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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II IN
OCCASIONE DEL IX CENTENARIO DELLA TRASLAZIONE DELLE RELIQUIE DI SAN NICOLA
DA MYRA A BARI
Sala del Trono - Lunedì, 6 luglio 1987
Signor cardinale, Venerato fratello nell’episcopato, signor ministro per i Beni
Culturali, illustri signori e signore.
1. Le celebrazioni per il IX centenario
della traslazione delle reliquie di san Nicola da Myra a Bari hanno suscitato
grande entusiasmo, con la partecipazione fervorosa di numerosissimi fedeli, che
nutrono verso il loro santo patrono sentimenti di sempre viva e profonda
devozione. Sono lieto di ricevervi stamane in qualità di membri dei vari
Organismi - il Comitato Nazionale, la Consulta Nazionale della Giunta esecutiva,
il Comitato feste Patronali, l’Associazione per il IX Centenario - a cui va il
merito della promozione delle iniziative, in cui si sono articolati i
festeggiamenti indetti per la circostanza.
A tutti rivolgo il mio saluto
deferente e cordiale. Ringrazio in particolare il card. Opilio Rossi per
l’indirizzo rivoltomi, nel quale egli ha efficacemente richiamato lo svolgimento
delle celebrazioni e i frutti che se ne sono ricavati. Siano rese grazie a Dio,
che continua a operare meraviglie per mezzo dei suoi santi.
2. L’Anno Nicolaiano,
in questi mesi felicemente in atto, ha assunto una connotazione chiaramente
ecumenica, ravvivando il desiderio di quella piena unione tra i cristiani, di
cui si avvertono ogni giorno di più la doverosità e l’urgenza.
San Nicola ci è di
stimolo in questo cammino. Egli fu costruttore di unità durante la sua vita,
nella quale si prodigò per edificare la Chiesa di Myra sulla salda roccia che è
Cristo (cf. 1 Cor 10, 4). E costruttore di unità fu pure dopo la morte, quando,
grazie all’evento, che appare a noi oggi provvidenziale, della traslazione delle
sue reliquie a Bari, egli è diventato segno eloquente di riconciliazione tra
Oriente e Occidente.
Il ricordo del grande vescovo, mentre suscita in noi la
nostalgia di quell’unità che era felice possesso della Chiesa del suo tempo,
ravviva nei nostri animi l’impegno a non risparmiare sforzi perché la Chiesa di
oggi si muova verso quel traguardo, e giunga così finalmente a recuperare
nell’incontro delle due grandi tradizioni d’Oriente e d’Occidente tutta la
ricchezza che lo Spirito di Cristo vuole in essa riversare.
3. Ci soccorra in
questo impegno l’intercessione di san Nicola, di questo antico testimone
dell’unico Vangelo di Cristo, che le celebrazioni del centenario ci hanno reso
più vicino e familiare. Ci guidi in ogni iniziativa ecumenica l’esempio di
quella sua carità mite e comprensiva, che ne ha reso simpatica e amata la figura
in ogni parte del mondo.
E nell’impegno ecumenico continui a distinguersi la
Chiesa di Bari, che ha legato indissolubilmente il proprio nome a quello del
grande vescovo orientale. La sua esperienza religiosa e liturgica la rendono
particolarmente preparata a fare da ponte tra Oriente e Occidente e a recare un
contributo decisivo all’avvento di quel giorno sospirato, in cui le due Chiese
sorelle potranno di nuovo sentirsi totalmente unite nella pace di Cristo.
Affido
questi voti alla Vergine Odigitria, amatissima patrona di Bari e delle Puglie, a
lei chiedendo di voler guidare anche i cristiani di oggi sul cammino che conduce
verso il suo figlio divino. E nel nome di Maria santissima imparto con affetto
la mia benedizione a voi qui presenti e a tutti i fedeli della Chiesa di Bari,
il cui ricordo conservo indelebilmente nel cuore.
© Copyright 1987 -
Libreria Editrice Vaticana
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