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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI MALTA IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 4 giugno 1987

 

Cari fratelli.

1. Con fraterno affetto nel nostro Signore Gesù Cristo vi do il benvenuto oggi, in occasione della vostra visita “ad limina”. Questa visita ha lo scopo di rafforzare e celebrare i legami di comunione che uniscono le Chiese di Malta e Gozo con il Vescovo di Roma e la Chiesa universale. Mi fornisce anche l’opportunità di sostenervi nell’esercizio del vostro ministero episcopale, così che insieme, in qualità di pastori, possiamo incoraggiare sia il clero che i laici a crescere nell’amore di Dio e nel servizio amoroso ai loro fratelli.

I cristiani del vostro paese sono ben conosciuti per la loro devozione alla sede di Pietro e per la vitalità della loro vita ecclesiale. Ciò può essere visto nelle salde tradizioni di Malta; nella frequenza con la quale i fedeli partecipano all’Eucaristia e agli altri sacramenti; nelle molte fiorenti istituzioni dedicate all’apostolato, all’educazione, ai servizi sociali e alle opere di carità; nella presenza di nuovi movimenti che promuovono la vita cristiana; nel numero relativamente elevato di ecclesiastici e di religiosi, e nel loro zelo nel servire le loro diocesi come anche altri paesi, specialmente le missioni; infine nel generoso impegno dei laici nel dare testimonianza al Vangelo. Ringraziamo Dio per questa grande “casa spirituale fatta di pietre vive” (cf. 1 Pt 2, 5).

2. Inoltre, come ogni altra comunità ecclesiale, la Chiesa di Malta è chiamata ad un costante rinnovamento. Essa è chiamata a discernere, alla luce del Concilio Vaticano II e con l’aiuto dello Spirito Santo, i doni di Dio come anche le speranze e i bisogni della società nella quale viviamo in questo momento storico. È chiamata ad una continua conversione e purificazione per amore della missione che l’intera Chiesa ha ricevuto dal suo Signore: di essere un “sacramento di salvezza” per tutti i popoli fino alla fine dei tempi. Questa è una missione di evangelizzazione, che il mio predecessore Paolo VI descrive così eloquentemente nell’Evangelii Nuntiandi. L’evangelizzazione non consiste solo nella missione della Chiesa di predicare Cristo a coloro che non lo conoscono o che non camminano più con lui. Ma anche, come dice Evangelii Nuntiandi, nel compito di “diffondere, consolidare, nutrire e far sempre più maturare la fede di coloro che già sono fedeli o credenti” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, n. 54). Ciò condurrà a suo tempo ad un coinvolgimento impegnato nell’evangelizzazione della società e della cultura.

3. Essenziale per questa missione evangelizzatrice è la effettiva predicazione della parola, come ci ricorda san Paolo, primo predicatore e maestro di Malta “la fede dipende dalla predicazione” (Rm 10, 17). La predicazione è effettiva quando, secondo le parole di Evangelii Nuntiandi, è “semplice, chiara, diretta, ben adattata, e profondamente legata all’impegno del Vangelo e fedele al magistero, animata da un equilibrato ardore apostolico, . . . piena di speranza, fede coraggiosa e quando produce pace e unità” (Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, n. 43). Noi e il nostro clero dobbiamo costantemente sforzarci di predicare in tale modo il fatto che l’eterno messaggio del Vangelo tocca le menti e i cuori della nostra gente, con le loro speranze e i loro sforzi e con le domande e i problemi che la vita moderna pone loro davanti. L’effettiva predicazione è un’importante parte della costante evangelizzazione che approfondisce e nutre la vita di fede ricevuta nel battesimo. È anche un modo di rinnovare sia il culto sacramentale sia la pietà e la devozione popolare così che questi possano veramente riflettere l’insegnamento del Concilio.

