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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CAPITOLARI DEI CHIERICI MARIANI

Sala del Concistoro - Martedì, 30 giugno 1987

 

Fratelli carissimi,

1. Siate i benvenuti! Con grande gioia vi accolgo in occasione della celebrazione del Capitolo generale della vostra Congregazione. A tu ti rivolgo il mio cordiale saluto, con particolare pensiero al Superiore Generale, che ringrazio per le cortesi parole indirizzatemi.

Il Capitolo è certamente un avvenimento di grande importanza per una famiglia religiosa, una vera grazia di Dio. Esso deve quindi costituire un forte motivo di riflessione sul cammino percorso e sul modo in cui è stato vissuto il carisma originario.

2. La storia del vostro Istituto è molto complessa e travagliata. Uno sguardo retrospettivo là la possibilità di seguire le varie fasi del suo cammino, soprattutto durante i primi due secoli dalla fondazione.

Il Servo di Dio Stanislao Papczynski, volendo dedicare la propria vita alla propagazione del culto dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, mosso da un’interiore ispirazione, nel 1673 si uni ad alcuni eremiti e con essi costituì la prima comunità dei “Mariani” nella selva di Korabiew, vestendo l’abito bianco in omaggio all’Immacolata. Korabiew infatti viene tuttora considerata la culla dell’Istituto.

Scopo di quel primo nucleo era di dedicarsi, come voi ben sapete, all’attività pastorale fra la popolazione povera dei contadini della zona, particolarmente dei giovani, più esposti alle influenze negative delle ideologie atee del tempo.

Alla primitiva finalità si aggiunse in seguito lo scopo del suffragio per le anime più bisognose del Purgatorio.

3. Questa è la peculiare eredità che il vostro fondatore, Padre Papczynski, vi ha affidato; ideale sgorgato da un cuore aperto e sensibile alle mozioni dello Spirito e attento alle esigenze del tempo.

Ben presto i Mariani estesero la loro sfera di azione oltre la Polonia e la Lituania, aprendo case nel Portogallo e nella stessa città di Roma.

Essi ottennero una prima approvazione dalla Santa Sede nel 1699, e furono posti sotto la giurisdizione dei frati Minori, poiché il numero dei membri era ancora esiguo. Nel 1787, in seguito all’approvazione delle Costituzioni dell’Ordine da parte di Pio VI, i Mariani ottennero l’autonomia.

A questo punto però, l’albero che cominciava ad essere rigoglioso, venne soffocato a causa delle avverse situazioni politiche e della persecuzione mossa contro la Chiesa e le sue istituzioni. Ma Io Spirito Santo, che sempre veglia sulle opere di Dio, non permise la prova se non per una maggiore purificazione.

Dopo il lungo periodo di progressivo declino dell’Istituto, durante i due secoli successivi - periodo estremamente difficile e senz’altro il più travagliato della storia dei Mariani - il Signore suscitò un rinnovatore che salvò l’opera del Papczynski dall’estinzione: il lituano Giorgio Matulewicz. Questi ritenne sempre come sua particolare missione nella Chiesa il servizio ai Mariani. Scrisse infatti nel suo diario: “Sono sempre stato e sono profondamente convinto che la mia vocazione più importante è servire la Congregazione dei Mariani, dedicarle tutte le mie forze e organizzarla nel modo migliore. L’ho sempre considerato un compito affidatomi da Dio”.

Nel 1910 la Santa Sede approvò le nuove Costituzioni, alquanto modificate, secondo le indicazioni del Matulewicz, lasciando però immutata la finalità primitiva della Congregazione, che aveva ormai ripreso nuovo vigore.

Il Signore, dopo la lunga prova benedì largamente l’opera dei Mariani i quali ben presto si estesero negli Stati Uniti nell’America Latina, nella Australia e in altri Paesi d’Europa, aprendosi alle missioni estere e all’apostolato della stampa e della scuola, mezzi privilegiati per una diffusione più capillare e più incisiva del messaggio cristiano.

4. Questo è l’iter, tormentato ma glorioso del vostro Istituto. La testimonianza dei Padri che vi hanno preceduto vi sia di stimolo, di incoraggiamento e di speranza. È Dio infatti che traccia il cammino della sua Chiesa e che ne attua gli scopi.

Voi siete stati scelti quali strumenti della sua volontà, per realizzare il suo progetto nell’oggi della storia della vostra famiglia religiosa.

Questa scelta sottintende tuttavia una grande responsabilità: essere totalmente fedeli a Colui che vi ha inviato. Il religioso infatti non può dire la “sua” parola, né realizzare la “sua” opera, ma deve impegnarsi nell’opera di Colui che lo ha mandato. È consacrato dal Signore per seguire Cristo fino alle estreme conseguenze, magari fino alla persecuzione e fino alla croce. È persona riservata a Dio; è essenzialmente un testimone: annuncia ciò che ha contemplato e sperimentato nel suo incontro personale col Cristo; è l’uomo che obbedisce pienamente allo Spirito; che non trasmette una scienza umana, ma la sapienza stessa di Dio “per annunciare ai poveri il lieto messaggio e fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61, 1; Lc 4, 18-19).

Il Matulewicz visse pienamente questo programma. Nel suo diario affermava: “Il mio campo di lavoro è il Regno di Cristo, la Chiesa in cammino. Il mio partito è Cristo”. E aggiungeva per i fratelli: “Ognuno di noi, con la totale e spontanea abnegazione di se stesso, deve sacrificarsi e offrirsi interamente alla Chiesa”.

