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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE
ALTRE CONFESSIONI CRISTIANE

Residenza del Primate di Polonia (Varsavia) - Lunedì, 8 giugno 1987

 

1. “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale” (Ef 1, 3).

Il nostro odierno incontro fraterno nel nome del Signore è una nuova occasione perché noi, nella comunità ecumenica in terra patria, rendiamo grazie a Dio, al Signore della Chiesa, per il legame, che ormai esiste fra noi, per la comune partecipazione al servizio del Vangelo. “Siamo persuasi che colui che ha iniziato in noi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (cf. Fil 1, 6). Nel nostro tendere verso la piena unità, come fratelli in Cristo, penso che possiamo riferire a noi, con un profilo spirituale, le parole d’incoraggiamento dell’Apostolo delle genti: “Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso” (Fil 2, 3).

Come sapete, cari fratelli, questo mio terzo pellegrinaggio in patria avviene durante il Congresso Eucaristico Nazionale, celebrato dalla Chiesa cattolica romana in Polonia. Esso si svolge sotto il motto: “Li amò sino alla fine” (Gv 13, 1). L’irripetibile atmosfera dell’Ultima Cena, che in questi giorni riempie i nostri pensieri e cuori, permette di ascoltare con sensibilità tanto maggiore le parole della preghiera sacerdotale di Gesù per l’unità dei suoi discepoli (cf. Gv 17, 21). Credo che anche questa sera il Signore ci inviti ad aggiungere alla sua implorazione anche la nostra preghiera ecumenica, a far nostra la sua sollecitudine pastorale per l’unità di tutti i credenti, e a non fermarci nell’impegno sempre nuovo in favore della “ricostruzione dell’amicizia delle Chiese di Dio” (San Basilio Magno, Epistula, 70).

2. A una profonda gratitudine verso il nostro comune Signore e Redentore, ci induce il fatto che i cristiani delle diverse confessioni si rendono sempre più consapevoli che per mezzo del battesimo, essi “si uniscono con Cristo, tra loro e con la Chiesa di ogni tempo e luogo. Il nostro comune battesimo ci unisce con Cristo nella fede, dunque esso è il fondamentale vincolo dell’unità” (Documento di Lima 1982: Battesimo-Eucaristia–Servizio Spirituale, Battesimo, 6).

Nel “Documento di Lima” sul tema del battesimo, dell’Eucaristia e del servizio pastorale, elaborato insieme dai teologi del Consiglio Mondiale delle Chiese e della Chiesa cattolica-romana, giustamente è stato osservato che “l’unione con Cristo, nella quale abbiamo una partecipazione comune mediante il battesimo, contiene importanti implicazioni per l’unione dei cristiani . . . Perciò il nostro comune battesimo in Cristo è una chiamata alle Chiese, per superare le loro divisioni e manifestare la loro comunione in modo visibile” (Ivi). È mio ardente desiderio che tutti i seguaci di Cristo nella mia patria continuino senza sosta a scoprire la fratellanza in Cristo, che scaturisce dal comune battesimo. Mi rallegra il fatto che le Chiese cristiane in Polonia abbiano intrapreso il dialogo sul tema del battesimo: anni fa, in base al “Documento di Accra, 1974” ed attualmente basandosi sul suddetto “Documento di Lima, 1982”. Esprimo qui la mia gratitudine alla commissione mista del Consiglio Ecumenico Polacco e della Commissione dell’Episcopato per l’Ecumenismo, e specialmente alla Sottocommissione per i problemi del dialogo per il perseverante lavoro.

3. Con gratitudine verso Dio possiamo affermare che oggi, a venti anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, “l’ecumenismo si è inscritto profondamente e stabilmente nella coscienza della Chiesa” (Sinodo straordinario dei Vescovi 1985, Relazione finale, II, c, 7). Sono lieto che anche nella mia patria - la Polonia - si possono scorgere i segni di questa nuova coscienza nella Chiesa cattolica-romana e nelle altre Chiese cristiane sorelle. Lo evidenzia la collaborazione, svolta da anni, della Commissione dell’Episcopato per l’Ecumenismo e del Consiglio Ecumenico Polacco, e poi anche la fondazione dell’Istituto Ecumenico, presso la Facoltà di Teologia dell’Università Cattolica di Lublino, aperto alla cooperazione ecumenica scientifica. Lo evidenziano infine le numerose preziose iniziative provenienti dalla base delle Chiese locali. Perciò desidero in questo luogo esprimere la mia riconoscenza a tutti coloro che durante i vent’anni postconciliari trascorsi, hanno lavorato con perseveranza, hanno pregato e sofferto nella nostra comune patria in favore della formazione di rapporti più ecumenici tra i cristiani di diverse confessioni: ai pastori teologi e fedeli di tutte le Chiese cristiane in Polonia.

