Sala del Concistoro - Venerdì, 19 giugno 1987
Carissimi Missionari della Consolata,
1. Con grande gioia vi accolgo in questa Udienza a voi riservata, nel corso
dell’ottavo Capitolo Generale della vostra Congregazione, e vi porgo il mio
cordiale saluto, che estendo ai vostri Confratelli sparsi oggi in numerose
Nazioni dei cinque continenti.
Mentre trattate e discutete le questioni più pressanti del vostro Istituto in
ordine alla formazione dei Membri, sacerdoti e fratelli, e alla realizzazione
del vostro impegno missionario, avete desiderato sentirvi pienamente “Chiesa”,
stringendovi attorno al Papa, per manifestargli la vostra fedeltà e per essere
maggiormente confermati nei vostri Propositi di santo fervore apostolico: vi
esprimo il mio vivo apprezzamento Per questo gesto e la mia riconoscenza per la
vostra visita.
Voi venite, per così dire, dalla trincea, e portate nell’anima e nel corpo le
fatiche e le esperienze di terre disparate e disagiate, le ansie e le
sollecitudini delle popolazioni fra cui si svolge il vostro ministero. Ma
nonostante le difficoltà, voi non avete cessato di coltivare nell’anima la luce
dell’ideale che vi spinge ad ardue imprese, con coraggio e letizia; nei vostri
cuori palpita il fuoco dell’amore che vi stimola alla conquista delle anime e
dei popoli a Cristo Redentore.
Nell’esprimervi il mio apprezzamento ringrazio con voi il Signore e Maria
Santissima, la “Consolata”, per la forza che vi danno, e su voi invoco la Divina
Sapienza per l’efficace svolgimento dell’assemblea capitolare e per l’ardente
perseveranza di tutto l’Istituto nell’opera missionaria.
2. La vostra presenza richiama alla mente la figura paterna del fondatore, il
servo di Dio canonico Giuseppe Allamano, per ben quarantasei anni Rettore del
Santuario della Consolata in Torino, dove io stesso potei venerarne le spoglie
il 13 aprile 1980, durante la mia visita pastorale al capoluogo piemontese; e
insieme con la sua personalità emerge anche quello straordinario periodo di
intensa vitalità religiosa, che caratterizzò la Chiesa del Piemonte nel secolo
scorso. Una mirabile schiera di sacerdoti e di vescovi rifulse in quegli anni,
nomi noti in tutto il mondo e indimenticabili: il Cafasso, zio materno dell’Allamano,
il Cottolengo, Don Bosco, Don Rua, il Murialdo, Don Clemente Marchisio, il
teologo Albert, Don Orione, Monsignor Marello, il Cardinale Cagliero, il
Cardinale Massaia e molti altri ancora. Erano uomini di fede solida, che
conoscevano a fondo il Vangelo e lo vivevano, irradiando e comunicando il loro
amore a Cristo ed alla Chiesa e le loro virtù.
Noi meditiamo oggi su queste figure sacerdotali, sulla loro spiritualità
profonda e robusta, sul loro apostolato sincero e coraggioso, e comprendiamo
che, se nella vita cristiana e nell’impegno apostolico sono cambiati alcuni
metodi strategici e pedagogici, non è cambiata la sostanza, che è racchiusa
nelle parole di Cristo al Padre: “Consacrali nella verità. La tua parola è
verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo: per
loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv
17, 17-19).
“Mandati nel mondo” per annunciare il Vangelo! I missionari sono scelti da
Cristo e inviati dalla Chiesa primariamente per questo, per donare la “grazia”
che santifica e salva: perdere di vista questo obiettivo fondamentale significa
smarrire la propria ragion d’essere come sacerdoti e in particolare come
“missionari della Consolata”.
3. Quando il Canonico Allamano, nel 1900 ebbe l’ispirazione di dare inizio ad un
Istituto missionario, ciò che lo muoveva era precisamente l’assillo di portare
al maggior numero di persone la conoscenza della Verità cristiana e i benefici
della redenzione.
Egli, maestro di sapienza cristiana e formatore di autentiche personalità
missionarie, totalmente dedito al ministero sacerdotale e sempre docile alle
direttive della Chiesa, diceva giustamente: “Dio affida le anime solamente ai
suoi veri amanti”; e soggiungeva: “Prima santi, poi missionari! Pochi, ma
buoni!”. Meditando sull’immensa dignità di essere chiamati ad annunziare il
Vangelo, affermava: “Che cosa volete di più onorifico, di più grande? Il Signore
per voi ha come esaurito il suo infinito amore in fatto di vocazione. Non
saprebbe e non potrebbe darvene una più eccellente, perché ha dato la sua stessa
missione: Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi!”.
Voleva perciò che il centro della vita missionaria fossero l’Eucaristia e Maria
Santissima. Egli era consapevole che solo un profondo amore a Gesù eucaristico e
una piena confidenza in Maria potevano mantenere acceso e irradiante l’ardore
missionario. “Tutto quel che si è fatto qui -sono sue parole - tutto è opera
della Consolata. Non è infatti la Santissima Vergine sotto questo titolo della
Consolata nostra Madre? E non siamo noi suoi figli? Si, nostra Madre
tenerissima, che ci ama come la pupilla degli occhi suoi, che ideò il nostro
Istituto, lo sostenne materialmente e spiritualmente. E quanti ci vogliono bene
perché ci chiamano Missionari della Consolata!”.
4. Cari missionari!
In questi giorni di studio e di preghiera fate tesoro delle direttive e delle
esortazioni del vostro fondatore! Egli vi aiuti e vi ispiri a vivere totalmente
lo “spirito missionario” come lo intese e lo visse lui stesso, che seppe unire
l’ansia religiosa alla sollecitudine per la promozione umana, incitando ad
aprire scuole e ospedali, a fondare laboratori di falegnameria e di meccanica, a
istituire campi sperimentali e fattorie agricole. Se sarete pienamente e
fervorosamente “missionari”, molti giovani ardimentosi vi comprenderanno e vi
seguiranno, consacrandosi totalmente a Cristo ed alle anime.
Vi auguro pertanto un proficuo e intenso lavoro, e faccio mie le parole con cui
il vostro fondatore era solito terminare le sue lettere: “Coraggio nel Signore e
nella Consolata”.
A tutti la mia benedizione.
© Copyright 1987 - Libreria
Editrice Vaticana