4. Non possiamo ugualmente non menzionare l’istruzione catechistica che è stata vigorosamente portata avanti nelle vostre diocesi per molti anni, in particolare attraverso gli sforzi dedicati di preti, religiosi e laici, individualmente o in gruppi. Tra questi vorrei menzionare la Società della Dottrina Cristiana, che celebra quest’anno l’ottantesimo anniversario della sua fondazione. Come per la predicazione, il contenuto della catechesi deve essere basato solidamente sulla parola rivelata da Dio e sempre in accordo con l’autentico insegnamento della Chiesa; così deve ugualmente riflettere la consapevolezza di una completa e moderna dottrina biblica, teologica e liturgica. La sua metodologia deve effettivamente servire ai bisogni di coloro per i quali essa è intesa.

L’educazione catechistica e quella generale devono agire in armonia, così che i giovani ricevano un giudizio cristiano sulla vita e sui valori umani. Rispetto a ciò, il diritto dei bambini e dei giovani ad un esercizio catechistico adeguato si accompagna al dovere da parte delle scuole, incluse le scuole statali, di rendere loro possibile di ricevere questo esercizio e in questo modo di raggiungere una più alta sintesi che integri e unifichi i loro vari campi di studio con il punto di vista cristiano, così in armonia con le radici storiche e culturali del popolo maltese. Anche le scuole cattoliche di Malta continuano a fornire un grande e necessario servizio alla Chiesa e al paese, grazie al generoso impegno di così tanti preti, religiosi e uomini laici, e grazie anche al sostegno materiale offerto dai genitori come anche da tutti i fedeli cattolici. È importante che queste scuole coordinino le loro attività e decidano i criteri delle loro azioni in stretta unione con voi, i Vescovi, che avete la responsabilità pastorale di curare tutti gli aspetti della vita delle comunità cattoliche nelle vostre diocesi. Condivido il vostro interesse e la vostra preoccupazione che, sotto la vostra guida pastorale, queste scuole continuino a fiorire in armonia con il loro carattere speciale e la loro storia.

5. Finora ho parlato di evangelizzazione in termini di vita interna della Chiesa: i suoi scopi di predicazione, catechesi ed educazione. Questa vita interna deve a sua volta essere diretta verso il servizio di Cristo e del suo Vangelo all’interno dell’intera comunità. Questo più ampio senso di evangelizzazione inizia con la famiglia, che gioca un ruolo importante sia come “chiesa domestica” che come prima cellula della società. La famiglia è il luogo dove la testimonianza al Vangelo ottiene una concreta applicazione e poi si estende ai vicini e agli altri. Il modo in cui vivono le famiglie credenti, vale a dire i loro valori, il loro lavoro e il loro svago, e ciò che esse insegnano ai loro bambini dà testimonianza al vero significato di amore, donazione di sé, servizio, dialogo, libertà, partecipazione al bene comune, e così a molte fondamentali verità sulla vita che sono minacciate oggi dal materialismo, dal consumismo e dalla ricerca di piacere. Le famiglie cristiane sono chiamate ad essere “apostoli” verso gli altri, nel mostrare una vera compassione e amore verso le famiglie nel bisogno, e nell’essere aperte alla società in genuina solidarietà.

So che, con l’aiuto di esperti rappresentanti del clero e dei laici, il Vescovo di Malta ha cercato di sostenere il dovuto rispetto alle famiglie con la preparazione al matrimonio e con l’aiuto perché esse incontrino delle sfide che le rendano fedeli al Vangelo e alla Chiesa, con rispetto per la natura del matrimonio e per la sua indissolubilità. Lodo questi vostri sforzi e vi incoraggio a perseverare nella evangelizzazione delle famiglie così che esse possano servire il dono della vita in tutte le sue dimensioni sia fisiche che spirituali. Malta possa sempre essere esemplare nella sua stima per la vita della famiglia!

