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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PADRI DELLA CONGREGAZIONE DELLA RISURREZIONE
DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

Domenica, 4 gennaio 1987

 

Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo” (Ef 1, 3).

1. Carissimi padri risurrezionisti!

Sono molto lieto di essere oggi tra di voi per commemorare alcune date storiche, molto significative nella vita della Chiesa e della vostra congregazione e per elevare a Dio insieme con voi un sincero ringraziamento per i tanti favori elargiti al vostro ordine. A tutti porgo il mio saluto più cordiale e con grande gioia offro per voi il sacrificio eucaristico.

In questa seconda domenica dopo Natale la liturgia ricorda nuovamente e celebra la benedizione di Dio, nostro Padre, che si è manifestata nel Verbo fatto carne. Il Verbo di Dio, e cioè la “sapienza dell’Altissimo”, per usare le parole del testo del Siracide, nella prima lettura della Messa, venne ad abitare in mezzo a noi. Gesù, il Bambino nato a Betlemme, è la luce della divina sapienza, che splende nelle tenebre del nostro mondo e illumina ogni uomo. In lui solo troviamo la luce per il cammino nel tempo verso l’eternità; da lui solo abbiamo la vita soprannaturale, che ci fa figli di Dio. Gesù ci ha rivelato il Padre; da lui provengono a noi la verità e la grazia: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (Gv 1, 16).

Con profonda commozione oggi, riuniti in questa chiesa della Risurrezione, noi riflettiamo sul grande dono che Dio ha fatto alla Chiesa mediante la fondazione della vostra congregazione 150 anni fa. Come non vedere in ciò una benedizione del Padre, che per mezzo dei membri della congregazione ha operato tanto bene a vantaggio della Chiesa e della società? E tanto bene la vostra congregazione continua a realizzare anche oggi con i suoi sacerdoti e fratelli, i suoi scolastici e novizi, e le sue 55 case religiose sparse in dodici nazioni.

Nell’atmosfera natalizia che ancora respiriamo è bello riandare col pensiero alle vicende del vostro passato e meditare in particolare sull’esempio e sul messaggio dei vostri fondatori, così da trarne opportuni elementi di raffronto col presente e stimolanti direttive per l’avvenire.

2. Durante i 150 anni di esistenza, la congregazione si è sviluppata sia nell’esercizio dell’apostolato sia nella coscienza della sua identità di comunità religiosa. Nell’apostolato la congregazione si è dedicata principalmente alla cura pastorale dei fedeli nelle parrocchie e all’educazione dei giovani. Come comunità religiosa la congregazione, pur nella consapevolezza delle sue radici polacche, ha sviluppato sempre più la propria dimensione internazionale, sentendosi chiamata a condividere il proprio carisma con la Chiesa universale. Così, mentre la congregazione viveva a fondo il suo ruolo nella grande emigrazione polacca del XIX secolo e si dedicava alla Chiesa nella Polonia e alle comunità degli emigrati polacchi in molti luoghi del mondo, sperimentava con frutto anche il suo inserimento in altre culture per mezzo del suo servizio nelle chiese locali d’Italia, Austria, Bulgaria, Germania Federale, Australia, Canada, USA, Bermuda, Bolivia e Brasile. Un esempio importante di questa inculturazione avvenne nel 1863, quando il mio predecessore Pio IX chiese alla congregazione di andare in Bulgaria, dove essa diventò una comunità bi-rituale, al servizio della Chiesa nel rito sia latino che bizantino. Nell’attirare l’attenzione su questo sforzo missionario, voglio onorare i tre risurrezionisti rimasti nella Bulgaria, tutti anziani bulgari, che servono la Chiesa in circostanze difficili.

