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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE SUORE DI CLAUSURA

Cattedrale di Varsavia - Lunedì, 8 giugno 1987

 

1. Desidero esprimere la mia intima gioia perché il primo incontro nell’ambito del programma del mio terzo pellegrinaggio in patria, è con voi, suore di clausura.

Vi siete radunate nella Cattedrale di san Giovanni a Varsavia, dove vengo per presentarmi nella Chiesa dell’arcidiocesi che comprende la capitale. Vengo anche per inginocchiarmi presso la tomba del defunto Primate del millennio, dove molti connazionali si recano per pregare. Certamente, questa è spesso una preghiera per la patria, essendo il luogo dove riposa colui che “tanto amava la Chiesa di Cristo”; che così fedelmente amava la patria e ogni uomo, difendendo la sua dignità e i suoi diritti, perdonando i nemici, “vincendo con il bene il male” (cf. Rm 12, 21). Un uomo “di eroica fede”, che “pose tutta la fiducia in Maria e a lei si affidò senza limiti . . . presso di lei cercò aiuto nella difesa della fede di Cristo e della libertà della nazione”.

Con queste parole presso la tomba del defunto Primate prega la Chiesa in terra polacca e anch’io ripeto questa preghiera.

2. Penso che il Primate del millennio gioisca perché, per iniziativa del suo successore e di tutto l’episcopato, si svolge in Polonia, dopo cinquant’anni, il secondo Congresso Eucaristico Nazionale. Particolarmente perché esso trova il suo pensiero-guida in queste parole su Cristo, ricavate dal Vangelo giovanneo: “dopo aver amato i suoi . . . li amò sino alla fine” (Gv 13, 1). Infatti il defunto Primate, per tutta la sua vita e durante il suo servizio pastorale, cercò di dimostrare la fedeltà proprio a un tale amore: “sino alla fine”. In esso si esprime la particolare pienezza del Vangelo - si può dire - la particolare “radicalità evangelica”.

E questa è anche la vostra parte, care sorelle. Questa è la vostra vocazione. Avete scelto Cristo come unico Sposo consapevoli di questo suo amore “sino alla fine”. Anzi: avete scelto questo amore come ideale, come scopo della vostra vocazione claustrale. Anche voi volete, sull’esempio di Cristo, “amare sino alla fine”. Lo sanno gli uomini, vostri fratelli e sorelle. Quanto spesso vengono a chiedervi la preghiera, vengono anche per ricevere parole di incoraggiamento, per ricevere la luce, che scaturisce dal vostro silenzio in Dio. È difficile non menzionare anche questo, che quando si presentò il bisogno - come per esempio negli anni dell’occupazione, specialmente durante l’insurrezione di Varsavia - le suore dei conventi di clausura si dimostrarono pronte a servire i fratelli (i feriti, i senzatetto, i ricercati) e disposte al sacrificio, che fu accetto a Dio. Ho presente la storia del convento di Varsavia delle Suore Sacramentine, nella Città Nuova, e molte altre. In questo modo esse “amarono sino alla fine”.

3. La vostra vocazione è iscritta in tutto il Vangelo come un consiglio particolare del nostro Maestro. Egli non lo esige da tutti. Non esige da tutti una tale povertà, castità, obbedienza, alle quali vi obbligate mediante i vostri voti. “Chi può capire, capisca”! (Mt 19, 12) - dice il Maestro dopo aver presentato ai suoi discepoli l’ideale “del celibato per il regno di Dio” (cf. Mt 19, 12). Ma non solo questo passo, l’intero Vangelo dischiude davanti a noi una prospettiva di vita secondo l’esempio vivo di Gesù di Nazaret, di una vita della quale le otto beatitudini rimangono una peculiare sintesi.

4. Care suore! Quanto ardentemente gioisco del fatto che alla Chiesa in Polonia viene donata la testimonianza della vostra vocazione. Oggi, alla soglia del Congresso Eucaristico, desidero dire che questa vocazione si armonizza in modo particolare con l’essenziale motivo di questo Congresso: “amò sino alla fine”. Non è dunque per caso che il mio primo incontro è con voi. Voi infatti portate in tutta la vostra vita d’ogni giorno la verità su Cristo espressa con le suddette parole.

La vostra vita claustrale - contemplativa, sponsale, sacrificale - nasce in particolare misura dall’Eucaristia. Ed essa anche, in modo speciale conduce all’Eucaristia, l’annunzia - anche se voi vivete nel nascondimento. La vostra vita intera annunzia l’Eucaristia: il sacramento dell’amore di Cristo “sino alla fine” - attraverso le mura dei vostri conventi e le grate delle vostre clausure. “Vivere la vita dell’Eucaristia è uscire fuori completamente dal piccolo cerchio della propria vita e crescere nell’infinità della vita di Cristo”. Queste sono le parole della beata Teresa Benedetta della Croce, una carmelitana che poco tempo fa mi è stato dato di elevare alla gloria degli altari (Edith Stein, Autobiografia, traduzione di suor Immakulata Adamska, OCD, in “Światłość w ciemności”, vol. I, Krakow 1977, p. 243).

5. Mediante l’Eucaristia voi vi ritrovate sempre, ogni giorno, nel “cuore” stesso della vostra vocazione. E vi ritrovate nel “cuore” della Chiesa, come ha scritto la santa carmelitana di Lisieux. Il cuore della Chiesa infatti, batte con il ritmo eucaristico. Questo è il ritmo dell’amore con cui il Cristo “dopo aver amato i suoi . . . li amò sino alla fine”. E perciò questo amore continua, accolto da tanti, tanti cuori umani. Accolto in modo particolare dai vostri cuori, care suore.

Questo amore continuerà fino alla fine dei tempi, affinché - oltre al termine della temporalità - esso si manifesti in tutta la sua pienezza. Nella sua pienezza veramente divina. Perciò l’amore - è “il più grande” (cf. 1 Cor 13, 13).

“. . . Anche se sono estremamente importanti le molteplici opere apostoliche . . . tuttavia l’opera di apostolato veramente fondamentale rimane sempre ciò che (ed insieme chi) voi siete nella Chiesa . . . Di ciascuna di voi si possono ripetere, a titolo speciale, queste parole dell’Apostolo: “Voi, infatti, siete morti, e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio” (Col 3, 3)” (Ioannis Pauli PP. II, Redemptionis Donum, 15).

6. Siete, mie care, solo apparentemente separate dal mondo. In realtà, vi trovate al suo centro stesso - al centro della realtà temporale - al centro della realtà polacca - mediante il mistero della Chiesa.

Sapete bene che questa realtà è difficile, piena di dolorose tensioni, piena di incertezza e di crisi umane, gravata dal peccato, che a volte, è conseguenza della debolezza umana, ma non solo . . .

Dietro la clausura non si guardano le persone. Dietro la clausura si ama. Con l’amore con cui Cristo amò “sino alla fine”. Questo amore è il “lievito” evangelico: è il lievito che “fermenta tutta la pasta” (cf. Mt 13, 33) nel pane necessario all’uomo per la vita quotidiana, mortale.

Come l’Eucaristia - il pane dell’immortalità.

Vi auguro di essere proprio questo “lievito”.

Al termine del suo discorso, Giovanni Paolo II si è rivolto ai presenti pronunciando queste parole

“Desidero ancora dare il benvenuto a tutti coloro che sono qui convenuti; innanzitutto a tutto l’episcopato, ai Cardinali, al Primate, ai Presidenti delle Conferenze Episcopali, a tutti i religiosi, al Capitolo Metropolitano di Varsavia, ai rappresentanti del clero diocesano e regolare, e a tutti gli altri fratelli e sorelle, in particolare a coloro che con grande generosità vigilano sull’ordine di questo pellegrinaggio, sia da parte ecclesiale che statale. Adesso recitiamo, o meglio cantiamo, perché così si conviene, il “Padre Nostro”, e prego tutti i Vescovi di benedire insieme a me tutti i presenti e soprattutto le suore, le suore di clausura”.

***

“Ho salutato coloro che si trovano nella Cattedrale, ma non ho salutato tutti coloro che sono fuori della Cattedrale e che pregano insieme a noi. In particolare la gioventù scout, maschile e femminile, i seminaristi e tutti gli altri rappresentati. Il Primate mi sta suggerendo, e deve suggerirmi queste cose, perché, io non le so, che il servizio d’ordine della Chiesa si chiama “Totus Tuus”. Non so se hanno chiesto i diritti d’autore.

Inoltre, è difficile non osservare che oggi è con noi anche un ospite d’eccezione: Madre Teresa di Calcutta, che sappiamo bene che cosa rappresenta per la Chiesa contemporanea. Voglio aggiungere poi che dal punto di vista dei viaggi apostolici fa concorrenza, e credo con successo, al Papa.

Infine ancora un’osservazione sul fatto che cerchiamo di andare a destra: sono entrato da destra, esco da destra. Non bisogna trarne nessuna conclusione arbitraria. Invece ho una gran voglia di dire a tutte queste suore di clausura, che ho cercato di presentare nel mio discorso in modo così evangelico e biblico: comportatevi bene! E aggiungo meglio: comportatevi bene perché anch’io con il vostro aiuto possa comportarmi non proprio malissimo . . . Sia lodato Gesù Cristo!”.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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