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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE DONNE LAVORATRICI DELLO
STABILIMENTO TESSILE «UNIONTEX» DI
ŁÓDŹ

Sabato, 13 giugno 1987

 

Care sorelle e fratelli, compatrioti.

1. “Benedetto sei tu, Signore Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane frutto della terra e del lavoro dell’uomo” (Missale Romanum, Ordinarium Missae, 19).

Conosciamo bene queste parole. Vengono recitate all’Offertorio della S. Messa. Esse mi accompagnano nel corso di tutto il mio pellegrinaggio attraverso la terra patria, sin dal primo momento. Esse sono infatti, in modo particolare, legate all’Eucaristia - e il mio soggiorno in Polonia questa volta rimane in stretto rapporto con il Congresso Eucaristico nazionale.

L’Eucaristia è organicamente unita al lavoro delle mani umane, come lo evidenziano le parole dell’Offertorio. Portiamo all’altare il pane e questo pane - frutto della terra - allo stesso tempo è frutto del lavoro delle mani dell’uomo. L’uomo lavora “per il pane”. Il pane, dunque, esprime e simboleggia allo stesso tempo ogni lavoro umano, ovunque e in qualunque modo esso venga eseguito.

2. Il pane, come espressione e simbolo del lavoro umano, acquista un’eloquenza particolare qui nella Lodz polacca, che in un breve arco di tempo da piccola borgata che era, si è trasformata in una grande città con quasi un milione di abitanti. È il centro polacco dell’industria tessile.

La vita di questo centro industriale e dei suoi abitanti è stata segnata sin dall’inizio da numerosi contrasti e tensioni economici e sociali. Queste tensioni e questi contrasti furono molto dolorosi, come ha ricordato nel suo discorso al Castello di Varsavia il Presidente del Consiglio di Stato. Nonostante gli sforzi e le iniziative di diversa natura intrapresi dalla popolazione di Lodz nell’arco di quasi duecento anni, si continuano ancor oggi a sentire vivamente i problemi riguardanti l’industria - oggi non più tessile - nonché l’ambiente naturale e urbanistico (l’ecologia, le condizioni di alloggio e quelle sanitarie, l’occupazione e le questioni sociali), e così pure lo sviluppo dei bisogni spirituali e materiali in questo grande e multiforme agglomerato di lavoro fisico e mentale, segnato da tanti difficili processi di trasformazioni sociali.

Esprimo la mia gioia di poter oggi, nella vostra città, incontrarmi con il mondo del lavoro, rappresentato - proprio qui, a Lodz- prevalentemente dalle donne. Aggiungo che si tratta di un avvenimento senza precedenti. Durante le mie visite in Italia o negli altri Paesi, benché più volte abbia incontrato il mondo del lavoro, non mi era mai stato dato di incontrare una fabbrica dove lavorano soprattutto donne. Cordialmente, e col profondo rispetto che la donna merita, saluto tutte le lavoratrici tessili di Lodz, qui riunite - e nelle vostre persone saluto tutte le donne in terra polacca che lavorano professionalmente e che si trovano in diverse situazioni di vita. Lo faccio all’inizio dell’Anno Mariano, mentre la Chiesa in tutto il mondo guarda con particolare speranza alla Donna eletta da Dio, per essere la Madre del Redentore del mondo.

3. Le fonti della fede e della cultura cristiana - e in particolare la Sacra Scrittura - annunziano la buona novella sulla vocazione dell’uomo, che Dio sin dall’inizio “creò uomo e donna” (cf. Gen 1, 27), mettendo pure nelle loro mani il futuro del genere umano. Ad entrambi ha affidato questa terra come patria temporale, ad entrambi ha raccomandato di dominarla. E queste parole del Libro della Genesi trattano insieme dell’origine e della dignità propria del lavoro umano. Lavoro - sia dell’uomo come della donna.

Poi, già nell’Antico Testamento, troviamo la descrizione, anzi, la lode del lavoro della donna, di “una donna perfetta”, come si esprime l’Autore del Libro dei Proverbi (cf. Pr 31, 10). Questo è il lavoro prima di tutto nell’ambito della casa, un lavoro che, nelle condizioni materiali di allora, era strettamente unito ad un’impresa di tipo familiare, era la principale forma di lavoro della donna. La civiltà moderna ha portato con sè la rottura di questa antica unione tra la casa e l’impresa lavorativa. I grandi cantieri di lavoro industriale impongono inizialmente agli uomini, e in seguito anche alle donne, di lasciare la casa, per cercare i mezzi del sostentamento familiare fuori di casa.