3. Nella chiesa della casa generalizia della Congregazione della Risurrezione è posta la tomba dei fondatori: Bogdan Janski, Pietro Semenenko e Girolamo Kajsiewicz. Vengono in mente le parole dell’Epistola agli Ebrei: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede” (Eb 13, 7). La Chiesa richiama l’attenzione di tutti i religiosi sulla necessità di “ricordare i loro capi”, di conoscere i loro fondatori e di valutarne gli intendimenti a riguardo della natura, del fine, del carattere dell’istituto (cf. Codex Iuris Canonici, can. 578). Questo impegno di “ricordare” può essere considerato come un mezzo per appropriarsi del carisma dei fondatori e partecipare all’esperienza dello spirito che essi hanno trasmesso ai discepoli perché sia “. . . vissuta, salvaguardata, approfondita e sviluppata continuamente in armonia con il corpo di Cristo che si trova in processo di continua crescita” (Mutuae Relationes, 11). I fondatori della congregazione sono uomini degni d’essere “ricordati”, la cui fede dev’essere sempre imitata, e la cui vita deve servire di modello ad ogni autentico risurrezionista.

Nella chiesa della casa generalizia, in posizione di rilievo, si trova anche l’immagine della Madonna della Mentorella, Madre delle Grazie. Tale collocazione riflette l’importanza del santuario della Mentorella come prima missione affidata alla congregazione. Riflette altresì l’importanza della Madre di Dio nella vita e nella tradizione spirituale dei risurrezionisti. Le Costituzioni dichiarano: “Crediamo che Maria è il nostro modello in tutto ciò che siamo chiamati ad essere e a fare come risurrezionisti”.

4. Bogdan Janski (1507-1840), professore di economia politica, penitente pubblico e apostolo laico dell’emigrazione polacca a Parigi, è noto ai membri della comunità come il “Fratello maggiore” e come il Padre fondatore della congregazione. Deluso dai movimenti socio-politici del suo tempo, egli si rese conto che la vera “risurrezione” della società poteva attuarsi solo mediante la conversione profonda al Signore e una vita di fede testimoniata nel servizio agli altri. Il processo della sua conversione durò quasi tre anni. Poco dopo aver fatto la confessione generale della sua vita, invitò i suoi discepoli, fra cui si trovavano Pietro Semenenko e Girolamo Kajsiewicz, a cominciare una vita religiosa in comune a Parigi. Scriveva Bogdan Janski: “È piaciuto a Dio usarmi come strumento e mezzo della nostra unione fraterna . . . Dio ci conduce ai suoi fini per mezzi curiosi” (CRR 8585, Lettera a J. Hube). Benché restassero insieme per poco tempo, Bogdan incise profondamente su Pietro e Girolamo con la visione del rinnovamento della società, che seppe loro comunicare. Bogdan Janski era destinato a vivere solo pochi anni ancora. Gli ultimi 5 anni della sua vita si possono descrivere come un impegno di conversione profonda, e un servizio senza riserve ai suoi connazionali a Parigi. Quando morì a Roma nel 1840, era considerato un uomo santo non soltanto dai membri della Congregazione, ma anche da tutti quelli che avevano usufruito del suo ministero fuori della Comunità.

5. Recentemente, la Congregazione ha commemorato il centenario della morte di padre Pietro Semenenko (18 novembre 1886). Discepolo di Bogdan Janski, padre Pietro è considerato cofondatore della congregazione. Fu aiutato direttamente nella sua conversione al Signore da Bogdan Janski, che venerò sempre come suo maestro spirituale. Padre Pietro era un uomo di straordinaria versatilità intellettuale e un pensatore di grande creatività. Fu l’autore di tutte le regole più importanti della congregazione. Con i suoi scritti nel campo della vita spirituale, padre Semenenko sviluppò una sorta di tradizione spirituale nella congregazione, analizzando con finezza gli ostacoli alla grazia e all’unione con Dio, che provengono dalla natura umana e dal nostro “ego”. Padre Pietro fu direttore spirituale di molte suore, fra cui alcune fondatrici di comunità religiose. La sua direzione di Celina Borzecka e di sua figlia Edwige Borzecka, per esempio, portò alla fondazione delle Suore della Risurrezione, considerate le sorelle spirituali dei Padri Risurrezionisti; padre Semenenko fu un uomo veramente dedicato alla Chiesa, sia come fondatore e “primo” “rettore del Collegio Polacco a Roma”, sia come consultore delle Congregazioni dell’Indice e del Sant’Uffizio. Si dice che il Papa Leone XIII, appresa la morte del padre Semenenko, abbia osservato: “Avete patito una grande perdita. Lui era l’anima della vostra congregazione”.