Bisogna, fratelli, che in spirito di fratellanza evangelica, continuiamo a saper reciprocamente perdonarci ciò, di cui siamo stati reciprocamente colpevoli in passato, ed a voler con coraggio edificare un migliore futuro ecumenico, “dimentichi del passato e protesi verso il futuro” (cf. Fil 3, 13). Impariamo a “riconoscere e stimare i valori veramente cristiani promananti dal comune patrimonio” (cf. Unitatis Redintegratio, 4). Infatti “Tutto ciò che è veramente cristiano, mai è contrario ai veri benefici della fede, anzi può sempre far sì, che lo stesso mistero di Cristo e della Chiesa sia raggiunto più perfettamente” (Unitatis Redintegratio, 4).

4. Non può sfuggire alla nostra comune attenzione il doloroso fatto che i cristiani, uniti nel battesimo, rimangono separati nella celebrazione della cena del Signore. L’Eucaristia è un grande dono del Risorto dato alla Chiesa. “Essa è la nuova cena pasquale della Chiesa, l’unione della nuova alleanza, che Cristo ha trasmesso ai discepoli come memoriale della sua morte e risurrezione, come anticipazione della cena dell’Agnello” (Documento di Lima 1982: Battesimo-Eucaristia–Servizio Spirituale, Eucaristia, 1).

Nel mistero dell’Eucaristia si rende presente l’opera della riconciliazione di tutti gli uomini, compiuta per mezzo della croce e risurrezione di Gesù Cristo. Perciò “siamo costantemente sottoposti al giudizio a motivo della persistenza delle molteplici divisioni e contrasti confessionali nel corpo di Cristo” (cf. Ivi, 20). “II fatto che i cristiani non possono unirsi in piena comunione intorno alla stessa mensa, per mangiare lo stesso pane e bere dallo stesso calice, indebolisce la loro testimonianza missionaria, sia sul piano individuale che comunitario” (Ivi, 26). In definitiva, infatti, solamente la Chiesa riconciliata eucaristicamente sarà un segno credibile - il sacramento dell’unità dell’intera umanità e della pace nel mondo. Il “decreto sull’ecumenismo” partendo dal presupposto, che Cristo “istituì nella sua Chiesa il mirabile sacramento dell’Eucaristia, dal quale l’unità della Chiesa è significata ed attuata” (Unitatis Redintegratio, 2) precisa direttamente qual è lo scopo dell’ecumenismo: “per questa via poco a poco . . ., tutti i cristiani, nell’unica celebrazione dell’Eucaristia, si riuniscono in quella unità dell’unica Chiesa, che Cristo fin dall’inizio donò alla sua Chiesa” (Unitatis Redintegratio, 4).

Solamente lo Spirito Santo può superare le divisioni ancora esistenti tra i cristiani. Il giorno di Pentecoste, quando egli discese sugli apostoli, li trasformò in testimoni di Cristo decisi e reciprocamente uniti: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuore solo ed un’anima sola” (At 4, 32). In tutta la cristianità si approfondisce attualmente la convinzione, che l’invocare lo Spirito Santo nell’Eucaristia, cioè la cosiddetta epiclesi, è una grande preghiera per l’unità dei cristiani e un appello incessante per l’unione. Volessero udire questo appello i cristiani purtroppo ancora separati nella celebrazione della cena del Signore.

5. Il già menzionato “decreto sull’ecumenismo”del Concilio Vaticano II, sottolinea chiaramente che “La cura di ristabilire l’unione riguarda tutta la Chiesa, sia i fedeli che i pastori, ed ognuno secondo la propria capacità” (Unitatis Redintegratio, 5). In spirito di fedeltà all’insegnamento del Concilio Vaticano II desidero sottolineare quale fatto molto importante, che tutti i cristiani in Polonia si inseriscono nella realizzazione delle parole del testamento di Gesù Cristo: “perché tutti siano una sola cosa perché il mondo creda” (Gv 17, 21). Accanto all’impegno ecumenico dei pastori della Chiesa e dei teologi è anche necessario l’inserimento di tutti i fedeli cristiani mediante la preghiera e l’atteggiamento dell’amore fraterno. Lo spirito dell’ecumenismo dovrebbe pervadere tutta la vita delle Chiese - l’annuncio della Parola di Dio e la catechesi, come ne scrissi nell’esortazione apostolica Catechesi Tradendae (cf. Ioannis Pauli PP. II, Catechesi Tradendae, 32). Esso dovrebbe penetrare ancora di più nei seminari, nei conventi e nelle case religiose. L’attività ecumenica appartiene alle priorità pastorali della Chiesa e in questo lavoro non dovrebbe mancare nessun cristiano.

