Sabato, 6 giugno 1987
Signor Presidente.
È questa la seconda volta che ho il piacere di darle il benvenuto in Vaticano.
Nonostante questa visita sia breve, sono grato per l’opportunità di poterle
assicurare di nuovo la mia grande stima per tutto il popolo degli Stati Uniti
d’America.
In occasione della sua precedente visita io parlai dell’importanza di costruire
la società “sul forte fondamento dei valori morali e spirituali”, ed
espressi la speranza che la pace del mondo potesse essere promossa attraverso
una maggior fiducia tra i popoli e le nazioni “una fiducia che si manifesta ed è
provata attraverso negoziati positivi, miranti ad eliminare la povertà e a
liberare le immense risorse che possono essere utilizzate per alleviare la
miseria e alimentare milioni di esseri umani che hanno fame”.
Sono convinto che lei, signor Presidente, condivida la mia continua
preoccupazione circa questi problemi. Ogni momento i valori morali e spirituali
vengono rifiutati, o vengono rispettati solo a parole e non veramente integrati
nella vita di ogni giorno, perché noi, come individui o gruppi, come comunità o
nazioni, veniamo meno a ciò che dovremmo essere in quanto uomini e donne creati
da Dio. Allo stesso tempo, l’assenza di fiducia e una mancanza di volontà di
lavorare insieme per il bene di tutti, generano divisione nel mondo e diventano
un grosso impedimento per il proseguimento di una vera giustizia e pace.
Per assicurare un più radioso futuro e superare gli ostacoli per una coesistenza
pacifica nel mondo, dobbiamo tenere a mente una fondamentale verità sulla
reciproca comprensione e collaborazione costruttiva [...].
La Santa Sede non ha ambizioni politiche, ma considera parte della sua missione
nel mondo l’essere implicata in modo vitale nei diritti umani e nella dignità di
tutti e specialmente dei poveri e bisognosi. Traendo la sua ispirazione e guida
dal Vangelo di Gesù Cristo, che venne “ad annunziare la buona novella ai poveri”
(Lc 4, 18), la Santa Sede cerca di promuovere i più alti valori
spirituali e i principi etici. A questo riguardo le relazioni diplomatiche sono
volte a facilitare un dialogo più fruttuoso sulle questioni fondamentali
relative alle comunità nazionali.
Condividendo questi pensieri con lei oggi, desidero anche esprimere quanto
attendo la mia prossima visita negli Stati Uniti. I ricordi della scorsa visita
rimangono per me una fonte di gioia. Sono grato per questa ulteriore opportunità
di viaggiare in un certo numero di città del vostro paese e così di essere di
nuovo in mezzo al popolo americano e unire il mio cuore e la mia voce alle loro
nella preghiera al Dio vivente.
Il Signore vi assista, signor Presidente, in tutte le sue elevate responsabilità
e la sua benedizione sia su di lei e su tutto il popolo degli Stati Uniti
d’America.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana