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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI
STUDIOSI DI SIGILLOGRAFIA
Venerdì, 3 luglio 1987
Signor cardinale, signore, signori.
Sono felice di ricevere, in questa casa, voi
che partecipate alla sessione annuale del Comitato internazionale di Sigillografia, nell’ambito degli Archivi vaticani, su invito del signor
cardinale bibliotecario e del reverendo padre prefetto.
Avete fatto dello studio
dei sigilli una vera scienza, al crocevia di molte discipline storiche. Il
sigillo non è stato definito come un “microcosmo di cultura”? Attraverso l’esame
dei sigilli voi mettete in evidenza numerosi dati utili alla storia in generale,
per la storia dell’arte in particolare e anche per quella del diritto. Poiché il
sigillo, in uso sin dalla più alta antichità, costituisce come un mezzo di
relazione, un’espressione di legami forti, di impegni solenni. Evoca in qualche
modo la personalità di colui che lo usa; autentica gli atti nei quali sono
impegnate la sua autorità e tutto ciò che implica la sua funzione sociale. In
alcuni sigilli è possibile trovare persino la personificazione di una entità
collettiva, città o stato. Non è sorprendente che la Bibbia ricordi spesso l’uso
del sigillo; il Nuovo Testamento conferisce ad esso, inoltre, un senso
metaforico che permane nel linguaggio cristiano: il sigillo dello Spirito segna
e consacra colui che è penetrato intimamente dalla presenza divina, colui che è
reso forte dal legame di tutto il suo essere con Dio. La “sphragis” rende l’uomo
degno del più alto rispetto e costituisce un monito a restare fedeli a colui che
rinnova l’essere attraverso la sua presenza intima (cf. Ef 1, 13; 4,30;
2 Cor
1, 22).
Non prolungherò questo breve richiamo, poiché queste considerazioni vi
sono familiari. Desidero esprimervi la mia soddisfazione per quanto avete potuto
riunire nell’ambito degli Archivi segreti del Vaticano che detiene un numero
importante di sigilli. So che avete mostrato un interesse particolare per il
loro restauro e per la loro conservazione così come sono assicurati qui. Da
parte mia, mi ricordo di aver potuto ammirare la ricchezza e la bellezza di
questi preziosi documenti, due anni fa, in occasione dell’esposizione che
ricordava il centenario della Scuola di Paleografia, di Diplomatica e di
Archivistica fondata dal mio predecessore Leone XIII. Ho potuto meglio
comprendere allora l’importanza dell’istanza internazionale che voi costituite
per il coordinamento delle attività specializzate nei principali paesi
interessati, in un’epoca in cui si intensificano gli scambi tra sapienti di
tutte le discipline.
Spero che i vostri lavori, facendo ricorso alle tecniche più avanzate, saranno
fruttuosi. Permettetemi di farvi le mie felicitazioni e i miei incoraggiamenti,
augurando che la vostra collaborazione con gli Archivi vaticani prosegua per il
profitto di tutti. Rivolgo i miei voti cordiali, per ciascuno di voi e per i
vostri cari pregando il Signore di benedirvi.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana
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