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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MOVIMENTI ECCLESIALI RIUNITI PER IL II
COLLOQUIO INTERNAZIONALE

Lunedì, 2 marzo 1987

 

Cari fratelli nell’episcopato, e voi tutti, cari partecipanti al secondo colloquio internazionale dei movimenti ecclesiali.

1. È per me una vera gioia ricevervi oggi, dopo alcuni anni dall’incontro in occasione del vostro precedente convegno.

Desidero innanzitutto esprimere il mio compiacimento per la continuità di questa iniziativa, che si presenta come assai utile al fine di favorire una sempre maggiore comunione tra i movimenti ecclesiali e l’intero popolo di Dio, in particolare con i suoi pastori.

La grande fioritura di questi movimenti e le manifestazioni di energia e di vitalità ecclesiale che li caratterizzano sono da considerarsi certamente uno dei frutti più belli del vasto e profondo rinnovamento spirituale, promosso dall’ultimo Concilio.

Nei documenti conciliari possiamo trovare un chiaro riferimento ai movimenti ecclesiali soprattutto là dove si afferma che “Lo Spirito Santo . . . dispensa tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi varie opere e uffici, utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa, secondo quelle parole: “A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio” (1 Cor 12, 7)” (Lumen Gentium, 12).

2. Cristo, ci dice il Concilio, “adempie il suo ufficio profetico . . . non solo per mezzo della gerarchia, la quale insegna in nome e con la potestà di lui, ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni e forma nel senso della fede e nella grazia della parola, perché la forza del Vangelo risplenda nella vita quotidiana, familiare e sociale” (Lumen Gentium, 35).

È così che nella storia della Chiesa assistiamo continuamente al fenomeno di gruppi più o meno vasti di fedeli, i quali, per un impulso misterioso dello Spirito, furono spinti spontaneamente ad associarsi allo scopo di perseguire determinati fini di carità o di santità, in rapporto ai particolari bisogni della Chiesa nel loro tempo o anche per collaborare nella sua missione essenziale e permanente.

Questo diritto è apertamente riconosciuto dal nuovo Codice di diritto canonico, il quale parla di “consociationes ad fines caritatis vel pietatis aut ad vocationem christianam in mundo fovendam” (CIC, can. 215): parole che certamente noi possiamo riferire anche ai movimenti ecclesiali.

3. E questi hanno, nella Chiesa, una funzione ben precisa, e possiamo dire senz’altro insostituibile. “I movimenti apostolici - si dice nella “Relazione finale” dell’ultimo Sinodo dei vescovi (Synodi Extraordinariae Episcoporum, Relatio finalis, P, II, 4) - e i nuovi movimenti di spiritualità, se permangono rettamente nella comunione ecclesiale, sono portatori di grande speranza”. Se realizzati in modo genuino, essi si fondano su quei “doni carismatici”, i quali, insieme con i “doni gerarchici” - vale a dire i ministeri ordinati - fanno parte di quei doni dello Spirito Santo dei quali è adorna la Chiesa, Sposa di Cristo.

Doni carismatici e doni gerarchici sono distinti ma anche reciprocamente complementari. Infatti, come dice san Paolo, noi cristiani, “pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri” (Rm 12, 5). Per questo Dio ha voluto che “non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre” (1 Cor 12, 25), ciascuna secondo la propria funzione.

Nella Chiesa, tanto l’aspetto istituzionale, quanto quello carismatico, tanto la gerarchia quanto le associazioni e movimenti di fedeli, sono coessenziali e concorrono alla vita, al rinnovamento, alla santificazione, sia pure in modo diverso e tale che vi sia uno scambio, una comunione reciproci: i pastori della Chiesa sono gli “economi della grazia” (cf. Lumen Gentium, 26), che salva, purifica e santifica, custodiscono il “deposito” della parola di Dio e, nel governare il popolo di Dio, hanno anche la responsabilità di dare il giudizio definitivo sull’autenticità dei carismi (cf. Lumen Gentium, 12).

I fedeli che si ritrovano nelle associazioni e nei movimenti, dal canto loro, sotto l’impulso dello Spirito, cercano di vivere la parola di Dio nel concreto delle circostanze storiche, facendosi stimolo, con la loro stessa testimonianza, di un sempre rinnovato progresso spirituale, vivificando evangelicamente le realtà temporali e i valori dell’uomo e arricchendo la Chiesa di un’infinita e inesauribile varietà di iniziative nel campo della carità e della santità.

4. Il vostro convegno presuppone, lo so, queste convinzioni: sforzatevi però di fare in modo che esse siano, nel popolo di Dio, un patrimonio sempre più saldamente stabilito, onde evitare quella deprecabile contrapposizione tra carisma e istituzione, che è quanto mai deleteria sia per l’unità della Chiesa come per la credibilità della sua missione nel mondo, e per la stessa salvezza delle anime.

Questa unità della Chiesa nella molteplicità delle sue componenti è un valore che va costantemente perseguito, perché sempre, quaggiù, è in pericolo: e può essere ottenuto solo mediante lo sforzo di tutti, dei pastori come dei fedeli; è un reciproco incontrarsi fondato sulla carità, sull’umiltà, sulla lealtà, e insomma sull’esercizio di tutte le virtù cristiane.

La Vergine santissima, Madre della Chiesa, vi assista nei vostri lavori e li renda fecondi di ampli e duraturi risultati per una crescita comune nell’unità e nella collaborazione reciproca, e per dare alla Chiesa una maggiore credibilità nella sua testimonianza agli uomini del nostro tempo.

Di cuore vi benedico tutti, insieme con i vostri cari e le vostre famiglie.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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