6. Padre Girolamo Kajsiewicz (1812-1873), uno dei primi discepoli di Bogdan Janski, è anche egli considerato cofondatore della congregazione. Soldato ferito durante l’insurrezione di novembre del 1830, anche lui beneficiò dell’esempio personale e della guida spirituale di Bogdan Janski a Parigi nel processo della sua conversione. Padre Girolamo, amante della poesia, era amico del poeta nazionale Adamo Mickiewicz.

Con un senso pratico che accompagnava i suoi doni poetici, padre Girolamo si impose come predicatore di grande fama. Come superiore generale della congregazione dal 1855 fino alla sua morte nel 1873, servì di guida pratica e spirituale alla comunità. Padre Kajsiewicz fu anche un fervido patriota. Allo stesso tempo, fu un vero promotore dell’idea dello sviluppo internazionale della comunità. Come superiore generale, per primo accettò in congregazione membri non-polacchi e mandò i risurrezionisti a servire la Chiesa in Italia, Bulgaria, Canada e negli Stati Uniti. Viaggiò molto per visitare i fratelli e incoraggiarli. Padre Girolamo è un modello per tutti i risurrezionisti nel cercare la volontà di Dio in tutto. Cominciava ogni lettera con il motto: “Wola Boza”, la volontà di Dio.

7. La vita dei fondatori - Bogdan, Pietro e Girolamo - insegna a voi, loro figli spirituali, a impegnarvi nella conversione continua. Nelle Costituzioni della congregazione, approvate il 2 luglio 1982, dopo i capitoli di rinnovamento, questo processo dinamico di conversione, che dura tutta la vita, è presentato come una forma privilegiata di partecipazione al mistero pasquale della salvezza in Gesù Cristo: “Dobbiamo morire costantemente a noi stessi (alla nostra volontà, alla nostra indipendenza nell’agire, all’amore di noi stessi) per risorgere, in virtù dello Spirito Santo, ad una vita nuova d’amore in Cristo” (Costituzioni, 1).

8. Ho voluto ricordare questi esempi - a voi peraltro ben noti - perché dal vostro glorioso passato potete ricavare luce, conforto e direttive per essere sempre e veramente “religiosi nella Chiesa e per la Chiesa” (Costituzioni, 11).

Il capitolo generale, che si terrà nel prossimo mese di luglio, si occuperà della missione della comunità, e cioè dell’identità della congregazione e del suo carisma, meditando sul tema: “La missione e i misteri della Congregazione della Risurrezione”. È un argomento vasto e importante e io auspico di cuore che la riflessione e la discussione durante il capitolo siano guidate e illuminate dalle parole di Cristo: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra!” (Lc 12, 49): il fuoco della verità e della carità, che sa opporsi con chiarezza all’errore, ma che tuttavia sempre ama l’errante, con piena disponibilità e sensibilità verso i fratelli e con fiducia nella suprema bontà del Padre.

Come membri di una congregazione dedicata al rinnovamento della società per mezzo di una vita caratterizzata dal mistero pasquale, cogliete l’occasione di quest’anno giubilare e dell’imminente capitolo generale per rispondere alle necessità della Chiesa e del mondo attuale. Annunciate con grande fervore la presenza del Salvatore nell’umanità di oggi e di sempre. Il mondo ha bisogno anche della vostra testimonianza e del vostro zelo apostolico.

Vi incoraggio nel vostro impegno e vi assicuro un ricordo nella preghiera, affinché - come scriveva san Paolo agli Efesini - “il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui . . . per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi” (Ef 1, 17-18).

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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