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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XXV CORSO
PROMOSSO
DALL’ISTITUTO PER LA RICOSTRUZIONE INDUSTRIALE

Martedì, 16 giugno 1987

 

Egregi Signori,

1. Siate i benvenuti! Voi avete partecipato al Corso di perfezionamento alle funzioni tecniche e direttive aziendali, promosso ed organizzato dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale, ed ora che il Corso è giunto a conclusione, avete sollecitato questo incontro prima di tornare ai vostri rispettivi Paesi. Vi sono grato per il pensiero gentile e vi saluto cordialmente. Saluto pure con deferenza il Presidente dell’Istituto, il professor Romano Prodi, al quale va la mia riconoscenza per le cortesi espressioni rivoltemi. Saluto, infine: i responsabili e i docenti del Corso, come pure le altre persone presenti.

2. Questo, che si conclude, è il XXV corso di studio, che l’I.R.I. ha promosso in questi anni per il perfezionamento delle conoscenze professionali circa i più importanti settori dell’industria e dell’organizzazione aziendale. L’incontro di oggi segna, quindi, un traguardo degno di rilievo per il servizio che l’IRI svolge a vantaggio dei Paesi in via di industrializzazione; e rappresenta una conferma del contributo dato dall’Italia alla cooperazione ed allo sviluppo. Sono lieto, perciò, di esprimere il mio compiacimento per un’iniziativa, che si qualifica anche per l’ampia rappresentatività internazionale, essendo ben 30 i Paesi avviati all’aggiornamento industriale che hanno loro quadri tecnici e direttivi presenti nel Corso. Degno di menzione è anche il metodo di lavoro utilizzato: essa ha consentito di esaminare e discutere insieme, sotto la guida di esperti e tecnici altamente specializzati, i temi più rilevanti dello sviluppo economico, sociale e industriale delle rispettive nazioni, alla luce dell’esperienza italiana e a contatto con quasi tutti i settori produttivi del Gruppo IRI. Come non rilevare in questo generoso sforzo una concreta manifestazione di solidarietà per lo sviluppo che onora l’Italia?

3. La Chiesa non cessa di proclamare che oggi occorre sempre più stabilire tra le nazioni una collaborazione che trascenda le frontiere, così che non abbia a verificarsi tra le varie economie un crescente divario, con le dannose conseguenze che ne deriverebbero. A mano a mano che le relazioni internazionali si intensificano, sempre più appare chiaro che i popoli non possono accettare di Percorrere il cammino del proprio sviluppo nell’isolamento o nella reciproca sopraffazione. La solidarietà è la strada verso un futuro più giusto e più sicuro per tutti.

Poiché, peraltro, esigenza fondamentale dell’umana dignità è che i singoli popoli siano i primi responsabili della loro crescita, la solidarietà internazionale deve tendere a far si che all’interno delle comunità stesse sorgano persone preparate per guidare e garantire le tappe dello sviluppo e dell’aggiornamento. Solo in questo modo, svincolate da passive dipendenze nei riguardi degli Stati tecnicamente più evoluti, le comunità nazionali potranno organizzarsi in maniera tale da divenire esse stesse artefici del proprio destino. La collaborazione intesa a preparare quadri operativi adeguati all’interno delle singole comunità nazionali è perciò da lodare grandemente quale valido segno della buona volontà di operare in un contesto di vicendevole e rispettosa amicizia. Seguendo tale via si contribuisce anche al consolidamento della pace, perché si assicura una giustizia sociale più perfetta nei rapporti tra i popoli.

4. Toccherà a voi, reduci dal Corso che si sta ora concludendo, portare nelle vostre rispettive Comunità i frutti degli studi e delle esperienze fatte, incoraggiando iniziative aperte ad un futuro di collaborazione con gli altri popoli, pur nella valorizzazione delle peculiari qualità e risorse di ciascuna vostra Nazione, e con il proposito di dare, con il vostro contributo, una valida risposta alle speranze ed alle attese dei vostri concittadini e dell’intera umanità.

Non dimenticate mai che al centro di ogni iniziativa deve stare la persona umana. Il valore della persona sia il perno fondamentale di tutti i programmi di sviluppo economico e sociale; e poiché anche nelle strutture lavorative esiste un continuo movimento un dinamismo incessante, occorrerà continuare senza sosta ad interrogarsi circa il posto che l’uomo occupa nella comunità lavorativa e circa le condizioni in cui egli opera.

Vi aiuti, a questo riguardo, l’immagine di uomo che scaturisce dalla fede in Dio creatore: l’uomo, ogni uomo, è creatura di Dio, fatto a sua immagine e somiglianza, destinato al dono supremo della piena comunione con Lui per l’eternità. Vi guidi sempre, nell’adempimento dei vostri doveri professionali, l’amore disinteressato e generoso verso le persone che collaboreranno con voi; coltivate il desiderio e il proposito di giovare alla loro vita, di servirli, di rendervi loro utili.

Con tali pensieri e voti ben volentieri invoco su di voi la protezione di Dio onnipotente, alla cui bontà affido le vostre persone, quelle dei vostri familiari e di tutti i cittadini delle vostre rispettive Nazioni.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

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