A volte vicino alla abitazione, a volte lontano decine di chilometri - nelle fabbriche o in altri stabilimenti. A ciò si aggiungono le fatiche del lavoro stesso, causate sia da disagiate condizioni di alloggio, sia dalle difficili condizioni che noi conosciamo bene in cui le donne svolgono la professione, cosa che non resta senza influssi negativi sullo stato della loro salute, ed anche di quella della prole. In questa città - per quanto io sappia - non tutti, ancora, gli stabilimenti industriali appartengono alla categoria degli “stabilimenti del lavoro protetto”. E non tutte le donne lavoratrici si trovano sotto la tutela del “servizio sanitario industriale”. C’è dunque da augurare a voi, donne, e a tutti i responsabili dell’organizzazione del lavoro professionale, che queste valide iniziative possano prossimamente estendersi all’intero mondo del lavoro.

Parlando di tutti questi problemi non intendo non vedere tutto ciò che è stato fatto in Polonia e ciò che continuamente viene fatto in questo campo, ma i bisogni dell’uomo crescono sempre e bisogna andar loro incontro. Se quindi parlo anche di questioni difficili, lo faccio solo perché mi sta a cuore il vero bene dei miei compatrioti, delle mie compatriote e della Patria. Desidero che la vita umana dovunque, in tutto il mondo e qui da noi divenga sempre più degna dell’uomo.

4. La separazione tra casa e ambiente di lavoro costituisce un problema per un uomo, ma molto di più per una donna.

Non si può giudicare a priori se la situazione della lontananza dalla casa e dalla famiglia per molte ore del giorno porti più danni che profitti dal punto di vista del bene della comunità familiare, e specialmente dell’educazione dei figli; tuttavia questo è un problema, che, sia nei casi singoli, come a livello sociale, deve essere analizzato e risolto con grande senso di responsabilità. Vi entra infatti in gioco quella fondamentale gerarchia dei valori e dei compiti, che è unita in modo indissolubile al bene dell’uomo. Se dunque è giusto il principio “prima di tutto - non l’uomo per il lavoro, ma il lavoro per l’uomo”, questo assioma umanista deve valere in modo speciale, quando si tratta del lavoro professionale delle donne.

La donna infatti, come insegna l’esperienza, è soprattutto il cuore della comunità familiare. E, lei che dà la vita - ed è lei che educa per prima, ovviamente, sostenuta dal marito, e condividendo sistematicamente con lui tutto l’ambito dei doveri educativi dei genitori. Tuttavia, si sa che l’organismo umano cessa di vivere, quando manca il lavoro del cuore. L’analogia è abbastanza trasparente. Non può mancare in famiglia colei che ne è il cuore.

5. Questo vuol dire forse che la donna non dovrebbe lavorare professionalmente? L’insegnamento sociale della Chiesa chiede innanzitutto che venga pienamente valorizzato come lavoro tutto ciò che la donna fa in casa, tutta l’attività di madre e di educatrice. Questo è un lavoro importante. Questo importante lavoro non può essere socialmente disprezzato, deve essere costantemente rivalorizzato, se la società non vuole agire a proprio danno.

E a sua volta, il lavoro professionale delle donne deve essere trattato dovunque e sempre con esplicito riferimento a quanto scaturisce dalla vocazione della donna come sposa e madre nella famiglia.

6. Questa vocazione - essenzialmente unita al divino dono della maternità - si esprime anche nella missione di sposa e di madre mediante la trasmissione della verità della fede e dei valori etici. Si dice giustamente che la donna veglia sul focolare domestico, che ne è la sua protettrice. Essa è prima di tutto la genitrice. Dando la vita al bambino, la donna-madre partecipa al mistero della vita. Dio è Datore d’ogni vita e tutto ciò che vive è sottoposto alla paterna cura di Dio. Perciò, il bambino che vive nel grembo di sua madre, vive contemporaneamente in Dio. Vicino a Dio la madre trova la grazia dell’amore e la forza spirituale per la materna protezione della vita concepita e di quella che si sviluppa.

Queste sono verità perenni e fondamentali, ed insieme sempre nuove e continuamente esposte a dura prova. Considerate sul piano della fede e dell’etica cattolica, esse diventano compito e dovere, imposto ai genitori cristiani dal Sacramento del Battesimo. Una donna-madre, al pari di un uomo padre, che chiedono il Battesimo per il loro bambino, si assumono consapevolmente la fatica di educarlo nella fede. Con tutto l’amore e la responsabilità per un nuovo essere umano, vegliano premurosamente, affinché il male non corrompa la sua mente e il suo cuore. Con tutte le forze si adoperano affinché il bambino possa raggiungere il completo sviluppo fisico e spirituale, e, soprattutto conducono il loro figlio alla maturità della vita cristiana - alla pienezza dell’umanità.

