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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI S. CHIARA A
VIGNA CLARA-DUE PINI
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 22 febbraio 1987
Ai bambini della parrocchia
Voglio salutare questa parrocchia di Santa Chiara nella sua fascia più giovane e
più promettente. Vi ringrazio di tutto e dei vostri palloncini che dicono a
tutti noi che dobbiamo innalzare i nostri cuori verso Dio, perché questi
palloncini vanno verso il cielo. Dalle vostre relazioni si comprende quello che
fa la parrocchia per i più giovani e la mia gioia è grande perché voi siete
molto vicini a Gesù. Fin dall’inizio è stato così: i bambini sono sempre stati
vicini a Gesù Cristo. Lui ha sempre domandato agli apostoli di non ostacolare i
bambini che venivano presso di lui e li abbracciava, li accarezzava: erano
vicini alla sua persona e al suo cuore. E questo rimane nella Chiesa, questo
rimane nella parrocchia. Così voi avete una vostra giovanile esperienza di Gesù:
questa viene tramite i sacramenti, soprattutto nella preparazione alla
santissima Eucaristia, alla prima comunione, dopo verrà anche tramite la
preparazione alla cresima. Ci vuole una reciprocità: Gesù vuole ricevere i
bambini, vuole averli vicini; così i bambini devono desiderare lo stesso, da
parte loro; devono ricevere Gesù, averlo vicino, averlo nei loro cuori: questo è
il significato profondo, sacramentale e nello stesso tempo reale, della
comunione, e specialmente della prima comunione, perché la prima è specialmente
significativa.
Poi la mia gioia deriva anche dal fatto che voi avete già una esperienza della
Chiesa. Insieme a questa esperienza di Gesù che si costituisce tramite la
catechesi, la comunione, la preghiera personale e comunitaria, voi avete
un’esperienza della Chiesa in questa parrocchia. Voi imparate che cosa è la
Chiesa in questa parrocchia; questo è molto importante per voi e per la
parrocchia.
Queste sono le constatazioni principali che volevo esprimere subito prima di
andare nella chiesa parrocchiale. Ma vi domando: perché santa Chiara ci ha
ordinato, questo pomeriggio, un po’ di pioggia? Sappiamo che santa Chiara è
stata una santa italiana, molto vicina, anzi sorella spirituale di san Francesco
d’Assisi. Voi tutti sapete chi è san Francesco e naturalmente sapete chi è santa
Chiara. Io dunque vi faccio questa domanda: perché questa pioggia, anche se,
grazie a Dio, non è troppo forte? Il cardinale mi suggerisce delicatamente che
questa pioggia significa che tutto deve crescere, deve crescere nella natura,
devono crescere i fiori - c’è ancora l’inverno in Italia, e io l’ho constatato,
ma si prepara la primavera - devono crescere i fiori e per questo è necessaria
la pioggia primaverile, ma devono crescere anche i bambini, diventare più
grandi, non solamente esteriormente, nel corpo, nella loro figura esterna, ma
anche interiormente, nel loro cuore, nel loro spirito. E lo spirito cresce con
la grazia. Ecco, santa Chiara ci ha ordinato questa pioggia per dimostrare la
crescita spirituale dei bambini e poi di tutti i parrocchiani, ma specialmente
dei bambini. Vi auguro che questo significato spirituale della pioggia si
verifichi in ciascuno di voi, nei più piccoli e nei più grandi.
A tutti voi, ai genitori, insegnanti, catechisti, sacerdoti e parroco offro la
mia benedizione, così ha fatto Gesù e così noi dobbiamo fare imitandolo.
* * *
Poco prima di entrare nella chiesa parrocchiale, Giovanni Paolo II rivolge un
breve saluto ai fedeli assiepati in piazza dei Giochi Delfici..