5. Il Capitolo speciale del 1984 ha invitato i Padri Mariani ad interiorizzare le Costituzioni rinnovate, secondo una profonda e serena rilettura del carisma di origine. Ciò esigeva evidentemente un impegno di nuova conversione, nella vita di ogni singolo e di tutta la Congregazione.

L’attuale Capitolo generale vuole invece studiare, nei suoi particolari, il modo con cui realizzare concretamente, e in spirito autenticamente evangelico, nella vita e nelle opere della famiglia Mariana, ciò che le medesime Costituzioni suggeriscono, quando affermano:

“Omnes homines sine discrimine christiano amore amplec tantur ac omnibus omnia fieri cupiant, ut omnes Christo lucrifaciant; bono regionis, in qua resident et operam navant, ex animo intendant; eius linguam addiscant, eius indoli moribusque sese prudenter accommodent; ubique satagant boni et utiles operarii pro Ecclesia ac societate evadere non solum coram Deo, sed etiam coram hominibus bona providentes” (Constitutiones, art. 10).

Questa missione viene portata avanti in luoghi e in contesti culturali certamente molto diversi da quelli del tempo della fondazione. La società moderna presenta nuove miserie e nuove povertà: persone isolate, famiglie, popolazioni vittime di incessanti mutamenti socio-economici e culturali, e scoraggiate per le ingiustizie subite, al punto da perdere spesso di vista il vero senso e gli autentici valori della vita.

Voi, Padri Mariani, figli ed eredi degli ideali del Padre Papezynski e del nuovo Beato Matulewicz - il cui zelo per l’annuncio del Vangelo e la fedeltà inconcussa alla Chiesa restano per tutti voi punto di riferimento indiscutibile - lasciatevi più che mai attirare dalle folle crescenti dei nuovi poveri delle diverse culture, per poter rispondere alle loro aspirazioni più profonde, alla loro sete di verità, di giustizia, di amore. Mostrate al mondo come la sapienza che ci insegna il Vangelo sia sorgente di una cultura che, mentre promuove nella persona la sensibilità per gli autentici valori della libertà, della giustizia, della pace, ne allarga gli orizzonti alla percezione e al gusto dei valori religiosi, introducendola a quella esperienza del divino, in cui soltanto può trovare appagamento l’inquietudine del cuore umano.

6. L’opera apostolica che state svolgendo secondo questa linea vi mostrerà quanto sia necessario per ogni religioso l’impegno di stringere sempre più i legami che lo uniscono a Cristo, alla Vergine Santa, ai Confratelli della Congregazione. Infatti la missione a voi affidata dalla Chiesa avrà senso e credibilità se nell’annuncio del messaggio di Cristo voi vivrete veramente in comunione con Lui e con i vostri fratelli: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 34-35).

Dovrete perciò impegnarvi a dar vigore di fede e di cultura alla vostra comunità, fondata sulla preghiera, in specie sulla pietà eucaristica, segno efficace di amore e di unità. Opererete inoltre un’attenta revisione delle abitudini di vita che si sono rivelate non rispondenti alle attese della comunità cristiana del mondo di oggi, mettendo in atto quanto può essere di aiuto al pieno adempimento dei doveri inerenti alla vostra particolare missione.

La povertà evangelica, che vi farà porre la vostra fiducia in Dio solo, vi renderà sensibili al grido dei poveri; farà di voi dei testimoni autentici della libertà di fronte alla sete del guadagno. Vivendo poveramente, individualmente e comunitariamente, vi libererete dalla tirannia della società del consumismo. Questo atteggiamento aprirà sempre più il vostro cuore ai fratelli, i quali riconosceranno in voi lo spirito di Cristo, di cui voi trasmetterete il calore e la forza.

Per far fronte ai problemi pastorali più urgenti, che richiedono da voi una disponibilità costante, un adattamento infaticabile a situazioni sempre più difficili, è indispensabile che voi diate la preminenza alla vostra vita spirituale, che viviate in pienezza ogni giorno di più gli impegni della vostra consacrazione; in una parola, che sappiate “spogliarvi dell’uomo vecchio per rivestirvi dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (cf. Ef 4, 22-24).

In questo atteggiamento di totale donazione a Dio, sarete presenti ai fratelli in modo più profondo, nella “tenerezza di Cristo” e, collaborando spiritualmente con essi, contribuirete efficacemente alla costruzione della città terrestre, che deve avere il suo fondamento nel Signore e a Lui essere costantemente diretta (cf. Lumen Gentium,  46).

7. Vi auguro di mantenervi costantemente aperti alle esigenze pastorali delle Chiese locali e generosamente disponibili a rispondere alle necessità dei più poveri, alle aspirazioni dei giovani, speranza di futura vitalità della Chiesa e della società.

Il mondo ha bisogno dell’autentica testimonianza della consacrazione religiosa, come segno concreto di speranza e incessante lievito di rinnovamento salvifico.

La Vergine Santissima, che voi amate e venerate come Madre e ispiratrice della vostra famiglia religiosa, vi illumini e protegga sempre, e riempia la vostra vita di grande entusiasmo nel servizio della vostra sublime vocazione e del vostro ministero ecclesiale.

Vi accompagni e vi sia di conforto nel vostro lavoro l’apostolica Benedizione, che di cuore vi imparto ed estendo al vostro amato Istituto.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

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