7. Questa naturale missione di donna-madre, viene spesso messa in dubbio dalle posizioni che accentuano soprattutto i diritti sociali della donna. A volte si guarda il suo lavoro professionale come promozione sociale, e la totale dedizione ai problemi della famiglia e dell’educazione dei figli viene ritenuta una rinuncia allo sviluppo della propria personalità, una arretratezza. È vero che l’eguale dignità e responsabilità dell’uomo e della donna giustifica pienamente l’accesso della donna ai compiti pubblici.

Tuttavia una vera promozione della donna esige dalla società un particolare riconoscimento per i compiti materni e familiari, poiché essi sono un valore superiore rispetto a tutti gli altri compiti e professioni pubbliche. Questi compiti e professioni pubbliche. Questi compiti e professioni, del resto, dovrebbero integrarsi reciprocamente, se vogliamo che lo sviluppo della società sia autenticamente e pienamente umano. Soprattutto dovrebbe essere rispettato il legame fondamentale esistente tra il lavoro e la famiglia, ed il “significato originale ed insostituibile del lavoro in casa e dell’educazione dei figli” (Ioannis Pauli PP. II, Familiaris Consortio, 23). Il diritto d accesso ai diversi incarichi pubblici - assegnato alla donna al pari dell’uomo - impone contemporaneamente alla società il dovere di intervenire ai fini di uno sviluppo delle strutture lavorative e delle condizioni di vita, tale per cui le spose e le madri non siano costrette a lavorare fuori casa e il lavoro in casa assicuri alla famiglia il completo sviluppo (cf. Ivi). I figli hanno un bisogno particolare della dedizione materna per potersi sviluppare come persone responsabili, religiosamente e moralmente mature e psichicamente equilibrate. Il bene della famiglia è così grande, che richiede urgentemente dalla società di oggi in ogni parte del mondo una rivalutazione dei compiti materni nel campo della promozione sociale della donna e tra coloro che sostengono la necessità che essa svolga un lavoro retributivo fuori casa. Ho affrontato questo tema soprattutto nell’Enciclica Laborem Exercens a cui si è riferito anche il Presidente del Consiglio di Stato nel suo discorso al Castello di Varsavia (Eiusdem, Laborem Exercens, 19). Questo mio ricordare, nell’odierno incontro con le lavoratrici tessili, i principi dell’etica sociale cristiana, è motivato da un fenomeno preoccupante, presente nel vostro lavoro e professionale.

Molte donne infatti continuano a lavorare a tre turni, dunque anche nelle ore notturne, cosa che contribuisce alla diffusione delle malattie professionali. Questo fatto può provocare anche un aumento dei contrasti all’interno delle coppie di coniugi. Di conseguenza, molte donne sono costrette, da sole, ad educare i propri figli ed a provvedere alla loro esistenza materiale.

8. In questi ultimi anni, ha attraversato tutta la Polonia un grande, solidale grido - al quale anche le lavoratrici tessili di Lodz hanno portato un loro importante contributo - per il rispetto della dignità dell’uomo del lavoro, affinché ognuno possa autonomamente scegliersi l’ideale morale, vivere secondo le proprie convinzioni e proclamare e annunziare pubblicamente la propria fede religiosa e viverla in modo adeguato nella propria comunità. In questo grido non sono mancati i riferimenti ai valori assoluti indicati dal Vangelo, infatti, come ho affermato nella stessa enciclica sociale Laborem Exercens, esiste un Vangelo del lavoro iscritto nella totalità del messaggio evangelico. Un Vangelo del lavoro che Cristo scrisse innanzitutto con la propria vita e poi con tutto il suo insegnamento. Maturava la convinzione che non si tratta solamente di una vita materiale più comoda e di avere di più. Si tratta invece dell’esigenza di un maggior rispetto sociale per l’uomo, perché ognuno possa sviluppare i propri valori personali e meglio realizzare la sua vocazione ricevuta da Dio. È molto importante che si formi sempre così la coscienza di una donna che lavora. Allora essa vedrà in tutta la sua pienezza il valore della propria vocazione di madre e di sposa; e comprenderà pienamente il senso della fatica del lavoro professionale.

9. Nel corso del mio pellegrinaggio per il Congresso Eucaristico, le parole dell’offertorio della Santa Messa acquistano una eloquenza particolare nei grandi ambienti del lavoro polacco, e soprattutto oggi, qui, nella città industriale di Lodz, dove mi viene dato di parlare alle lavoratrici dell’industria tessile, proprio sul territorio dello stabilimento in cui lavorano.

