fratelli nell’episcopato, a tutti quelli che collaborano con voi, preti,
religiosi e religiose, battezzati, catecumeni, dono di cuore la mia benedizione
apostolica.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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