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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II DURANTE
LA CERIMONIA PER LA CONCLUSIONE DEL RESTAURO DELLA FACCIATA DI SAN PIETRO
Aula della Benedizione - Lunedì, 23 febbraio 1987
1. Ho accolto ben volentieri l’invito a presiedere alla cerimonia per la
conclusione dei restauri della facciata della Basilica Vaticana, che dopo due
anni di intenso lavoro è stata riportata al suo antico splendore.
Rivolgo il mio
cordiale saluto ai signori cardinali, ai vescovi e a tutte le personalità
presenti; saluto in modo particolare gli illustri cavalieri di Colombo, qui
convenuti insieme con il loro cavaliere supremo, signor Virgilio Dechant, in
rappresentanza dell’Ordine: ad essi va l’espressione della mia sentita
riconoscenza per la munifica generosità che ha reso possibile la necessaria e
urgente opera di restauro. Ringrazio le maestranze che l’hanno compiuta e
portata a termine con apprezzata sensibilità professionale e con il dovuto
rispetto alla tradizione storica, artistica e religiosa, per cui questo tempio è
celebrato in tutto il mondo. Un grato pensiero rivolgo pure ai dirigenti e
collaboratori della reverenda Fabbrica di san Pietro, esprimendo la mia
riconoscenza all’arcivescovo mons. Lino Zanini, delegato della medesima
fabbrica, non solo per le amabili parole con le quali ha introdotto questo
incontro, ma anche e soprattutto per la sollecitudine e la dedizione, con le
quali ha promosso e seguito i lavori.
2. Dopo quasi quattrocento anni dalla sua
costruzione, la monumentale facciata dell’insigne architetto Carlo Maderno, che
vi segnò la data del 1612 come termine della gigantesca opera muraria,
necessitava di un’adeguata opera di restauro destinata a riparare i danni
causati dall’usura del tempo. Non si poteva non dedicare una speciale attenzione
a questo monumento, punto di riferimento, attraverso i secoli, per generazioni e
generazioni di fedeli che si sono avvicendati in pellegrinaggio al centro della
cristianità. Chi arriva in piazza san Pietro si sente come accolto da un
abbraccio spirituale simboleggiato dai due armonici colonnati del Bernini, ma il
suo sguardo è attirato spontaneamente dalla nobile parete di travertino da cui
si staglia la cupola e sulla quale, come otto giganti, sono addossate
altrettante colonne a ordine unico sostenenti, nella parte centrale, il frontone
triangolare contrassegnato dallo stemma pontificio di Papa Paolo V, che aveva
voluto la realizzazione dell’opera. Né sfugge all’osservatore la forza
spirituale che si sprigiona dalla figura del Cristo redentore, posta al centro
della balaustra, che fa da coronamento all’edificio. Essa dà il via a quella
mirabile teoria di apostoli, di martiri, di confessori e di vergini che,
dipartendosi dai lati del Cristo al vertice della facciata, si snodano in folta
schiera lungo tutto il percorso dei due bracci del colonnato, quasi a ricordare
e a riassumere la storia e la missione della Chiesa, che è quella di
testimoniare la santità della vita, il messaggio evangelico.
Un cenno meritano
anche i grandi balconi che adornano la facciata; di essi il più noto è
certamente quello centrale, legato alle manifestazioni più solenni della Chiesa
sia in occasione della elezione del nuovo Papa, che vi si affaccia per salutare
i fedeli per la prima volta, sia nelle principali solennità dell’anno, in cui vi
si imparte la benedizione “Urbi et Orbi”.
3. Non vi nascondo che la sera del 1°
dicembre dell’anno scorso, al mio arrivo dal viaggio apostolico nei paesi
australi, nel vedere questa facciata illuminata e finalmente sgombra dalle
impalcature, che l’avevano occultata, ho provato un senso di viva soddisfazione:
è stato uno spettacolo stupendo! Un plauso e un riconoscimento desidero
esprimere perciò a quanti hanno prestato la loro collaborazione per il buon
esito di questa fatica, che ci ha restituito l’edificio nelle sue solide
strutture e nel suo splendore. So che essa ha richiesto l’impiego di tanti
esperti: architetti, ingegneri, scalpellini, muratori, mosaicisti, falegnami,
fabbri e pittori. Dal mio studio ho potuto sentire e seguire il fervore
dell’opera, che suscitava nella mia mente l’immagine della moltitudine dei
tecnici e di operai chiamati a suo tempo dal re Salomone per la costruzione del
primo tempio di Gerusalemme (cf. 1 Cr 22, 2.15): “Il tempio, che io intendo
costruire - diceva quel sovrano - deve essere grande, perché il nostro Dio è più
grande di tutti gli dèi” (2 Cr 2, 4).