Presentando l’offerta del pane, “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”, chiediamo che esso “diventi per noi cibo di vita eterna”.

Queste parole si riferiscono al Corpo di Cristo. Egli infatti è per noi “cibo di vita eterna” mediante il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue: mediante l’Eucaristia. Il lavoro umano serve per i fini temporali. L’uomo lavora per il pane quotidiano.

Cristo - Redentore del mondo - ha reso questo pane allo stesso tempo segno visibile ed efficace, cioè Sacramento di vita eterna. E mediante questo Sacramento, Cristo si manifesta a noi in modo particolare come “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

Lavoriamo dunque per il pane quotidiano. E allo stesso tempo non perdiamo di vista ciò che è il definitivo destino d’ogni essere umano, uomo e donna.

“Che giova infatti all’uomo - dice Cristo - guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8, 36).

10. Care mie connazionali e sorelle! Non perdete di vista questo avvertimento del Signore! La donna polacca ha veramente incalcolabili meriti nella nostra storia e specialmente nei periodi più difficili. E sono incalcolabili - nello spazio di questa storia - i debiti di tutta la Nazione verso la donna polacca.. madre, educatrice, lavoratrice, . . . eroina.

Sul “Calice della vita e del rinnovamento della Nazione”, offerto dalle donne polacche come ex voto per il seicentesimo anniversario della presenza dell’Immagine miracolosa della Madre di Dio a Jasna Gora, si vedono dei bassorilievi di Santi e di eroiche donne polacche. Tra loro si trova il ritratto di Stanislawa Leszczynska di Lodz; nata nel quartiere di Baluty. Tra le sue braccia essa stringe un neonato. È stata una felice idea dei vostri Pastori, quella di aver presentato un anno fa a tutta la diocesi questo modello di sposa e di madre, e questo eloquente esempio di eroismo cristiano.

“Stanislawa Leszczynska - scrivevano i vostri Vescovi - viveva una profonda vita religiosa in stretta unione con la S. Messa e i santi Sacramenti e nello stesso tempo, esercitando la sua professione di ostetrica, esercitava una premura straordinariamente delicata nei riguardi delle partorienti, ed un ammirevole amore verso i bambini. Le sue virtù morali si manifestarono con uno splendore del tutto eccezionale, allorché, durante la guerra e l’occupazione straniera, essa fu deportata nel campo di concentramento di Oswiecim-Brzezinka. Li si oppose all’ordine criminale di uccidere i neonati nel campo e si dedicò a loro con illimitato spirito di sacrificio” (Discorso dei Vescovi della diocesi di Lodz al Clero e ai fedeli su Wanda Malczewska e Stanislawa Leszczynska, 28 maggio 1986). Di tremila neonati, venuti al mondo grazie al suo aiuto, trenta sopravvissero al campo di sterminio. Per Lòdz, per questa Città, per questa Chiesa e per tutta la Polonia Stanislawa Leszczynska ha lasciato questo grande messaggio in difesa della vita umana. Ecco le sue parole: “Se nella mia Patria - nonostante la triste esperienza del periodo della guerra - dovessero maturare tendenze orientate contro la vita, io confido nella voce di tutte le ostetriche, di tutte le madri e dei padri onesti, di tutti i cittadini onesti, in difesa della vita e dei diritti del bambino” (Macierzyńska miłość życia. Testo su Stanislawa Leszczynska, Warszawa 1984, p. 24). Con questa voce della coscienza si fa solidale tutta la Chiesa, che non cessa di contare sulla fedeltà della madre polacca alla sua vocazione, sullo spirito di sacrificio e sulla dedizione delle donne, sul loro attaccamento alle tradizioni cristiane, sul loro coraggio e sulla loro perseveranza nella difesa dei valori religiosi della famiglia e della Nazione.

11. Ricordatevi, care sorelle, che per mezzo della storia degli uomini e delle nazioni Dio scrive contemporaneamente la storia della salvezza dell’uomo. E in questo suo disegno salvifico ha chiamato sin dall’inizio sulla terra “la Donna”. Questa donna - come Madre del Redentore - splende su tutto il Popolo di Dio peregrinante nella fede, la speranza e la carità verso i destini definitivi dell’uomo in Dio.

Guardate questa “Donna”! Imparate da Lei, da Maria, la verità sulla vostra dignità, sulla vostra vocazione. Molto dipende da ciascuna di voi la vita dell’uomo, della famiglia, della Nazione.