Nel nome di santa Chiara, patrona della vostra parrocchia, saluto cordialmente
tutta la comunità parrocchiale, tutti quelli qui presenti e tutti gli abitanti
del quartiere. Auguro tutto il bene alle famiglie, alle persone, agli ambienti:
che Cristo sia sempre con voi. Questo è il senso profondo di essere parrocchia.
La parrocchia è per la presenza di Cristo: lui è presente tramite questo segno,
questa comunità, in noi, e operante tramite il suo Spirito Santo. Vi auguro che
questa presenza di Cristo sia sempre efficace, sia sempre attuale, sia sempre
benefica per le vostre persone, per le vostre famiglie, per tutta la vostra
comunità. Nel nome di santa Chiara, patrona della vostra parrocchia, vi benedico
tutti. Le ricchezze e la cultura sono fatte per servire l’uomo e non per
asservirlo
Ai rappresentanti del Consiglio Pastorale
Ringrazio ciascuna delle persone qui presenti, le vostre famiglie e le persone
che vi sono care. Vi ringrazio per la presenza di oggi e anche per la vostra
presenza continua. Perché la parrocchia si fa con la presenza, anzi con
una doppia presenza: quella principale di Gesù, che è presenza tra i suoi; e
appunto, i suoi, vuol dire noi che siamo presenti intorno a lui, insieme
a lui. Tutta la Chiesa e la parrocchia è sempre una parte autentica della Chiesa
locale e universale autentica attraverso questa realtà. Presenza di Gesù tra noi
e di noi intorno a lui . . . Questa presenza si fa vita, vita nello spirito
perché Gesù ci dà il suo Spirito e questo Spirito opera dentro di noi uomini.
Perché l’uomo è un essere corporale e spirituale insieme e lo spirito umano è
formato e santificato dallo Spirito di Dio, dallo Spirito Santo.
Così questa presenza di Gesù è la vita e deve sempre più diventare vita. E se
questa vita comincia a mancare, si deve ritrovarla. Ed è un’opera comune, perché
la parrocchia è una comunità che si costruisce attraverso diverse opere. E
dietro a ogni opera c’è una persona, un carisma, un dono che deve servire agli
altri, a costruire la comunità. Approfitto di questa circostanza per
ringraziarvi appunto per i diversi contributi che offrite, e voglio anzi
ringraziare il Signore per i diversi carismi che sono propri di ciascuno di voi,
e poi per i contributi che seguono i carismi, che così fruttificano, e sono i
doni nascosti nel nostro spirito, grazie a Cristo redentore, doni nascosti per
opera dello Spirito Santo. Ecco, vi ringrazio per questa presenza intorno a
Cristo e per questa vostra opera che si fa anche collaborazione con il vostro
pastore, con il parroco e i suoi collaboratori. Così viene completata la
dimensione del sacerdozio che Cristo ci ha lasciato, a ciascuno di noi
attraverso il battesimo e il sacerdozio dei fedeli, sacerdozio battesimale; e,
per i sacerdoti, lo speciale sacerdozio ministeriale viene completato con questa
collaborazione, e così la parrocchia diventa anche un corpo visibile, un corpo
sacramentale, che vuol dire appunto visibile. La prima visibilità è
infatti quella sacramentale perché i sacramenti sono i segni. Ecco, ho fatto
queste poche riflessioni per sottolineare l’importanza di questo incontro e di
questa presenza vostra nella parrocchia. Insieme a Cristo, al parroco e ai
vostri sacerdoti. E aggiungo ancora un augurio, secondo i diversi compiti,
impegni e talenti, a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, agli ambienti dove
operate, e a questa parrocchia di cui siete parte. Che il Signore vi benedica,
soprattutto i vostri bambini, e le nuove generazioni, e le persone che servite
nella catechesi e con le opere caritative e di apostolato. Grazie per averci
accolto a santa Chiara e nel nome di questa sorella spirituale di san Francesco
vi benedico.
