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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE DEGLI
INCARICATI DIOCESANI ITALIANI PER L’ECUMENISMO

Sala del Concistoro - Venerdì, 26 giugno 1987

 

Carissimi fratelli in Cristo,

1. Sono lieto di questo incontro con voi, incaricati diocesani per incaricati diocesani, e rappresentanti di gruppi, associazioni, centri e movimenti ecumenici in Italia. E sono lieto di apprendere che la vostra riflessione in questo annuale convegno si concentra su un tema particolarmente importante per una profonda e autentica promozione della ricerca della piena unità tra tutti i cristiani: La formazione e la pastorale ecumenica nella Chiesa particolare.

Ho avuto più volte occasione di affermare che la ricerca dell’unità costituisce una priorità pastorale. Nella concreta situazione dei cristiani nel mondo di oggi, la ricomposizione dell’unità è un’urgenza, per grazia di Dio, sempre più avvertita. Da una parte è la volontà stessa di Gesù Cristo nostro Signore a sollecitare la nostra obbedienza al suo piano di unità per la Chiesa e, dall’altra, sono i gravi problemi del nostro tempo a postulare dalla comunità cristiana un contributo efficace e concorde.

Pertanto, il sapere della vostra ansia di cercare insieme le vie e gli strumenti adatti a promuovere un’azione efficace per il ristabilimento della piena unita, suscita in me gioia ed insieme mi induce ad augurare che per tutti scaturiscano dall’incontro orientamenti utili e sollecitazioni proficue.

2. “È necessario che tutti i cristiani si sentano animati da spirito ecumenico, soprattutto quelli a cui sono affidati una missione e un compito particolare nel mondo e nella società” (Direttorio ecumenico, Proemio della seconda parte).

Fondandosi su questa convinzione, il Direttorio sull’ecumenismo ha dato norme valide la cui applicazione alle diverse situazioni locali può ispirare e orientare tanto la formazione ecumenica quanto la stessa pastorale.

La formazione, infatti, è un presupposto indispensabile per un autentico impegno ecumenico. Essa comprende almeno due dimensioni intrinsecamente connesse e ugualmente necessarie: quella spirituale e quella dottrinale.

Il Concilio Vaticano Secondo ci ha chiaramente detto che “ecumenismo vero non c’è senza l’interiore conversione”, che occorre “rinnovamento della mente (Unitatis Redintegratio, 7), e accresciuta fedeltà alla propria vocazione” (cf. Ivi,  6).

D’altra parte, lo stesso Concilio, parlando del dialogo ha affermato che “bisogna assolutamente esporre con chiarezza tutta intera la dottrina” (Ivi, 10). Una autentica formazione ecumenica, volta com’è a ristabilire l’unità nella fede, non può non porre in rilievo questa esigenza di verità, pur senza trascurare la carità e l’umiltà, in sincero spirito di obbedienza alla Parola di Dio.

La formazione ecumenica è un processo complesso e deve far parte dell’unico processo di formazione cristiana. Non deve essere qualcosa di esteriore o di giustapposto. Proprio per questo ho richiamato l’attenzione sulla necessaria dimensione ecumenica della catechesi (Ioannis Pauli PP. II, Catechesi Tradendae, 32). Il Concilio Vaticano Secondo da parte sua, ha attribuito una attenzione particolare alla formazione ecumenica dei sacerdoti: “da cui dipende sommamente la istituzione e la formazione dei fedeli” (Unitatis Redintegratio, 10).

Il raggiungimento di una tale formazione ecumenica dei sacerdoti coinvolge, di conseguenza, i Seminari e le facoltà teologiche, ma suppone anche la fondazione di istituti specializzati per studi ecumenici e non solo per la necessaria ricerca scientifica, ma anche per una altrettanto necessaria proiezione pastorale.

L’adeguata componente dottrinale nella formazione, da una parte, garantisce l’impegno ecumenico da ogni tentazione di semplificazione e, dall’altra, lo irrobustisce per una azione feconda.

3. La pastorale ecumenica, infatti, utilizza, sul piano pratico dell’orientamento cristiano della vita, i principi teologici dell’ecumenismo e le acquisizioni che va facendo il dialogo teologico in corso. Occorre avere sempre presenti queste due componenti. Con accuratezza e con discernimento: con fedeltà e apertura di spirito.

La vostra riflessione sulla pastorale ecumenica della Chiesa particolare è più che opportuna. Le situazioni infatti sono diverse, i problemi si pongono in modo differenziato. Le soluzioni, pur nel pieno rispetto delle norme generali, devono essere adeguate alle singole situazioni.

Lo strumento privilegiato per il coinvolgimento dell’intera comunità cristiana nell’azione ecumenica è la preghiera per l’unità. Innanzi tutto essa indica il giusto orientamento spirituale: l’unità è un dono di Dio. Essa purifica il cuore dell’uomo e illumina la sua intelligenza, rafforza la sua volontà. La preghiera comune, poi, tra i cristiani di diverse Chiese e comunità ecclesiali fa pregustare la gioia della piena comunione. A

nche per la formazione ecumenica la preghiera ha un ruolo tutto proprio. Ha un ruolo vitale. Essa va quindi promossa con ogni cura. Di conseguenza, laddove è possibile, vanno promossi e intensificati i rapporti con gli altri cristiani. La ricerca dell’unità postula infatti la maturazione dell’intero popolo di Dio, incominciando a trasformare l’ambiente concreto in cui si vive.

4. Il vostro convegno, grazie all’utile scambio che sempre arricchisce, quando è svolto in sintonia con i Vescovi preposti alla promozione del l’ecumenismo in Italia, certamente sollecita il vostro rinnovato impegno nelle varie Chiese particolari da cui provenite.

Per questo scopo elevo la mia preghiera a Dio, mentre a ciascuno di voi e a quanti con voi collaborano per la ricomposizione dell’unità di tutti i cristiani, imparto di cuore la mia Benedizione.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

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