4. Non minor fervore ha dedicato la Chiesa
alla costruzione della prima e di questa seconda Basilica vaticana, la quale,
non meno della prima, è davvero una mirabile opera d’arte e una singolare
testimonianza di fede. Era necessario che anche la facciata ne rispecchiasse la
maestà e la finalità religiosa. L’immagine del suggestivo bassorilievo posto
sotto il balcone centrale e raffigurante il Cristo che consegna le chiavi a san
Pietro, sta a indicare la ragione per la quale questa Basilica è sorta: essa è
la memoria di Pietro, su cui Cristo ha fondato la Chiesa. La Basilica infatti
racchiude e custodisce la tomba del principe degli apostoli, di colui che diede
in questo luogo l’estrema testimonianza al Signore, che l’aveva scelto e
investito della funzione di rappresentarlo in terra e di esserne come il
prolungamento visibile, per il tramite dei suoi successori, fino alla fine dei
tempi.
Anche la facciata si inserisce in questo contesto: essa sta a
testimoniare quel flusso ininterrotto di pellegrini che sono venuti e che
vengono a pregare sulla tomba di Pietro e a ripetere la sua stessa professione
di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16, 16). Nel mirare le
pietre e marmi che rivestono il tempio, essi non possono non ricordare
l’esortazione dell’Apostolo: “Voi siete pietre vive per la costruzione di un
edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali
graditi a Dio” (1 Pt 2, 5).
5. Alla luce di queste parole, che qui acquistano una
risonanza quanto mai significativa, ci accorgiamo che il fascino esteriore di
questa Basilica impallidisce e cede il posto a quello interiore della vocazione
spirituale, alla quale ciascuno di noi è chiamato. Esse fanno chiaramente
percepire nel tempio materiale e in quello di ciascuno di noi, una presenza, la
presenza di Dio. Non più la presenza di Dio in una nube luminosa, come quella
che sovrasta l’arca dell’alleanza nel tempio di Gerusalemme (cf. 2 Cr 7, 13-14),
ma la presenza sacramentale di Cristo nell’Eucaristia, e la presenza di Dio, per
mezzo della grazia, in ogni anima, che vive coerentemente secondo le esigenze
della fede cristiana. Ce lo ricorda anche san Paolo: “Non sapete che siete
tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi?” (1 Cor 3, 16).
Sì, cari fratelli e
sorelle, siamo “pietre vive” per la gloria di Dio. Raccogliamo questo messaggio
di Pietro nella Basilica, sorta a custodia del suo sepolcro e del suo primato
universale. Possa la benedizione del Signore confermare in tutti questi
sentimenti per sempre. Desidero aggiungere, in lingua inglese, uno speciale
saluto al supremo cavaliere Mr. Virgil Dechant, agli altri cavalieri di Colombo
e alle loro famiglie che sono presenti oggi. Per più di cento anni i cavalieri
di Colombo si sono distinti per il loro amore a Cristo e fedeltà alla Chiesa,
per il loro servizio ai poveri e ai bisognosi, per la difesa degli handicappati
e dei nascituri attraverso il loro forte sostegno alla vita familiare. Voi siate
un esempio illuminante del ruolo del laicato nella vita e nella missione della
Chiesa. Il finanziamento del restauro e del mantenimento della facciata della
Basilica di san Pietro e della colossale statua sono un ulteriore simbolo dello
spirito devoto della vostra stimata organizzazione e della vostra fedeltà al
successore di san Pietro. Il mio cuore è pieno di gratitudine verso tutti voi
per questo ultimo progetto e per tutto quello che farete al servizio di Cristo e
del Vangelo. Il nostro amato Redentore benedica voi e le vostre famiglie con
abbondante grazia e pace.
I would like to add, in the English language, a
special word of greeting to the Supreme Knight, Mr. Virgil Dechant, and to the
other Knights of Columbus and their families who are present today.
For more
than a hundred years the Knights of Columbus have distinguished themselves by
their love for Christ and loyalty to the Church, by their service to the poor
and needy, by their defence of the handicapped and unborn and by their strong
support of family life. You stand forth as a shining example of the role of the
laity in the life and mission of the Church. The financing of the repair and
maintenance of the façade of Saint Peter’s Basilica and the colossal statues
above is yet one more symbol of the dedicated spirit of your esteemed
organization and of your devotion and fidelity to the Successor of Saint Peter.
My heart is full of gratitude to all of you for this latest project and for all
you do in the service of Christ and the Gospel. May our loving Redeemer bless
you and your families with his abundant grace and peace.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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