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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL SINDACO DI ROMA NICOLA SIGNORELLO E AI
COMPONENTI DELLA GIUNTA E DEL CONSIGLIO COMUNALE

Sala del Concistoro - Giovedì, 29 gennaio 1987

 

Signor sindaco,
signori componenti della Giunta e del Consiglio comunale di Roma,
signori presidenti del Consiglio delle circoscrizioni romane
.

1. Si rinnova sempre con piacere questo incontro per lo scambio degli auguri in occasione del nuovo anno. È questa una tradizione che periodicamente ci offre l’opportunità di rivolgere lo sguardo ai problemi e alle aspirazioni, che si moltiplicano e dilatano, di una capitale come Roma, in continuo progresso sociale e culturale.

Vi sono grato per la vostra presenza tanto significativa ed esprimo un particolare ringraziamento al signor sindaco, onorevole Nicola Signorello, per le parole che ha voluto ora rivolgermi, anche a nome di tutti i membri della Giunta e del Consiglio comunale di Roma. Lo ringrazio pure per il quadro che ha voluto presentare della realtà e delle attese dell’Urbe.

2. L’occasione mi è propizia per rinnovare il mio incoraggiamento per quanto i responsabili della cosa pubblica fanno quotidianamente in vista della giusta soluzione da dare ai molteplici e urgenti problemi che la convivenza di quasi quattro milioni di abitanti pone alla loro attenzione.

È un compito certamente complesso quello di assicurare alla popolazione romana ciò che è necessario per il suo sviluppo e il suo benessere, così che la città sia all’altezza del suo ruolo storico di capitale di uno Stato, qual è l’Italia, ricco di vitalità e di progresso civile, e, a un tempo, di centro spirituale del cristianesimo. Centro, dico, di una religione a raggio mondiale, fondata dal Cristo, Figlio di Dio, al fine di irradiare il messaggio evangelico a tutte le genti, secondo il mandato divino: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).

Questa constatazione induce a considerare il dovere che tutti abbiamo di non dimenticare la missione propria di Roma e le sue caratteristiche spirituali, che fanno di essa la città posta sul monte, a cui sono rivolti gli sguardi del mondo intero. In questo contesto mi rivolgo a voi, amministratori capitolini, perché non cessiate di assecondare il senso dell’ospitalità e dell’accoglienza che distingue la popolazione cittadina, in modo che non siano deluse le aspettative dei pellegrini e turisti che vengono a Roma attratti dal fascino della sua storia e dei suoi monumenti e soprattutto dal desiderio di venerare le memorie degli apostoli e dei martiri.

A questo fine auspico che la pluralità di istanze sociali presenti in codesta amministrazione, lungi dall’essere motivo di diminuita efficienza operativa, sappia esprimere una solidale attitudine a promuovere il vero bene della città, con equilibrio ed efficiente operosità, sia a livello più propriamente comunale sia a livello circoscrizionale.

3. Da parte sua la Chiesa con quotidiano impegno offre un non piccolo contributo al bene della comunità romana e confido che la sua presenza e azione prenderanno nuovo slancio dal Sinodo pastorale diocesano, evento di Chiesa, aperto però ad ogni apporto orientato dal progresso religioso, morale e civile della città.

Mi piace al riguardo esprimere il mio incoraggiamento per i vasti impegni di attività amministrativa e organizzativa da cui s’attende la soluzione di bisogni fondamentali della popolazione, quali sono quelli dell’abitazione, della scuola, dell’urbanistica, della circolazione stradale, del non–inquinamento, ecc. In primo luogo va certo sostenuto lo sforzo per dare un dignitoso alloggio a tante famiglie, che abitano in condizioni disagiate o precarie, o sono angustiate dalla minaccia di imminenti sfratti. So che la crescita della popolazione e il fenomeno dell’elevata urbanizzazione rendono estremamente complessa l’azione delle autorità responsabili. Ma si tratta di un’esigenza così primaria e urgente che nessuna fatica può essere giudicata troppo gravosa. Infatti la carenza del minimo necessario per garantire un sicuro e degno focolare è spesso la causa di gravi fenomeni di degradazione familiare. Per questo il Concilio Vaticano II non ha tralasciato di raccomandare che “nel governo della società si tenga conto delle esigenze familiari per quanto riguarda l’alloggio e l’educazione dei fanciulli” (Apostolicam Actuositatem, 11).

Confido che i programmi della vostra amministrazione, che contemplano queste esigenze, possano passare al più presto alla fase delle realizzazioni, come ha assicurato il signor sindaco.

Mi auguro che la vostra attenzione si rivolga anche a quella realtà che va sotto il nome di “nuovo quartiere”. Non lasciate nulla di intentato perché sorga e si sviluppi secondo lungimiranti criteri di una moderna urbanistica: con spazi ben ordinati, a misura d’uomo, con i suoi istituti culturali, sanitari e assistenziali, con i suoi giardini, il suo mercato, le sue officine, e in particolare la sua chiesa e le strutture parrocchiali. Sono istanze prioritarie nel piano generale di una città moderna che deve testimoniare accanto alle sue vetuste rovine e agli incomparabili monumenti antichi il carattere sempre vivo e fiorente della sua civiltà, la quale, proprio perché profondamente cristiana, non può non essere anche autenticamente umana, socialmente adeguata ai tempi. Così sarete artefici della continuità della missione storica di Roma e della sua fedeltà al singolare destino di “città eterna”.

4. Illustri signori! Ecco le aspirazioni e i voti che ho voluto confidare a voi in questo inizio d’anno 1987. Il Signore vi confermi nel proposito di leale e fattiva concordia; vi renda sempre integerrimi promotori del bene della comunità e vi assista sempre nel vostro non facile lavoro. La Vergine santissima, “Salus Populi Romani” vi ottenga di compierlo nel migliore dei modi.

Con la mia speciale benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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