Alle comunità religiose femminili
Sono contento che in questa parrocchia voi ritroviate la vostra missione, il
vostro apostolato, soprattutto quello della vostra esistenza consacrata. Siete
persone consacrate a Dio. E questo è l’apostolato principale, una testimonianza
molto importante per la Chiesa, per i fedeli e anche per i non credenti, per i
“lontani”. La testimonianza della vostra consacrazione a Dio . . . la
consacrazione che emanano le opere vostre, i vostri diversi apostolati. Io
conosco abbastanza bene l’apostolato delle Suore di Maria Bambina per esperienza
personale, e conosco anche gli altri. La vostra opera nelle scuole, negli
orfanotrofi, negli asili, a favore degli anziani . . . Tutte, con la vostra
consacrazione, siete profondamente legate a Gesù. Libere, perché i voti vi fanno
libere da quegli impegni, obblighi, pesi che appartengono alla vita umana.
Libere per servire gli altri più disinteressatamente, con più puro amore. È la
forza del regno dei cieli. E così la vostra consacrazione, la vostra scelta è
per il regno dei cieli. Così ha detto Gesù, questa è la sua definizione della
vostra chiamata, della vostra vocazione. Vi auguro di continuare, e di vivere
sempre così in armonia con il vostro parroco. Vi ringrazio anche per le
preghiere che non risparmiate per il Papa e per la Chiesa. Voi siete infatti
legate in modo speciale alla Chiesa universale. Vi benedico con le vostre
comunità, benedico le vostre vocazioni, le vostre novizie, le persone cui siete
più vicine col vostro apostolato e le vostre famiglie.
Alle immigrate straniere del Movimento “ Tra noi ”
Sono contento che vi riuniate ogni settimana qui la domenica (e oggi è appunto
domenica) e giovedì pomeriggio. Siete lontane dalle vostre famiglie ma col
vostro servizio, nelle case dove siete occupate, fate un po’ la funzione della
Marta nel Vangelo. E trovate una famiglia spirituale nella parrocchia: quando la
vostra comunità si riunisce, quando prega insieme, quando vi trovate tra voi (e
“tra noi” è il nome del vostro movimento, e una parola bella). Ed ecco, io vi
auguro di trovare nella vostra vita Gesù, e di stare al suo fianco, di camminare
sempre con lui. Egli è il vostro Maestro, il Maestro di tutti noi. Ed egli si è
sempre interessato della vita della donna. Nel Vangelo infatti vediamo che egli
ha incontrato diverse donne e vediamo che anche se i costumi del suo tempo erano
diversi dai nostri, egli spesso ha parlato con loro e in loro ha trovato delle
interlocutrici e anche delle cooperatrici. Maria, Marta e tante altre hanno
assistito anche gli apostoli e la Chiesa nascente. E io vi auguro di essere
sempre vicino a Gesù. Egli ha una grande stima per ogni tipo di servizio e
infatti ha detto egli stesso che il figlio dell’uomo non è venuto per essere
servito, ma per servire. Egli ha fatto proprio questo servizio e anzi ogni
servizio che l’uomo compie nella società. Ha qualificato tutte le opere e le
attività umane valide spiritualmente ed evangelicamente, le ha chiamate
ministeri. Ecco, cercate di essere sempre vicine a lui perché egli possa
riconoscere la vostra dignità di donne, di persone umane, la dignità di coloro
che compiono un servizio per gli altri. È importante che lo facciate per gli
altri, perché è la vocazione di ciascuno di noi quella di essere al servizio
degli altri, di essere utili agli altri. E con questa visione evangelica potrete
rendere la vostra vita bella, degna e fruttuosa non solo temporalmente, ma anche
eternamente. Perché tutti viviamo nella prospettiva della vita eterna. Vi
benedico insieme con il card. vicario qui presente, insieme ai vostri cari, ai
vostri bambini e benedico anche la vostra patria.
Ai gruppi e alle associazioni giovanili
I vostri colleghi attori ci hanno offerto una meditazione biblica su Giobbe, una
rilettura profonda, accorata, in cui Giobbe ci si presenta a immagine di Gesù.
Giobbe sofferente come immagine di Gesù sommo sofferente, il Redentore. “Scio”,
io so, che il mio Redentore vive. Ecco, avete trovato veramente, voi ascoltatori
e soprattutto voi attori, il tema, l’argomento centrale di cui l’uomo di tutti i
tempi si è sempre preoccupato e in cui è stato coinvolto: il tema della
sofferenza, che è sempre un dialogo con Dio creatore. Con Dio quasi
responsabile, in quanto creatore, delle sofferenze e dei mali del mondo. Tante
volte viene accusato, come lo accusava Giobbe, dei suoi mali e delle sue
sofferenze. Accusato dagli uomini che soffrono. E questo è quasi il tessuto
della storia umana sulla terra, questo è il dialogo di Giobbe. Ma questo dialogo
di Giobbe con Dio pone un problema, una domanda fondamentale non solo per
l’Antico Testamento ma per l’uomo di ogni tempo e d’ogni epoca, per ciascuno di
noi. E questo problema, questa domanda, trova la risposta in Gesù Cristo, e la
risposta è che Dio ha tanto amato il mondo - è la risposta di Gesù, data non
solo con la sua vita ma con la sua morte e la sua risurrezione - Dio ha tanto
amato il mondo da dare il suo unico Figlio. Con questa risposta dobbiamo dire
che la sofferenza rimane sempre un mistero, un mistero in ogni caso. Ma questo
mistero, grazie a Cristo, non è più senza luce. Sì, all’epoca di Giobbe,
nell’Antico Testamento, questo mistero era quasi senza luce, ma in Gesù e grazie
a Gesù, non è più senza luce. E noi dobbiamo, possiamo seguire questa luce.
Specie i sofferenti lo possono, quando cercano questa luce in Gesù sofferente,
in Gesù crocifisso, in Gesù risorto: allora trovano questa luce, che è
sufficiente a far sopportare tutti i mali del mondo, tutti i dolori personali.
Ecco, avete scelto veramente il problema centrale. E mi congratulo con voi, con
la comunità giovanile di questa parrocchia di santa Chiara, per aver trovato
questo tema e per averlo trattato così bene dal punto di vista religioso e
artistico allo stesso tempo. Concludo suggerendovi di cercare sempre nelle
parole di Dio, e cioè nella preghiera, la risposta ai problemi della vostra
vita, specie nei momenti difficili. Cercare la risposta nelle parole di Dio vuol
dire cercarla nella preghiera perché la parola di Dio non si comunica a noi
altrimenti che nella preghiera. E io vi lascio una consegna che è forse la più
importante per la vostra vita. Vi auguro che questa parrocchia sia un ambiente
dove Dio, che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo, sia vicino a voi, sia
sempre vostro Padre come ci ha insegnato Gesù nella sua preghiera, Padre Nostro,
e vi auguro che questa parrocchia sia sempre per voi un ambiente creativo, anche
in senso artistico (e mi congratulo di nuovo con gli attori), ma soprattutto
creativo per la vostra personalità umana e cristiana, per tutto il vostro
essere. Questo è lo scopo della vostra educazione cristiana. Per questo esiste
la Chiesa, per questa educazione dei figli di Dio, che vengono educati in Gesù
Cristo. E questo si vede nella rilettura odierna di Giobbe. Il suo problema è
quello della sua salvezza. Perché questo è il vero problema dell’uomo, il
problema soteriologico, il problema della salvezza di ciascuno di noi. E il
problema di Giobbe si risolve in Cristo, così come la salvezza di ciascuno di
noi. Vi auguro di trovare questa salvezza in Cristo, per voi e per i vostri
cari, per l’oggi e per il domani. Vi ringrazio e vi benedico.
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