Che lo Spirito Santo conceda a noi tutti tanto entusiasmo e perseverante coraggio su questa via.

6. Cari fratelli e sorelle in Cristo!

Questa sera ci riuniamo nel nome del nostro comune Signore per un momento di preghiera fraterna. Vogliamo rendere grazie per il cammino fatto insieme.

Vogliamo anche pregare per la perseveranza in tutte le aspirazioni ecumeniche. Con la nostra preghiera desideriamo abbracciare in primo luogo il Consiglio Ecumenico Polacco, che l’anno scorso ha celebrato il quarantesimo della sua esistenza. Ormai da molti anni si sviluppa la collaborazione della Chiesa cattolica-romana con il Consiglio Ecumenico Polacco. Le esperienze ed i successi finora conseguiti incoraggiano a continuare il dialogo nonostante le difficoltà, che bisogna superare sulla via verso la più piena comunione. Che il Signore della Chiesa sostenga con la sua grazia il Consiglio ed i suoi nuovi dirigenti nel servizio per l’unione tra le Chiese cristiane in Polonia.

L’anno prossimo - 1988 - cadrà il millennio del battesimo della Rus'. Noi che, oltre vent’anni fa abbiamo vissuto il millennio del battesimo della Polonia, ben comprendiamo la grandezza di un tale giubileo. Già oggi in fraterna preghiera, vogliamo ricordare davanti al Signore tutti i cristiani della tradizione orientale, eredi di un retaggio ultra-millenario, degno di profonda stima. L’approssimarsi di tale giubileo serva ad un ulteriore avvicinamento di tutti i cristiani della tradizione orientale ed occidentale in Polonia.

Vi ringrazio, cari fratelli, di aver potuto condividere con voi queste riflessioni care al mio cuore. Che l’amore di Cristo, che ci “amò sino alla fine”, costituisca per noi tutti una sorgente inesauribile di forza, di creativa ispirazione ecumenica, di pazienza e di perseveranza. E in tutto fidiamoci dello Spirito Santo. Lui infatti può “far sorgere nuove forze e schiudere nuove possibilità” (Documento di Lima 1982: Battesimo-Eucaristia–Servizio Spirituale, Servizio Spirituale, 42).

Dopo aver ricevuto un saluto dal rappresentante della Chiesa autocefala ortodossa polacca, il Papa ha detto:

“Proprio in questa settimana dopo la Pentecoste, che un tempo era l’Ottava di Pentecoste, si apre una nuova fase nel dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa. Questo dialogo costituisce la trama della mia preghiera quotidiana, e, non solo il dialogo e l’ecumenismo in questa direzione, ma anche in tutte le altre. In questo campo ho l’esperienza di tanti viaggi apostolici, di tanti incontri nei più diversi luoghi della terra, in continenti diversi e in paesi diversi. Un incontro ecumenico è una parte quasi obbligata di tutte le mie visite. In alcuni casi giungo in paesi in cui la maggioranza degli abitanti appartiene alla Chiesa cattolica, in altri casi invece no, e può costituire addirittura una minoranza. “Mi è stato dato anche di visitare quei paesi che possono essere considerati la patria della Riforma: la Germania, la Svizzera e altri. Penso, e questa è la mia esperienza, o meglio il frutto delle esperienze riportate di tutte queste visite, che questi incontri non rispondano in pieno alla preghiera di Cristo durante l’Ultima Cena per l’unità dei suoi discepoli, ma credo che diano almeno una risposta parziale di coloro che attendono la nostra testimonianza. Sono profondamente consapevole di questa attesa del mondo. Questo mondo, soprattutto nella nostra area civilizzata, sembrerebbe essere molto secolarizzato e si dice vi domini il laicismo, ma al contempo attraverso queste esperienze si sente un’attesa, l’attesa della testimonianza di coloro che riconoscono Cristo, dei discepoli di Cristo. Ecco quanto volevo aggiungere a ciò che ho detto prima. Mi scuso se parlo troppo, ma quanti mi hanno preceduto me ne hanno dato il coraggio. Desidero aggiungere ancora che la volta precedente il Primate di Polonia anticipò questo viaggio, questa volta ha anticipato un altro viaggio il Presidente del Consiglio Ecumenico Polacco. Vediamo che cosa ne seguirà”. .

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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