6. Un altro punto focale dell’evangelizzazione è il mondo del lavoro. I progressi tecnologici del nostro tempo, che hanno un profondo impatto sugli individui, le famiglie e la società, richiedono una risposta pastorale che può aiutare la gente a vedere il suo lavoro alla luce della fede cristiana. Come ho spiegato in Laborem Exercens, la persona umana è il soggetto del lavoro e la base primaria del suo valore. Questo condiziona la natura etica di tutto il lavoro e i diritti e responsabilità dei lavoratori, che sono chiamati ad una spiritualità del lavoro sulle orme di Cristo, egli stesso “uomo di lavoro”. Come Vescovi siete chiamati ad offrire una cura pastorale dedicata e generosa, che includa una competente guida religiosa ed etica, a coloro che sono coinvolti in tutti i molti aspetti del mondo del lavoro.

7. Come il lavoro, anche la cultura deve essere orientata verso il benessere dell’individuo e della società, specialmente oggi in mezzo ai molti rapidi cambiamenti che promuovono uno sviluppo ma mettono anche molte cose in discussione. Come Evangelii Nuntiandi ci dice, in ogni tempo le culture devono essere rigenerate da un incontro con il Vangelo (cf. Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, n. 20). È importante che la Chiesa a Malta assicuri che questo incontro abbia luogo. Le sue più alte istituzioni culturali, come la facoltà di teologia, che conta su clero e laici appropriatamente preparati, può esercitare una influenza molto positiva attraverso un’interazione con altri che hanno un importante ruolo nella formazione della cultura nazionale: insegnanti e studenti universitari, scienziati e studiosi, membri delle professioni. Si tratta di proclamare il Vangelo in alternativa alle ideologie del nostro tempo che giudicano individui e cultura solamente in termini di efficienza, profitto e potere.

8. Infine, la missione evangelizzatrice della Chiesa abbraccia tutta la società. Gaudium et Spes descrive ciò in maniera sorprendente quando dice che la Chiesa è chiamata ad essere “lievito e sale della società umana” (Ivi, n. 40). La sua missione religiosa può essere “di promessa, guida e vigore nella fondazione e consolidamento della comunità umana in accordo con la legge di Dio” (Ivi, 42). Così, nonostante che la Chiesa e la comunità politica siano autonome ed indipendenti, “entrambe sono dedicate alla personale vocazione dell’uomo, pur sotto differenti denominazioni” (Ivi, 76). Sono sicuro che la Chiesa di Malta continuerà il suo dedicato lavoro per la società, che è contemporaneamente cristiano e umano nel promuovere la libertà e responsabilità dei suoi cittadini; nel ricercare mutuo rispetto ed armonia in modo da creare un vero dialogo tra tutti; e anche nel non esitare a dare giudizi morali, anche in faccende relative alla politica, ogni volta che i fondamentali diritti dell’uomo o la salvezza delle anime lo richiedono (cf. Gaudium et Spes, 76).

9. Cari fratelli: il lavoro di evangelizzazione richiede una profonda comunione tra tutti i membri della Chiesa, uniti nei propositi e nelle azioni - una comunione dei Vescovi, del clero, dei religiosi e laici nei quali i doni divini che abbiamo ricevuto vengano resi fruttuosi attraverso il potere dello Spirito Santo. Sono i laici specialmente che, esercitando la loro vocazione direttamente nel mondo della società umana, danno testimonianza in questo mondo della “ricchezza, completezza e dinamismo” della realtà di evangelizzazione (cf. Pauli VI, Evangelii Nuntiandi, 17). Con voi guardo ad essi con speranza, e vi lodo per lo zelo e la dedicazione della vostra cura verso di loro.

Poiché ci prepariamo a celebrare l’Anno Mariano, possa Maria, la Madre di Dio, alla quale il popolo maltese è così devoto, sostenere tutti voi nel grande compito di fare sempre più conoscere e amare suo Figlio. Possa essere sempre per voi segno di fedeltà e sorgente di forza.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

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