Sul cammino del Congresso Eucaristico Polacco, prego oggi ardentemente per ciascuna di voi. E allo stesso tempo chiedo alla Madre di Dio, che non manchi nella vita polacca ciò che giustamente viene chiamato il “genio femminile”, ciò che ciascuna di voi donne, grazie alla generosità del Creatore e Redentore, può e deve portare al bene e al patrimonio comuni di tutti i Polacchi.

Dopo il discorso alle maestranze della fabbrica tessile, il Papa ha improvvisato queste parole.

 Voglio ancora ringraziare di cuore per questo invito. Grazie di cuore, davvero. Dunque, ancora una volta, grazie. “Santo Padre, dacci la tua benedizione”. Lo faccio subito, lo faccio subito. Grazie per aver favorito questo incontro, credo che esso contribuisca anche al significato della visita in Polonia. Dico che è un evento senza precedenti. Ho visitato molte comunità di lavoro, in Italia lo faccio regolarmente. Ogni anno, per S. Giuseppe, mi reco in una città operaia, in qualche fabbrica, mai, però, avevo visitato una fabbrica in cui lavorano le donne, o meglio, soprattutto le donne. Io mi sono sintonizzato sul fatto che qui lavorano le donne, tanto che mentre venivo qui e scambiavo i saluti con gli uomini dicevo: voi qui occupate il secondo posto. E adesso con tutto il cuore voglio adempiere il desiderio che poco fa è stato espresso a voce, di impartire la benedizione a voi tutti, ad ognuno di voi e alle persone che vi sono care, alle vostre famiglie alle vostre mogli ai vostri mariti, ai vostri figli, ed anche al pesante lavoro di ogni giorno che fate qui.

Desidero benedire tutta la vostra missione che comprende la casa, la famiglia, il matrimonio, i figli e il lavoro - tutto quanto. Questo è lo stile di vita della nostra epoca. Si potrebbe riflettere se è meglio o peggio, è così e dobbiamo cercare di trarre da ciò - così come è - il massimo bene possibile. Così vede la Chiesa e a questa visione ho cercato di dare espressione nelle poche parole che vi ho rivolto. Ho parlato del “genio femminile”. Ed e vero.

La gente spesso canta al Papa “Viva, viva, viva cento anni!”. Difficile allora non pensare alla madre, alla donna, alla madre che mi ha generato. Se sono al mondo è perché lei mi ha dato la vita. Naturalmente, anche il padre, ma la fatica di trasmettere la vita è soprattutto della madre. È difficile comprendere senza profonda emozione le parole di Cristo sulla donna, in particolare sulla donna che deve mettere al mondo un uomo, dice Cristo: “allora conosce la tristezza”, poiché è grande la fatica e la sofferenza, ma dice ancora: “quando dà alla luce l’uomo” allora la fatica e la sofferenza e la tristezza si trasformano in gioia. E difficile non pensare alle nostre madri, incontrandoci con le donne. E questo il “genio femminile”, poi, per tutto ciò che si riferisce all’educazione, la donna è insostituibile, soprattutto per quanto riguarda l’educazione del bambino nei primi anni di vita - insostituibile. Il mio fervido desiderio è che tutti i bambini del mondo, e in particolare nella mia Patria, possano essere allevati dalle loro proprie madri, nelle loro famiglie, che non vi siano bambini abbandonati, ospitati nelle case del fanciullo - istituzioni sociali utili, ma che non sostituiscono le madri, non sostituiscono il “genio femminile”.

Bisogna pregare sempre perché - mie care sorelle - possiate sviluppare ciò che vi è stato dato dal creatore, che è un grande bene per ogni uomo. Ciò cui tutti noi dobbiamo la nostra educazione fin dai primissimi anni. Ora finisco, poiché il tempo corre velocemente e gli organizzatori mi fanno cenno: parli e parli, ma bisogna andare a Varsavia. Dunque, miei cari, Dio vi benedica con tutto il cuore. Vi benedica Dio Onnipotente il Padre, il figlio e lo Spirito Santo. “Santo Padre, resta con noi”. Qui non si assumono uomini. Grazie per l’invito. Così tutto è andato in porto - anch’io ho quest’esperienza, in verità non l’ho fatta nell’industria tessile, ma chimica, e devo dire che questo mi è piaciuto abbastanza. Poi è finito, bisognava andare oltre, oltre?

Allora, pregate per me. Mi raccomando alla vostra preghiera. Lo so che in Polonia pregano molto per il Papa, per essere in grado di affrontare i difficili problemi del mondo contemporaneo e della Chiesa. Vi sono grato per quest’incontro. Sia lodato Gesù Cristo!

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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